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La grande guerra del Golfo (1980-20xx)

L'era post americana sta sorgendo all'orizzonte, e come ogni grande impero in declino, anche quello americano si lascia alle spalle morte, pestilenza, guerre e miseria

Mediteraneo, Africa, Medio Oriente, ma anche Asia e America Latina. Ovunque nel mondo scorre il sangue per mano di bombe costruite in Europa, costruite da coloro che, in casa propria e nelle proprie piazze hanno gridato e gridano tutt’ora“mai più guerre”, costruite e vendute da coloro che si indignano se quelle armi vengono usate.

L’europa “vanta” più di settant’anni di pace illusoria, per noi europei, settant’anni in cui, il vecchio continente non ha vissuto e subito guerre, fatta eccezione per i Balcani negli anni novanta, si sa che i balcani sono solo sul continente europeo, non sono propriamente europa … La verità è che la “pax europea” è solo un immensa bugia che viene ripetuta, raccontata e lo ammetto, anche sognata, da oltre settant’anni, e lo dico con tutta la disillusione di una persona che ha creduto e che crede, profondamente, nell’Europa e nell’ONU, che crede nel sogno di un mondo migliore, un mondo senza guerre in cui il dialogo e la diplomazia possono risolvere i conflitti senza che si debba necessariamente fare ricorso all’uso della forza e anzi, scongiurando il più possibile il ricorso alla forza e alle armi.

Ma di fronte a questo spettacolo di morte, così esteso, così vasto, così totale da non risparmiare donne, anziani e bambini, in ogni angolo del mondo, così disumano da non riuscire ad essere accettato da chi vive in europa ed ha avuto la fortuna di nascere in un continente in cui le bombe non cadono sulle città (fatta eccezione per i Balcani negli anni novanta).
Hannah Arendt, nella prefazione alla Banalità del Male, nel raccontare il perché di quel titolo al proprio libro, racconta l’aneddoto presente nel diario Irradiazioni di Ernst Junger che, in macchina dal barbiere, racconta dei prigionieri russi che dai campi vengono mandati a lavoro, il barbiere descrive questi uomini dicendo “tra di loro devono esserci di quei furfanti. rubano il cibo ai cani”. Al che, la Arendt osserva che al barbiere non era venuto in mente che quegli uomini fossero effettivamente alla fame, per poi aggiungere che, quel tipo di stupidità era all’epoca molto diffusa in europa, non solo nel Terzo Reich, e che quella stupidità, quella incapacità di mettersi realmente nei panni degli altri era la vera e unica ragione delle azioni disumane compiute da Eichmann e da molti altri uomini nel terzo Reich.

Personalmente adoro questo aneddoto, perché è estremamente attuale, ancora oggi quel tipo di stupidità è estremamente presente in europa e impedisce a molti, tra cui diversi leader politici, di comprendere realmente la gravità di determinate situazioni e di accettare che ci sono zone del mondo in cui alcune delle cose che noi, in europa, diamo per scontate, come l’acqua corrente, l’elettricità o il dormire in un letto, sotto un tetto, senza che una bomba esploda nel cuore della notte, distruggendo tutto ciò che hai e che ami.

Questo tipo di stupidità è ciò che oggi spinge moli a criminalizzare le vittime della guerra piuttosto che i loro carnefici, e non posso far altro che dirmi deluso e amareggiato.

Deluso da un Europa che sceglie di non guardare, che sceglie di voltarsi dall’altra parte mentre con una mano vende armi a chi le usa per calpestare i diritti civili della popolazione e bombardare città e civili, mentre dall’altra si “si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità” . Sono deluso da un europa che addestra e fornisce mezzi ed armi ai trafficanti di esseri umani (e a scanso di equivoci, parlo delle milizie che costituiscono la guardia costiera libica), per impedire a chi fugge da guerre, fame e malattie, e cerca solo un futuro migliore, di raggiungere un continente che si presenta al mondo come un paradiso perduto, garante di libertà e diritti civili… ma solo se sei nato lì, da cittadino figlio di altri cittadini, in caso contrario non sei un essere umano e non hai alcun diritto.

Il 20 marzo 2003, con l’invasione dell’Iraq, è iniziata quella che per tanto tempo abbiamo chiamato erroneamente “seconda guerra del golfo“, dico erroneamente perché se vogliamo essere pignoli, è stata la realtà è la terza guerra del golfo, o forse solo un nuovo capitolo di un unica interminabile guerra tra l’Iraq e il mondo intero, iniziata il 22 settembre del 1980 con un conflitto tra Iraq e Iran, che si è poi conclusasi il 20 agosto 1988.

Ad ogni modo, che sia il terzo atto della guerra del golfo, che sia la seconda o la terza guerra del golfo, è indifferente, poiché in tutti i casi, vi è una serie di di cause ed effetti che legano insieme i vari conflitti che hanno visto protagonista l’Iraq di Saddam Hussein e il medio oriente post iracheno.

Facendo un rapido riassunto, il 2 agosto 1990 l’Iraq ha iniziato una nuova guerra, questa volta contro il Kuwait, cil causus belli è una disputa territoriale relativa lo sfruttamento di una ricca area petrolifera al confine e il fatto che l’Iraq, durante i 10 anni di guerra all’Iran, si era indebitato con mezzo mondo. Al termine di questo conflitto c’è stato poco più di un decennio di “pace apparente”, una pace armata nel cuore del medio oriente, con Saddam ben saldo al proprio trono mentre l’europa, acquistava il suo petrolio e guardava dall’altra parte ogni volta che qualche oppositore politico di Saddam Spariva, o che qualche “terrorista” veniva catturato e torturato in una qualche prigione segreta nel deserto.

Poi nel 2003 una nuova scintilla, un nuovo conflitto nel golfo con protagonista ancora una volta l’Iraq e direttamente connesso al conflitto conclusosi dodici anni prima.

Nel 1991, quando la comunità internazionale intervenne in Iraq, contro Saddam, lo fece per una ragione ben precisa, l’Iraq aveva annesso il Kuwait, violando lo statuto delle Nazioni Unite (che condanna qualsiasi atto di aggressione ad uno stato sovrano ed il Kwait era uno stato sovrano membro dell’ONU), certo, nel 2014 anche la Russia ha fatto lo stesso, aggredendo l’Ucraina e sottraendo una porzione dell’Ucraina, ovvero la Crimea, annettendola poi alla Repubblica Federale Russa, ma in quell’occasione l’ONU non è potuto intervenire poiché la Russia ha esercitato il proprio diritto di veto, bloccando ogni iniziativa dell’ONU.

Ad ogni modo, quando nel 1990 l’ONU ha dato l’OK per l’operazioni Desert Shield di supporto alle forze regolari del Kwait, poi trasformata in Desert Storm nel 1991, lo ha fatto fissando dei limiti e dei vincoli ben precisi e inviolabili per l’operazione. Desert Shield e Desert Storm avevano il compito unico di garantire il rispetto della sovranità del Kwait e il ripristino dell’autonomia e indipendenza della regione. Non dovevano però deporre Saddam, anche se, l’auspicio era che, una volta terminato il conflitto, il dittatore iracheno sarebbe stato deposto dalla popolazione irachena, cosa che non avvenne, o meglio, ci fu effettivamente una serie di insurrezioni anti Saddam, ma le forze governative alla fine riuscirono a respingere i ribelli e garantire un lungo e duraturo regno al Macellaio di Baghdad, o almeno e così è stato almeno per un po’.

Nel ’91, come anticipavo, le forze della coalizione internazionale approvata dall’ONU giunsero alle porte di Baghdad e, alla resa di Saddam, cessarono il fuoco e si ritirarono, almeno fino al 2003, quando una nuova operazione, che non aveva i vincoli e i limiti dell’ONU (e neanche l’approvazione, ancora una volta, causa veto della Russia), portò alla deposizione di Saddam Hussein.

La storia di Saddam Hussein termina nel 2003, ma non quella dell’Iraq e come tutte le storie del Medio Oriente, anche questa, ha un inizio avvolto nella misteriosa sabbia del deserto e un finale aperto, così aperto che quindici anni più tardi, ancora si aggiungono nuovi capitoli e non si riesce a vederne bene dove, come o quando finirà, mentre un nuovo padrone imperialista affonda i propri artigli sulla culla della civiltà.

20 marzo 2003, quando all’epoca la Bush e Blair decisero di intervenire in Iraq, non immaginavano cosa stavano facendo, che danno enorme all’umanità avrebbero recato e forse, se avessimo saputo prima che quella data avrebbe indirettamente portato alla nascita dello Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, e avrebbe dato ad uomini come Bashar al Assad ed Recep Tayyip Erdoğan, la possibilità ed una giustificazione, con tanto di copertura istituzionale internazionale fornita da Vladimir Putin, per compiere nefandezze e crimini di ogni genere, forse, Bush e Blair, ci avrebbero pensato su due volte, prima di invadere l’Iraq.

O forse no, perché in fondo, Erdogan nel 2003 era già stato eletto presidente della Turchia e Assad deteneva il potere in Siria già dal 2000, inoltre, le tensioni nella regione, le instabilità e gli equilibri precari che tenevano insieme il medio oriente erano ben noti già dal 91, per intenderci, dai tempi della “prima” guerra del golfo, guerra che rispettò i limiti dell’ONU non tanto per senso del dovere e di legittimità, ma perché all’epoca Bush e Gorbaciov erano consapevoli del’enorme rischio per l’intera umanità che avrebbero corso lasciando allo sbando l’Iraq, un tassello così grande e importante in quell’enorme e controverso puzzle, più simile ad una polveriera pronta ad esplodere che ad una regione geografica, che è il medio oriente.

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