L’ingresso della Gran Bretagna nell’Unione Europea

Uno degli argomenti più attuali sul tema delle relazioni internazionali è sicuramente la recente decisione presa dal popolo britannico di lasciare la Comunità Europea.

Un po ovunque sul web si sta discutendo delle motivazioni della scelta e sulle possibili conseguenze della futura applicazione di questa decisione, io stesso ho realizzato una lunga diretta durata più di un’ora sull’argomento, ed ho prodotto diversi articoli e post sulla questione, e proprio in risposta ai miei interventi è emersa un’agghiacciante verità, sul web ci si riempie facilmente la bocca con parole sull’Europa, ma cosa essa sia, e come, quando e perché, si sia giunti alla comunità europea così come la conosciamo, sfugge a molti, e di fatto, in pochi e sempre meno, conoscono o si informano sulla sua storia.

In questo articolo voglio quindi ripercorrere brevemente, e senza troppe pretese, le scelte e le motivazioni che portarono la Gran Bretagna nel 1973 ad entrare ufficialmente a far parte della comunità economica europea (CEE), e sedere al tavolo delle trattative, al fianco di Francia, Italia, Germania, Belgio, Lussemburgo ecc.

Appena un anno prima di entrare a far parte della CEE, nel 1972 la Gran Bretagna lascia l’EFTA (organizzazione europea di libero scambio) nata nel 1960 come risposta alla CEE, di cui la Gran Bretagna faceva parte fin dalla sua fondazione e di cui era uno dei paesi fondatori. Successivamente entrerà a far parte della CEE, organizzazione che aveva osteggiato fino a quel momento e farà il suo ingresso supportata dalle pressioni statunitensi e “stranamente” dalle posizioni dell’Italia.

Il Regno Unito era stato ai tempi dei trattati NATO una vera e propria spina nel fianco per l’Italia, che in seguito alle vicende della seconda guerra mondiale, non era vista di buon occhio dai britannici. Le posizioni Britanniche di fatto impedirono all’Italia di sedere al tavolo delle trattative del patto atlantico, successivamente fu permesso ai rappresentanti italiani di presenziare ed osservare i negoziati, ed in fine di sottoscrivere il trattato, grazie all’appoggio Francese, senza però poter intervenire in merito.

Questo precedente diplomatico aveva portato fino a quel momento l’Italia nella sfera di influenza Francese, ed in più occasioni a scontrarsi direttamente con le posizioni Britanniche, tuttavia, quando il Regno Unito si affacciò timidamente sul palco europeo, nonostante le resistenze francesi, fu presa per mano ed accompagnata al tavolo delle trattative proprio dall’Italia. Non starò ad entrare nel merito della scelta politica Italiana, che vide, nell’ingrasso britannico in europa, una preziosa opportunità ed un importante alleato per superare la sua posizione minoritaria e porre sotto scacco la leadership Franco-Tedesca che si stava creando e che sarebbe stata messa in discussione se un paese grande ed influente come la Gran Bretagna fosse entrata in europa.

La Gran Bretagna da parte sua, decise di entrare attivamente in “Europa” come effetto e conseguenza dell’ormai inarrestabile sfaldamento del suo impero coloniale, il Regno Unito, proprio come anche la Francia e altri imperi coloniali, a partire dal secondo dopoguerra assistono e tenteranno in vano di resistere alla disgregazione degli imperi coloniali, nel 1971, col il ritiro britannico da Aden (Yemen) la Gran Bretagna si troverà di fatto fuori da gran parte dell’ex impero, ex impero che smetterà di esistere ufficialmente soltanto nel 1997, ma tra il 1976 ed il 97 la sua centralità nelle politiche internazionali e nelle dinamiche dei possedimenti ed ex possedimenti coloniali, sarà di sola facciata.

Come dicevo, l’inizio della fine dell’impero Britannico coincide con l’ingresso del paese nella comunità europea, comunità che richiedeva ai suoi partecipanti la chiusura di alcuni canali privilegiati (quali potevano essere gli scambi con le colonie) in favore di un’apertura delle frontiere nei confronti dell’europa, insomma, privilegiare gli scambi commerciali tra paesi europei invece che quelli con paesi extra europei.

Questa condizione era stata il principale “ostacolo” all’ingresso del Regno Unito in “europa” ma con l’impero in crisi, il governo intuì l’imminente fine dell’amministrazione imperiale cercando quindi un nuovo sbocco per le proprie produzioni agricole e industriali; questo nuovo sbocco fu rappresentato dalla nascente comunità europea, alla quale il Regno unito si unì nel 1973 appena un’anno dopo la fuoriuscita dall’ EFTA che nel 1972 è colpita da una forte emorragia di stati che, al seguito del Regno Unito avrebbero lasciato l’organizzazione europea di libero scambio per entrare a far parte della comunità economica europea.

Oggi l’EFTA esiste ancora, se pur notevolmente ridimensionata e si compone di Svizzera, Islanda, Norvegia e Liechtenstein.

Fonte :

La Cenerentola d’Europa. L’Italia e l’integrazione europea dal 1946 ad oggi – Antonio Varsori

Storia dell’integrazione europea – Bino Olivi, Roberto Santaniello

Le organizzazioni internazionali – Anna Caffarena

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