La paura genera mostri

Immersi nella paura gli uomini diventano bestie il cui morso può trasformare altri uomini in bestie, le cui azioni distruggono tutto ciò che di bello, fino a quel momento era stato creato.”

La paura fa parte della nostra vita, è un
elemento fondamentale per la nostra crescita ed evoluzione, che delinea i vari passaggi attraverso i quali possiamo dar forma alla nostra persona.

Tutti noi da piccoli avevamo paura di camminare da soli, finché un giorno, dopo mille cadute, abbiamo imparato a stare in piedi, sulle nostre gambe, superando e vincendo quella paura. Tutti noi da piccoli avevamo paura di andare in bicicletta, o meglio, avevamo paura di cadere dalla bicicletta, ma poi abbiamo imparato a mantenere l’equilibrio, e finalmente la paura di cadere è scomparsa. Tutti noi, il primo giorno di scuola abbiamo avuto paura di restare soli, circondati da estranei e volevamo tornare a casa, e pure quel giorno ed i giorni seguenti ci sono serviti per creare dei nuovi contatti con altri bambini spaventati esattamente quanto noi, e alcuni di essi, possiamo considerarli, ancora oggi, a distanza di molti anni, amici.

La paura non è un limite, ma rappresenta un opportunità, rappresenta la possibilità di crescere, di migliorarsi e di arricchirsi, economicamente ma soprattutto personalmente. Vivere nella paura di tutto ciò che ancora non conosciamo significa di fatto non vivere e precludersi un infinita gamma di possibilità.

Molti credono che il contrario della paura sia rappresentato dal coraggio, ma il coraggio non è altro che la dimostrazione pratica dell’esistenza della paura, il vero contrario della paura è la curiosità, è la voglia di conoscere e scoprire.

Viviamo in un tempo in cui la curiosità va diminuendo, questo perché superato un certo limite, imparare e scoprire cose nuove diventa sempre più difficile, ed è la paura di quella difficoltà a porre dei freni che ci impediscono di andare avanti.

Un mondo più curioso non avrebbe paura di interagire con una cultura diversa dalla propria, anzi, ne sarebbe affascinato ed incuriosito, ed insieme, le due culture potrebbero crescere ed arricchirsi reciprocamente. Purtroppo però, il nostro tempo e la nostra società, ha sempre più paura di interagire con una cultura che non è nostra, ma di qualcun altro, e questa paura ci spinge ad innalzare muri e recinzioni, fisici ed ideologici, e chiusi in noi stessi, avvolti e protetti da questo muro illusorio, temiamo ed aggrediamo chiunque provi ad attraversarlo.

Questa chiusura si traduce in un imbarbarimento della nostra società, sempre più intollerante e violenta, che spaventata si deforma in branchi pronti ad emarginare chiunque, per idee o semplicemente per il suo aspetto, non sia uniformato al loro standard.

Episodi di bullismo, di discriminazione e intolleranza verso persone di origini diverse sono ormai all’ordine del giorno, chiunque abbia parvenze mediorientali è automaticamente etichettato come un terrorista, dimenticando troppo spesso e con troppa semplicità, che quel mondo, il medio oriente, o l’America latina, ed il nostro, l’Europa e l’occidente in generale, hanno vissuto l’uno al fianco dell’altro, in un rapporto simbiotico per innumerevoli generazioni.

Gli anni del primo e del secondo colonialismo rappresentano ancora oggi una ferita aperta per molte di quelle famiglie costrette per decenni a vivere in un “Europa” di serie B, penso alla Francia ed il suo, un tempo vastissimo, impero coloniale, chi viveva nelle colonie si sentiva francese, viveva come un francese, e quando ne ebbe l’occasione, per migliorare la propria condizione non esitò a trasferirsi in Francia, in quella che reputava la sua madre patria, lì avrebbe trovato fortuna e sarebbe stato accolto come un figliol prodigo cresciuto ai margini dell’impero, o almeno, con questa promessa era stato spinto a non schierarsi con le forze indipendentiste del suo paese d’origine, ma quelle promesse si rivelarono troppo spesso vane, ed i figli delle colonie, giunti nella madre patria, si ritrovarono ancora una volta ai margini della società, costretti a vivere in ambienti degradati e degradanti che non davano loro alcuna possibilità. Questa condizione si sarebbe tradotta in rabbia e risentimento, alimentata dall’intolleranza e dai pregiudizi di chi viveva a pochi isolati di distanza, ma aveva la pelle leggermente più chiara.

Questo mix letale di risentimento da una parte e pregiudizio dall’altro deve alla paura per il diverso un enorme tributo, che non solo gli ha permesso di sopravvivere, ma anche di crescere, evolvere e maturare sempre di più, questa crescita purtroppo ha un accezione totalmente negativa, ed ha reso quel mix letale uno degli ingredienti fondativi del ventunesimo secolo.

Quest’epoca inaugurata da uno dei più catastrofici e violenti attentati terroristici di cui si abbia traccia nella storia, sembra incarnare in ogni suo riflesso, lo spettro della paura, dell’intolleranza e del rancore, sempre più radicati nell’opinione pubblica ed in alcune correnti politiche estremiste o presunte tali, che come in un circolo vizioso si alimentano gli uni con gli altri, spingendo sempre di più l’umanità sull’orlo del baratro.

La paura genera mostri, rischiando di portare ad una nuova, folle e drammatica caccia alle streghe, o peggio, ad un nuovo olocausto. Ma la paura può essere sconfitta, o meglio, può essere vinta e superata con un po di curiosità, la quale, ha bisogno di essere alimentata da una buona informazione, volta alla comprensione e non alla condivisione.

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