Flussi Migratori, un fenomeno globale che non è facile arrestare.

Viviamo in un momento storico al limite del paradosso, in cui, chi cerca di assecondare il cambiamento è visto/percepito come “conservatore” che vuole mantenere lo status quo, e chi invece vuole porre fine al cambiamento globale, è percepito come promotore di un cambiamento che non è altro che un ritorno ad equilibri “arcaici” per non dire obsoleti.

I flussi migratori sono attivi ormai in tutto il mondo e sono un problema che non può essere risolto, a meno che A non si commettano dei crimini atroci, B, i paesi più potenti e ricchi non intervengano nei paesi più poveri per mettere fine a guerre civili e smettendo di sfruttare risorse di quei paesi, cosa che ovviamente non faranno mai.

c’era un interessante teoria sulla “fine del capitalismo” presentata da diversi autori tra cui Rosa Luxemburg, in pratica, il secondo questa teoria, il capitalismo è destinato a fallire, ed ogni volta che entra in crisi come sistema, si rimedia ampliando l’area in cui questo sistema è attivo, ma, una volta che tutto il mondo sarà capitalistico, una volta che l’espansione volta a ridimensionare la crisi, non sarà più possibile, il fallimento del sistema sarà inevitabile.

Secondo questi teorici la “fine definitiva” del sistema capitalistico e della globalizzazione sarebbe avvenuta nel giro di un secolo, più o meno parallelamente all’esaurimento delle riserve petrolifere e quindi sarebbe questione di anni, qualche decennio al massimo, prima che l’attuale sistema globale entri in una crisi dalla quale non potrà uscire a meno che non ci si inventi qualcosa di nuovo.
I due problemi/filoni, immigrazione e globalizzazione anche se molti non li considerano insieme, sono le due facce della stessa medaglia, sono parti della stessa equazione, l’una influenza inevitabilmente l’altra.
E a questo punto bisogna fare un discorso su causa ed effetto, personaggi come Assad, Erdogan, Putin, Trum e il nostro Salvini, (mi dispiace dirlo LoL) non sono portatori di questa crisi globale imminente, ma ne sono la conseguenza, sono l’incarnazione del dissenso emergente da parte di chi vuole rimediare alla crisi, ma che non dispone di strumenti concreti per frenarla/arrestarla.
Viviamo in un momento storico al limite del paradosso, in cui, chi cerca di assecondare il cambiamento è visto/percepito come “conservatore” che vuole mantenere lo status quo, e chi invece vuole porre fine al cambiamento globale, è percepito come promotore di un cambiamento che non è altro che un ritorno ad equilibri “arcaici” per non dire obsoleti.

Il più grande slancio al cambiamento globale, per assurdo, lo ha dato l’Europa, un europa che aveva (ed ha ancora) il potenziale per diventare un polo globale al pari di quelle che furono le due superpotenze emerse dalla seconda guerra mondiale, l’Europa aveva (e in parte ha ancora) le carte in regola per poter diventare il terzo polo, che dopo il crollo dell’URSS è praticamente diventato il secondo polo mondiale, e di conseguenza, ha il potenziale (ma a quanto pare non la volontà) di rompere il Monopolio (economico e culturale) degli stati Uniti sull’intero pianeta.

L’europa poteva (e forse può ancora) diventare il prototipo del “nuovo ordine mondiale” auspicato all’indomani della fine dell’unione sovietica, ma, per motivi strampalati, sceglie di restare un passo indietro manifestando un forte, inquietante e a mio avviso imbarazzante servilismo nei confronti degli USA.

L’europa Punta agli USA, punta a migliorare il sistema USA, ma allo stesso tempo, deve fare i conti con correnti “populiste” che preferiscono vivere dei fiumi d’oro che arrivano dal nuovo mondo, piuttosto che rimboccarsi le maniche e moltiplicare quella fortuna, costruendo nuova ricchezza e prosperità nel vecchio continente, giusto perché siamo storici e mi andava di citare Carlo Capra che descrivere l’economia spagnola nell’età moderna.

 

Alcune Letture Consigliate.

C.Napoleoni, Il futuro del Capitalismo.
R.Kagan, Paradiso e potere. America ed Europa nel nuovo ordine mondiale.
Klaus J.Bade, L’Europa in movimento. Le migrazioni dal Settecento ad oggi, Laterza 2001
Giovanni  Gozzini, Le migrazioni di ieri e di oggi. Una storia comparata, Bruno Mondadori, 2005.
Paola Corti, Storia delle migrazioni internazionali, Laterza,2003.
Maria Immacolata, Macioti Enrico Pugliese, L’esperienza migratoria: immigrati e rifugiati in Italia, Laterza 2010.
Luca. Einaudi, Le politiche dell’immigrazione in Italia dall’Unità a oggi, Laterza, 2007
Saskia Sassen, Migranti, coloni, rifugiati. Dall’emigrazione di massa alla fortezza Europa, Feltrinelli, 1999.
Andrew Geddes, The Politics of Migration and Immigration in Europe, Sage Publications 2005.
Daniel Kanstrom, Deportation Nation. Outsiders in American History, Harvard University Press 2007.
Sandro Mezzadra, Diritto di fuga. Migrazioni, cittadinanza, globalizzazione, Ombre Corte, 2006;
Alessandro Dal Lago, Non-persone. L’esclusione dei migranti in una società globale, Feltrinelli, 2004; Abdelmalek Sayad, La doppia assenza: dalle illusioni dell’emigrato alle sofferenze dell’immigrato, Cortina Editore, 2002;
Etienne Balibar, Noi cittadini d’Europa? Le frontiere, lo stato, il popolo,  Manifestolibri, 2004;
Maurizio Ambrosini, Un’altra globalizzazione. La sfida delle migrazioni transnazionali, Il Mulino 2008.

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