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Giudicare il passato con parametri moderni, è antistorico.

Non so perché ma moltissimi hanno un idea statica, statuaria della storia, e commettono l’errore di valutare (e giudicare) gli avvenimenti del passato con i moderni parametri della civiltà e del mondo occidentale, dimenticando, forse troppo facilmente, che molti di quei diritti che oggi diamo per scontati, appena qualche secolo fa (e in alcuni casi, appena qualche decennio fa) erano tutt’altro che scontati.
La storia è anche e soprattutto questo, è la narrazione non solo degli avvenimenti, ma del sistema di valutazione e di giudizio morale dei contemporanei di quegli avvenimenti.

Prendiamo ad esempio l’Italia, oggi l’italia è una repubblica, retta dalla democrazia, in cui esistono numerosi e importanti diritti civili che poco più di 70 anni fa erano inpensabili, e non perché all’epoca in italia vi fosse una dittatura, ma perché all’epoca l’italia era una repubblica, bensì una monarchia, una monarcia parlamentare in cui il re, come si diceva all’epoca, regnava ma non governava, ma pur sempre una monarchia, e per quanto limitati potessero essere i poteri del re, questi erano abbastanza da permettere al sovrano, in qualsiasi momento, di scegliere in maniera arbitraria e senza prestare alcuna attenzione alla volontà degli italiani, di nominare un qualsiasi uomo capo del governo.

E Vittorio Emanuele III re d’Italia agirà proprio in questo modo, per ben due volte durante il suo regno, verranno nominati capi del governo uomini che de facto non avevano “vinto” le elezioni. Il primo di questi uomini fu Benito Mussolini, che, in seguito ad un colloquio privato tra il leader del PnF ed il Re, usando come strumento di pressione un popolo in armi accampato fuori dalla capitale, riuscì ad ottenere un incarico di governo, nonostante il proprio partito di appartenenza potesse contare su un numero di parlamentari estremamente esiguo, parliamo di poco più di un quarto dei parlamentari italiani.

Il secondo uomo ad essere nominato capo del governo, in maniera arbitraria, fu Pietro Badoglio, il quale fu nominato capo del governo, su richiesta del PnF e dei suoi organi istituzionalizzati, quali l’alto consiglio e la camera dei fasci, organi che avevano disconosciuto il precedente primo ministro Mussolini, e proposto come capo provvisorio dello stato, fino a nuove elezioni, un uomo di spicco del Partito, vicino al re, e che appoggiasse la decisione di arrendersi alle forze angloamericane e porre fine alla guerra.

Quando il re accolse la richiesta del “parlamento italiano” che non era un vero e proprio parlamento, ma più un organo di partito sovrascritto alle istituzioni italiane, lo fece nel pieno dei propri poteri e nel totale rispetto delle leggi vigenti all’epoca.

Oggi quelle leggi ci appaiono assurde e insensate, oggi alla luce di oltre quasi tre quarti di secolo in una repubblica, quel sistema istituzionale ci appare fallace e sbagliato, per alcuni è addirittura inconcepibile e totalmente incompatibile con i nostri odierni parametri morali, ma quelli che sono oggi i nostri paradigmi di valutazione, non possono modificare quello che è stato, e non possiamo, alla luce della repubblica.

Mettere in discussione la legittimità di azioni, decisioni e sistemi di valori compiute in quello che fondamentalmente era un mondo diverso, sulla base dei nostri principi occidentali e moderni è, dal punto di vista storico, la cosa più sbagliata che si possa fare, perché nel farlo si esprime un giudizio a posteriori su avvenimenti di cui non si comprende a pieno il contesto.

Uno dei compiti più importanti dello storiografo a mio avviso, non è quello di ricostruire i fatti del passato, ma quello di collocare quei fatti, quegli avvenimenti, in un preciso contesto, storico, politico, culturale, il compito dello storico è cercare di definire e comprendere un mondo che ormai non esiste più, le cui meccaniche sono regolate da idee che oggi non sono più applicabili e in alcuni casi possono apparire disumane.

Prendiamo ad esempio la schiavitù nelle americhe nel XIX secolo o la germania nazista. I valori ed i principi degli schiavisti e dei nazisti, da un certo punto di vista sono molto simili, ed oggi, il buonsenso comune vorrebbe che quei valori e quelle idee di superiorità di un popolo o un etnia su di altre, siano considerate abominevoli. Ma all’epoca, non era così, quelle idee erano ampiamente diffuse e accettate, sia nel mondo in cui la schiavitù e il razzismo erano diffusi, sia fuori da quel mondo, in cui magari non c’erano piantagioni di schiavi o campi di concentramento, ma quelle idee erano tollerate, e la loro tolleranza al di fuori di quel mondo, ne permetteva l’esistenza.

Concludo dicendo che noi “storici” non possiamo schierarci e giudicare sulla base dei nostri moderni valori, gli avvenimenti del passato, perché questo non rientra nelle nostre mansioni. Noi storici abbiamo il compito di preservare la memoria del mondo, nel modo più congruo e oggettivo possibile, senza contaminare gli avvenimenti del passato con le nostre idee politiche o con il nostro sistema di valori.

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