La massoneria nelle rivoluzioni ottocentesche


La rivoluzione francese è da molti considerata, insieme alla rivoluzione americana, la pietra angolare su cui poggia l’età contemporanea, il punto di origine per il lungo diciannovesimo secolo che si sarebbe concluso soltanto con lo scoppio della prima guerra mondiale e protagonista indiscussa di quest’epoca di transizione tra l’antico regime e il nuovo ordine mondiale, sarebbe stata la classe borghese che lentamente avrebbe modellato un mondo nuovo in cui la proprietà terriera era solo un espressione, probabilmente la più limitata, della ricchezza.

Durante l’ancien regime il possesso di terre era determinato dall’economia feudale in cui il le terre erano una proprietà quasi esclusiva della monarchia, di fatto le terre appartenevano al re, ed erano amministrate dalle nobili famiglie, che a loro volta affidavano la gestione e l’utilizzo delle terre alle masse popolari residenti nell’area e su cui esercitavano il proprio potere, politico e sociale. Questo sistema economico proprio della società feudale è da molti erroneamente considerato come un sistema peculiare dell’età medievale, tuttavia permane anche in tutta l’età moderna e in alcune aree coloniali sopravvive fino alla metà del diciannovesimo secolo, per non dire agli inizi del ventesimo.

La fine dell’ancien regime ed il conseguente collasso della società feudale portano alla nascita di un nuovo sistema economico e una nuova struttura sociale che sono considerati gli elementi peculiari dell’età contemporanea. Questi saranno l’affermazione della borghesia e la nascita di un economia non più terriera ma capitalistica. Detto più semplicemente, la ricchezza non è più determinata dal possesso della terra ma dal capitale, un bene in un certo senso astratto, che può essere quantificato dalla sommatoria di tutti i beni materiali posseduti da un individuo, rendendo così tangibile la ricchezza della classe borghese che in età feudale, pur avendo più ricchezze, di alcuni nobili, erano considerati una classe economicamente inferiore alla nobiltà.

Verso la metà del XVIII secolo i ricchi borghesi iniziano a vivere sempre di più il disagio della propria situazione, uno degli esempi più significativi in questo senso è espresso dalla figura di John Hancock, uno dei padri fondatori americani, la cui famiglia si era arricchita grazie al commercio, e se bene fossero britannici e la sua famiglia fosse estremamente ricca, essa non godeva in patria di un peso politico estremamente marginale, vivendo perennemente un gradino più in basso dell’aristocrazia, e guardati dall’alto in basso anche da quegli aristocratici caduti in miseria che non avevano altro de non il proprio titolo nobiliare.

Questa insofferenza sociale unita ad un crescente desiderio di rappresentanza politica e tutela dei propri interessi si diffonde progressivamente in tutta europa e nelle colonie, e quando al termine della guerra dei sette anni tra francia e gran bretagna, le corone francesi chiederanno sostanzialmente alla classe borghese di pagare il grosse delle spese della guerra, mentre l’aristocrazia quasi non verrà tassata, e gli alti lord, continueranno a vivere nel lusso più sfrenato in un paese in crisi e senza neanche provare a ridurre le proprie spese e gli sprechi di corte, la borghesia che avevano appreso molto dallo studio del passato, si rividero in una situazione analoga a quella dei ricchi mercanti greci del V secolo a.c. , costretti a pagare le spese di guerre volute dall’aristocrazia.

Prendendo coscienza di ciò la borghesia avrebbe richiesto una sempre maggiore rappresentanza politica e l’adeguamento alle condizioni fiscali dell’aristocrazia o viceversa, una tassazione alle proprietà degli aristocratici, ma questo non avvenne, e l’insofferenza crebbe ulteriormente trasferendosi dalla ricca borghesia alle masse popolari oppresse dall’aristocrazia e dalla monarchia, la cui rabbia era alimentata dalla stessa borghesia.

Si cerca quindi di attuale un modello classico per l’affermazione del potere, individuando un pericolo interno o esterno la cui eliminazione rappresenta la chiave del potere.

Nel mondo greco la classe di ricchi mercanti era riuscita ad ottenere il potere politico dall’aristocrazia, sedando le rivolte con la promessa di riforme fiscali e sociali, e durante la rivoluzione francese, la borghesia puntava ad un epilogo analogo, tuttavia, l’evoluzione tecnologica soprattutto per quanto riguarda gli armamenti, avrebbe reso le masse popolari del XVII e XVIII secolo, molto più pericolose e meglio armate delle masse popolari del V secolo a.c. e la rivoluzione sfuggì di mano rendendo necessaria l’istituzione del direttorio come unico sistema per mettere fine alla guerra civile esplosa in francia, e riportare l’ordine sociale, un ordine che ormai era stato distrutto e andava ricostruito da zero.

In questa successione di eventi, e soprattutto nella rapida degenerazione degli eventi è evidente che non vi fosse a monte un grande disegno attribuibile ad organizzazioni massoniche il cui intento era quello di ribaltare l’ordine precostituito, e analogamente non vi è uno spirito del popolo capace di incarnare un desiderio di rivalsa sociale.

Le organizzazioni massoniche e le società segrete in questo momento non esistono o meglio, non sono organizzazioni politiche, ma associazioni con scopi prevalentemente ludici e in alcuni casi filantropici,  e non vanno assolutamente confuse con i club politici già esistenti e che possiamo considerare gli antenati dei moderni partiti. Le due entità (associazioni massoniche e club politici) iniziano a fondersi insieme nel corso del XIX secolo e sarebbero stati protagonisti delle ondate rivoluzionarie europee successive al 1830, in particolare quelle del 1848 in cui l’organizzazione e la pianificazione da parte delle società segrete avrebbe dato maggiori frutti.
Nei tre grandi cicli rivoluzionari del XIX secolo, ovvero 20/21, 30/31 e 48, abbiamo tre diverse strutture organizzative, nel primo caso, (20 21) il modello è analogo a quello della rivoluzione francese, ovvero non c’è organizzazione, la rivoluzione si diffonde in maniera quasi autonoma da una nazione all’altra, contagiando le varie elité cittadine in europa che, desiderose di carte costituzionali e rappresentanza parlamentare sarebbero scese nelle piazze in maniera quasi istintiva, sperando di riproporre quanto accaduto nel 1789 ma senza riuscirci a causa di una mancata pianificazione e della mancata partecipazione delle masse popolari il cui principale interesse era il pane e non la politica.

Nel 30 31 vi è un primo accenno organizzativo, ma viene commesso ancora una volta l’errore di non coinvolgere le masse popolari, e anche questa volta la loro assenza avrebbe portato al fallimento della rivoluzione.

Nel 1848 le società segrete hanno imparato la lezione, ed in fase organizzativa riusciranno a penetrare negli strati più poveri della popolazione, promettendo pane e diritti, e coordinando le insurrezioni riusciranno a generare un effetto a catena molto simile a quello generatosi quasi casualmente nel 1789.

Tra il 1789 e il 1848 l’europa è profondamente mutata, l’esperienza democratica della rivoluzione francese, l’età napoleonica e la rivoluzione industriale inizialmente in Gran Bretagna e poi anche nell’Europa continentale ha reso irrisoria la ricchezza proveniente dalla terra, e contemporaneamente l’economia monetaria è percepita come potenzialmente illimitata.

In questo caso e in queste precise circostanze, la rivoluzione del 1848 può essere considerata come il frutto della meticolosa organizzazione di associazioni segrete e clandestine, in alcuni casi massoniche in alti casi noi, che hanno precisi interessi politici ed economici, che hanno il preciso intento di ribaltare l’ordine costituito gettando le basi di un nuovo ordine mondiale, dando così vita all’anacronistico mito dell’organizzazione massonica della rivoluzione francese.

 

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