La Battaglia di Austerlitz e la fine dell’ancien regime

Il 2 dicembre del 1805 nei pressi di Brno , nell’attuale Repubblica Ceca fu combattuta la battaglia di Austerlitz, passata alla storia come la battaglia dei tre Imperatori perché coinvolti nello scontro i tre imperi dell’Europa centro orientale, la Francia di Napoleone Bonaparte con i suoi circa 73 mila uomini da una arte, contro gli oltre 86 mila uomini della coalizione del sacro romano impero e l’esercito russo.

Il Brano Il Cielo di Austerlitz contenuto nell'album "di rabbia di stelle" di Roberto vecchioni, è ispirato al romanzo di Lev Tolstoj "Guerra e Pace" e racconta gli ultimi istanti del principe russo Alexander, caduto "come un'airone" sul campo di battaglia
Il Brano “Il Cielo di Austerlitz” contenuto nell’album “di rabbia di stelle” di Roberto Vecchioni, è ispirato al romanzo di Lev TolstojGuerra e Pace” e racconta gli ultimi istanti del principe russo Alexander, caduto “come un’airone” sul campo di battaglia

Data la natura del campo di battaglia, l’enorme disparità di uomini in campo, sia per numero che per preparazione e addestramento militare, l’esercito napoleonico non avrebbe avuto alcuna possibilità di successo, e quella di Austerlitz si preannunciava, agli occhi della terza coalizione come una vittoria schiacciante inferta al nemico francese, tuttavia, nel corso di questa battaglia, l’esercito napoleonico contro ogni pronostico, riuscì a stravolgere e annientare le fila della coalizione, portando all’impero francese una delle sue più grandi vittorie militari.

Ad Austerlitz il mondo “classico” esce sconfitto, l‘ancien regime esce sconfitto, in questa battaglia le teste coronate, capiscono che i figli della Rivoluzione Francese e della Dichiarazione di indipendenza Americana, non possono più stare lì a guardare la storia scivolargli addosso, gli uomini non sono più disposti a morire in una guerra, in una battaglia che non gli appartiene, per un paese che non li “rispetta” e per dei sovrani che non garantiscono loro alcuni diritti e libertà “fondamentali“, ad Austerlitz si scontrano il vecchio sistema europeo dei sovrani assoluti e delle monarchie, contro il futuro, conto il sogno di libertà e democrazia , contro il desiderio di uguaglianza che riempie i cuori delle truppe napoleoniche, ed è questa fortissima sete di libertà, di uguaglianza e di fraternità che spinge gli uomini dell’esercito francese a combattere i propri avversari fino all’ultimo istante, e vendere cara la pelle continuando a colpire finché essi avranno sangue nelle vene e fiato nei polmoni.

Gli uomini di Napoleone Bonaparte sono lì a combattere per se stessi e per i propri “fratelli” , e sono disposti a morire per un qualcosa che sia più importante di un ordine imposto dal proprio comandante, dall’altra parte, tra le fila del sacro romano impero e dell’esercito russo, gli uomini sono, potremmo dire “demotivati” e combattono una guerra che non è loro, un nemico che forse non desiderano sconfiggere, e sono costretti a morire senza possibilità d’appello.

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L’ancien regime, sconfitto ad Austerlitz, impara qualcosa , capisce che il mondo sta evolvendo, e per sopravvivere è necessario cambiare con esso. Seguiranno numerose altre sconfitte per le coalizioni e numerosi trionfi per Napoleone che battaglia dopo battaglia conquisterà gran parte dell’europa continentale ridisegnandone la cartina politica e modificandone gli equilibri sociali, ma le numerose vittorie di Napoleone e l’immenso potere che giorno dopo giorno verrà a concentrarsi nelle sue mani, produrranno l’immagine , nell’opinione pubblica internazionale (qualunque cosa significhi, opinione pubblica nel primo decennio del XIX secolo) di uno spietato tiranno assetato di conquiste e di potere, e quest’immagine oscura si diffonderà in ogni angolo d’europa, in ogni paese città e villaggio esterno all’impero Francese, alimentando una sempre maggior paura per le smanie di potere di quel “piccolo nano francese” che avrebbe dato ai suoi nemici, una motivazione abbastanza forte per combattere i suoi uomini “ad armi pari”.

Così, facendo leva sulla tirannia e le ambizioni personali di Napoleone, la settima coalizione formata dall’impero Austriaco, Russo, il regno di Prussia ed il Regno Unito, oltre a diversi principati e ducati centro europei, già impegnati nella “ricostruzione” e nella “restaurazione” per mezzo del Congresso di Vienna, si ritrovarono ad affrontare nuovamente Napoleone che, già sconfitto nella battaglia di Lipsa e ritiratosi sull’isola d’Elba, era tornato alla guida di un’esercito di oltre 76 mila uomini, ma l’immagine del tiranno ormai aveva oscurato il desiderio di libertà e uguaglianza che aveva ritratto il volto di napoleone durante la battaglia di Austerlitz, e a Waterloo la settima coalizione mise in campo più di 115 mila uomini, di cui circa 48 mila prussiani che infierirono all’esercito napoleonico perdite per oltre 40 mila tra morti e feriti, per non parlare degli oltre 10 mila disertori, e di contro, subendo perdite per appena 20 mila A Waterloo si ha uno scenario diametralmente opposto all’esito di Austerlitz, e al mondo per un breve parve di cogliere un respiro di futuro e modernità, per poi ricadere nuovamente vittima dell’ancien regime e la restaurazione.

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Ma a nulla sarebbe valso il concetto di “mandato divino” e la ricostruzione, perché i figli della Rivoluzione francese e della Dichiarazione di indipendenza Americana, ormai sapevano, gli uomini avevano avuto , per un breve periodo un’assaggio di futuro, libertà e uguaglianza, e se i propri sovrani fossero ricaduti negli errori del passato, non avrebbero esitato ad imbracciare le armi e scendere in piazza, come avevano fatto a Parigi nel 1789 , e come avrebbero fatto nel 1820-21, 1830-21 e nel 1848.

Tra Austerlitz e Waterloo si “forma” un uomo nuovo, un uomo che è libero e padrone del proprio destino, un’uomo che è disposto a morire per la propria libertà e per i propri ideali.

 

Bibliografia

La battaglia. Storia di Waterloo – Alessandro Barbero

La battaglia di Austerlitz – Louis-A. Andrault de Langeron

Guerra e Pace – Lev Tolstoj

 

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