Intervista alla professoressa Maya De Leo sulla storia dell’omosessualità

Questa settimana ho deciso di intervistare la professoressa Maya De Leo che terrà il primo corso di Storia dell’omosessualità in Italia all’università di Torino.

 

– La prima domanda è personale: quali sono le motivazioni che l’hanno spinta a passare dallo studio della Storia di genere alla storia dell’omosessualità ?

 

In realtà non è corretto individuare un “passaggio” tra le due cose: la storia di genere viene associata alla storia delle donne o delle relazioni tra uomini e donne, ma in realtà il campo di indagine della storia di genere è molto più vasto e comprende la costruzione delle identità di genere, maschile e femminile, la sessualità, la percezione dei comportamenti sessuali illeciti o proibiti, come l’omosessualità. Ho deciso di studiare l’omosessualità perché trovo cheindagare la costruzione normativa dei generi e delle sessualitàsia molto importante per comprendere fenomeni cruciali dell’età contemporanea, come hanno insegnato per primi i lavori di George Mosse.

 

– Quali sono state le motivazioni che l’hanno spinta a proporre un insegnamento come storia dell’omosessualità?

 

Non l’ho proposto io: l’insegnamento mi è stato affidato dopo la selezione seguita al bando indetto dall’Università. Sinceramente sono stata molto sorpresa io per prima quando ho appreso che era stato attivato questo corso, ma anche molto contenta.

 

– Lei si aspettava le polemiche e le reazioni che sono sorte dopo l’annuncio di questo nuovo corso universitario?

 

Sì, so per esperienza che parlare di omosessualità in pubblico suscita sempre reazioni molto forti, sia positive che negative. Quelle negative indicano che le resistenze sono ancora molto forti, quelle positive che d’altra parte c’è molta “fame” di informazione su questo tema.

Lo striscione di Forza Nuova appeso a Palazzo Nuovo a Torino

– Questo insegnamento esiste in altre università italiane o estere?

 

Che io sappia in Italia non esistono altri corsi con questa denominazione, mentre corsi di storia dell’omosessualità sono presenti nelle università statunitensi (ad esempio Stanford e Berkeley), inglesi (il Goldsmiths College, dell’University Of London, ha creato lo scorso anno un Master in Queer History ed è stato il primo in tutto il mondo nel suo genere), e presso l’Université du Québec a Montréal. Questi sono quelli che conosco, ma sicuramente ce ne sono altrinel mondo: è impossibile elencarli tutti.

-Secondo lei perché si è arrivati ora, alla decisione di istituire questo insegnamento?

 

Da un lato perché sono avvenuti importanti cambiamenti di tipo culturale: dieci anni fa, quando ho discusso la tesi di dottorato (dedicata alle rappresentazioni dell’omosessualità tra tardo Ottocento e primo Novecento), l’omosessualità iniziava ad apparire timidamente come tema nel dibattito pubblico e politico, ora è sempre più presente e sicuramente vi sono maggiore attenzione e minore chiusura.

Dall’altro lato perché, a quarant’anni circa dalla sua nascita, la storia dell’omosessualità ha raggiunto un certo consolidamento accademico e una produzione storiografica di peso e qualità ragguardevoli che è giunto il momento di divulgare.

 

– In altri paesi, al momento dell’istituzione di un insegnamento simile ci sono state reazioni come  quelle avvenute ora in Italia?

 

Attualmente negli Stati Uniti e nel Regno Unito la storia queer non solo è una consolidata realtà accademica ma è entrata nelle scuole superiori attraverso l’istituzionalizzazione del LGBT+ History Month, iniziativa che prevede approfondimenti sul tema della storia LGBT+ e altre iniziative contro l’omotransfobia. Alcune polemiche hanno fatto seguito alla decisione di alcuni stati americani di introdurre la LGBT+ History nelle scuole medie.

– Quando è nata l’idea dell’omosessualità come malattia e chi furono i maggiori teorici di questo pensiero ?

 

La patologizzazione dell’omosessualità è un prodotto ottocentesco con cui facciamo i conti ancora oggi.I testi più influenti furono quello del medico inglese Havelock Ellis, Sexual inversion (1897) e Psychopathia Sexualis (1886) del medico tedesco Richard von Krafft-Ebing. In entrambi questi testi si sosteneva l’idea dell’“inversione”, ovvero che gli omosessuali avessero caratteristiche del sesso opposto. D’altro canto è bene sottolineare che questo tipo di lettura era apprezzata da parte degli omosessuali del tempo che la preferivano alla visione dell’omosessualità come vizio esecrabile o crimine (la sodomia era punita dal codice penale in Inghilterra e in Germania).

 

– Come ha influito la televisione sulla visione dell’omosessualità in età contemporanea?

 

La stereotipizzazione negativa nei film è stata sempre molto diffusa, anche se portata avanti per allusioni, poiché la censura ha impedito che fossero proposte perfino figure negative di omosessuali e lesbiche.

Sicuramente il moltiplicarsi di rappresentazioni, e soprattutto di rappresentazioni positive o comunque non stereotipicamente negative, ha influito positivamente negli ultimi decenni sulla percezione dell’omosessualità.

 

–  Come si è sviluppato il movimento di liberazione omosessuale in Italia? Negli ultimi anni è cambiato qualcosa?

 

La storia del movimento di liberazione omosessuale in Italia è intrecciata con quella del femminismo di seconda ondata degli anni settanta, con quella della sinistra extraparlamentare e del partito radicale: interlocutori con cui il dialogo non è stato sempre facile e nemmeno sereno. Ora la situazione politica è completamente diversa, e la comunità LGBT+si è affermata maggiormente come soggetto politico autonomo, non soloin quanto bacino di potenziali elettori e agente di mobilitazione per precisi obiettivi politici, ma soprattutto come soggetto collettivo e diffuso in grado di produrre cambiamento sociale e trasformazione culturale.

 

– Vorrei concludere adesso con una domanda un po’ personale. È consuetudine di “Historical Eye” chiedere agli studiosi intervistati un po’ del loro percorso personale e delle motivazioni che li hanno spinti a intraprendere il difficile mestiere di storico. Crediamo sia molto importante capire “perché” si studi la storia o si diventi storici. Quindi, in definitiva, professoressa, quali furono le motivazioni che la portarono a scegliere di studiare storia? Ha qualche consiglio di lettura e di storiografia sull’argomento?

 

Mi sono iscritta a storia nel 1993, erano gli anni delle guerre jugoslave e sentivo il bisogno di strumenti che mi aiutassero a leggere un presente così tormentato. Il genere mi è sembrato da subito un’ottima chiave di lettura, poiché la sessualità costituisce uno spazio di articolazione primario dei rapporti di potere, delle tensioni sociali, dei conflitti e dei mutamenti che attraversano l’età contemporanea.

 

Sull’omosessualità segnalo due “classici” che purtroppo non sono stati tradotti in italiano:

 

George Chauncey, Gay New York: Gender, Urban Culture, and the Making of the Gay Male World, 1890 – 1940,Basic Books, New York, 1994.

 

Elizabeth Lapovsky Kennedy and Madeline D. Davis, Boots of Leather, Slippers of Gold: The History of a Lesbian Community,Penguin Books, New York1993.

 

Tra i lavori sull’Italia, in italiano, segnalo invece:

 

Lorenzo Benadusi, Il nemico dell’uomo nuovo. L’omosessualità nell’esperimento totalitario fascista, Feltrinelli, Milano 2005.

 

Massimo Prearo, La fabbrica dell’orgoglio. Una genealogia dei movimenti LGBT, ETS, Pisa 2015.

 

 

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