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Che cos’è e come si è giunti alla legge Acerbo

La legge Acerbo (legge 18 dicembre 1923, n. 2444) è stata una legge elettorale del regno d’Italia, ed aveva il compito di garantire al paese (Italia), quello che oggi definiremmo un governo stabile, assegnando quindi una maggioranza parlamentare al primo partito italiano, per numero di voti ottenuti alle elezioni.

La Legge Acerbo, così come tutte le leggi del regno d’italia, precedenti l’avvento del fascismo, segue un preciso iter burocratico e parlamentare, che va dalla presentazione del Disegno di Legge, avvenuta per mano di Giacomo Acerbo, allora sottosegretario alla presidenza del consiglio, al consiglio dei ministri che la approvò il 4 giugno 1923, successivamente, il 9 giugno venne presa in carica dalla camera e sottoposta alla verifica di una commissione parlamentare, che da prassi era nominata dal presidente della Camera, all’epoca Enrico de Nicola, futuro presidente dell’assemblea costituente e successivamente presidente provvisorio della repubblica.

La commissione parlamentare che lavorò alla realizzazione della Legge Acerbo, nota come commissione dei diciotto, era costituita da diciotto parlamentari, selezionati in base al principio di rappresentanza dei gruppi, questo significa che vennero inseriti nella commissione un certo numero di parlamentari per ogni gruppo/partito presente in parlamento, proporzionale al numero di seggi totali di cui ogni partito disponeva e il partito con meno seggi in parlamento ottenne un solo rappresentante in commissione.
A presiedere la commissione fu Giovanni Giolitti, in rappresentanza della lista dei Blocchi Nazionali (futuro Partito Nazionale Fascista), con cui Giolitti era stato eletto in parlamento, e in quel momento era il principale partito di governo poiché la carica di capo del governo era stata assegnata a Benito Mussolini che aveva assunto il controllo dei Blocchi Nazionali.

Giovanni Giolitti era stato in passato una figura centrale nella politica italiana, ricoprendo la carica di capo del governo per quasi vent’anni e la sua influenza fu tale che quel periodo avrebbe preso il nome di “età giolittiana”. Se vuoi approfondire l’argomento, ho dedicato un video video all’età giolittiana.

Altri membri di rilievo della commissione acerbo furono, gli ex primi ministri, Vittorio Emanuele Orlando, Antonio Salandra e Ivonne Bonomi, va inoltre segnalata la presenza in commissione di un relativamente giovane Alcide de Gasperi, all’epoca quarantenne, che, insieme ad Enrico De Nicola, avrebbe rappresentato il volto della prima repubblica, diventando nel 1945 il primo presidente del consiglio dell’italia repubblicana.

Una volta ottenuta l’approvazione della camera e passata al voto del senato, la “legge” Acerbo divenne effettivamente legge il 18 dicembre 1923. La legge n.2444 del 18 novembre 1923 è universalmente nota come Legge Acerbo e come è facile intuire, prende il nome dal proprio ideatore originale, l’allora sottosegretario alla presidenza del consiglio Giacomo Acerbo della lista dei Blocchi Nazionali.

Questa legge prevedeva l’adozione del sistema maggioritario plurinominale all’interno di un collegio unico nazionale. Detto più semplicemente, questo significa che con la legge acerbo, il parlamento italiano era eletto su base nazionale ed i seggi parlamentari erano assegnati in proporzione ai voti totali ottenuti dalle varie liste su scala nazionale.

Ogni lista poteva presentare (al massimo) un numero di candidati pari ai due terzi dei seggi totali del parlamento, questo perché inizialmente il premio di maggioranza era fissato ai 2/3 del parlamento e successivamente, durante le operazioni di revisione della commissione, questo numero fu ridotto dal 66% (due terzi del parlamento) al 60%, rimase però invariato il numero di parlamentari che potevano essere inseriti nelle liste. Il restante 40% del parlamento, secondo questa legge elettorale, stato distribuito, in maniera proporzionale, tra tutti i restanti partiti eletti. Questo però significa anche che, indipendentemente dall’effettivo risultato elettorale, la ripartizione dei seggi parlamentari dipendeva esclusivamente dal premio di maggioranza riconosciuto alla lista vincitrice.

Detto il più semplicemente possibile, alla lista che alle elezioni avesse ottenuto più voti, e con più voti si intendeva anche un solo voto in più rispetto alla seconda lista, ed avesse superato un margine di sbarramento posto al 25% dei voti totali, sarebbero stati assegnati, grazie alla suddetta legge, il 60% dei seggi totali del Parlamento italiano, mentre il restante 40% sarebbe stato distribuito, in maniera proporzionale tra tutte le altre liste e che possiamo identificare con i principali partiti politici dell’epoca.

In questo modo, anche nel caso estremo in cui tutte le forze di minoranza si fossero alleate tra di loro, nel tentativo di ostacolare l’operato del governo, questi non avrebbero avuto abbastanza voti a disposizione, per poter impedire al governo di lavorare, poiché il governo era rappresentanza del primo partito e questi, in ogni caso, poteva contare sul 60% del parlamento.

Va precisato che, negli anni immediatamente precedenti alla Legge Acerbo, il sistema partitico del regno d’italia era leggermente diverso da quello che siamo abituati a conoscere oggi, e allo stesso tempo era profondamente diverso dal sistema partitico ottocentesco in cui, i singoli parlamentari erano eletti direttamente in parlamento, su base locale e regionale, senza passare per liste o partiti, ed soltanto successivamente, una volta prestato giuramento al regno di italia e preso posto in parlamento, questi si organizzavano in gruppi politici. Per farla breve, nei primi anni ’20 le modalità con cui si costituiva il parlamento, erano una sorta di via di mezzo tra il vecchio sistema ottocentesco e quello odierno.

Qualche breve considerazione finale e in un certo senso personale, anche se in misure diverse, tutti i partiti presenti in parlamento nel 1923 contribuirono a realizzare questa legge elettorale, di fatto ci fu relativamente poca, pochissima, opposizione e la legge proposta dai Blocchi Nazionali subì pochissime modifiche durante i vari passaggi in commissione. Questo significa che se da una parte è assolutamente vero che questa legge consegnò definitivamente il paese italia nelle mani di Benito Mussolini e del fascismo, perché i Blocchi Nazionali furono identificati come gli ideatori reali di questa legge che avrebbe dato stabilità al paese, va sottolineato e non va assolutamente dimenticato che la responsabilità finale, dell’approvazione della legge, e delle sue conseguenze, fu di tutte le forze politiche che diedero la propria approvazione alla realizzazione di una legge elettorale che de facto assegnava il 60% del parlamento ad un singolo partito, rendendo assolutamente irrilevanti le opposizioni.

Fonti e libri per approfondire:
Portale Storico della Camera dei deputati della repubblica – sistema premio di maggioranza 1924 https://storia.camera.it/legislature/sistema-premio-maggioranza-1924
E.Gentile, Fascismo. Storia e interpretazione, https://amzn.to/2PjQZPR E.Gentile, Le origini dell’ideologia fascista (1918-1925) https://amzn.to/2DY4tPw
E.Gentile, Il fascismo in tre capitoli,
https://amzn.to/2zIVtKY
R.De Felice, Le Interpretazioni del Fascismo, https://amzn.to/2KRY4GQ
R.De Felice, Intervista sul Fascismo, https://amzn.to/2QsYj0v
R.De Felice, Breve Storia del Fascismo, https://amzn.to/2PiE15d
B.Mussolini, Dottrina del fascissmo, https://amzn.to/2PfL6U0

Mi scuso per la poca “varietà” di autori in questa selezione di libri, ma ho preferito puntare la lente su soli due autori, questi sono Emilio Gentile e Renzo De Felice, probabilmente due tra i più autorevoli, illustri e celebri interpreti del fascismo, due autori che nelle loro innumerevoli opere dedicate a questo argomento, hanno saputo coglierne ogni aspetto, evidenziando sia i tratti splendenti che quelli più oscuri.

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