CARTAGINE || Breve storia di Cartagine, dalla fondazione fenicia alla distruzione


Cartagine fu una delle più potenti e importanti città del mondo antico, fondata sulla costa settentrionale dell’Africa, nei pressi della moderna Tunisi, come snodo commerciale fenicio, poi divenuto una nuova colonia, verso la fine del IX secolo a.C. da coloni delle città di Tiro e Cipro. La tradizione ci fornisce un anno esatto per la fondazione della città, ovvero l’821 a.c., e questo ci fa supporre che la città di Cartagine venne fondata circa due secoli prima di Roma, anche se, la tradizione parla di un certo parallelismo tra le due città, la fondazione di Roma è avvolta dal mistero e si ipotizza Roma venne fondata non prima del VII secolo.

La posizione strategica della città di Cartagine e il parallelo declino della civiltà fenicia nel mediterraneo occidentale, diedero ai cartaginesi la possibilità di riempire il vuoto di potere assumendo un ruolo di primo piano nel controllo marittimo del mediterraneo, dando vita ad un vero e proprio impero, o forse sarebbe meglio dire, una rete di influenze e di alleanze, che si estendeva dall’Africa settentrionale fino alle coste della Spagna, della Sicilia, della Sardegna e della Corsica e la tecnologia navale ereditata dai fenici, permise ai cartaginesi di spingersi anche oltre le colonne d’ercole, navigando lungo la costa atlantica dell’ Europa settentrionale e dell’Africa, spingendosi al nord, almeno fino alle coste Islandesi e a sud, fino alla costa del golfo di Guinea.

 

In tempo recenti, il ritrovamento di relitti di navi cartaginesi oltre Gibilterra, ha dato origine al mito secondo cui ancora prima dei cartaginesi, già i fenici avessero solcato le acque dell’atlantico, spingendosi fino alle coste dell’america latina. Si tratta di un mito, facilmente sfatabile dalla struttura delle navi sia fenicie che cartaginesi, progettate per la navigazione in acque basse e lungo la costa, poco adatte alla navigazione d’altura, se non per brevi tratte come la traversata tra la costa tunisina e quella siciliana, o al massimo sarda, percorribile in pochi giorni di navigazione. Inoltre le dimensioni compatte ed il sistema di propulsione della nave, rendeva estremamente difficile la sopravvivenza in mare per lunghi periodi, e non è un caso se lungo la costa, durante i loro viaggi sia fenici che cartaginesi costruirono numerosi avamposti commerciali, per permettere ai propri marinai di riposare e recuperare le forze prima di una nuova traversata.
Questo modo di navigare, ampiamente documentato, rappresenta la conferma definitiva dell’incapacità fenicia e cartaginese di compiere un ipotetica traversata atlantica.

Le immense ricchezze della civiltà mercantile di Cartagine costituì uno dei principali acceleratori sociali ed urbani, confluendo in investimenti territoriali che permisero alla città di espandere progressivamente i propri confini nell’area meridionale della regione, dove furono edificate numerose colture arboree, allevamenti ed attività manifatturiere così raffinate da far impallidire le produzioni greche ed egiziane.

La nascita di una classe di proprietari terrieri storicamente coincide con la nascita di una classe aristocratica terriera (gli aristocratici nel mondo “antico” non sono altro che i grandi proprietari terrieri), a metà strada tra la nobiltà tradizionale e la moderna classe borghese, poiché i proprietari terrieri di Cartagine sono anche i grandi commercianti cartaginesi, ciò nonostante esisteva anche una classe di ricchi mercanti, che avevano preferito investire le proprie ricchezze in numerose navi e noli commerciali, piuttosto che nelle attività produttive, e la coesistenza di queste due distinte classi benestanti avrebbe pro prodotto numerosi conflitti nella creazione di una sfera politica e soprattutto nella definizione di un orientamento politico per lo stato cartaginese.

Lo scontro politico avrebbe portato Cartagine e i cartaginesi a creare un nuovo modello di rappresentanza politica, i due gruppi elitari erano rappresentati da due magistrati, eletti annualmente, tra le famiglie dei ricchi mercanti e dei proprietari terrieri, questi magistrati, apparentemente simili ai consoli romani, erano chiamati Sufeti, che possiamo tradurre approssimativamente in “giudici”, il loro compito era quello di presiedere il senato e amministrare la giustizia. I sufeti erano eletti da un’assemblea dei cittadini che aveva anche il compito di prendere decisioni in caso di divergenze tra i sufeti e il senato. Compito proprio del senato era quello di promulgare le leggi, dirigere la politica estera e reclutare gli eserciti, ed era sostanzialmente un organo aristocratico, formato esclusivamente da nobili cittadini che restavano in carica a vita.
Al suo interno il senato era diviso in commissioni di cinque membri che avevano il compito di eleggere un consiglio ristretto, detto “la corte dei cento” formato da circa cento senatori cui erano conferiti poteri illimitati.

Sul piano culturale Cartagine era a tutti gli effetti una città fenicia, che parlava la lingua dei fenici, che utilizzava la scrittura dei fenici, che manteneva inalterati gli usi e i costumi della civiltà fenicia e che venerava gli dei dei fenici e i più antichi manufatti archeologici riguardanti la città di Cartagine sono stati datati intorno all’ottocento avanti cristo, presumibilmente il periodo della fondazione della città risalgono all’800 a.C.

Sul piano geopolitico Cartagine sarebbe stata impegnata in una guerra con la Grecia e con Roma per quasi 150 anni, questo periodo comprende anche le tre guerre puniche, combattute tra Roma e Cartagine, e prima di affrontare le dinamiche belliche, è opportuno spiegare perché si parla di guerra puniche.

Gli abitanti di Cartagine al tempo erano noti come punici più che come cartaginesi, questo termine approssimativamente significa “abitanti della Città Nuova” e serviva a distinguere gli abitanti di Cartagine dagli ex vicini della città di “Utica“, che approssimativamente significa città vecchia, si trattava di un’altra colonia fenicia, non distante dal luogo in cui sarebbe sorta Cartagine che, per lungo tempo, fu in contrasto con la stessa Cartagine, per poi essere sconfitta e annessa nei territori cartaginesi.

 

Chiusa la parentesi punica, torniamo allo scontro tra Cartaginesi, Greci e Romani. Lo scontro inizialmente coinvolse cartaginesi e greci mentre i romani non furono coinvolti, perché militarmente inferiori ai cartaginesi e “politicamente insignificanti”, inoltre era legata a Cartagine da un trattato di alleanza “ineguale” stipulato tra Roma e Cartagine intorno al 509 da re Amilcare I, in cui Roma era in una posizione subordinata rispetto a Cartagine..
Questo scontro tra Cartaginesi e Greci iniziò per il controllo politico della Sicilia, considerato un ponte naturale tra l’Africa settentrionale e la penisola italica, dunque la chiave per il controllo della penisola italica e del mediterraneo occidentale.

 

In un primo momento le forze cartaginesi, guidate dal re Amilcare, furono sconfitti in sicilia, dalle forze di Gerone, il tiranno di Siracusa, intorno al 480 a.c. e durante lo scontro Amilcare I perse la vita. La sconfitta cartaginese e la morte di Amilcare mise in discussione il trattato di alleanza con Roma, che nel frattempo aveva iniziato a nutrire non pochi interessi per la sicilia.
Successivamente Cartagine avrebbe nuovamente tentato di conquistare la sicilia e nuovamente sarebbe stata ostacolata nel suo progetto egemonico, questa volta dai tiranni siracusani Dionisio il Giovane, Dionisio il Vecchio, Agatocle e da Pirro, re dell’Epiro. L’intervento di Pirro nello scontro tra Cartaginesi e Greci di Sicilia avrebbe portato in campo anche Roma, che da quel momento in avanti sarebbe stata impegnata in una serie di tre grandi guerre contro Cartagine, ma andiamo con ordine.

Il secondo tentativo cartaginese di conquistare la sicilia fallisce approssimativamente nel  276 a.C., tuttavia, nonostante la sconfitta, Cartagine continua a possedere alcuni territori nella Sicilia occidentale. Dodici anni più tardi, nel 264, sarebbe iniziata la prima guerra punica, durata dal 264 al 241 a.C. e rappresenta il vero e proprio inizio dello scontro di civiltà tra Cartagine e Roma che si sarebbe concluso soltanto nel 146 a.c. con la distruzione definitiva di Cartagine ad opera di Roma ed in tutto questo periodo, la sola vera protagonista sarebbe stata la famiglia cartaginese dei Barca.
Il generale cartaginese Amilcare Barca fu sconfitto in Sicilia e successivamente alle isole Egadi (241), questa sconfitta avrebbe messo fine alla prima guerra punica ed avrebbe avuto come effetto la cessione dei territori cartaginesi in sicilia a Roma.
Successivamente Amilcare avrebbe spostato i propri eserciti in Spagna dove si sarebbe scontrato nuovamente con roma, lasciando il testimone a suo genero Asdrubale e suo figlio Annibale Barca. La seconda guerra punica inizia nel 218 in spagna, da qui Annibale avrebbe iniziato una lunga marcia verso est, nel tentativo di radunare un grande esercito costituito da tutti i nemici di Roma, si tratta di una necessità strategica poiché Cartagine era principalmente una potenza marittima mentre il punto di forza di Roma era rappresentato dal proprio esercito terrestre che nel corso dei secoli aveva stato avvolto da una crescente aura di invincibilità, aura confermata dalle numerose sconfitte inflitte all’antica e potente Cartagine.

Annibale Barca decide quindi di sfidare apertamente Roma, portando lo scontro in Italia e nel farlo avrebbe dato un immagine chiara della falsa invincibilità romana, spingendosi fino alle porte di Roma e andando ancora oltre, e radunando attorno a se un immenso esercito. In questa circostanza Annibale avrebbe compiuto la celebre traversata delle Alpi portando in Italia, dal nord, un possente esercito completo di elefanti da guerra. Nonostante ciò Annibale sarebbe stato sconfitto nel 201 e questa sconfitta sarebbe costata a Cartagine la cessione della Spagna e di numerose isole mediterranee.

Nel 149 per volontà di di Catone il Vecchio, Roma e Cartagine si sarebbero scontrate nuovamente, ma alla metà del secondo secolo Cartagine non era più la super potenza dei secoli passati, e la sconfitta dell’antico colosso navale giunse rapida e implacabile, nel 146 Cartagine fu sconfitta per l’ultima volta e successivamente la città sarebbe stata rasa al suolo definitivamente e l’occupazione del sito fu proibita per un periodo di 25 anni.

Nel 122 sulle rovine di Cartagine Roma avrebbe edificato una nuova città chiamata Colonia Junonia ma trent’anni più tardi la città era già caduta in rovina e rimase tale almeno fino al 46 quando Giulio Cesare visitando il sito avrebbe ordinato che in quel luogo sarebbe sorta una nuova città. Il desiderio cesariano di dar vita ad una nuova Cartagine si sarebbe unito ai tanti motivi che di lì a poco avrebbero portato al suo assassinio, tuttavia, nel 29 a.c. Ottaviano avrebbe fondato in quel luogo una città chiamata Colonia Julia, diventando una delle più importanti città romane, per lungo tempo seconda soltanto a Roma, riuscendo a sopravvivere per molti secoli. Nel 425 la città fu fortificata e nel 439 il re vandalo Genserico sarebbe riuscito ad espugnarla facendone la capitale del proprio regno per almeno un secolo. Nel 533 la città fu conquistata dall’impero Bizantino e rinominata Colonia Justiniana in onore dell’imperatore Giustiniano I, sopravvivendo almeno fino al 697 quando la conquista arabica della regione avrebbe portato all’abbandono e successivamente alla distruzione della città che se bene si trovasse in una posizione strategicamente molto significativa e importante per il controllo del traffico nel mediterraneo, cadde rapidamente in declino e in fine, definitivamente distrutta dall’avanzata ottomana nel XIV secolo.

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