Chi era Claudio Pavone? lo storico che per primo parò di guerra civile

Il 29 Novembre 2016 è venuto a mancare Claudio Pavone, uno dei più grandi storici italiani del ventesimo secolo, uno di quegli storici che ha lavorato per tutta la vita all’ombra dei riflettori, senza mai salire sul palcoscenico in cerca di fama e acclamazione, Claudio Pavone è stato in un certo senso un vero e proprio “topo di biblioteca” o nel suo caso forse sarebbe meglio dire, d’archivio poiché è lì, negli archivi di stato e negli archivi storici, che ha condotto la maggior parte delle proprie ricerche riguardanti soprattutto la storia della politica.

Una volta, a lezione, il professor Pavone disse “ogni evento pubblico, ogni fenomeno sociale, ogni fenomeno di massa è per sua stessa definizione un fenomeno politico” e quindi la storia della politica è, per sua stessa definizione, una storia pubblica, è la storia delle masse, della società che assume consapevolezza di se, e quale epoca se non il secolo XX può essere esemplare per questo tipo di studi. Non è quindi un caso se gli studi di Pavone hanno riguardato soprattutto la storia politica nel ventesimo secolo.

Claudio Pavone è stato uno storico e archivista italiano e a lui va riconosciuto (tra gli altri e innumerevoli meriti) il merito di aver inaugurato il dibattito italiano sulla questione della resistenza, parlando per primo di Guerra Civile italiana, nonostante le avversità e la censura dell’allora PCI, la cui fede marxista impediva di accettare l’idea di una guerra civile italiana preferendo parlare di guerra di resistenza, individuando come soggetto i partigiani e le milizie nazifasciste, più che gli italiani impegnati in una lotta contro altri italiani. Pavone ha vissuto gran parte della propria vita e della propria attività di ricerca in anni dediti alla “caccia alle streghe”, ha vissuto e studiato nel secondo dopoguerra e durante quasi tutta la guerra fredda, ma nonostante ciò, ebbe la forza intellettuale di sottolineare la natura interna di quella guerra che tra il 1943 ed il 1945 afflisse e insanguinò l’italia e tormentò gli italiani, usando coraggiosamente il termine Guerra Civile, e incorrendo, di conseguenza, in numerosi tentativi di censura e attacchi politici.

Non molto tempo fa ho ho avuto modo di leggere, durante una serie di Live estive, uno dei suoi saggi più importanti e celebri, “Una guerra Civile, saggio storico sulla Moralità nella resistenza”, ed ho avuto la fortuna e il privilegio di legge non solo la prima edizione, ma una delle edizioni personali del professor Pavone, la copia che per anni aveva custodito (neanche troppo gelosamente) nel proprio ufficio dell’università di Pisa, e che poco prima della pensione aveva donato alla biblioteca universitaria. Una guerra civile è il saggio con cui,  all’inizio degli anni novanta, Claudio Pavone scandaglio ogni momento di quel biennio turbolento che corse tra il 1943, anno del tanto discusso armistizio e dell’instaurazione della RSI, ed il 1945, anno dell’effettiva fine della guerra civile italiana.

Ho deciso di scrivere questo post oggi per ricordare e rendere omaggio all’uomo, l’intellettuale e lo storico, di cui, la stampa italiana (fatta eccezione per qualche breve nota su Repubblica e Corriere) sembra essersi dimenticata, probabilmente perché, come dicevamo in apertura il suo nome non è mai stato troppo sotto i riflettori. Ma da suo, in qualche modo allievo, poiché ho anche io sostenuto un esame sotto la sua docenza, ho sentito il bisogno di parlarne, e oggi, da storico consapevole del fatto che, il suo contributo allo sviluppo del pensiero storico in Italia è stato tra i più importanti del secondo dopoguerra, non posso non ricordarlo con ammirazione, affetto e stima.

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