San Michele: il sogno “Romantico” di Munthe

«…Settecentosettantasette gradini, tagliati nella roccia da Tiberio stesso…in cima alle scale stava Anacapri»

È proprio nell’isola di Capri, immersa nel verde silenzioso di un giardino ricco di colori e di echi del passato, si trova Villa San Michele, l’edificio che fece costruire il medico svedese Axel Munthe; egli si innamorò subito del luogo così lontano dalla frenesia delle città e ancora legata ad un lontano passato glorioso. La sua prima volta sull’isola fu a diciotto anni, quando ancora studiava per diventare uno dei medici più famosi del suo tempo; gli ci vorranno vent’anni per portare a termine l’opera che diventerà la casa dei suoi malati, il luogo dei giorni felici con gli amici, il suo angolo di paradiso che lo tradirà, perché proprio qui a causa della luce che tanto amava perderà la vista.
La villa non fu costruita con le comodità di una qualsiasi casa abitabile, anzi la sua struttura doveva rispecchiare gli ideali della bellezza, dell’arte, della vita e anche della morte; la sua architettura era mista piena di elementi provenienti da epoche differenti. Questa doveva dare libero sfogo ai pensieri e alle idee del suo proprietario.

«L’ho costruita sulle mie ginocchia, come un santuario al sole, dove avrei ricercato la conoscenza e la luce da quel dio radioso, che avevo adorato per tutta la vita»

Oggi la villa, di proprietà dello stato svedese, è un museo tra i più visitati dell’isola, già al suo ingresso si notano quegli elementi che si ripresentano in ogni angolo dell’edificio, un rosone con frammento marmoreo proveniente da un sarcofago romano del III secolo a.C., un cippo funerario e a terra una copia del celebre mosaico pompeiano con il cane incatenato; la sala da pranzo seguita dalla cucina in perfetto stile caprese è ricca di utensili importati da Munthe da latri paesi; lasciata la cucina ci si addentra in quello che i romani chiamavano ATRIUM, un cortiletto chiuso che costituiva il centro dell’abitazione.

Qui troviamo ornamenti ed epigrafi del periodo romano, una colonna sorregge due arcate al cui interno di due nicchie vi sono i busti di Livia Drusilla1 e di Augusto (o Tiberio); si prosegue per una scala cha conduce alla camera da letto insolitamente grande, per poi giungere il salone francese, lo studio (il pavimento è un mosaico composto da tasselli che provengono da una villa romana di Pompei), e il salotto veneziano arredato con mobile del XVIII secolo.

Passato il salotto veneziano si arriva nella parte forse più conosciuta di San Michele la loggia delle sculture; qui sono conservate all’aperto le opere della collezione personale di Munthe che conta di originali e di copie e tra loro ci sono un busto di Tiberio o Germanico, la dea Artemide, un tavolo da altare con mosaico dietro la quale vi è la statua del Mercurio a riposo (l’originale è conservata presso il museo archeologico nazionale di Napoli). Adiacente la loggia c’è la replica della fontana del Verrocchio con il “Putto col delfino”; dietro, una nicchia contiene uno dei pochi ritratti pervenuti di Ulisse. Superata la loggia inizia il pergolato sostenuto da 37 colonne a cui sono intrecciate piante rampicanti; qui si apre la meravigliosa vista sul Golfo di Napoli. Il giardino di San Michele si sviluppa su terrazze ricche di alberi e fiori che formano un’oasi di pace; vasi, anfore e oggetti artistici fanno da contrasto al verde in cui sono disposti. La parte finale della villa ha forma semicircolare, con una scala che conduce ad un piano superiore del giardino in cui vi è un alcova che in origine faceva parte di una delle ville imperiali di Capri. La scala termina con la cappella dedicata a San Michele. È proprio qui che dopo aver scoperto la cappella Munthe ebbe l’idea di costruire la villa.

«Aperta al sole, al vento e alla voce del mare, come un tempio greco, e luce, luce, luce ovunque»

Quello che si sa della cappella è che fu edificata nel XVI secolo e dedicata al culto dell’arcangelo Michele.
All’angolo della loggia della cappella, l’elemento più famoso di San Michele domina sul Golfo: è la famosa sfinge, in granito. Essa risale al periodo del regno di Ramesse II (XIX dinastia-Nuovo Regno 1539-1075 a.C. circa).
Oggi villa San Michele è meta di molti turisti, e grazie ai suoi monumenti e alla sua architettura permette di entrare a contatto con il passato, e di trascorrere un momento di pace, bellezza e serenità.

Bibliografia.
La storia di San Michele-Axel Munthe

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