Dalla Dea Vesta alla vergine Maria nella civiltà romana

Il culto di Vesta è uno dei più antichi di Roma, che addirittura precede la nascita di Roma, e si lega ad uno dei miti dell’origine della città.

Secondo la tradizione, Rea Silvia, madre di Romolo, era una sacerdotessa vestale di Albalonga e, secondo Tito Livio, il culto romano della dea Vesta, istituito da re Numa, deriva direttamente dal culto di Albalonga.

Le Vergini Sacre – dal culto di vesta al cuore immacolato di Maria

Sorvoliamo sul fatto che le sacerdotesse di Vesta erano considerate “vergini sacre” e il fatto che, una di queste vergini abbia messo al mondo due figli è abbastanza anomalo per una vergine, ma sul piano mitologico è un elemento ricorrente (ricordiamo che anche il cattolicesimo racconta di un bambino nato da una vergine).

Per completezza, secondo il culto romano della dea Vesta, le sacerdotesse che perdevano la verginità o lasciavano spegnere il fuoco sacro della dea, venivano frustate, vestita di abiti funebri e portata in una lettiga chiusa, come un cadavere, venivano condotte al Campus sceleratus, presso la Porta Collina del Quirinale (entro le mura) e lì, venivano praticamente sepolte vive. Venivano fatte entrare in un sepolcro, fornito di pane, acqua, olio e latte, dal quale però le donne non potevano uscire, anche perché l’ingresso veniva murato.

Per par-condicio, il complice dell’incestus, ovvero l’uomo che si era accompagnato alla sacerdotessa, subiva invece la pena degli schiavi ovvero, fustigazione fino alla morte.

La cosa curiosa è che questa stessa pena era riservata, secondo il culto di Albalonga, alle Vestali, e dunque, in teoria è la pena che sarebbe spettata a Rea Silvia, la madre di Romolo, se non fosse fosse riuscita a fuggire e se non avesse affidato alla Lupa i propri figli, ma questa è un altra storia.

Rea Silvia e il dio Marte (dipinto di Pieter Paul Rubens)

Tornando invece alle vestali romane.

La cosa davvero interessante di questo culto è che è stato ripreso in tutte le “rinascite” di Roma.

Roma è una città particolare, che ha decisamente troppi miti delle origini, ma anche numerose rinascite.

La prima Roma è una Monarchia, la seconda Roma una repubblica e la terza Roma un impero, ed ogni volta che Roma è rinata e si è riorganizzata, ha portato con se un pezzo del mondo precedente, ed una nuova mitologia delle origini e, quasi per caso, ogni volta le origini della nuova Roma, si sono legate al culto di Vesta.

Mi spiego meglio, secondo uno dei miti della fondazione, Romolo era figlio di una sacerdotessa di Vesta, quando i re di Roma vennero cacciati e roma divenne una Repubblica, coloro che cacciarono i Tarquini da Roma e diedero origine alla Repubblica, erano devoti alla dea Vesta, dea che, per lungo tempo, è stata protettrice della repubblica e degli elettori romani, al punto che, alcune monete del primo secolo, ancora raffiguravano da un lato una sacerdotesse di Vesta e dall’altro, un elettore romano nell’atto del voto. E se due episodi possono sembrare una coincidenza, con la nascita dell’Impero, le coincidenze diventano tre, e iniziano ad essere sospette.

Proprio così, il culto della dea Vesta, viene ripreso nella mitologia del racconto delle origini, anche con la nascita dell’impero. Secondo la tradizione infatti, l’Imperatore Augusto, pochi mesi prima di morire, redasse il proprio testamento, insieme ad altri due rotoli e li consegno sigillati alle sacerdotesse di Vesta.

Può sembrare un qualcosa di marginale, se non fosse che quei due rotoli erano la “Res gestae divi Augusti” praticamente l’autobiografia di Ottaviano Augusto e delle proprie gesta, e nel terzo, nel proprio testamento, Augusto lasciava in eredità il proprio tesoro, le proprie terre, i propri titoli e il proprio potere a Tiberio dando formalmente inizio alla lunga successione imperiale, nota come dinastia Giulio-Claudia.

Il culto di Vesta ha accompagnato la nascita di Roma per ben tre volte, in età romana, ma forse ha fatto molto di più.
Come accennavo, vi sono non poche affinità tra la figura di Rea Silvia e la vergine Maria, così come vi sono moltissime affinità tra la percezione della sessualità e della donna, nel mondo Cristiano (in tutte le sue evoluzioni) soprattutto in età medievale e moderna, e nel mondo Islamico che, ricordiamo, deriva dal Cristianesimo, così come il Cristianesimo deriva dall’Ebraismo.
Ricordiamo inoltre che il culto Mariano, la venerazione della vergine Maria, nasce a Costantinopoli, storicamente nota come “la seconda Roma”.

Questa è ovviamente una speculazione, ma, se teniamo conto di questo legame simbolico tra il cristiano culto della vergine Maria e il culto romano della dea Vesta, allora è facile osservare come Roma, abbia visto ritornare il mito “rinnovato” di Vesta, prima con l’istituzione bizantina del culto mariano e poi, con l’assegnazione di Roma a sede privilegiata del potere Papale, ricordiamo infatti che, secondo la tradizione, Roma fu lasciata in eredità alla chiesa proprio dall’Imperatore Costantino, e, anche se poi si è scoperto che quel lascito è in realtà un falso storico, questo passaggio è importantissimo perché richiama il testamento di Augusto, consegnato alle sacerdotesse di Vesta.

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