Ecco perché tutti dovrebbero guardare Peaky Blinders.

Buongiorno a tutti, ho da poco terminato la terza stagione della serie Peaky Blinders, prodotta dalla BBC e disponibile su Netflix e volevo condividere con voi alcune osservazioni e pensieri di carattere storico riguardante questa fantastica serie tv.

Ci tengo a sottolineare, a scanso di equivoci, che Peaky Blinders non è una docu-serie, non non racconta avvenimenti reali e non prende spunto dalla realtà storica se bene la narrazione sia collocata all’interno di un contesto storico ben preciso (l’Inghilterra dei primi anni 20) e se bene abbia come protagonista un gruppo di banditi, una “banda”, realmente esistiti, va specificato che i protagonisti della serie, che occasionalmente interagiscono con personaggi storici concreti come ad esempio Winston Churchill, in realtà, non sono personaggi storici reali e della loro esistenza non vi è alcuna traccia storica.

Quindi, perché parlarne qui?

A dire il vero me lo sono chiesto anche io, e diverse volte anche, prima di iniziare a scrivere questo post e alla fine ho trovato una risposta credo soddisfacente.

Le vicende narrate nella serie sono, in questo caso specifico, un pretesto per dare uno sguardo alla vita quotidiana nell’Inghilterra degli anni venti, e anche se Tommy Shelby, Freddie Thorne, Chester I. Campbell, Alfie Solomons, Darby Sabini e Padre John Hughes,per citare alcuni tra protagonisti e antagonisti, non sono realmente esistiti, questi in realtà rappresentano, ad un livello più elevato, le varie categorie di potere, i vari gruppi di persone, le varie comunità che vivevano nell’Inghilterra di quegli anni.

Abbiamo la comunità di zingari, rappresentata dai Peaky Blinders, la comunità ebraica incarnata da Alfie Solomons, la comunità italiana di Dardy Sabini, abbiamo i comunisti con Freddie Thorne, gli ecclesiastici e la poliziotti, abbiamo i feniani dell’IRA ed i volontari della rossa mano destra dell’Ulster, abbiamo l’aristocrazia tradizionale, la borghesia e le masse popolari, insomma, abbiamo numerosi esponenti di mondi apparentemente lontani tra loro le cui vite tuttavia, si intrecciano nella quotidianità delle strade di Birmingham degli anni venti ed è questo intreccio di vite che nella serie ruota attorno alla figura cardine di Thomas Shelby, che rivive “fedelmente” la realtà dell’Inghilterra del primo dopoguerra e dei primi anni venti.

Come anticipato, Peaky Blinders prende le battute da una banda di zingari di Birmingham dedita all’estorsione, ala violenza e al contrabbando che, nella serie proverà ad elevarsi, partendo dal basso, partendo dalla povertà, fino a costruire un vero e proprio impero criminale tra i più grandi dell’intero impero britannico, questo impero criminale proietterà la famiglia Shelby tra le fila della classe borghese, ma questa ascesa fulminea non sarà sufficiente a rendere realmente la famiglia Shelby una rispettabile famiglia inglese, anzi… e ci verrà ripetuto più volte nel corso della serie e delle stagioni, gli Shelby potranno anche essere una delle famiglie più ricche e potenti dell’impero britannico, il capo famiglia potrà anche essere un eroe di guerra ed un filantropo, ma agli occhi dell’alta borghesia, del clero e dell’aristocrazia, rimarrà sempre uno “sporco zingaro” che trucca corse di cavalli e che non potrà mai essere totalmente accettato nell’alta società.

L’Inghilterra che ci viene raccontata attraverso le vicende della famiglia Shelby è un Inghilterra divorata dalla corruzione, dove legalità e giustizia non esistono, dove le regole del vivere quotidiano non sempre sono le regole del vivere civile, e queste regole sono dettate dai “protettori” (siano essi ebrei, italiani o zingari) mentre la polizia guarda dall’altra parte fingendo di non vedere e coprendo abusi, soprusi, violenze e talvolta intrighi politici, piegandosi costantemente alla volontà di qualcuno che si erge al di sopra della legge, sia questi un “boss” italiano, un capo della criminalità ebraica, un capo zingaro o un poliziotto corrotto che ha messo da parte l’uniforme per inseguire i propri demoni.
E al di la delle vicende personali della famiglia Shelby, quella che ci viene raccontata da Peaky Blinders è soprattutto la realtà dell’Inghilterra del dopoguerra, un’Inghilterra in cui “un allibratore ed un comunista danno entrambi false speranze alla gente, con la sola, unica differenza, che a volte il cavallo ha qualche speranza di vincere” e non preoccupatevi, prima di gridare allo spoiler vi anticipo che queste osservazioni le farà il protagonista stesso della serie nei primi 5 minuti del primo episodio.

Quella che ci viene raccontata è un Inghilterra segnata dalla guerra, da quell’atroce grande guerra, la prima guerra mondiale che ha lasciato un segno indelebile nella mentente e nei cuori di migliaia di soldati mandati a morire al fronte, ma è anche un Inghilterra in cui, quel fronte, quella guerra, ha creato dei legami interpersonali tali da permettere agli uomini che hanno combattuto gli uni al fianco degli altri di superare ogni divergenza e così, un comunista un prete ed un allibratore si potranno ritrovare fianco a fianco. Birmingham, la città in cui hanno luogo la maggior parte delle vicende narrate, non è altro che è lo spettro dell’Inghilterra, il riflesso della sua ossatura, il riflesso di un Inghilterra che sta facendo i conti con la guerra e con il proprio passato, un Inghilterra che non dimentica (anche se vorrebbe) e prova ad ogni costo ad evitare una nuova guerra, ma al contempo, è un Inghilterra che soffre infinite guerre interne, come la guerra contro i rivoluzionari Irlandesi dell’IRA o le guerre tra organizzazioni criminali per il controllo delle varie città. è un Inghilterra segnata da una generazione alla costante ricerca della propria innocenza perduta, una generazione strappata alla propria infanzia per andare a combattere la grande guerra, costretta a diventare adulta troppo in fretta, per vestire i panni dei soldati, una generazione condannata prematuramente all’inferno, un inferno di cui ha avuto un anticipo combattendo al fronte, nei tunnel, in Francia, un inferno dal quale non ha mai potuto realmente fuggire.

Peaky Blinders racconta soprattutto questo, racconta il dramma generazionale di chi è tornato dalla guerra e di chi da quella guerra non si è mai ripreso, racconta i riflessi di quel dramma sulla società inglese, racconta il senso di rivalsa e il desiderio di pace di quella generazione che ha vissuto la prima guerra mondiale e questi elementi, sono reali, rappresentano una fotografia reale e concreta dell’Inghilterra dei primi anni venti. Come ho già detto, magari Thommy Shelby non è mai realmente esistito, ma di Thommy Shelby nel 1919-1925 l’Inghilterra, anzi, l’europa, ne era piena, era piena di uomini che avevano sacrificato tutto e rischiato tutto per il proprio paese, uomini che non avevano avuto altra scelta che combattere.

Perché quindi guardare Peaky Blinders?

La risposta è semplice, perché anche se le vicende narrate non sono reali, poco importa, il contesto storico in cui sono inserite è reale, gli equilibri politici dell’Inghilterra di quegli anni è reale, le tensioni sono reali, le lotte tra organizzazioni criminali sono reali, le manifestazioni femminili e degli operai sono reali e tutti questi elementi sono il vero, unico e indiscusso protagonista della serie, non sono solo uno sfondo sfocato, non sono solo una melodia di sottofondo per accompagnare i passi di Thommy Shelby, ma sono il cardine stesso della serie, il motore della storia che permette il susseguirsi delle vicende.

Questi elementi emergono in ogni stagione, affiorano in ogni episodio e lasciano allo spettatore più attento un profondo senso di inquietudine e di angoscia, un angoscia che affonda le proprie radici nella storia reale, nella storia quotidiana di un europa e in questo caso specifico di un Inghilterra, i cui abitanti andati in guerra sono tutti morti al fronte, senza eccezioni, di alcuni di loro sono tornati i corpi, ma non le menti. Gli uomini che nel 1918 tornarono a casa dalla guerra non erano più le stesse persone che erano partite, l’intera popolazione europea era stata sostituita dagli spettri di quegli uomini. Finita la guerra l’Europa si era ritrovata popolata da uomini vuoti, tormentati dagli orrori di quella guerra che erano stati costretti a combattere, uomini come Thomas Shelby e Danny “Whizz-Bang”.

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