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Marocchinate, la procura di Siena apre un fascicolo sui crimini dei liberatori

La procura di Siena ha aperto un fascicolo d’indagine sull’omicidio di una donna vittima delle “marocchinate”. È il primo caso nella storia.

Non è mai troppo tardi per chiedere giustizia. È questa la lezione della signora Giselda di San Casciano Val di Pesa, in provincia di Firenze. 

Così si legge sulle pagine del Giornale, ma, prima che qualcuno possa esultare di gioia e dire che nessuno parla di queste cose, facciamo un passo in dietro, e cerchiamo di capire cosa è successo settant’anni fa.

A scando di equivoci, non entrerò nel merito dei crimini e delle storie delle vittime, sarebbero troppe da raccontare, ma se vi interessa approfondire, vi segnalo questo libro, e vi rimando all’articolo apparso su Il Giornale, che ricordiamo, essere stato fondato da Indro Montanelli, uno dei tanti criminali di guerra italiani che, al pari regli artefici delle marocchinate, all’epoca furono “graziati” dalla comunità internazionale e si decise di chiudere un occhio sui crimini da loro commessi.

Come dicevo, prima che qualcuno dica “nessuno ne parla mai” va fatta una precisazione, non è vero che nessuno ne parla mai, di libri sui crimini di guerra compiuti durante la seconda guerra mondiale (da tutte le nazioni in guerra) ne è pieno il mondo, e pure, nonostante un ampia documentazione e innumerevoli fascicoli e liste con i nomi dei criminali di tutte le nazioni, quasi nessuno venne processato.

Il motivo di questi mancati processi? La risposta è semplice, fu per volontà politica internazionale, di porre fine alla seconda guerra mondiale e di non trascinare il conflitto oltre il limite bellico, continuando lo scontro nei tribunali dei vincitori, anche se, va detto, qualche tribunale dei vincitori (Norimberga e Tokyo) fu comunque attivato.

In italia, questa volontà di porre fine al conflitto fu espressa soprattutto dalla Democrazia Cristiana e, nel dibattito pubblico, negli anni 40 e primi anni 50, trovò numerose opposizioni, soprattutto tra le pagine de L’Unità e de Il Ponte, una rivista di recente formazione, nata dalla volontà di Piero Calamandrei. Gran parte della “sinistra” italiana di ispirazione comunista, negli anni 40 e 50 si mobilità pubblicando numerosi articoli in cui veniva chiesto di occuparsi della vicenda, di non dimenticare le vittime e soprattutto, di punire i responsabili, ma, come già anticopato, alla fine, prevalse la volontà di non proseguire lo scontro e, grazie alla decisione che, ogni nazione avrebbe punito i propri criminali e al principio di reciprocità per cui, ogni nazione avrebbe punito i criminali a patto che anche gli altri avrebbero fatto lo stesso, alla fine si decise di non procedere e la quasi totalità dei fascicoli vennero archiviati, finendo, in italia, in quello che oggi è noto come l’armadio della vergogna, riscoperto alla metà degli anni novanta e i cui incartamenti oggi sono disponibili presso l’ex tribunale militare di La Spezia.

Come già detto, si sul finire degli anni 40 e i primi anni 50, si decise che ogni nazione che aveva partecipato alla seconda guerra mondiale, avrebbe processato i propri criminali, ma ad una condizione, che avessero fatto lo stesso anche gli altri, e sorpresa delle sorprese, era necessario che qualcuno mettesse in moto questo meccanirmo di reazione a catena, ma ovviamente nessuno ne aveva la volontà, tantomeno chi aveva vinto la guerra e non aveva alcuna intenzione di processare i propri soldati per assecondare le richieste di chi invece la guerra l’aveva persa.

Tornando ad oggi, aprire nel 2019 fascicoli di inchiesta di questo tipo, dal punto di vista prettamente giuridico è abbastanza ridicolo, in primo luogo perché, già negli anni 90, quando fu ritrovato l’armadio della vergogna, i fascicoli dei criminali italiani fu aperto e, visto che all’epoca era passato più di mezzo secolo, tra prescrizioni varie e il fatto che la maggior parte dei criminali era defunto, alla fine si giunse ad un nulla di fatto. Tuttavia, quelle inchieste hanno permesso di capire meglio cosa era successo durante la guerra, dando un importante contributo storico all’intera vicenda.

Se dunque, negli anni novanta, ormai più di vent’anni fa, le inchieste sui criminali italiani, dal punto di vista giuridico, non hanno cavato un ragno dal buco, direi che oggi, questo tipo di inchieste non può che avere lo stesso risultato.

A scanso di equivoci, l’apertura di questo fascicolo è una mossa totalmente politica che nulla ha a che vedere con le vittime di quei crimini, vittime che meritavano giustizia 70 anni fa, ma si scelse di ignorarle.

Va inoltre detto che, vittime e carnefici, nella maggior parte dei casi, se vent’anni fa erano troppo anziani per essere processati o defunti, oggi, a distanza di oltre settant’anni …. questo significa che di conseguenza, non potranno esserci condanne di alcun tipo, se non forse un irragionevole richiesta di risarcimento alle nazioni di appartenenza di quei criminali (in questo caso quindi, ipotizziamo alla Francia).

Ma è possibile tutto ciò?

L’Italia potrebbe essere nella posizione di chiedere oggi dei risarcimenti alla francia per dei crimini commessi più di settant’anni fa? La risposta è No.

Per essere più precisi, queste richieste non potrebbero avere alcun effetto, se non quello di umiliare ulteriormente le vittime, ed ora vi spiegherò perché.

Questi processi, negli anni 40 e 50 sono arenati per una ragione, e non è una ragione banale, come dicevo poco sopra, ogni nazione che partecipò alla seconda guerra mondiale compì dei crimini di guerra, li compirono i soldati francesi in italia, ma anche i soldati italiani in francia e questo significa che tutti possono accusare tutti, l’italia può accusare la francia, ma allo stesso tempo la francia può accusare l’italia.

In ogni caso, ipotizzando che per qualche ragione la francia dovesse accogliere le decisioni e le richieste dei tribunali italini senza alcuna obiezione, in virtù del principio di reciprocità, non avrebbero motivo di esitare a richiedere a loro volta all’italia di fare altrettanto e dunque processare i criminali italiani e risarcire la francia per i crimini compiuti dai soldati italiani in francia, crimini che, con tutto il rispetto per le vittime italiane, sono stati perpetuati per molto più tempo, su scala molto più ampia.

Cosa se ne ottiene quindi? Se ne ottiene che, proprio come nell’immediato dopoguerra, tutti dovrebbero risarcire tutti, e l’Italia è quella che dovrebbe versare più risarcimenti di tutti (dopo la germania).

Ngli anni 40 e 50, per evitare questa situazione, alla fine, si opto per l’archiviazione dei fascicoli, ed oggi, nel migliore dei casi, si arriverebbe alla stessa conclusione, e dunque, le vittime di quei crimini non solo rimarrebbero ancora una volta senza giustizia, ma sarebbero umiliate per la seconda o terza volta. Ma c’è anche una seconda opzione.

Negli anni quaranta c’era la volontà politica internazionale di andare avanti e lasciarsi alle spalle la seconda guerra mondiale i suoi crimini ed i suoi criminali, oggi, e mi dispiace dirlo, quella volontà non c’è, non c’è più, al suo posto c’è invece una continua ricerca di conflitto e conflittualità, una continua ricerca di un nemico, di qualcuno da odiare, e queste inchieste, in questo clima, sono qualcosa di molto pericoloso, soprattutto per paesi come l’italia, i cui criminali, all’indomani della seconda guerra mondiale, furono quasi tutti graziati graziati dalla comunità internazionale.

Questa inchiesta ha un importante valore storico e può dare un importante contributo alla storia e alla storiografia, ma va presa e percepita per quello che è, un inchiesta tardiva, che non potrà esprimere sentenze, e da cui, nel migliore dei casi, verranno fuori documenti sicuramente molto interessanti, e di grande valore morale, poiché verranno riconosciute alle vittime le dovute scuse, ma che, in termini giuridici, non avranno alcun valore, poiché verranno riconosciuti come criminali uomini che sono già morti da tempo e come vittime, uomini e donne, passati a miglior vita ormai da molto tempo.

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