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Lo straniero nella tradizione romana

Secondo la tradizione, Roma, nella sua prima fase storica, è stata una monarchia e, in questa fase, ha avuto sette re, di cui almeno tre, erano etruschi e almeno 7 erano “stranieri”.

La storia di Roma si apre con Romolo, leggendario fondatore della città, le cui origini si perdono nel mito.

Il suo successore Numa, invece, ha un identità ben precisa, di Numa Pompilio conosciamo il gruppo etnico di appartenenza e la famiglia di discendenza, Tito Livio e Plutarco ci raccontano che Numa, erede della Gens Pompilia, fosse un mercante, originario della città sabina di Cures Sabini, successivamente trasferitosi a Roma in cerca di fortuna, e stando alla tradizione di fortuna Numa ne ebbe molta, al punto da diventare un ricco uomo d’affari, così influente, così potente, da succedere a Romolo sul “trono” di Roma.

Qualcuno potrebbe dissentire ed osservare che, la Gens Sabina è stata progressivamente inglobata nel mondo romano, andando a definire i caratteri di quella che, nella tradizione romana, era la classe Patrizia, e nell’osservare ciò, avrebbe perfettamente ragione. Ma dopo Roma ha avuto altri Re stranieri, appartenenti a gruppi etnici e popolazioni diverse da quella sabina, sto parlando dei re Etruschi, ovvero di Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo, gli ultimi tre re di Roma, tutti di origine Etrusca, tutti giunti a Roma da adulti e tutti, ascesi al potere, pur non avendo sangue “romano” nelle vene.

Ad ogni modo, il primo re di Roma, venuto dopo Romolo, è di fatto un re straniero, il primo re straniero della tradizione romana, e nel computo generale dei “re di Roma” emerge un dato interessante, in realtà, soltanto due dei sette re di Roma, sono effettivamente nati a Roma.

La figura dello straniero, a Roma e più in generale, nella civiltà romana, ha sempre ricoperto un ruolo particolare, che nel tempo è cambiato profondamente.

Si passa da un’età arcaica, in cui gli stranieri erano ben visti nella civiltà romana, al punto che uno straniero poteva addirittura diventare Re, a fasi successive in cui, gli stranieri e la cultura straniera, era vista come un oltraggio alla civiltà romana, per cui uomini come Marco Antonio, molto legato alla figura di Cleopatra e alla tradizione orientale, venne percepito come un traditore, ed il suo rivale, Ottaviano, venne percepito, e promosso, come campione della tradizione Italica, in quanto erede di due importanti famiglie dell’aristocrazia romana, di rango senatorio da parte di madre (Azia maggiore) e imparentato sia con Cesare, di cui era pronipote, sia con Gneo Pompeo Magno. Per poi tornare a fasi del tardo impero, in cui i culti orientali vennero nuovamente accolti e abbracciati dagli imperatori, come ad esempio, nel caso di Marco Aurelio.

Il rapporto di Roma con gli stranieri, già da queste prime informazioni, appare molto complicato e controverso, e soggetto a numerose variazioni nel tempo, ma nel complesso, possiamo dire che la società romana si presentava all’epoca come una terra di possibilità in cui l’abilità e le capacità dei singoli individui, avrebbero spalancato loro porte o botole, rendendoli ricchi e potenti, o riducendoli in miseria e schiavitù.
Roma, da questo punto di vista è molto criptica, e se da un lato incontriamo uomini di culto e di potere, tra cui si annoverano importanti oratori, filosofi, re e persino imperatori, dall’altra non abbiamo difficoltà ad individuare le innumerevoli popolazioni ridotte in schiavitù e costrette a lavorare nei campi, combattere nelle arene e servire nell’esercito. Così come non è difficile incontrare stranieri che una volta a Roma, sono diventati schiavi, e da schiavi sono stati liberati ed i loro discendenti sono diventati ricchi mercanti ed hanno avuto accesso al rango senatorio, o ancora, stranieri che hanno scalato i ranghi dell’esercito, diventando importanti generali e scontrarsi con altri generali, di stirpe romana, nella lotta per il trono imperiale di roma.

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