Il finto suicidio di Hitler, ecco tutte le incongruenze della storia

Uno degli argomenti storici piu’ fortunati, piu’ abusati e discussi su internet, molto probabilmente riguarda il destino di Adolf Hitler dopo la seconda guerra mondiale ed il crollo del Reich.

Secondo la storiografia ufficiale, nell’ultima fase della seconda guerra mondiale, Hitler si era rifugiato in un bunker berlinese, insieme alla sua compagna Eva Broun, il suo amato cane, alcuni alti ufficiali della Wehrmacht del Reich (Wehr = difesa, macht 3° persona singolare di machen, =fare) letteralmente era forza di difesa) e un certo numero di agenti operativi e tecnici addetti alla manutenzione e alla gestione delle funzioni primarie del bunker, permettendo quindi ad Hitler e i suoi alti ufficiali di governare la nazione e l’esercito, comunicare con l’esterno, e soprattutto sopravvivere, nei limiti concessi da un bunker militare sotto Berlino durante la seconda guerra mondiale.

La storiografia ufficiale si è basata, per molto tempo, su due diverse tipologie di fonti, da una parte documenti militari e rapporti del tempo, estremamente parziali, vista la natura riservata ed estremamente delicata di alcune informazioni in essi contenute, e in relazione all’aria che “iniziava a tirare” tra Stati Uniti e Unione Sovietica. L’altra tipologia di fonte, consiste invece nei racconti orali e nelle testimonianze dirette e in alcuni casi indiretta (ovvero di seconda mano) dei militari e dei loro commilitoni, oltre che dei civili, che all’epoca, per ragioni diverse e che sarebbe inutile elencare, si trovavano a Berlino. Ci sono poi i diari personali, la corrispondenza, articoli di giornali, e tantissimi altri documenti che per semplicità faremo rientrare nelle testimonianze dirette o di seconda mano.
Se i documenti militari si portano dietro il difetto della parzialità dovuta a censure e classificazioni, le testimonianze orali (o scritte), si portano dietro un altro difetto, quello dell’errore, della parzialità legata alla memoria distorta, oltre alla natura sostanzialmente tendenziosa delle informazioni permeate di giudizi ed osservazioni personali, poco utili, per non dire dannose, ad una corretta ricostruzione.

Ad ogni modo, partendo soprattutto da queste tipologie di fonti, e facendo riferimento alla versione ufficiale comunicata dalle potenze vincitrici della guerra, prima i cronisti e poi gli storici, sono riusciti a ricostruire gli avvenimenti, che, nell’aprile del 45 portarono alla morte di Hitler.

La storiografia ufficiale, concorda in larga misura con la versione ufficiale, che vedrebbe Hitler e la sua compagna togliersi la vita nel bunker, successivamente i loro corpi furono dati alle fiamme, e quando l’armata rossa irruppe nel bunker, si ritrovò a dover fare i conti con i corpi carbonizzati di un uomo ed una donna. Stando ai primissimi documenti, resi pubblici tra il 1945 ed il 1948 grazie alle impronte dentali è stato possibile identificare il corpo di Hitler, la cui cartella clinica, a causa dei numerosi problemi di salute (ho scritto in passato un articolo sullo stato di salute di Hitler) era ricca di radiografie, e l’impronta dentale recuperata da una dei cadaveri del bunker, sembra coincidere quasi perfettamente con le impronte dentali di Hilter presenti nella sua cartella clinica.

La coincidenza solo parziale dell’impronta dentale, unita a non pochi errori di traduzione, o per meglio dire, di interpretazione della traduzione, ha generato non pochi miti sulla “presunta morte di Hitler”

Qualche giorno fa ho scritto un post sulla pagina facebook di Historicaleye che, come spesso accade, mi è leggermente sfuggito di mana, superando abbondantemente le 3000 battute (circa 600 parole). Solitamente trasporto quei post qui sul sito, lasciando alla pagina facebook solo una breve introduzione, questa volta invece ho voluto pubblicarlo direttamente su facebook, ottenendo non poca “fortuna” il post infatti è stato molto letto e soprattutto apprezzato. Ho deciso quindi di riproporlo anche a voi lettori del blog, per una ragione o l’altra non seguite o non potete seguire la pagina facebook, integrandolo in questo articolo piu’ ampio.

Come possiamo vedere da quanto segue, c’è una leggera discrepanza nel significato di tre frasi, che, nei primi due casi possono considerarsi come la stessa frase tradotta/espressa/comunicata/ in modo diverso.

“Nel bunker dove si presume che Hitler si tolse la vita, furono ritrovati anche i resti di una donna”
“Nel bunker dove si presume che Hitler si tolse la vita, furono ritrovati i resti di una donna”
“Nel bunker dove si presume che Hitler si tolse la vita, furono ritrovati solo i resti di una donna”

Le tre frasi differiscono tra loro solo in una parola, e quella parola è determinante per comprendere l’intera frase. Nel primo caso, la presenza di “anche”  lascia poco spazio all’immaginazione, tra i resti del bunker furono ritrovati anche i resti di una donna, in perfetto accordo con la versione ufficiale che vorrebbe Eva Broun togliersi la vita nel bunker insieme ad Hitler, e la conseguenza logica di questo è che nel bunker, oltre ai resti di Hitler (identificato dall’impronta dentale), ci fossero anche i resti di una donna (Eva Broun).
Nel secondo caso la cosa si complica leggermente, in quanto, dicendo (come è stato detto per molto tempo) che, nel bunker furono trovati “i resti di una donna“, il compito dell’interpretazione diventa molto importante, questa frase può significare infatti che nel bunker fu ritrovato “anche” il corpo di una donna, come può significare che nel bunker fu ritrovato “solo” il corpo di una donna, ma con un po di buon senso se i corpi sono due, e la donna è una, l’altro per forza di cose è un’uomo. Tuttavia, questo passaggio logico non sempre è stato fatto, aprendo infiniti e mai chiusi dubbi sul destino di Hitler.
Il terzo caso è infine frutto dell’assenza di quel passaggio logico fondamentale per interpretare la frase predente, aggiungendo il termine “solo“, tra l’altro parlando del ritrovamento di due corpi, questo errore, alimentato da malafede e complottismo, nato da un errore di interpretazione, ha alimentato quell’errore, mettendo in discussione la versione ufficiale, basandosi però su un inconsistenza.

In realtà dire che nel bunker fu ritrovato “solo il corpo di una donna” è esatto, perché l’altro corpo era di un uomo, e la donna carbonizzata effettivamente era solo una. Ad ogni modo, quell'”anche” dimenticato, non tradotto, tradotto male, volutamente omesso da qualcuno, e quel “solo” male interpretato, per errore o di proposito, ha fatto piu’ danni di quanto si possa immaginare, di fatto è all’origine di almeno metà dei miti sulla fuga di Hitler dalla Germania durante la guerra.

Molti continuano a pensare, che Hitler non sia morto suicida insieme ad Eva Bown nel Bunker di Berlino* ma sia riuscito a fuggire dalla Germania, aiutato dalla CIA, riuscendo a trovare rifugio in Argentina, e “la prova evidente” della riuscita fuga risiede nel fatto che, nel bunker, tra i resti e le macerie, trovarono i resti di una donna carbonizzata.

Ora, non serve certamente l’acume di Sherlock Holmes per dedurre che, se in un bunker ci sono un uomo (Hitler) ed una donna (Eva Broun) e questi si tolgono la vita, nel bunker ci saranno i resti di una donna. Ma per un attimo fingiamo di essere stupidi e poniamoci qualche domanda sul brillante e assolutamente insospettabile piano di fuga dei due. Per quale assurdo motivo, per “mascherare la sua fuga” hitler avrebbe dovuto nascondere in un bunker il corpo di una donna, e per mascherare i cadaveri identificabili dall’impronta dentale, non ha ordinato di distruggere l’impronta dentale, facendo invece dare fuoco ai corpi, utile per distruggere il DNA, ma all’epoca non si utilizzava il DNA per identificare un corpo, questa “tecnica” si è diffusa soprattutto negli ultimi 20 anni, ed è utilizzata a partire dagli anni 80 al massimo. Non aveva dunque alcun senso per Hitler distruggere il DNA (come molti sostengono) ma non l’impronta dentale (unico elemento in grado di permettere l’identificazione di un corpo carbonizzato). Dunque, non era piu’ semplice, per non dire logico, distruggere quel bunker e non lasciare alcuna traccia ? Ma no, ma certo che no, perché semplificare le cose, perché cercare una copertura credibile per la propria fuga, quando si può rendere tutto piu’ complicato, proteggendosi da tecniche di riconoscimento che ancora non esistono, ma non da quelle esistenti, costruendo poi, da buon stratega, una copertura che fa acqua da tutte le parti, con talmente tante falle, incongruenze e forzature logiche, da sembrare ridicola anche al piu’ stupido degli investigatori del tempo. In fondo Hitler era solo al vertice della gerarchia nazista, adorato come una sorta di divinità in gran parte della nazione, e soprattutto da numerosi gerarchi nazisti che, al contrario, riuscirono a fuggire e far perdere le proprie tracce, avvalendosi di una solida rete internazionale di aiuti, che permise loro di creare valide coperture. E pure, tra i molti canali disponibili per una possibile fuga sicura, Hitler, l’uomo piu’ ricercato d’europa ricorse al piu’ stupido dei piani di fuga, impegnandosi in un viaggio estremamente rocambolesco e insensato.

Senza girarci troppo attorno, nei documenti dell’armata rossa pubblicati (parzialmente) nel 45 e in forma integrale negli anni 90 (anche se con alcuni passaggi cancellati) si dice chiaramente che nel bunker furono ritrovati i resti carbonizzati di due persone, un uomo ed una donna, l’uomo è stato identificato con Hitler attraverso l’impronta dentale**, la donna invece, se bene non è stato possibile identificarla al 100% a causa delle peggiori condizioni dei resti, è molto probabile che fosse Eva Broun , compagna di Hitler che, come già detto, secondo la versione ufficiale, confermata dai documenti del tempo, era presente nel quel bunker in quel preciso momento storico.

In ultima istanza, nel bunker furono ritrovati anche i resti di un cane, e anche se la germania nazista faceva largo uso delle unità cinofile, questi non erano in alcun modo utili alla sopravvivenza e funzionamento di un bunker, tuttavia, nel bunker di Berlino era presente un cane, non militare ma civile, si tratta del cane personale di Hitler, la cui stazza coincide con i resti ritrovati nel bunker***.

Considerazioni personali ed estemporanea :
*spero per lui che sia morto, perché se fosse caduto nelle mani dei sovietici avrebbe avuto un destino peggiore della morte, e anzi, credo sia proprio questo il motivo che lo spinse al suicidio

**ad oggi, nel 2017, facendo uso delle piu’ moderne tecnologie, falsificare l’impronta dentale di un corpo non è facile, soprattutto se si prevede di dar fuoco al corpo, in quanto le alte temperature mostrerebbero la natura artificiale delle protesi dentarie, e se oggi è difficile, figuriamoci nel 45.

***posso capire tutto, giuro che posso capire tutto, ma ditemi, per quale motivo, per “camuffare la fuga” Hitler avrebbe dovuto uccidere o fingere di uccidere il suo cane ? Che tra l’altro, secondo i testimoni Hitler amava quel cane piu’ della sua stessa vita.  

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