Battlefield 1 e il realismo storico nei videogiochi.

Approfitto della imminente uscita di uno dei titoli videoludici più attesi dell’anno, Battlefield 1, un FPS ambientato nella prima guerra mondiale, per occuparmi di un argomento abbastanza diverso dal solito, ovvero il realismo storico nei videogiochi.

Metto le mani avanti dicendo che non sono un grande videogiocatore o un appassionato di videogiochi, e che quella che seguirà sarà solo la mia opinione, un opinione che può essere condivisa o meno ma che voglio condividere con voi, e spero mi facciate sapere qui sotto nei commenti, cosa ne pensate.

É parecchio tempo che mi sto tormentando con questa la domanda

I videogiochi possono essere storicamente attendibili ?

La prima volta che mi sono interrogato in merito è stato quando Lorenzo mi ha mostrato il primo trailer di Battlefield 1 proponendomi una recensione storica del trailer, un po come fa “the great war” nel suo canale youtube. Da quel momento ho iniziato a guardare questa tipologia di video, vedendo in essa un potenziale spiraglio per il mio canale, un modo per raggiungere un pubblico nuovo e diverso, insomma, il pubblico dei videogiocatori, il pubblico dei gamer, per intenderci il pubblico degli appassionati di videogiochi.

Sentivo tuttavia che mancasse qualcosa, avevo la convinzione che qualcosa mi stesse sfuggendo e che non riuscissi a vedere il quadro completo. Ed è fondamentalmente per questo che alla fine non ho mai realizzato la recensione storica del trailer di Battlefield 1, per questo e perché ho cancellato il file prima di editare il video.

Recentemente però è stata rilasciata una open beta o comunque si chiami, di questo titolo, e guardando i primi gameplay, sono finalmente riuscito a capire cosa mi mancasse e soprattutto perché probabilmente non sarò mai nella condizione di realizzare la recensione storica di un videogioco.
Ma procediamo con ordine, e vediamo perché, per quanto mi riguarda, un buon videogioco non potrà mai essere storicamente attendibile. E soprattutto perché è giusto che sia così.

Per chiarezza ricordo ancora una volta di non essere un videogiocatore, di fatto so poco o nulla su questo mondo, e tutto ciò che conosco è dovuto alla divulgazione videoludica effettuata da canali youtube come Playerinside, Sabaku no maiku e Quei due sul servere preciso di essermi avvicinato, non poco, a questo mondo, interessandomi soprattutto alla magia che può comunicare un videogioco.

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Credo sia proprio questa la parola chiave che stavo cercando, il punto di partenza per il nostro ragionamento, la magia del videogioco, qualcosa che, per sua natura è di totalmente inconciliabile con la cruda realtà dei fatti.

Credo che un Videogioco realmente storicamente attendibile non potrebbe mai avere quella magia e in questo articolo cercherò di spiegare perché.

La cruda realtà dei fatti, la storia, per quanto possa essere affascinante è di per se molto lenta, violenta, crudele, a tratti anche disgustosa e questi elementi stonerebbero, presi così come sono, nel contesto videoludico, a meno che non si voglia realizzare un titolo disgustoso e allo stesso tempo noioso. Ma una simile idea non verrebbe neanche al più folle e visionario degli sviluppatori, poiché il videogioco, ha una sua precisa ragione d’essere e il suo scopo è quello di coinvolgere e catturare il videogiocatore, trascinandolo in un mondo dal quale è difficile non essere affascinati, ed è proprio a questo che mi riferisco quando parlo di magia del videogioco, la sua lontananza dalla realtà anche quando è estremamente verosimile.

Prendo ad esempio un titolo come il già citato Battlefield 1, si tratta di un FPS, uno spara-tutto in prima persona, ambientato nella prima guerra mondiale. La veridicità storica di questo titolo possiamo riscontrarla in tanti aspetti, o almeno così appare dalle immagini del trailer, e dai primi gameplay in beta, ma in altri aspetti, questi ultimi legati soprattutto al gameplay, inteso come esperienza di gioco, quella veridicità viene meno, crollando su se stessa e questo perché se fosse mantenuta “alta”, sarebbe probabilmente una tortura per il videogiocatore, che ricordiamo è il principale destinatario di un videogioco.

Come ha detto Synergo (del canale Youtube Quei due Sul Server) in un rapido scambio di opinioni proprio sotto un suo gameplay, la veridicità storica sarebbe la morte del gamelplay, ed è vero, e per quanto mi riguarda, non c’è nulla di più vero, perché la storia così come è, è lenta e noiosa, e in un gioco in cui bisogna sparare ai propri avversari nel minor tempo possibile e allo stesso tempo evitare di essere colpiti, è folle pensare e anche solo immaginare che possa esistere un qualche tipo di veridicità storica, nel gameplay. Perché appunto, quella sarebbe la morte stessa del gameplay, rendendo il titolo impossibile da giocare.

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Un cecchino che per ricaricare il suo fucile impiega anche 10 minuti, e fa una fatica enorme per mettere a segno il bersaglio, in un titolo come Battlefield 1, è già bello che morto, e “io” ipotetico giocatore, col cavolo che sceglierei un cecchino per giocare, se nella mia partita potrò sparare al massimo uno o due colpi ogni dieci minuti, soprattutto se la partita durerà dieci minuti o già di lì.

Chiaramente quindi, un videogioco per essere realmente coinvolgente deve necessariamente scendere a compromessi, e adottare determinate convenzioni che andranno a sacrificare una certa dose di veridicità storica e di realismo, in cambio di un gameplay decisamente più dinamico e soprattutto rapido.

La veridicità storica di Battlefield 1 in questo senso non è superiore, ne inferiore, a quella di titoli che paradossalmente non sono ambientati in momenti storici precisi, e anzi, sono addirittura collocati in universi immaginari costruiti su misura per quel gioco. Penso a titoli ambientati in mondi fantasy che pur non avendo assolutamente nulla, e sottolineo, nulla, di storico al proprio interno, posso considerarli storicamente attendibili esattamente come, e magari anche più di battlefield 1.

Ma perché avviene ciò ?

Prendo ad esempio in questo caso un titolo come l’osannatissimo Dark Soul o ancora Skyrim, e perché no, anche World of Warcraft, in modo da tracciare un quadro che possa essere il più ampio possibile. E  a questo punto mi direte “ma Antonio, cosa c’è di storicamente attendibile in questi titoli, soprattutto in WOW?”.
Nulla, è questo il punto non c’è assolutamente nulla e proprio per questo, lo sono, proprio come accade in alcune serie televisive e romanzi, dichiaratamente fantasy come ad esempio Game of Thrones, nel cui universo totalmente inventato e costruito a tavolino da Martin, c’è più storia di quanta non se ne possa incontrare in vero e proprio romanzo storico, che di storico ha solo la didascalia.

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Ancora una volta è opportuno procedere con ordine.
Come già detto e ripetuto, per quanto mi riguarda, l’esperienza di gioco non potrà mai essere storicamente soddisfacente, perché il giocatore si annoierebbe decisamente troppo presto, ma un gioco non è fatto di solo gameplay, certo, il gameplay è probabilmente la componente principale e più importante di un videogioco, guarderei un film, leggerei un libro o ascolterei un cd se mi interessasse altro.

Ma è proprio quest’altro che può essere storicamente attendibile e soddisfacente da quel punto di vista, riuscendoci in numerosissimi titoli, che non necessariamente hanno un vero e proprio background storico, ma, nella costruzione del mondo, nella rappresentazione dei rapporti di forza, degli equilibri e delle dinamiche sociali, riescono paradossalmente ad essere più storici di un gioco dichiaratamente a sfondo storico.

Non so se quest’ultimo passaggio è abbastanza chiaro, cercherò di mettere un po d’ordine magari con qualche esempio.

Un titolo come Assasin’s Creed, è, diversamente da quello che può sembrare, storicamente attendibile, non mi riferisco al gameplay per i motivi sopra citati, ne alla trama, dichiaratamente fantasticheggiante e poco realistica, ma penso agli elementi “storici” nelle ambientazioni che vanno a costituire lo sfondo della nostra avventura.

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Abbiamo ambientazioni precise, ben definite nel tempo e nello spazio, e in quelle ambientazioni, se rivolgiamo lo sguardo oltre il nostro personaggio, possiamo osservare precise dinamiche sociali, tra popolo e nobili, tra mercanti e pirati, tra operai e capitalisti, ecc ecc ecc, e cos’è la storia se non l’insieme delle dinamiche e delle trasformazioni sociali che coinvolgono le società umane.

Queste dinamiche sono ben descritte, ben realizzate e se bene non costituiscano l’elemento centrale del titolo, danno forma allo sfondo e all’atmosfera che si può respirare in esso, danno corpo al secondo piano e questi riempiono la maggior parte dello spazio di un titolo, anche se non sempre in maniera così invasiva da permettere al giocatore meno attento di notare certi particolari.

Sabaku no maiku nei suoi video su youtube, da molto spazio e molta attenzione allo sfondo, a ciò che si vede e intravede all’orizzonte, soffermandosi su quei piccoli e quasi insignificanti dettagli che però completano un gioco, rendendolo un bel gioco.
Questi elementi a tutti gli effetti secondari, sono, per quanto mi riguarda, una delle colonne portanti di un buon titolo, e per quanto riguarda la veridicità storica, l’unico elemento che possa realmente ospitarla al cento percento.

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Nel mio discorso voglio quindi dividere il videogioco in tre parti distinte, alcune delle quali possono essere storicamente attendibili, altre non possono e non devono assolutamente esserlo.

Come già detto e ripetuto mille volte in questo mio ragionamento pubblico, non sono un videogiocatore e le mie conoscenze in materia sono abbastanza limitate, ma per questo discorso credo/spero più che sufficienti.

Le tre parti in cui voglio dividere il gioco sono, il gameplay, la trama e d il mondo in cui il gioco è ambientato.
Per quanto riguarda il sistema di gioco e il gameplay, come già detto in maniera più che abbondante, per motivi pratici questi non può assolutamente essere storicamente attendibile, a meno che no si stia giocando ad un simulatore di vassalli nel X secolo.

Per quanto riguarda la trama, la questione sulla possibile veridicità storica diventa di gran lunga più complessa, e se da una parte, in una campagna singleplayer  la veridicità storica può essere presente, accurata e magari anche divertente, senza insorgere in particolari problematiche, diventa un ostacolo bello grosso nel momento in cui si passa ad un potenziale multiplayer andrebbe a limitare tantissimo, oserei dire troppo, le possibilità del giocatore.

In questo caso la veridicità storica, come nel caso del gameplay, ucciderebbe la competizione, rendendo di fatto il titolo ingiocabile. Prendo ancora una volta ad esempio Battlefield 1, ipotizzando di scegliere la Russia, un ipotetico giocatore sarebbe obbligato ad abbandonare il gioco verso la fine, senza alcuna possibilità di vittoria, e chi sceglierebbe mai la Russia, la Germania, l’impero Austro Ungarico o l’impero Ottomano , se, l’unica possibile conclusione in un contesto di realismo storico è la sconfitta ?

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Tutti sceglierebbero di giocare con Francia, Gran Bretagna e USA. Al massimo potrebbero scegliere l’Austria Ungheria e giocarsela contro l’Italia, ma alla fine dovrebbero comunque perdere la guerra.
E se si considera che in una competizione, per quanto la partecipazione possa essere sicuramente importante, alla fine si gioca per vincere, ed ecco allora che il realismo storico applicato alla trama, diventerebbe un ostacolo insormontabile, letale per il videogioco e il videogiocatore.

Arriviamo infine all’ultimo dei tasselli che compongono un videogioco, il mondo in cui un determinato titolo è ambientato, questo può effettivamente essere “realistico” ? Deve sottostare a precise convenzioni affinché il titolo sia godibile ? In questo caso credo che il realismo storico possa presentarsi in maniera dirompente, ed essere accurato fin nel minimo dettaglio, senza inficiare la godibilità del titolo.

La presenza di un mondo storicamente realistico arricchito da elementi grafici in linea con il tempo e lo spazio in cui siamo proiettati, possono costituire un interessante e ricco background in cui vivere la nostra avventura.  Questi elementi che vanno a costruire il sottofondo narrativo possono, e in alcuni casi devono, essere perfettamente coerenti con l’epoca in cui è ambientato il titolo, andando quindi a stabilire e definire i rapporti e le convenzioni sociali che regolano quel mondo, più o meno simile con il nostro mondo in un determinato periodo storico, e questo senza alcun tipo di conseguenze sul gameplay.

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In conclusione, un buon videogioco, che sia realmente giocabile, non potrà mai essere storicamente attendibile al 100%  e ci sarà sempre bisogno di una qualche convenzione che andrà a modificare la percezione di un determinato momento storico, tuttavia, qualunque variazione nel mondo in cui è ambientato andrà semplicemente a creare un nuovo mondo, storicamente “coerente” con se stesso, e sostanzialmente indipendentemente dal realismo del titolo, poiché ciò che conta in un videogioco è la sua giocabilità, e sfido chiunque a giocare con un protagonista lebbroso o colpito dalla dissenteria, mentre è impegnato a schivare secchiate di piscio gettate dalla finestra, e tutto questo durante un inseguimento necessario per completare la propria missione.

 

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