La Peste Nera colpisce ancora

La peste è delle malattie più pericolose e letali con cui l’umanità abbia mai dovuto scontrarsi, una malattia che nei secoli è stata sinonimo di morte e terrore, al punto da guadagnarsi il nome di Peste Nera o Morte Nera.

Questa malattia estremamente pericolosa e letale è ancora oggi molto diffusa nel mondo, soprattutto tra gli animali, e se bene sia ormai ufficialmente debellata, continua a mietere ogni anno, centinaia di vittime umane in tutto il mondo, soprattutto in quelle parti del mondo in cui il batterio Yersinia Pestis, responsabile della malattia, prospera nel regno animale.

Mappa della distribuzione globale di Yersinia Pestis nel regno animale.

La scoperta del Batterio della Peste

Nel 1894 il medico franco svizzero Alexandre Yersin, riuscì ad isolare, per la prima volta nella storia, il batterio denominato Yersinia Pestis, oggi noto per essere il batterio responsabile della Peste, una malattia infettiva, altamente letale che nei secoli ha causato milioni di vittime in tutto il mondo, arrivando all’apice della propria diffusione in europa a decimare l’intera popolazione europea.

La peste si presenta generalmente in tre forme differenti, note come peste polmonare, peste setticemica e peste bubbonica, ma queste tre sono solo la punta dell’iceberg, le varianti più note di questa malattia che, se non trattata adeguatamente e in tempi rapidi, può essere più che letale.

Quando A.Yersin individuò in questo batterio la causa scatenante della Peste, malattia nota e temuta, decise di chiamare il virus “pasteurella pestis”, questo nome è stato modificato successivamente, nel 1944 con l’attuale Yersinia Pestis, nome derivato dal nome dell’uomo che l’aveva scoperto.

Questo batterio è ancora oggi molto diffuso in gran parte del globo, in particolar modo in medio oriente, nell’asia centro meridionale e nell’asia sud orientale, oltre che in africa, in america latina, australia e america settentrionale, e con esso, è ancora ampiamente diffusa la minaccia della peste, anche se, oggi è facilmente identificabile fin dai primi sintomi, e di conseguenza facilmente curabile, ma comunque molto pericolosa.

Quando identificata e trattata questa malattia presenta un tasso di mortalità comunque molto elevato, stimato intorno al 10%, se non curata opportunamente invece, il tasso di mortalità sale al 70%.

I primi sintomi della malattia, che includono febbre, debbolezza e mal di testa, tendono a manifestarsi in tempi molto rapidi, che vanno da 1 a 7 giorni dall’esposizione al batterio.

L’ultima grande pestilenza della storia

L’ultima grande “pestilenza” intesa come epidemia di peste, ad aver colpito città occidentali in paesi industrializzati, risale agli albori del novecento, quando, nella sola San Francisco fece oltre 100 vittime, e si diffuse rapidamente in gran parte degli Stati Uniti d’America e del resto del mondo, venendo riconosciuta ufficialmente come Terza pandemia di Peste Bubbonica. La Pandemia iniziata a San Francisco e durata diversi anni, raggiungendo il proprio apice tra il 1910 ed il 1912 quando, nell’intera cina, vennero registrate più di 40.00 vittime.

Dopo questo episodio, la peste tornò in Cina alla fine della seconda guerra mondiale, quando colpì la provincia di Harbin, facendo migliaia di vittime.

Da quel momento la peste lasciò, ufficialmente il mondo occidentale, diventando sempre più rara, grazie soprattutto alle maggiori condizioni igieniche, tecnologie mediche, e una migliore capacità di identificare e curare la malattia. Ma questo non significa che la peste sparì definitivamente, anzi, da allora, sono innumerevoli i focolai di peste che hanno coinvolto soprattutto Asia, Africa ed America latina, come l’epidemia di peste scoppiata a Surat in India nel 1994, che causò la morte di oltre 50 persone, o ancora la Peste algerina, che nel 2003 causò un centinaio di morte nel paese nord’africano, nel 2006 fu invece la volta della repubblica democratica del Congo e nel 2014 del Madacascar.

Ad innescare queste epidemie di peste è stato il batterio della Yersinia pestis, che continua a proliferare e vivere in numerosi ospiti del mondo animale, in particolare nei roditori, e per roditori non intendiamo soltanto ratti e topi, ma anche marmotte, furetti, cani della prateria, conigli, e roditori domestici, come criceti, porcellini d’india, cincillà, e molti altri.

La Peste oggi

La peste oggi non è percepita come una grande minaccia per l’uomo, ma continua a mietere vittime soprattutto nel mondo animale, dove, ogni anno, centinaia di migliaia di animali in tutto il mondo, perdono la vita a causa della peste.

Cani della Prateria, Furetti e Marmotte sono ad oggi le principali vittime della peste, soprattutto sul continente americano e, secondo Healthline, la peste nera, una delle più letali varianti della malattia causata dal batterio, ha provocato la scomparsa di intere colonie di cani della prateria nell’area del Colorado e del mid-west statunitense.

Anche se la malattia oggi è ancora molto presente, i rischi per l’uomo sono molto limitati e ridotti, almeno rispetto al passato.

L’umanità vive in condizioni igienico sanitarie di gran lunga superiori a quelle dei secoli scorsi e questo rappresenta uno dei principali ostacoli alla diffusione della malattia tra gli esseri umani.

Come si diffonde la Peste?

La diffusione della peste nell’uomo, avviene attraverso il batterio denominato Yersinia, ed il passaggio dagli animali all’uomo, il più delle volte avviene attraverso la pulce.

Quando la pulce di un animale infetto morde un essere umano, il suo morso trasferisce del sangue infetto all’uomo e con esso il batterio che inizia a riprodursi all’interno delle cellule dell’uomo.

Una volta infettato, i batteri possono attaccare l’organismo umano in molti modi differenti, e il modo in cui avviene l’aggressione definisce la malattia, se infatti il batterio attacca i vasi linfatici può raggiungere un linfonodo, dove causa un acuta linfoadenite che provoca il rigonfiamento che si manifesta sul corpo nella forma di bubboni di colori scuro.

Se il batterio si diffonde nell’organismo attraverso il flusso sanguigno, può causare peste setticemica, e se arriva a colpire i polmoni, peste polmonare.

Il batterio si comporta può comportarsi in modo differente in soggetti infetti e nella maggior parte dei casi, le tre forme di peste tendono a manifestarsi più o meno contemporaneamente.

Se la peste attacca il sistema linfatico, e successivamente, una volta sopraffatto il linfonodo, passa al flusso sanguigno, la peste bubbonica primaria, può provocare anche una peste polmonare o setticemica secondaria.

Una volta che l’organismo umano è entrato in contatto con il batterio Yersinia Pestis, nella maggior parte dei casi è solo una questione di tempo, prima che la malattia si manifesti.

La peste come arma

Il modo di diffusione della peste, e il suo elevato tasso di mortalità, ha sempre reso la malattia facilmente isolabile. Tuttavia, gli esseri umani, fin dalla prima manifestazione della malattia, hanno sempre cercato di sfruttarla a proprio vantaggio, utilizzando i corpi dei deceduti infetti e le carcasse di animali infetti, come arma batteriologica.

La peste è stata una delle prime, forse la prima arma batteriologica concepita dall’uomo, ed è stata utilizzata, in numerose occasioni, soprattutto durante assedi da parte degli assedianti.

L’utilizzo bellico della peste era primitivo, ma estremamente efficace, e simile in gran parte del mondo, dall’europa alla cina, passando per il medio oriente. Si caricavano i corpi infetti su delle catapulte, e le si sparava oltre le mura di cinta della città, portando la peste in una comunità chiusa e sotto assedio, che a quel punto non aveva altra possibilità per sopravvivere, se non arrendersi.

In tempi più recenti, durante la guerra fredda, anche l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti, hanno cercato di sfruttare a proprio vantaggio il batterio della peste, producendo immense scorte di batterie di peste per usi bellici, almeno fino al 1972 quando 179 paesi, inclusi USA e URSS firmarono la Convenzione per le armi biologiche, con cui si vietava, ufficialmente, la sperimentazione, produzione ed uso di armi batteriologiche.

Oggi l’utilizzo di virus e batteri come arma è riconosciuto dalle nazioni unite come un crimine di guerra di alto livello, e se riscontrato l’utilizzo di armi di questo tipo, non c’è diritto di veto che tenga, la Corte di Giustizia Internazionale è chiamata ad intervenire, giudicare e punire i responsabili.

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