Il Medioevo: storici a confronto.

Nel Medioevo, come in ogni altra epoca storica, vi furono personaggi che dedicarono la propria vita a ricordare gli eventi importanti di cui erano testimoni o ne ricevevano notizia, al fine di conservarne e trasmettere la conoscenza per la società di cui facevano parte o per chi sarebbe venuto dopo di loro. Queste scritture di resoconti hanno forme letterarie diverse: dalle registrazioni di eventi isolati, a monografie inerenti personaggi di spicco – re o condottieri o imperatori – o lo svolgimento di una singolare impresa. In tutta la storia del Medioevo, tale scrittura fu continua, anche se la quantità variava a seconda della contaminazione con altri popoli o alle condizioni di istruzione e scrittura tout court.

Nei confronti della produzione storica medievale, la ricerca moderna ha sempre provato fastidio e diffidenza: si lamentava da un lato l’incompletezza dell’informazione e dall’altro l’inaffidabilità di alcune notizie. Adolfo Bartoli, erudito italiano dell’Ottocento, raffigura lo storiografo dei primi secoli del medioevo come uno “scarno monaco che ogni cinque, undici anni caccia fuori dall’angusta finestra della sua cella la testa paurosa per assicurarsi che gli uomini non siano ancora tutti morti, e si rinserra poi subito nel suo carcere, in cui non vive che per aspettare la morte”.

Vi era infatti il pregiudizio secondo cui la cultura medievale non avrebbe attribuito importanza alla conoscenza storica, a causa dell’impronta religiosa che la caratterizzava: essa trasmutava la vita terrena in un passaggio obbligatorio finalizzato alla conquista della salvezza dell’anima e della vita eterna. Non era niente meno che un rito da compiere.

Ma la cultura medievale interpretava la storia sia alle verità della fede sia alle tradizioni gloriose dei popoli e dei regni, a celebrare quindi quei personaggi e gesta illustri di cui si faceva propaganda. Il medioevo assegnava alla storia funzioni non diverse da quelle perseguite dalla storiografia antica, con una sola variazione di tema: se prima la storia era legata agli dei dell’Olimpo, ora era intrisa del credo religioso cristiano. In questo senso, abbiamo oggi sia opere intrise di religione che private di essa, con quelle eccezioni in cui si cercava il ruolo dell’individuo, del caso e della fortuna nello svolgimento dei fatti.

I testi medievali oggi non sono solamente repertori di notizie, bensì anche un resoconto della mentalità dell’epoca, delle idee, delle dottrine, dei sentimenti e delle attitudini morali di chi viveva e raccontava la storia coeva.

Uno degli autori più importanti da questo punto di vista è Paolo Orosio (380/85, deceduto dopo il 418), che nelle Storie contro i pagani sintetizzò e aggiornò le precedenti ricapitolazioni di storia cristiane, esponendo e commentando le vicende alla luce della dottrina agostiniana. Infatti Sant’Agostino (354/430) ravvisava nella storia il senso dell’intera vicenda umana: infatti essa manifestava che fin dagli esordi dell’umanità è in corso un confronto tra coloro che avevano la conoscenza del bene e ad esso tendono già in questa vita, avversi a coloro che propendevano verso fini egoistici e crudeli. Orosio, in seguito, tentò di dare un significato mistico e provvidenziale alla successione dei grandi sistemi politici che avevano dominato le epoche a lui precedenti e coeve. Una profezia biblica, contenuta nel libro del profeta Daniele, prevedeva che quattro monarchie universali avrebbero governato in successione l’umanità sino alla fine dei tempi. L’ultima era, per Orosio, l’impero romano, che sarebbe perciò durato, secondo questa prospettiva, fino alla fine dei tempi, svolgendo un ruolo equipollente ai disegni divini. Le Storie di Orosio costituiscono il modello compiuto della storia universale cristiana, ereditato e studiato dalla cultura medievale. Tra le opere che vi fanno capo si citano le Storie dei Franchi di Gregorio di Tours (539, deceduto dopo il 593), in cui la parte più recente p una vivace e drammatica rappresentazione del costume politico e delle condizioni di vita nella Gallia conquistata dai Franchi.

Proseguendo oltre le invasioni da parte dei barbari, si trovano la Storia ecclesiastica del popolo degli Angli redatta dal monaco Beda (673/74-735), consistente in cinque libri dall’arrivo di Cesare in Britannia al 731, o la Storia dei Longobardi, divisa in sei libri e scritta nel Monastero di Montecassino dal longobardo Paolo Diacono (720c-797 c.), precettore di Adelperga, figlia dell’ultimo re longobardo Desiderio. La sua Historia Langobardorum principia con le origini mitiche del popolo, fermandosi una quarantina di anni prima di quando scrive e trent’anni prima del crollo del regno longobardo. Seguendo le orme di Paolo Diacono, Widuchindo di Corvey (deceduto dopo il 972), narrò la storia nazionale dei sassoni insieme a quella dei loro duchi, gli Ottoni, divenuti re di Germania e imperatori, inaugurando una storiografia volta al racconto delle gesta dei grandi re.

Il modello della cronaca universale di origine tardo antica recuperò invece attualità tra l’XI e il XII secolo, in relazione alla lotta per le investiture ecclesiastiche. Si ricordano Ermanno di Reichenau (1013-1054); Bernoldo di Costanza (1054 c.-1100); Lamperto di Hersfeld (c. 1028-c. 1081). La struttura della cronaca universale consentiva di risalire fino alle origini dei rapporti fra chiesa e impero, sempre nella prospettiva della storia della salvezza. In questi autori si rileva anche un progresso della cultura storica dell’XI secolo. In Lamperto di Hersfeld la forma annalistica riprende il modello di Tito Livio, mentre recupera l’espediente di immaginare i discorsi tenuti nelle grandi occasioni dai condottieri o re secondo il modello di Sallustio. La cronaca universale medievale raggiunge la maturità grazie alla Storia delle due città di Ottone, monaco e in seguito vescovo di Frisinga (1112 c.-1158). Si tratta di una speculazione teologica e morale ed è l’unico modello di costruzione tripartita in cui passato, presente e futuro risultano oggetto di indagine storica.

Per quanto concerne la storiografia in lingua volgare, occorre attendere fino alla Historia Fiorentina di Ricordano Malespini e la Cronaca delle cose occorrenti ai tempi suoi di Dino Compagni.

Tutte le forme storiografiche venute in auge nei secoli XII e XIII continuarono ad essere praticate fra Duecento e Trecento, dando luogo ad una produzione di testi vasta e diffusa.

È opportuno ricordare che nel XIII secolo si afferma un altro tipo di storiografia, che ebbe poi vasta diffusione e che documenta una nuova funzione e un nuovo uso della storia nella cultura degli ultimi secoli del medioevo. Si manifesta questo intento in opere di carattere enciclopedico che aspirano a ricapitolare l’intero corso della storia antica e recente, risalendo spesso alla creazione del mondo, ma con intenti non provvidenzialistici. Si volevano creare opere erudite, cariche di particolari, il cui fine era didattico e morale ma non teologico. È d’uopo ricordare tra di esse lo Specchio della storia (Speculum historiale) del domenicano Vincenzo di Beauvais e la Cronaca dei papi e degli imperatori di Martino di Troppau o Martino Polono. La prima opera era una grandiosa enciclopedia composta verso il 1250, che sintetizzava le storie dei diversi popoli arricchendole con leggende, passioni di santi, brani di autori classici. Martino Polono scrisse invece un testo pensato con esplicita finalità di informazione pratica, cercando di far capire le relazioni tra papi e imperatori secondo un elenco che pativa direttamente da Gesù, considerato il primo papa in quest’opera. Si offriva in tal modo un’importante testimonianza sull’uso della storia negli ambienti accademici ed ecclesiastici negli ultimi anni del medioevo, conservando la funzione didattica per cui erano state propriamente concepite.

 

BIBLIOGRAFIA:

 

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