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Incontro tra Vikinghi e Islamici nel IX secolo

Un anello vikingo del IX secolo decorato con un incisione in lingua araba che significa “per Allah

Qualche giorno fa ho pubblicato sulla pagina facebook Historicaleye, un immagine, la fotografia di un anello norreno del IX secolo, con su incisa una frase in lingua araba che può essere tradotta come “per Allah” e in moltissimi si sono chiesti, come fosse possibile tutto ciò, visto che nel IX secolo, tra il mondo islamico ed il mondo norreno, vi era un intero continente di mezzo.

Come è possibile che gli islamici siano giunti fino alla penisola scandinava nel IX secolo?

In effetti i due mondi erano estremamente lontani tra di loro, estremamente distanti, e pure, in qualche modo, nonostante tutto, nonostante in quel periodo, tra i possedimenti dell’impero islamico e la civiltà norrena vi fosse l’impero Bizantino e più a nord l’impero carolingio prima ed il sacro romano impero poi, oltre a numerosi altri piccoli regni romano barbarici, come ad esempio il regno dei Bulgari, i due mondi entrarono in contatto, e secondo alcuni storici, questo contatto fu estremamente più pacifico, diplomatico e prolifico del contatto, ben più noto e documentato in europa, tra la civiltà norrena e quella cristiana occidentale .

La coltre di mistero che avvolge i contatti tra la civiltà islamica e nello specifico il califfato Abbaside e la civiltà norrena nella penisola scandinava, in realtà è stata sollevata dagli studi orientalisti del numismatico tedesco Christian Martin Joachim Frähn, più di due secoli fa.

Già nel 1823 infatti il numismatico tedesco, tradusse per conto dell’Accademia Imperiale delle Scienze di San Pietroburgo, alcuni manoscritti islamici, tra cui, il Muʿjam al-buldān, in italiano “l’insieme delle contrade“, uno scritto enciclopedico, di carattere geografico, dello studioso siriano Yāqūt ʿAbd Allāh al-Rūmī al-Hamawī, noto più semplicemente come Yāqūt, vissuto a cavallo tra il XII e XIII secolo.

In questo scritto, vengono citati numerosi cronisti, mercanti, scrittori e viaggiatori arabi vissuti nel IX secolo, e tra i tanti viene citato anche Ahmad ibn Fadlan, autore di un manoscritto, una sorta di diario di viaggio, di una missione diplomatica condotta per conto del califfo abbaside di Baghdad, al-Muqtadir, presso il re bulgaro del Volga Almış.

L’intero viaggio è raccontato e descritto minuziosamente nel diario di Ahmad ibn Fadlan e sulla base di questo diario, anche questo tradotto da Frähn, nel 1977 lo scrittore statunitense Michael Crichton pubblicò il romanzo intitolato Mangiatori di Morte, in cui il protagonista, ispirato alla figura storica, realmente esistita di Ahmad ibn Fadlan e alle sue vicende. Nel romanzo Ahmad ibn Fadlan si spinge oltre il regno dei bulgari, fino a raggiungere la penisola scandinava, dove entra in contatto con la civiltà norrena, con i vichinghi ed è lì che si svolgono le vicende del romanzo. Da questo libro, nel 1999, venne tratto il film il XIII Guerriero con protagonista Antonio Banderas che veste i panni del viaggiatore islamico Ahmad ibn Fadlan .

Il romanzo di Crichton è stato spesso associato ad un falso storico, in parte perché il titolo originale del romanzo era “Mangiatori di Morte: il manoscritto di Ahmad ibn Fadlan sulle sue esperienze con i Vichinghi nel 922” e in parte perché lo stile di scrittura di Crichton presenta una narrazione spesso è in prima persona, molto verosimile, e giocata molto sul “non è vero ma potrebbe essere“. Tuttavia, è è sufficiente guardare ad altre opere dello stesso autore, come ad esempio “Il terminale uomo” o il più famoso ed iconico “Jurassic Park“, per rendersi di quello realizzare un falso storico non era negli intenti di Crichton, e anzi, si tratta di un equivoco derivato da un preciso e ben definito e riconoscibile stile narrativo, comune a tutte le opere di questo autore.

Nonostante Mangiatori di Morte sia un romanzo e le vicende narrate siano totalmente frutto dell’immaginazione di Crichton, poiché Ahmad ibn Fadlan, non ha mai raggiunto la penisola scandinava e una volta terminata la propria missione diplomatica presso il re dei bulgari ha fatto subito ritorno a Baghdad, altri viaggiatori arabi e mercanti meno noti si sono invece spinti molto più a nord, raggiungendo effettivamente la penisola scandinava tra l VIII ed il XII secolo, e nei loro viaggi, soprattutto negli anni del califfato Abasside, sono stati protagonisti della trascrizione di innumerevoli opere letterarie norrene, canti, miti, leggende, sono stati messi per iscritto per la prima volta nella loro storia da mercanti e cronisti arabi che poi hanno riportato questi manoscritti in medio oriente, dove sono stati conservati, preservati e tramandati a memoria postuma, nelle innumerevoli grandi biblioteche dell’impero, da Baghdad a Cordova.

Mercanti e viaggiatori arabi come Ahmad ibn Fadlan, hanno realmente visitato la scandinavia, hanno trascritto i canti e i miti dei popoli che incontravano e con questi hanno scambiato conoscenze e sapere di ogni tipo. Secondo alcune teorie, ancora da dimostrare a causa della mancanza di prove e documenti dovuta alla distruzione sistematica avvenuta dal XII secolo in avanti delle grandi biblioteche islamiche ad opera di cristiani durante le crociate e dei turchi ottomani, è molto probabile che lo strumento di navigazione, noto anche come pietra del sole o cristallo magico, usato dai vikinghi per orientarsi in mare durante il giorno in giornate particolarmente nuvolose, in cui non si vedeva il sole, fondamentale per effettuare la lunghe traversata del mar baltico durante le incursioni nelle isole britanniche e nell’Europa settentrionale, sarebbe giunto nelle mani dei navigatori scandinavi da mercanti di origine araba.


Lo spato islandese, un cristallo che forse permetteva agli antichi Vichinghi di rilevare la posizione del sole. 

Se questa teoria fosse vera, significherebbe che un personaggio come Ragnar Lothbrok, protagonista della serie Vikings e metafora del navigatore vikingo, potrebbe essere entrato in contatto con un personaggio come Ahmad ibn Fadlan, protagonista del tredicesimo guerriero e metafora del mercante islamico, e nel complesso, questo incontro rappresenterebbe un esempio estremamente positivo di incontro tra civiltà in un epoca in cui, in europa, gli scontri tra civiltà erano decisamente più numerosi degli incontri di carattere diplomatico, e probabilmente è proprio perché in europa si prediligeva lo scontro tra civiltà al’incontro di civiltà che tra il IX e l’XI secolo, le biblioteche eruopee ospitavano poche centinaia, al massimo qualche migliaio di testi, tutti rigorosamente di carattere religioso, mentre il mondo islamico, raggiungeva il proprio apice, e nelle proprie biblioteche erano conservati diverse centinaia di migliaia di testi, provenienti da tutto il mondo conosciuto, dall’India alla Scandinavia.

Del resto, in questo periodo, presso la corte Abasside, uno dei passaggi più celebri e noti del corano, ricordava ai fedeli e ai pagani che “Allah è bello e ama la bellezza“, e questo passaggio rappresentava un principio fondamentale per quella che all’epoca era la cultura della civiltà islamica.

Allah ama la bellezza, qualunque forma di bellezza, anche quando questa bellezza era frutto del lavoro di civiltà e popoli lontani dall’islam e proprio sulla base di questo principio, in seguito rinnegato con la presa di potere dei più selvaggi e meno raffinati turchi ottomani, l’impero islamico ha raccolto sapere e conoscenza da ogni angolo del mondo, facendosi carico della conservazione e traduzione di opere letterarie, artistiche e poetiche, provenienti dal passato e da civiltà lontane, dando precedenza al bello e al saggio sopra ogni cosa. Allo stesso tempo l’europa dava la precedenza al sacro, distruggendo testi pagani, di autori latini e greci vissuti prima dell’avvento del cristianesimo ed oggi, e se non fosse stato per il lavoro di conservazione e recupero dei copisti islamici, oggi autori come Socrate, Platone, Aristotele, Virgilio, Cicerone, ecc ecc ecc sarebbero perduti, distrutti o sovrascritti dai copisti europei per far fronte alla carenza di carta e pergamene.

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