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Laicità e Blasfemia in Italia

L’Italia è uno stato laico, a dirlo è la nostra costituzione che, all’articolo 8 dichiara

“Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge [cfr. artt. 19, 20].
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.”

Questo significa che in Italia, tutte le religioni e confessioni religiose, possono essere professate liberamente, senza limitazioni ed è compito dello stato tutelare chi professa tali religioni. In questo senso, il reato, o più precisamente, l’illecito di blasfemia, riconosciuto nel codice penale all’articolo 724, è una tutela per chiunque, in Italia, pratichi qualunque religione.

L’articolo del codice penale dichiara

“Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità [o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato] è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309…

Questa norma, presente nel codice penale dal 1930, è stata corretta, o meglio, la corte costituzionale, nel 1995 ha richiesto una correzione che non è stata ancora realizzata, poiché nell’articolo si parla di “religione dello stato”, un concetto alieno alla laicità dell’Italia repubblicana, che non riconosce una religione dello stato.

De facto, l’illecito di blasfemia si configura quando si “oltraggia” una qualunque religione, e punisce i trasgressori con una sanzione che va dai 51 ai 309 euro, a seconda della gravità. Tale norma, tecnicamente, riguarda anche la bestemmia.

In ogni caso, il fato che, nel codice penale italiano sia presente una norma contro la blasfemia, non risulta in contraddizione con il principio di laicità dello stato, poiché, tale norma, è a tutela di chiunque pratichi una qualunque religione. Pertanto è reato di blasfemia insultare o offendere qualunque divinità, o discriminare qualunque credente di qualunque religione o confessione religiosa.

Detto molto semplicemente, per la legge italiana, non vi è alcuna differenza tra ayatollah, guida suprema dell’Iran e il pontefice, monarca assoluto dello stato Vaticano. Sul piano giuridico e internazionale, sia il Vaticano che l’Iran sono sistemi teocratici, alla cui guida vi è un capo religioso.

Con queste premesse, guardiamo ora ad un recente episodio di cronaca.

Sabato 1 giugno 2024, a Jesolo, nella provincia di Venezia, regione in cui la bestemmia è utilizzata con molta leggerezza, è avvenuto un episodio alquanto pittoresco.

Un giovane festeggiando il proprio addio al celibato, ha indossato una tonaca bianca, preso in spalla una croce in legno, e dato il via alla propria personale via crucis che ha avuto termine in piazza della Marina, quando, al seguito della mobilitazione della polizia locale, è stato sanzionato con una multa da 200€, secondo quanto riportato dalla stampa, ed è stata sequestrata la croce.

La sanzione amministrativa da 200€ rientra nel range previsto per l’illecito di blasfemia, il sequestro della croce invece, si trova in un limbo normativo, non è infatti chiaro se tale sequestro sia legittimo o meno, e a decidere in merito sarà eventualmente un giudice di pace, qualora il ragazzo multato dovesse decidere di fare ricorso. Ipotesi da non escludere perché la manifestazione del giovane, anche se convenzionalmente considerata “blasfema” o meglio, irrispettosa, nei confronti della religione cristiana, de facto non è un insulto alla religione, ne un tentativo di limitare la libertà religiosa altrui.

Volendo essere precisi però, l’utilizzo improprio di elementi, simboli e costumi religiosi, al fine di ridicolizzare una data religione, è a tutti gli effetti un oltraggio alla religione (qualunque essa sia) e come tale è tecnicamente punito dalla legge sulla blasfemia.

Concludo con una nota polemica, ricordando che, in Italia, tale norma è utilizzata in maniera arbitraria e tutela esclusiva della religione cristiana. De facto, è consentito oltraggiare e ridicolizzare altre religioni, che pur essendo tutelate dalla medesima legge sulla blasfemia e dalla costituzione, in realtà, non godono di alcuna tutela e anzi, vi sono spesso, dichiarazioni politiche e prese di posizione, estremamente forti, contro alcune religioni, in particolare l’Islam, da parte di politici che, invece di tutelare la laicità dello stato e la pluralità di religioni, cercano sistematicamente di limitare la libertà religiosa, in modo strumentale, offendono, denigrano e delegittimano culti e confessioni religiose diversa dal più diffuso cristianesimo cattolico romano.

Tornando al caso di Jesolo, qualcuno potrebbe chiedersi se siamo davvero di fronte ad un illecito di blasfemia nei confronti del cristianesimo? La risposta a questa domanda è ambigua e non è netta, quindi la rilancio a voi, a mio avviso si, esattamente come le dichiarazioni dei nostri politici, in particolare di alcuni movimenti di estrema destra.

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