Gaza, appello dell’Onu: fermare il conflitto… ma non fa nulla per fermarlo

Ieri (16 maggio 2021) si è tenuta una riunione straordinaria del consiglio di sicurezza delle nazioni unite, per discutere e prendere una posizione a livello internazionale, sulla questione palestinese e decidere se e come intervenire.
Spoiler, l’ONU ha scelto di non intervenire.

Come ipotizzavo, l’ONU sceglie di non intervenire concretamente nel conflitto tra lo stato di Israele e lo stato di Palestina.
La riunione di ieri del consiglio di sicurezza si è chiusa con un “appello”, non una risoluzione, non un ultimatum ma, un “appello”.
L’appello è “basta colpire civili”… e grazie al cazzo.

L’ONU chiede cortesemente, ma senza pretesa di disturbare, che le due parti cessino gli attacchi (da entrambe le parti), ma se non lo faranno, la riunione di ieri non ha previsto “conseguenze”.

Ci troviamo, parzialmente, nell’articolo 39 dello statuto delle nazioni unite.

“Il Consiglio di Sicurezza accerta l’esistenza di una minaccia alla pace, di una violazione della pace, o di un atto di aggressione, e fa raccomandazione o decide quali misure debbano essere prese in conformità agli articoli 41 e 42 per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale.”

L’articolo 41 dice che.

“Il Consiglio di Sicurezza può decidere quali misure, non implicanti l’impiego della forza armata, debbano essere adottate per dare effetto alle sue decisioni, e può invitare i membri delle Nazioni Unite ad applicare tali misure. Queste possono comprendere un’interruzione totale o parziale delle relazioni economiche e delle
comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree, postali, telegrafiche, radio ed altre, e la rottura delle relazioni diplomatiche.”

L’articolo 42 dice che se le misure previste dall’articolo 41 sono ritenute dal CdS non sufficienti, si può procedere con un intervento militare.

“Se il Consiglio di Sicurezza ritiene che le misure previste nell’articolo 41 siano inadeguate o si siano dimostrate inadeguate, esso può intraprendere, con forze aeree, navali o terrestri, ogni azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace e
la sicurezza internazionale. Tale azione può comprendere dimostrazioni, blocchi ed altre operazioni mediante forze aeree, navali o terrestri di Membri delle Nazioni Unite. “

In altri termini, l’ONU, accertata la violazione della pace (stato bellico), oltre ad invitare alla pace, dovrebbe, in teoria, procedere con un embargo, parziale o totale, a seconda della gravità, nei confronti dell’aggressore e, se queste misure non dovessero dare esito positivo, allora, e solo allora, l’ONU può richiedere la formazione di una coalizione internazionale, per coordinare un intervento militare e pacificare la regione.

Il CdS però, non ha richiesto questo, non ha richiesto l’interruzione delle relazioni economiche tra i paesi membri dell’ONU e l’una o l’altra parte coinvolta, limitandosi a richiedere, senza troppe pretese, un cessate il fuoco.
Richiesta che assume toni molto ambigui, poiché da un lato condanna apertamente i raid palestinesi contro Israele, dall’altra fa presente che le vittime civili (192 morti, di cui 58 bambini) sono palestinesi, vittime della risposta Israeliana ai raid.
Raid che, la stessa ONU colloca in territorio palestinese poiché Gaza non fa parte dello stato di Israele, dunque c’è un accenno di rimprovero allo stato di Israele, ma si ferma lì.

La riunione ha visto i membri del CdS divisi, da un lato USA e UK condannavano Hamas, dall’altra Russia e Cina, appellandosi allo stesso statuto dell’ONU e richiamando la risoluzione 67/19 del 2012, che riconosce lo Stato di Palestina, condannava l’occupazione Israeliana.

Su Hamas va aperta la solita parentesi, gli USA considerano Hamas un organizzazione terroristica, mentre la Cina ritiene Hamas un organizzazione politica legittima. Il diritto internazionale a tal proposito, espresso attraverso la corte di giustizia dell’Unione Europea, la Corte di giustizia internazionale e la corte penale internazionale, non ritengono Hamas un organizzazione terroristica e, dal 2014 hanno richiesto di Rimuoverla dalla lista delle organizzazioni terroristiche.

Tornando alla riunione del CdS ieri, la Francia ha assunto una posizione di neutralità, non si è quindi schierata con Israele o Palestina.

Gli stessi schieramenti, a favore di Palestina e Israele sono emersi anche tra i membri non permanenti, attualmente Kenya, India, Irlanda, Messico e Norvegia, portando de facto il consiglio ad uno stallo.

Non ci sarà quindi alcun intervento reale da parte dell’ONU e l’unica proposta “concreta” è arrivata dalla Cina che si è offerta di Mediare tra i due paesi.

Sulla Cina andrebbe aperta un altra parentesi.
La Cina, vive al proprio interno diverse situazioni analoghe a quella della striscia di gaza, e a quelle situazioni, vedi Tibet ed Hong Kong, è solita rispondere esattamente come Israele, tuttavia, la Cina sembra essere in questo caso specifico dalla parte della Palestina e di Hamas, schieramento che trova ragione non tanto nella questione palestinese, quanto nello scontro politico con gli USA che invece appoggiano apertamente Israele.
Tutto ciò ricorda enormemente la Berlino degli anni della guerra fredda, con una città (Gerusalemme) capitale di due diversi stati (Israele e Palestina) che, alle proprie spalle hanno due “superpotenze”, USA e Cina.

Nel mezzo, la posizione Europea, che potrebbe rappresentare il vettore della pace e, sul modello francese, andare verso una pace tout court, senza schierarsi dall’una o dall’altra parte, la decisione sulla posizione dell’UE arriverà nei prossimi giorni, al seguito di una riunione straordinaria del Consiglio Europeo, speriamo solo che l’appartenenza alla NATO e l’alleanza con gli USA dei principali paesi dell’unione, non si traduca in un appoggio incondizionato alle rivendicazioni Israeliane che, ricordiamo ancora una volta, violano in più punti lo statuto dell’ONU.

Ricordiamo fine che, a chiedere insistentemente l’intervento dell’ONU, non è Israele, ma lo stato di Palestina.
Hamas infatti ritiene che la propria guerra sia giusta (nel senso di legale/legittima) perché si configura come una “guerra di liberazione” dall’occupazione straniera e questo, per l’ONU, in teoria, è l’unico Causus Belli legittimo. 

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