Cristoforo Colombo, il Neil Armstrong del suo tempo || La scoperta dell’america

Quando si parla di Cristoforo Colombo si è soliti immaginarlo e descriverlo come “un uomo moderno” vissuto, in larga parte, nel medioevo, già, perché se si accetta la convenzionale data del 1492 e la scoperta dell’America insieme alla completata reconquista spagnola, come atti conclusivi del medioevo, allora Cristoforo Colombo, da protagonista indiscusso di una delle due imprese, è necessariamente nato e si è formato in un contesto “medievale”, certamente un medioevo molto lontano dai secoli bui e anche u medioevo in un certo senso morente o fiorente (dipende da come lo si guardi) in cui la civiltà europea stava collocando gli ultimi tasselli che avrebbero portato alla nascita effettiva degli stati nazione, elemento politico proprio dell’età moderna.

L’Europa in cui vive Colombo è un Europa in rinnovamento, sia culturalmente che politicamente, è un Europa molto lontana dal periodo delle crociate e delle lotte per le investiture, ma soprattutto è un Europa in cui, la composizione e la formazione degli eserciti sta cambiando profondamente e molto rapidamente e con essi sta cambiando l’amministrazione e la “burocrazia” delle nazioni.
Tuttavia, nonostante la forte presenza di numerose componenti moderne e di modernità nel mondo in cui vive Colombo, vi sono ancora numerosi elementi e credenze prettamente medievali che avrebbero avvolto la civiltà e lo stesso Colombo.

Colombo si ritrova ad essere allo stesso tempo un uomo moderno, come lo era stato Lorenzo de Medici, morto proprio nell’aprile del 1492, ma è anche uomo medievale come era Girolamo Savonarola, e non è un caso se, per questo esempio ho scelto di paragonare Cristoforo Colombo a Lorenzo de Medici e Girolamo Savonarola, due uomini contemporanei dello stesso Colombo, Colombo era nato intorno al 1451, Lorenzo era nato nel 1449 e Savonarola era nato nel 1452. E pure, nonostante i tre siano nati nello stesso periodo e nello stesso modo, anche se in circostanze e città molto diverse, sarebbero stati tre uomini molto diversi tra loro.

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Lorenzo de Medici fu a tutti gli effetti un uomo “moderno” e proiettato verso un futuro imminente, per il quale, il suo mondo non era ancora pronto. Diversamente, Girolamo Savonarola era un uomo totalmente “medievale”, ancora immerso in quelle dinamiche ormai superate , vivendo nell’incapacità di accettare l’imminente modernità, un uomo che, in un certo senso, era destinato a restare indietro nell’incapacità di essere al passo con i tempi, ma allo stesso tempo, in alcuni tratti era anche, forse, troppo in avanti per essere raggiunto e compreso dal mondo in cui viveva. E in fine Colombo, lui si colloca perfettamente a metà strada tra Lorenzo de Medici e Girolamo Savonarola.

Come Lorenzo, Colombo nutre una profonda fiducia nel progresso, è consapevole che il mondo in cui vive sta cambiando e non vuole restare indietro, anzi, vuole essere un avanguardia, vuole lanciarsi in un futuro incerto, ignoto e pieno di incognite al quale potrebbe non sopravvivere, ma allo stesso tempo, come Savonarola, è un uomo timorato di Dio, che conosce i passi biblici a memoria ed è profondamente convinto che la sua fede (in parte riposta in dio e in parte nel futuro) lo avrebbe in qualche modo guidato e protetto.

Quando Colombo partì alla volta delle indie, nella sua prima e imprudente traversata atlantica, aveva con se scorte limitate e un equipaggio di fortuna, formato da uomini di dubbia moralità, che non condividevano la sua stessa sete di avventura e di futuro, ma, al contrario, soffrivano una profonda fame d’oro e di ricchezze ed erano pronti ad ammutinarsi non appena le cose si fossero messe male. Questi uomini erano uomini totalmente medievali, come lui e forse anche più di lui, le cui esistenze erano condannate ad una vita statica, intrappolati nell’eterna ruota del destino e l’unico modo che Colombo aveva per riuscire a controllarli (e impedire che lo ammazzassero e gettassero fuoribordo) era una promessa, la promessa di spezzare insieme la ruota del destino, la promessa di fare di quegli uomini, degli uomini liberi e soprattutto ricchi. Di certo queste non sono le carte migliori che un uomo, desideroso di entrare nella storia e cambiare il proprio destino, possa desiderare, ma erano comunque le carte migliori che era riuscito ad ottenere e forse le migliori che avrebbe mai sperato di ottenere, in fondo aveva ricevuto tre caravelle, un equipaggio, e viveri a sufficienza per una lunga traversata in acque sconosciute, indirizzato verso un mondo lontano e difficile da raggiungere passando da oriente, e ancora più irraggiungibile passando da occidente, ma questo viaggio, come sappiamo, lo avrebbe portato ad imbattersi in un nuovo modo, ancora tutto da scoprire.

Quando Colombo e il suo equipaggio giunge nel nuovo mondo, le ultime luci dell’ 11 ottobre 1492 illuminavano le coste che si estendevano oltre i confini dell’occidente e, quando alle prime luci del 10 ottobre Colombo ed una manciata di uomini calarono le scialuppe e si inoltrarono in quelle terre, erano avvolti da un atmosfera surreale ed estremamente suggestiva, la nebbia avvolgeva ogni cosa e quell’isola appena intravista la sera prima appariva completamente diversa, inquietante e terrificante. La nebbia saliva dal mare la mentre il suono dei remi e delle acque che si infrangevano lungo la scogliera accompagnava il loro viaggio. Man mano che si avvicinavano alla costa, nell’aria iniziavano a sentirsi altri suoni, versi di belve sconosciute oltre al fruscio delle foglie di alberi mastodontici e nel cielo si levavano uccelli marini, mai visti prima, creature misteriose e sconosciute, vivaci e colorate, che sembravano essere saltate fuori da chissà quale sogno o incubo.

Ed è proprio in quel momento, mentre navigavano verso l’ignoto che Colombo mostrò il suo volto di uomo medievale, il suo primo pensiero, quando fu di fronte a quell’isola e alla moltitudine di creature sconosciute, avrebbe annotato nei suoi diari, fu l’idea che quello non fosse l’oriente, ma il monte del purgatorio. E questa idea, l’idea di aver messo piede in uno dei tre “danteschi” regni dell’oltretomba lo avrebbe inquietato profondamente.

Quell’isola, per Colombo, non avrebbe dovuto essere lì, Colombo era infatti ben cosciente di essere giunto in una terra ancora inesplorata, poiché, secondo le stime di quella che era l’ipotetica dimensione della terra, nella migliore delle ipotesi si trovavano ancora a metà strada, tra l’Europa e l’estremo oriente, si trovavano in uno dei luoghi più remoti del pianeta e la deduzione logica più immediata, per un uomo del medioevo, non fu l’idea di aver scoperto un nuovo continente, ma quella di aver trovato la collocazione materiale del monte del purgatorio.

Col senno di poi lo stesso Colombo capì dove era giunto e cosa avrebbe comportato quella scoperta e superato quell’attimo di sconvolgente sbigottimento iniziale, capì di essere stato il primo Europeo a mettere ufficialmente piede in una nuova terra, ignaro del fatto che quella terra era un intero nuovo mondo e che la sua scoperta avrebbe spalancato definitivamente le porte dell’età moderna, un epoca in cui l’eurocentrismo e la civiltà cristiana sarebbero progressivamente entrate in crisi, e sarebbero stati mossi i primi passi per un autentica conoscenza globale del mondo.

Analogamente al primo passo di Neil Armstrong sulla luna il 20 luglio 1969, quello di Colombo fu “un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l’umanità”, se bene l’umanità fosse ancora vincolata al pianeta terra, era stata infranta una grande barriera geografica, quella dell’oceano atlantico, le cui acque, per secoli avevano confinato la civiltà europea (e non solo) al bacino dl mediterraneo.
Grazie a quel piccolo passo compiuto da Colombo, il limite delle colonne d’ercole era stato infranto e quelle acque, per secoli inviolate, si sarebbero state conquistate e di li a qualche secolo, centinaia, migliaia di navi provenienti dal vecchio continente, avrebbero solcato l’atlantico alla volta del nuovo mondo, o meglio, i un mondo nuovo in cui non esistevano limiti geografici.
L’umanità poté ricominciare a guardare le stesse, sognando di raggiungerle e cercando un modo per farlo.

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