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Le pizze di Saddam Hussein

Racconto ucronico/ironico di Antonio Coppola

Antefatto

Correva l’anno 1991 e il mondo intero guardava con il fiato sospeso le lancette dell’orologio, perché sapeva che allo scoccare della mezzanotte del 16 gennaio, qualcosa, nel mondo, sarebbe cambiato forse per sempre.

Erano già trascorsi diversi mesi da quel fatidico 2 agosto 1990, quando l’Iraq di Saddam Hussein aveva invaso il Qwait proclamandolo diciannovesima regione iraquena, in barba al diritto internazionale, ed erano trascorsi quasi due mesi da quando, sul finire di novembre del 1990, le nazioni unite avevano imposto al rais iraqueno un ultimatum per il proprio ritiro da Qwait, ma nulla era successo, a nulla valsero sanzioni, embarghi ed il congelamento dei conti esteri del governo, e Saddam, sembrava intenzionato più che non mai, ad intraprendere la via della guerra contro il mondo intero.

Quella sera, al cavallo tra il 15 ed il 16 gennaio, la coalizione internazionale fissava impaziente le lancette, ed i generali alleati, rintanati al pentagono, attendevano con ansia l’arrivo delle oltre 100 pizze da asporto, ordinate da Domino’s pizza e altre pizzerie di Washington, e giuro che questa cosa, non me la sono inventata. Nelle ore che precedettero l’inizio delle operazioni della missione Desert Storm, al pentagono furono consegnate più di 100 pizze, consegnate da oltre 20 fattorini, la maggior parte dei quali provenienti da Domino’s Pizza.

Così, mentre il mondo aspettava con il fiato sospeso lo scadere dell’ultimatum e un po’ ovunque sul globo ci si chiedeva se quella stessa notte sarebbero iniziate le operazioni militari o se a Saddam Hussein sarebbe stato concessa qualche ora in più, al pentagono, nelle sale dell’alto comando alleato, i generali e ufficiali incaricati di coordinare le operazioni, semplicemente aspettavano le loro pizze.

Ucronia

Nell’attesa che le lancette dell’orologio sintonizzate sull’orario iraqueno, scoccassero la mezzanotte, orario in cui sarebbe iniziate le operazioni, alcuni ufficiali avevano allestito, su un tavolo secondario, una planimetria della città di Washington, identificato la posizione delle varie pizzerie sulla carta, ed attivato un centro operativo secondario, volto a coordinare l’esercito di fattorini che di lì a poco, si sarebbe levato in direzione pentagono, per consegnare la preziosa merce alimentare. Venne persino attivata una linea diretta con le pizzerie, così da sapere esattamente a che ora sarebbe partito ogni fattorino e quali pizze trasportava, e sembra anche che, in via del tutto eccezionale, quella sera, Domino’s Pizza decise di omaggiare il ghiotto cliente con diverse porzioni di frittura in omaggio.

La tensione nella sala coordinamento pizze era assimilabile per intensità, alla tensione della sala operativa principale, quella che per intenderci, aveva il compito di coordinare le operazioni nel deserto in medio oriente, e sembra che in quel clima estremamente rigido e carico d’ansia, qualcuno abbia fatto confusione richiedendo un incursione in pizzeria e una capricciosa ad una portaerei, il cui comandante, in preda al panico per non aver riconosciuto il codice missione, decise di simulare delle interferenze, utilizzando l’allora infallibile sistema della carta stagnola sfregata a poca distanza dalla cornetta del telefono satellitare. Falsa interferenza che nei rapporti ufficiali della missione venne descritta come un attacco con dei missili provenienti dall’Iraq che erano stati opportunamente intercettati e distrutti, prima che potessero raggiungere l’imbarcazione militare.

Questo inconveniente causò la perdita di alcune ordinazioni, tra cui la capricciosa senza olive ordinata dal vice direttore generale delle operazioni, che, quella sera, pur di non restare a digiuno, finì con lo spiluccare pezzi di pizza da alcuni sotto ufficiali e ingozzarsi di crocchette, ma questa, è un altra storia.

Il dispiegamento di forze, messo in campo quel giorno, non aveva precedenti nella storia, mai prima erano state ordinate così tante pizze dallo stesso luogo se non per qualche scherzo telefonico, e sembra che il titolare di quella prima pizzeria contattata quel giorno, abbia in realtà ignorato la telefonata del pentagono, pensando si trattasse proprio di uno scherzo, costringendo il Pentagono, dopo alcune ore di famelica attesa, a rivolgersi ad una seconda pizzeria, e per non correre rischi, sembra siano stati mobilitati alcuni agenti dei servizi segreti, incaricati di recarsi in pizzeria, ordinare le pizze, pagarle e aiutare i titolari delle pizzerie nelle operazioni di consegna, coordinandosi proprio con il centro operativo del pentagono.

Quando allo scoccare della mezzanotte (ora irachena) dal ponte di alcune portaerei disseminate nelle calde e umide acque del mediterraneo orientale e del golfo persico, si levò la prima ondata di mezzi aerei, pronti a colpire una serie di obiettivi strategici in iraq, anche la prima ondata di fattorini lasciò le pizzerie disseminate per la città in direzione pentagono.

I due mondi erano tra i più insoliti e diversi, da un lato una metropoli da milioni di abitanti ed un esercito silenzioso di fattorini in sella a scooter rosso fiammante, con in caldo un infinità di pizze calde da consegnare, tra il ghiaccio e la neve, nel mezzo di un gelido inverno, dall’altro, un deserto spoglio e arido, con appena qualche cammello all’orizzonte ed uno sciame di aerei progettati per volare a bassa quota, al cui passaggio si formavano dei piccoli tornado di sabbia, con in caldo, un infinità di ordigni esplosivi, da sganciare tra sabbia e pulviscolo, nel mezzo di un afoso deserto, e pure, nonostante le diversità, le somiglianze tra le due operazioni potevano lasciare senza parole.

Uomini da tutto il mondo erano stati mobilitati per quell’operazione estremamente delicata e complessa, il cui svolgimento avrebbe segnato in maniera estremamente significativa le sorti del mondo.

Pizzaioli egiziani, fattorini indiani, italiani e portoricani, ognuno dava il proprio contributo, ognuno rappresentava una pedina fondamentale sullo scacchiere e nessuno di loro era sacrificabile, non per l’alto comando che su quelle pizze aveva scommesso l’esito dell’operazione. Certo, anche l’operazione nel deserto aveva una sua importanza, ma lì a Washington, la priorità era consegnare quelle pizze in tempo, anche perché con la politica dei 18 minuti o pizza gratis e con più di 100 pizze ordinate, alcune pizzerie rischiavano il fallimento.

Le prime pizze giunsero perfettamente in orario, appena in tempo per l’inizio delle operazioni e la visione delle prime immagini degli scontri che giunsero nella sala operativa.

Tutti gli schermi mostravano quelle scene incredibili, il cielo notturno delle città irachene era illuminato a giorno dalle luci dei missili che sfrecciavano all’orizzonte ed esplodevano sui tetti e a pochi chilometri di distanza dalle città, a volte intercettati dalla difesa contraerea, altre volte perché mancarono l’obbiettivo. Quelle immagini che mostravano in diretta la guerra in corso dall’altro lato del mondo, erano purtroppo prive di audio, perché le telecamere utilizzate erano sprovviste di microfono, tuttavia, al comando operativo di Washington, impiegarono diverse ore prima di scoprire che l’audio era assente e sembra che, per buon parte del tardo pomeriggio, alcuni ufficiali abbiano osservato l’impressionante qualità di quella tecnologia che permetteva loro, non solo di vedere le immagini dei bombardamenti, ma persino di sentirne il frastuono e l’odore.

Nella sala operativa si era infatti diffuso in poco tempo un forte odore sulfureo, che i generali identificarono immediatamente come l’odore acre delle esplosioni, odore che li riportava ai giovanili anni da pilota in ben altri conflitti.

Un colonnello sembra abbia commentato la scena dichiarando “che frastuono queste esplosioni, non si può abbassare il volume degli altoparlanti”, abbassate anche l’aromatore replicò un generale, è la peperonata, rispose il sergente di guardia italo americano che quel giorno aveva portato con se il pranzo al sacco pur di non mangiare quelle pizze decisamente poco invitanti.

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