Obama, I sogni di mio padre – La Recensione

Durante il periodo estivo mi sono dedicato alla lettura, o meglio alla rilettura dell’opera autobiografica del presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama , intitolata “I sogno di mio padre”.

Vi lascio di seguito il link per acquistare il libro qualora foste interessati alla lettura, prima di procedere con la mia prima, spero interessante, recensione dell’opera.

i sogni di mio padre

Il libro in se è molto interessante e soprattutto molto evocativo, tra le sue pagine è possibile ripercorrere gli anni della giovinezza di Barry (questo il nome che ha utilizzato almeno fino agli anni del liceo) Obama, passando dall’innocenza dell’infanzia alla ribellione adolescenziale e la presa di coscienza di se.

La biografia si divide in quattro diverse parti, ognuna delle quali racconta un  selciato della vita sua e dei suoi familiari. Tra le prime pagine viene presentato il suo misto e confuso nucleo familiare, partendo dai suoi nonni, passando a sua madre ed i vaghi ricordi giunti fino a lui attraverso i racconti materni di suo padre, il cui spettro accompagnerà tutta la vita di Obama.

Segue poi un inquadramento della vita hawaiana, condita con teneri e dolci aneddoti nei quali viene mostrato l’amore incondizionato dei suoi nonni, ed in fine, il trasferimento, al fianco di sua madre e del nuovo compagno in Indonesia.

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Lì Obama vivrà e crescerà in un ambiente molto diverso da quello dell’isola natale, e lì, vedendo una rivista in cui era raffigurato un innovativo metodo di sbiancamento della pelle, iniziano a maturare i primi dubbi riguardo la propria identità.

Da questo momento in poi possiamo dire che si apre la parte credo più importante dell’opera, e probabilmente della vita di Obama (e per certi aspetti di ogni essere umano) ovvero la ricerca di se stessi, la ricerca della propria identità, che, in casi al limite come quello del futuro presidente americano, può essere particolarmente complicata. In queste pagine Obama è come “balto”, metà cane, metà lupo, senza una precisa identificazione sociale, letteralmente “sa soltanto quello che non è”.

Obama era cresciuto e vissuto come un bianco, ma la sua pelle era di un altro colore, questo particolare raramente si era mostrato negli anni hawaiani, ne, a maggior ragione in Indonesia, ma al suo ritorno, ancora di più quando si sarebbe trasferito a Los Angeles per studiare all’università, la sua natura di meticcio, lo avrebbe portato inevitabilmente a scontrarsi con la realtà.

Negli anni a Los Angeles, minuziosamente descritti nella seconda parte del libro, Obama è costretto realmente ad affrontare se stesso, arrivando anche a toccare il fondo, prima di poter finalmente vedere la luce in fondo al tunnel e scoprire esattamente chi fosse.
In questi anni le esperienze vissute sono spesso molto forti e al limite, e porteranno il giovane Barack ad utilizzare il nome paterno ed esplorare diverse realtà, i cui sentieri lo avrebbero condotto dinanzi a se stesso, permettendogli di maturare e sviluppare finalmente una propria e precisa identità, identità fondamentale nella costruzione di un sua scala di valori che andrà a definirsi sempre di più negli anni della vita nell’Illinois affrontata nelle ultime parti del libro.

Terminati gli studi Obama si trasferisce a New York, per poi trovare lavoro come coordinatore di quartiere a Chicago, una città nuova, simile e allo stesso tempo molto diversa da Los Angeles. Qui, un giovane ma più maturo Obama dovrà fare i conti con una nuova realtà, che con le sue agghiaccianti verità avrebbe generato nuovi sentimenti in un giovane che ormai aveva vissuto sulla sua pelle mille vite differenti.

Obama era nato in una famiglia medio borghese, aveva vissuto la sua prima infanzia non nel lusso, ma nel benessere, in seguito, il trasferimento in Indonesia è stato vissuto come un passo indietro, in una casa decisamente più povera di quella dei propri nonni, ma lì, il trasformismo e del suo patrigno impegnato in una assennata scalata sociale, permise ad Obama di vedere la trasformazione di una fattoria in una villa, poi di nuovo alle Hawaii, questa volta in un appartamento condominiale insieme ai suoi nonni, ed in fine, la realtà della discriminazione e del ghetto californiano, prima di trasferirsi in una città di operai, dove nero era sinonimo di povertà, discriminazione e disagio.

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In quei luoghi, Obama incontra faccia a faccia le comunità e le autorità politiche, impegnandosi in opere di rivalutazione e riqualificazione di aree urbane più simili a discariche che quartieri residenziali.

Nell’ultima parte del libro Obama riscopre ed incontra la propria famiglia dal lato paterno, venendo finalmente a conoscere la verità su suo padre, un uomo fedele ai propri principi, principi per i quali era stato acclamato come un eroe nazionale e poi, al cambio della guardia, messo al bando e costretto ad una vita di sofferenze e miseria, prezzo da pagare per la propria integrità morale.

Un uomo tutto d’un pezzo con un sogno che amava il suo paese, la sua gente e la sua terra più di se stesso, e questo amore lo avrebbe lo avrebbe trasmesso indirettamente ai suoi figli, e più di tutti, a quel figlio americano, lasciato in fasce perché richiamato in patria a ricostruire il proprio paese.

Questo è “i sogni di mio padre” un opera illuminante che racconta la vita di Barack Obama e come quella vita non sia stata perfetta, trascorsa alla ricerca di se stesso e della propria identità.

Credo che fosse quello lo scopo primo e forse unico di questo libro, definire la propria identità, e leggendo o meglio, rileggendo quelle pagine, vivendo quei ricordi non miei, e rivivendo contemporaneamente i miei ricordi, ho potuto effettuare lo stesso lavoro introspettivo, andando a ridefinire e comprendere meglio me stesso.

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