Le ragioni del Terrore

L’uso del terrore come strumento di pressione politica

Terrore e paura, al pari di ogni altra esperienza umana, accompagnano da sempre la nostra storia e sempre si prestano ad ogni sorta di manipolazione per ottenere e consolidare il potere, per controllare e assoggettare l’ordine pubblico ed in alcuni casi per procurarsi guadagni in termini economici o politici.

 La paura è dunque un business tra i più antichi e redditizi che accompagna le società umane fin dalla notte dei tempi, e non serve stare qui ad elencare gli innumerevoli pensatori e filosofi, da Hobbes a Tocqueville fino ad arrivare alla Arendt, i quali, ragionando sui temi della paura e del terrore, arrivarono a concludere che essa [la paura] fosse il nervo dell’obbedienza politica, e che viaggia di pari passo alla lotta per il potere e del conseguimento della pace.
La paura ed il terrore godono di un posto privilegiato nei teatri bellici di ogni epoca, dagli scontri del mondo antico, passando per gli sterminati campi di battaglia dell’età medievale, fino a giungere ai drammatici scenari dei conflitti del ventesimo secolo ed i suoi deformi figli, arenati nella contemporaneità.
Il terrore sul campo di battaglia tuttavia, non è solo uno spettatore passivo, ma è il solo ed unico protagonista della scena, al quale persino la morte è costretta a cedere il passo, e anzi, la stessa morte diventa uno strumento, tra i più potenti, nelle mani del terrore. Sul campo di battaglia non ci si limita a produrre morte, ma si utilizza quella stessa morte, sventolandola in maniere fatiscente, sotto gli occhi attoniti del nemico, al fine di terrorizzarlo, indebolirlo, ed in fine sconfiggerlo. Quest’utilizzo mefistofelico della morte, sempre più ridondante nelle cronache contemporanee, non è certo un’invenzione della modernità, se bene nell’ultimo secolo sia diventata straordinariamente efficiente, grazie alle più avanzate tecnologie di morte e all’individuazione del più debole dei punti deboli dell’avversario, ovvero, la sua parte civile, la quale più facilmente e con meno risorse può essere piegata e annichilita, poiché, per sua natura lontana dal fronte di battaglia, non partecipa e non vorrebbe partecipare direttamente allo scontro, ma sempre più spesso la sua volontà è ignorata, ed i civili sono trascinati a forza oltre la linea del fuoco.
Come scrivevo poco sopra, l’utilizzo del terrore in guerra non è certo un’invenzione della contemporaneità, anzi, esso [il terrore] è forse il più fedele compagno dell’uso sistemico della violenza, e gli esempi in questo seno sono tanti quanti gli scontri che nei secoli hanno trascinato nel sangue innumerevoli popoli e civiltà. Basti pensare “allo spettacolo grandioso e insieme terrificante, dell’avanzata degli spartani, al passo cadenzato dei flauti” [Plutarco, Licurgo, 22.2-3], alle formazioni concise e compatte delle legioni romane, alle grida terrificanti e gli assalti scoordinati delle orde barbariche, o la danza ancestrale dei guerrieri Maori, fino a giungere, in tempi più recenti, ai bombardamenti continui e i raid aerei sulle trincee durante la prima guerra mondiale ed in fine, il bombardamento aereo di intere città e aree urbane durante la seconda guerra mondiale, i quali misero in evidenza la minore resistenza della popolazione civile, rispetto ai militari, e questo avrebbe portato alla drammatica conclusione della seconda guerra mondiale, con un numero di vittime civili, per la prima volta nella storia, superiore al numero di vittime tra le forze armate.
L’applicazione di questa intuizione, proprio come il ruolo centrale del terrore in guerra, non rappresenti una scoperta del mondo contemporaneo. Imboscate, attacchi alle spalle, l’uso di maschere, carri e navi dall’aspetto terrificante e in fine saccheggi e interi villaggi dati alle fiamme, hanno sempre assolto a questa funzione, ovvero, instaurare nell’avversario una paura viscerale per il nemico, una paura ben radicata fuori dal campo di battaglia e che possa esplodere durante lo scontro. Lo scopo del terrore e della paura assumono dunque un significato politico, trasformando la paura in uno strumento di pressione di un efficacia straordinaria. Colpire la popolazione civile, colpire chi è fuori dallo scontro, significa distruggere la promessa dei governanti di garantire protezione e sicurezza, creando instabilità si gettano le basi per poter avviare un negoziato, al cui tavolo delle trattative, chi sarà riuscito a fare più spavento, avrà una posizione dominante, indipendentemente dal numero di battaglie vinte o perse.

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