Il revisionismo storico di Kurz, un insulto alla storiografia.

Se c’è una cosa che ho sempre odiato è chi utilizza la storia distorcendola per fare propaganda politica. Ed è proprio questo che sta facendo Sebastian Kurz con il sostegno dato al revisionismo storico che punta a riscrivere il risorgimento seguendo una nuova chiave interpretativa filo germanica e decisamente antistorica.

Ma andiamo con ordine perché il revisionismo interpretativo del
risorgimento , qualcosa di sensato l’ha anche detta, il problema è questo revisionismo è estremamente politicizzato e utilizza parametri diversi per definire ed etichettare situazioni politiche estremamente simili tra loro, ovvero l’Unificazione Italiana e l’Unificazione Tedesca, e a scanso di equivoci va precisato che i due processi unitari, per quanto simili, sono anche molto diversi tra loro, l’unificazione tedesca è un unificazione prima economica e poi politica mentre quella italiana affonda le proprie radici nel sangue delle guerre di indipendenza, ma come dicevo, andiamo con ordine.

Iniziamo col dire che è vero che le guerre di indipendenza italiane furono guerre di aggressione e di conquista, l’italia, o meglio il piemonte entra in guerra contro l’Austria per ragioni espansionistiche prima di qualsiasi altra ragione e al di la di tutte le nobili giustificazioni date dai Savoia e da Cavour, è innegabile che il fine ultimo di quelle guerre fosse un ampliamento territoriale dello stato sabaudo. Dall’altra arte dire che Cavour voleva dividere l’Austria, è assolutamente falso e privo di ogni logica, detto molto semplicemente, a Cavour non fregava un cazzo dell’Austria e della sua unità o della sua dissoluzione, aveva in testa un progetto espansionistico che affondava le proprie radici in una visione nazionalistica che oggi potremmo identificare con una qualche nazionalismo di destra, va però precisata l’inutile e superfluo dettaglio che, questo progetto di espansione, non aveva il fine ultimo di disgregare l’impero Austro Ungarico, anche perché a quello ci stavano già pensando gli austriaci, e a tal proposito, in questo contesto bisogna stare estremamente attenti a non invertire causa ed effetto, confondendo l’una con l’altro, poiché in questo caso, le preesistenti crisi interne all’impero Austoro-Ungarico, impegnato in un lungo e lento processo di disgregazione dell’impero non è dovuto all’attivismo di Cavour e attribuire alla politica di Cavour la responsabilità della disgregazione dell’impero asburgico, significa attribuire a Cavour un ruolo nella storia enormemente più grande di quello che ha realmente giocato.
Cavur, non fu l’artefice dell’inizio della disgregazione austriaca, ma approfittò della disgregazione in corso d’opera per dare all’Italia la possibilità di espandersi strappando terreno all’Austria. Dire che Cavour voleva distruggere l’Austria significa invertire la causa (la disgregazione dell’impero) con l’effetto (l’espansione del Piemonte) mentendo spudoratamente e creando un terribile equivoco storiografico.

Quanto a Mazzini e Garibaldi, che, secondo il revisionismo austriaco promosso da Kurz, sono indicati come nazionalisti di estrema destra… parliamone, perché qui la questione si fa interessante.

Faccio l’ennesima premessa, ribadendo ancora una volta un concetto storiografico elementare, è folle e terribilmente sbagliato (per non dire assolutamente antistorico) utilizzare categorie moderne per definire la corrente politica di uomini del passato, in questo caso uomini del XIX secolo, tuttavia il revisionismo lo fa e quindi lo facciamo anche noi e se proprio vogliamo utilizzare le etichette moderne, cerchiamo perlomeno di essere accurati e di utilizzare l’etichetta giusta.

Come dicevo, secondo il revisionismo austriaco, Mazzini e Garibaldi sarebbero stati dei nazionalisti di estrema destra. Questa cosa in realtà non è del tutto sbagliata, ma cerchiamo di capire perché.

E’ infatti vero che Mazzini e Garibaldi erano nazionalisti, e in realtà in questo non vi è alcuna revisione, sono tra i padri della nazione italia, gli ideatori e gli esecutori materiali dell’unificazione italiana, se non erano nazionalisti loro non riesco ad immaginare chi possa essere definito nazionalista, tuttavia il loro era un nazionalismo estremamente diverso da quello moderno, da quello che oggi concepiamo come nazionalismo, il loro, in particolare quello di Mazzini era un nazionalismo libertario, in cui il popolo italiano si riconosceva come un popolo senza stato e vittima di nazioni straniere che lo opprimevano, ritrovandosi ad essere de facto una minoranza in casa propria.

A questo punto vi chiedo la cortesia di non fare inadeguati parallelismi con l’italia contemporanea oppressa dall’europa, perché no, non è la stessa cosa, siamo completamente su un altro livello.


L’italia pre-unitaria, soprattutto nei territori controllati dall’Impero Asburgico era praticamente terreno coloniale dell’impero, era una periferia dell’impero priva di autonomia, priva di libertà e soprattutto priva di una reale rappresentanza politica ai vertici dell’impero. Erano popoli che risiedevano in territori totalmente immersi in dinamiche feudali e che rispondevano ad un imperatore che neanche parlava la loro stessa lingua. Erano fondamentalmente degli esclusi, degli emarginati che rivendicavano una propria identità nazionale e questa ricerca di identità fu la base su cui uomini come Mazzini e Cavour costruirono il proprio nazionalismo e, nel caso di Cavour, la propria politica espansionistica.
Per quanto riguarda quindi il nazionalismo di Mazzini e Garibaldi, possiamo dire che il loro era un nazionalismo che puntava alla nascita di una nazione libera e indipendente, formata dall’unione di popoli con una lingua comune, una tradizione culturale comune ed una storia comune.

Per quanto concerne invece le loro idee, anche qui, in realtà non c’è alcun revisionismo, nessuno ha mai messo in discussione l’idea che, soprattutto Mazzini, fossero identificabile con un ideologia “di destra” , il problema è capire di che destra stiamo parlando. Parliamo di una destra estrema e conservatrice o di una destra più moderata, progressista e liberale?

Questa è una cosa che va assolutamente chiarita perché il fatto che siano entrambe Destra, non significa assolutamente che siano la stessa cosa, sono in realtà due mondi totalmente diversi e se proprio vogliamo indicare Mazzini e Garibaldi con le moderne etichette politiche, quella più adatta è certamente quella della destra moderata, progressista e liberale, del resto basta fare un leggero sforzo di memoria per ricordare che la destra storica italiana nasce proprio dalla corrente politica Mazziniana ed evolve nel partito liberale costituzionale, attraversa la fase del trasformismo che vedrà il confluire tra le proprie fila di uomini provenienti anche dalla sinistra storica, per poi diventare il Partito Liberale Italiano. Un partito di cui si può dire di tutto, tranne che fosse un partito di estrema Destra.

Concludo con una breve parentesi sul Kaiser Guglielmo I di Prussia, che grazie ad Otto Von Bismark fu protagonista dell’unificazione tedesca e anch’esso vittima del revisionismo austriaco promosso da Kurz.
Secondo le nuove chiavi interpretative Guglielmo I era un re “Buono e globalista”.
Personalmente non so cosa significhi quel “buono”, in termini storici questa parola non ha senso, in storia non esistono buoni o cattivi, ma esistono uomini, idee, dinamiche, ed eventi, ma non buoni o cattivi, non siamo alle elementari, non siamo in un film dei Marvel Studios, non c’è l’eroe e il cattivo di turno, esistono al più vincitori e vinti e nel caso di Guglielmo possiamo dire senza timore che fu un vincitore, fu un vincitore perché, soprattutto grazie a Bismark, riuscì a ricostruire il sacro romano impero, dissolto con il congresso di Vienna, dando vita al secondo reich, riuscendo a costruire le basi per una nazione prospera, ricca e forte, che in pochissimi anni avrebbe raggiunto e superato i livelli britannici e americani. Quanto al “globalista” invece, beh, lì ho qualche riserva.

Ho qualche riserva sul fatto che Gugliemo I fosse un globalista, al più fu un nazionalista liberale, esattamente come lo furono anche Cavour e Mazzini, e forse fu anche più moderato di loro, ma comunque non fu un globalista e sinceramente non riesco a capire come questi uomini che avevano visioni estremamente simili tra loro vengano identificati in correnti politiche così diverse tra loro.
In ogni caso, per quanto riguarda il Kaiser Guglielmo, ricordiamo che durante il suo regno, oltre al congresso di Berlino (voluto dall’Austria) che ipotizzo sia la ragione per cui è stato definito un globalista, ci fu anche la famosa conferenza di Berlino, non so se avete presente la conferenza in questione, nel caso scusatemi se mi dilungo sulla questione ma prometto che sarò breve, fu la conferenza in cui le potenze europee ripartirono tra loro il controllo dei territori dell’Africa occidentale partendo da una disputa commerciale sul fiume Congo. Insomma, la conferenza di Berlino è la conferenza della ripartizione dell’Africa che segna l’inizio del colonialismo europeo in Africa.

Non so voi ma io da parte di Guglielmo non vedo questa grande spinta propulsiva verso il globalismo, vero l’integrazione di tutti i popoli del mondo sotto un unica nazione e aventi tutti gli stessi diritti, e dovendo dare un giudizio morale sull’uomo, non ci vedo neanche tutta questa bontà soprattutto se si guarda al modo in cui amministrò le sue colonie. Certo, qualcuno potrebbe opinare dicendo che comunque è stato promotore di relazioni internazionali e di importanti vertici diplomatici internazionali volti a scongiurare imminenti guerre tra nazioni europee, e questo è assolutamente vero, ma non significa essere globalisti, significa semplicemente cercare di evitare nuove guerre in un secolo in cui tra le campagne napoleoniche e le innumerevoli rivoluzioni e guerre successive al congresso di Vienna, era stato versato già abbastanza sangue europeo, e parlo di sangue europeo perché il sangue africano beh, a giudicare dal trattamento che subirono le popolazioni indigene del Congo e degli altri territori che finirono sotto il controllo europeo, in particolare sotto il controllo Belga e Tedesco, ma questa è un altra storia, quello continuò ad essere versato senza troppi problemi morali da parte di Guglielmo.

 

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