Noi creeremo quello che non è esistito…

La tesi di Jacques Pierre Brissot nel dibattito con Maximilien Robespierre sull’opportunità di entrare in guerra coi principi tedeschi

Tra il dicembre 1791 e il gennaio 1792, si svolse in Francia il celebre confronto tra J.P. Brissot e M. Robespierre sull’opportunità di dichiarare guerra ai principi tedeschi che accoglievano gli emigranti controrivoluzionari. Sullo sfondo del dibattito vi era l’ultimatum rivolto agli Elettori di Treviri e Magonza e annunciato da Luigi XVI il 14 dicembre 91’ con la richiesta di allontanare gli assembramenti di emigranti entro il 15 gennaio 92’. Nel clima di crescente sospetto verso Luigi XVI e la corte creatosi dopo la fuga di Varennes del giugno 91’ e le decisioni altalenanti prese dal sovrano nei mesi passati, l’entrata in guerra diveniva motivo di aspro confronto all’interno del fronte rivoluzionario tra chi sottolineava le opportunità e chi i rischi del conflitto.

In questo quadro si collocano i discorsi di Brissot e Robespierre alla Società degli amici della Costituzione di Parigi, ove il primo sosteneva la guerra ai principi tedeschi mentre Robespierre anteponeva alla guerra esterna la prioritaria necessità di sbarazzarsi dei nemici interni.

Se la storiografia ha sottolineato molto le tesi di Robespierre, spesso considerandole erroneamente come pacifiste (lo stesso Robespierre sottolinea più volte di volere anche egli la guerra ma solo dopo aver vinto la guerra interna), meno conosciute e considerate sono quello di Brissot.

Nei loro interventi sia Brissot che Robespierre si propongono di difendere la rivoluzione, quello che li separa non è tanto il problema della guerra o la diversa posizione all’interno del fronte rivoluzionario (più moderato il primo e più radicale il secondo), ma una diversa visione del mondo post 1789.

Da questo punto di vista, il più “rivoluzionario” è senza dubbio Jacques Pierre Brissot. Infatti, il futuro leader dei Girondini, parte dall’assunto che le rivoluzioni americana e francese abbiano creato un orizzonte culturale totalmente nuovo che si pone in discontinuità sia con i secoli dell’Ancien Régime sia con il mondo della classicità. A far data dal 1789 tutti gli esempi del passato diventano quindi obsoleti poiché la rivoluzione ha creato uomini nuovi, plasmati dai lumi e dalle nuove idee di libertà; una nuova umanità che non deve più temere i vizi dell’antico regime perché messa in guardia della nuova libera stampa; una nuova umanità che genera nuovi soldati difensori della libertà, ben diversi da quelli che lottavano per i despoti dell’antico regime.

Nell’illustrare questo nuovo scenario Brissot sottolinea una evidente discontinuità della nuova Francia con quella della Fronda. Infatti se in quel conflitto del XVII secolo “Non vi era maggior motivo di battersi per Condé che per Mazzarino”, la Rivoluzione apriva certamente un nuovo orizzonte:

Ma ora quale cambiamento di scenario! Quali vasti interessi incatenano il soldato francese alla causa della libertà! Che cos’è infatti il soldato francese? Un uomo, l’uguale degli altri uomini, al quale tutti i posti sono aperti , un uomo che conosce la propria dignità, la propria forza, i propri diritti. Non si seduce un soldato simile; non lo si seduce soprattutto quando non gli si può offrire come compenso nient’altro che l’umiliazione e il nulla dell’antico regime.”

I nuovi soldati di Francia sono quindi immuni ad ogni tradimento perché combattono per la patria e per la libertà e non più per i despoti.

Se lo scenario è totalmente cambiato, anche i modelli non possono che provenire dalle nuova storia, infatti gli esempi citati da Brissot provengono quasi tutti dalla Rivoluzione americana, i cui avvenimenti all’epoca dovevano essere ben noti ad un vasto pubblico. Allora i modelli sia virtuosi (Washington) che meschini (Arnold) sono citazioni delle note vicende d’oltre oceano alle quali Brissot aggiunge al massimo qualche personaggio della Rivoluzione inglese citando Ireton e Cromwell (ovviamente Cromwell nei suoi bei giorni ).

In questa nuova visione immaginifica del post 89’ anche la guerra non può essere più quella di antico regime, infatti:

“… la guerra della libertà è una guerra sacra, una guerra ordinata dal cielo; e come il cielo, essa purifica gli animi. In mezzo ai terrori della guerra libera l’egoismo scompare, il pericolo comune riunisce tutti gli animi; allora si esercita l’ospitalità, quella virtù dei popoli liberi.”

Se allora è cambiata la natura della guerra anche le conseguenze sono diverse e il nuovo conflitto finisce per avere un effetto igienico e rigenerante:

La guerra avrà per voi lo stesso pregio; metterà in pratica l’uguaglianza tra gli uomini, poiché solo la guerra può, confondendo e gli uomini e i ranghi, innalzando il plebeo, abbassando il fiero patrizio, solo la guerra può uguagliare le teste e rigenerare gli animi.”

La visione di Brissot assolutamente netta e tranchant viene ripresa nel secondo discorso del 30 dicembre 91’, pronunciato in risposta alla replica di Robespierre del 18 dicembre. Nel suo discorso Robespierre spiega che anch’egli vorrebbe la guerra, ma solo dopo aver sconfitto i nemici interni, poiché “la sede del male non è a Coblenza, è in mezzo a noi, è nel nostro seno”. Rifiuta invece quella che vede come la guerra della corte e del governo pronti a tradire ben presto la causa rivoluzionaria ed utilizzare la guerra solo per riportare in Francia il dispotismo e i privilegi del ancien régime. Infine vi è il timore, su cui tornerà nei successivi interventi, che qualche generale, su tutti La Fayette, possa approfittare del conflitto per instaurare una dittatura come fece Cromwell in Inghilterra.

Se il ragionamento di quello che sarà l’Incorruttibile è altrettanto brillante e ben costruito di quello di Brissot e se entrambi saranno in qualche misura premonitori dei fatti futuri, il brillante giurista e oratore Robespierre utilizza un linguaggio e un immaginario culturale ben diverso da quello di Brissot. Infatti per il leader della Montagna i punti di riferimento sono ancora quelli classici: Cesare, Pompeo, il Senato di Roma, i Bruti e Catone ecc…; e per Robespierre non fa problema citare gli esempi antichi con i moderni, ad esempio Cesare e Cromwell, e reputarli ancora buoni modelli di Historia Magistra Vitae utili anche per i tempi presenti. Da questo punto di vista se Brissot, influenzato da quanto visto in prima persona nella Rivoluzione Americana prima e Francese poi, è ormai lanciato verso una visione di una società totalmente nuova da quelle del passato nella quale i nuovi diritti viaggino di pari passo a una nuova forma mentis e alla nascita di una nuova umanità, Robespierre resta ancorato alle forme mentali dell’antico regime e al suo repertorio.

Nel corso della sua controreplica del 30 dicembre Brissot, mantiene la promessa di ribattere alle obiezioni poste al suo precedente discorso. Lo fa con una prosa più asciutta e meno aulica di quella di Robespierre, ma estremamente lucida e puntuale. La nuova logica post rivoluzionaria è qui illustrata in tutte le sue potenzialità, divenendo non solo un modello utile agli Stati Uniti e alla Francia ma un esempio da esportare, infatti questi popoli hanno creato qualcosa di totalmente nuovo e moralmente migliore in grado di contagiare gli altri popoli:

Descartes (sic) diceva: “Datemi un punto d’appoggio e solleverò il mondo”. Questa idea è ancora più vera in politica che in morale. Abbiate un punto d’appoggio per sollevare l’universo contro i tiranni e l’universo è libero; ora questo punto è trovato. Anzi! Ne esiste uno in ogni emisfero; gli Stati Uniti nell’uno, la Francia nell’altro, ecco due fabbriche eterne per la libertà generale, due rifugi per coloro che non riusciranno. Conoscete un popolo, si sente gridare, che abbia conquistato la sua libertà sostenendo una guerra straniera, civile e religiosa, sotto gli auspici del dispotismo che lo ingannava? … Ma che ci importa l’esistenza o non di un simile fatto? Esiste nella storia antica una rivoluzione simile alla nostra? Mostrateci un popolo che, dopo dodici secoli di schiavitù si sia ripreso la sua libertà. Noi creeremo quello che non è esistito …”

Per il leader dei Girondini la rottura con il passato è ormai totale, l’esperimento rivoluzionario è un unicum nella storia a cui non si possono accostare fatti o accadimenti del passato, infatti Brissot rigetta gli esempi di Robespierre in quanto non hanno più niente da spartire con il nuovo creato post rivoluzionario: che cosa vi è di comune tra Cesare e Pompeo, e i nostri generali, tra Roma e la Francia? chiede retoricamente Brissot e risponde che queste due realtà non hanno niente in comune poiché la modernità così dirompente aveva rotto i cordoni con il passato e soprattutto aveva dato il vaccino contro il dispotismo che di certo l’antichità non aveva:

Roma non aveva né clubs, né società patriottiche, né stampa, né giornali, e la tirannide diventa impossibile ovunque esistano dei clubs patriottici e la stampa; sono come tante campane moltiplicate che suonano ben presto l’allarme se il nemico compare. 

Alla luce di questo incredibile ottimismo Brissot si propone di creare secoli nuovi e nuove rivoluzioni. I tempi antichi sono ormai definitivamente tramontati e le citazioni di Robespierre ormai non appartengono più all’immaginario rivoluzionario del Girondino.

Se tutto è cambiato è allora bene che vengano i tradimenti, affinché si possano separare i patrioti dai traditori e l’unico timore e che nessuno tradisca, I grandi traditori saranno funesti solo ai traditori; saranno utili ai popoli.”

Con questo ragionamento, certamente un po’ utopico e semplicistico ma di grande carica ideale, Brissot replica con poche parole a tutte le obiezioni di Robespierre. Nella sua lunga controreplica, l’Incorruttibile dovrà mettere tutta la propria abilità oratoria per attaccare Brissot e le sue facili e ridenti vie del patriottismo, ma lo farà sul piano del realismo e della purezza arrivando ad attaccare Brissot sul piano personale; Robespierre sa infatti molto bene che non può reggere il confronto con Brissot sul piano immaginifico.

Nel frattempo anche gli eventi evolvono ed il 6 gennaio 1792 il principe elettore di Treviri promette di disperdere il raggruppando di emigranti, il nemico diventa sempre di più l’Impero austriaco, ma i partiti pro e contro la guerra esterna restano di fatto immutati.

Il 17 gennaio Brissot pronuncia un discorso pro guerra all’assemblea legislativa, il 20 torna alla Società degli amici della Costituzione per replicare ancora una volta a Robespierre.

Nell’ultimo intervento Brissot cambia in parte la sua visione delle cose alla luce del nuovo quadro internazionale. La guerra esterna resta necessaria per rafforzare la rivoluzione e colpirne i nemici esterni ed interni, ma a differenza di quando aveva assicurato nel primo discorso, ove ne prevedeva la neutralità, il nemico diviene l’imperatore austriaco. Anche rispetto alla corte Brissot ora sostiene di aver sempre denunciato la scarsa volontà di questa all’impegno bellico.

Risulta qui evidente la paura di Brissot di perdere l’opportunità la tanto agognata guerra che aveva con così tanta passione difeso. Infine il Girondino è costretto a difendersi dagli attacchi di Robespierre ed alle sue insinuazioni rispetto al suo rapporto con La Fayette.

Lo sconto tra i due Giacobini si concluderà il 26 gennaio con l’ultimo intervento di Robespierre. Il giorno prima era stato dichiarato l’ultimatum all’imperatore, ma la guerra all’Austria arriverà soltanto il 20 aprile.

Gli interventi di Brissot e Robespierre ebbero subito dignità di stampa e furono largamente conosciuti all’interno del fronte rivoluzionario. La frattura fra i due porterà proprio in quei mesi alla nascita dei partiti della Montagna e dei Girondini (ma all’epoca erano chiamati spesso Brissottini dal loro principale esponente). Il modello di guerra rivoluzionaria proposto da Brissot, nel quale i soldati marciano cantando Ah! ça ira! e diffondono le nuove idee di libertà sarà il modello che di lì a qualche anno la Francia avrebbe esportato in Europa. I nuovi eserciti rivoluzionari avranno un impatto fortissimo sul vecchio continente, contribuendo a diffondere i primi germogli della nuova Europa contemporanea.

Bibliografia

Primo discorso di J.P. Brissot alla Società degli amici della Costituzione del 16 dic 1791.

Primo discorso di M. Robespierre alla Società degli amici della Costituzione del 18 dic 1791.

Secondo discorso di J.P. Brissot alla Società degli amici della Costituzione del 30 dic 1791.

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