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L’importanza di ricordare, non solo nel giorno della Memoria

Negli ultimi giorni sono intervenuto spesso sulla questione in alcuni gruppi, e ne approfitto per scriverlo anche qui.
Oggi come sappiamo è la giornata della Memoria, istituita in ricordo dei drammatici avvenimenti che segnarono le sorti di milioni di ebrei (e non solo) durante prima e durante la seconda guerra mondiale.
Questa giornata della memoria esiste per ricordare le vittime dei campi di concentramento e sterminio del Terzo Reich, e che si parli di Shoah, Olocausto, Porrajmos, è solo una questione di formalità, per puntare l’accento su una determinata tipologia di vittime, dimenticando però, che in quei campi, i prigionieri, non erano Ebrei, Comunisti, Zingari, Neri disabili, in quei campi, i prigionieri erano numeri, e chiunque fossero prima di entrare in quei campi, era del tutto irrilevante.

Anche se la giornata della memoria è per ricordare tutti, il più delle volte questa giornata viene associata alla memoria delle vittime ebraiche, il gruppo più numeroso tra quelli sterminati nei campi del Reich.

Mi è capitato spesso, in questi anni, di leggere che si da tanta attenzione all’Olocausto e alla questione ebraica, perché gli ebrei sono benestanti, ricchi, potenti ed influenti mentre si ignorano tutti gli altri perché non hanno i mezzi economici per promuovere il ricordo dei loro drammi e delle loro vittime, ma la verità è che, non è proprio così che stanno le cose .

Non diamo più attenzione agli ebrei perché sono un popolo privilegiato, perché non sono un popolo privilegiato e non lo sono mai stato, e a tal proposito è importante ricordiamo che la maggior parte degli ebrei che furono deportati, erano operai, impiegati, contadini, insegnanti, commercianti ecc insomma, era gente comune, che ha subito una sorte decisamente poco comune, ma soprattutto è importante ricordare che questo destino nefasto fu riservato loro perché, secondo alcune stravaganti teorie dell’epoca, c’era l’assurda convinzione che gli ebrei controllassero il mondo, teoria ancora oggi molto diffusa. Per assurdo oggi si crede che parliamo dell’olocausto perché gli ebrei controllano il mondo e l’olocausto è stato generato da questa stessa convinzione. Una convinzione che partiva da alcuni falsi storici, documenti, costruiti ad hoc sul finire del XIX secolo in Russia, e noti al mondo come i Protocolli dei Savi di Sion.

Non entro nel merito dei protocolli perché conosco poco la loro storia, so che da oltre un secolo questi documenti sono stati riconosciuti come falsi storici, per ammissione stessa di alcuni degli ideatori e degli uomini che redassero alcuni di quei documenti, uomini consapevoli del fatto che le informazioni che venivano riportate in quei rapporti erano false.

Ogni anno, nella giornata della memoria, c’è sempre qualcuno pronto ad alzare la mano e ricordare che “degli altri non si parla mai” e che probabilmente gli altri verranno dimenticati dalla storia, c’è sempre qualcuno pronto a ricordare al mondo che verranno dimenticati gli zingari deportati nei campi di concentramento insieme agli ebrei, nonostante la giornata della memoria sia anche per loro,
qualcuno impegnato a sottolineare che ci furono milioni di uomini deportati nei gulag sovietici, e che di loro non si parla, ignorando però che il tasso di mortalità nei gulag non era del 100% come nei campi di sterminio del Reich, ma oscillava tra lo 0,4 ed il 3%, e che raggiunse un picco massimo durante gli inverni della seconda guerra mondiale, sfiorando il 17%.
Questo però significa anche che nei Gulag sovietici, questi oscuri campi di prigionia, che videro imprigionati complessivamente 30 milioni di persone, persero la vita, complessivamente, in quasi 30 anni, meno di 1 milione di persone, sicuramente tantissime, ma non quanto 12 milioni di vittime registrate in meno di 3 anni, nei campi del terzo Reich.

Va in oltre fatto presente che la dieta dei prigionieri dei Gulag era di 1200 kilocalorie al giorno, e se bene fosse una quantità energetica molto al di sotto di quanto raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che indica, per chi svolge lavori pesanti, una dieta di circa 3500 kilocalorie al giorno, era enormemente al di sopra della dieta seguita nei campi del terzo Reich, dove l’apporto calorico giornaliero per i prigionieri era di circa 350 kilocalorie.

Con questo non voglio assolutamente dipingere i Gulag sovietici come un luogo paradiso, ne ignorare i caduti in quei campi, ma tra un sistema carcerario molto duro ed un meccanismo volto all’eliminazione materiale delle persone, forse è il caso di dare leggermente più attenzione alla macchina di morte messa in moto dalla Germania nazista.

La cosa surreale di questi discorsi portati avanti da individui intenti a deviare l’attenzione dalle vittime ebraiche nei campi di concentramento e sterminio del Terzo Reich, è che allo stesso tempo, mentre viene sottolineato che le “altre vittime” del terzo reich e le vittime dei gulag sovietici, vengono ignorate e sistematicamente dimenticate, quelle stesse persone, non spendono una parola per ricordare i nativi americani sterminati durante la conquista del selvaggio west o le vittime afroamericane da parte dei supremachisti bianchi, si schierano dalla parte di Milosevic se si affronta la questione balcanica e negare gli avvenuti massacri e l’esistenza dei campi di concentramento per kosovari di origine albanese che si diffusero nella Serbia degli anni novanta, e non spendono una parola a proposito dei avvenimenti del Ruanda, attaccano, criticano e insultano tacciando di buonismo chi prova a parlare dei profughi morti in mare o delle vittime della polizia, fenomeno che riguarda soprattutto gli USA e che purtroppo, negli ultimi anni, sta diventando sempre più frequente, anche in europa.
Quelle stesse persone che sono sovente ripetere che “nella giornata della memoria non si parla degli altri”, per assurdo, sono i primi a non parlare degli altri e non solo tacciono, ma addirittura, in alcuni casi, giustificano i carnefici.

Dal punto di vista storico va detta una cosa, non è assolutamente vero che si parla solo di ebrei e che si studia soltanto l’olocausto, e basta guardare alla sterminata letteratura sui Gulag, sui campi di concentramento in Serbia, sui flussi migratori, sul Ruanda, sulla Palestina, sulla conquista del west e il genocidio dei nativi americani, ma anche sulla stessa porajmos, spesso indicata come la shoah degli zingari, per farsi un idea dell’enorme attenzione data alle vittime di tutti i massacri.

Vi è però un effettiva differenza tra gli Ebrei ed altri gruppi etnici (e non) e questa differenza non riguarda tanto le vittime quanto il modo con cui vennero sterminati e soprattutto da chi vennero sterminati. Per fare un esempio userò il caso dei campi di concentramento in Serbia, poiché all’epoca Slobodan Milošević venne dipinto come un “novello Hitler dei Balcani“, soprattutto per la questione della pulizia etnica.
Ciò che è successo nei campi di concentramento e sterminio in Serbia, rispetto a quelli del Terzo Reich, è che, nel caso nel Reich, l’Italia, il nostro paese, ne è stato complice, l’Italia Fascista ha contribuito attivamente, se pur in misura in un certo senso limitata, all’arresto e alla deportazione degli ebrei e degli zingari, prima apolidi, poi stranieri ed in fine italiani.
Anche se la ricorrenza è internazionale, in italia, si celebra la giornata della Memoria per ricordare le vittime del Reich e la complicità dell’Italia stessa in quei massacri.

Va fatta una precisazione importante su questo punto, in italia, ma in realtà in tutto il mondo è così, l’opinione pubblica è maggiormente coinvolta ed i media danno più spazio a qualcosa in cui il proprio paese ha giocato un ruolo attivo, di conseguenza, l’olocausto è rivestito di maggiori attenzioni rispetto ad altri fenomeni analoghi (e non), precedenti o successivi, di portata maggiore o minore.

Una cosa forse è vera, all’Olocausto e ad altri eventi simili, bisognerebbe prestare attenzione un po’ più spesso, soprattutto in un momento storico in cui centinaia di persone, ogni giorno, sono costrette a fuggire dalla guerra, rischiando la propria vita in lunghe diaspore nel deserto, per usare un immagine biblica legata al popolo ebraico, per poi finire a decine su di un gommone lanciato allo sbaraglio da avidi trafficanti di esseri umani, nella speranza di riuscire a raggiungere (se fortunati) un qualche sovraffollato centro d’accoglienza in europa oppure, nel peggiore dei casi, finire in un qualche centro di detenzione nordafricano, in cui morire o essere venduti al miglior offerente, ma per loro, almeno per il momento, non sembra esserci un Mosè, inviato da dio per liberarli dalla prigionia e dalla schiavitù libica.

Forse è vero, bisognerebbe prestare un po’ più attenzione a ciò che stiamo vivendo oggi, ai crimini compiuti ogni giorno in nome della sicurezza di un eletto popolo che viene prima degli altri, ma forse, parlare degli orrori compiuti dal Terzo Reich più di settant’anni fa, è l’unico modo lecito e consentito, per poter comprendere a fondo ciò che sta succedendo oggi.

Hanna Arendt, negli anni sessanta, seguendo il processo di Gerusalemme ad Adolf Eichmann, soprannominato l’architetto dell’olocausto, osservò che Eichmann non era un uomo malvagio, non era un demone, era invece un uomo comune, un uomo normale, mediamente intelligente colpevole soprattutto di essere un uomo stupido, di un tipo di stupidità ancora oggi molto comune e sempre più diffusa, una stupidità che gli impedisce agli uomini di mettersi realmente nei panni degli altri.

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