Perché festeggiamo il primo maggio?

La rivolta di Haymarket del 1886 è spesso indicata come il punto d’origine della festa dei lavoratori e anche se si tratta di un avvenimento drammatico e molto importante, è in realtà solo uno, dei tanti, tasselli di una storia iniziata già da molto tempo e che parte almeno dalla rivoluzione industriale, o comunque dal tracollo della società feudale.

Si tratta di una storia di scontri, lotte, scioperi, morti e arresti, una storia in cui i lavoratori di tutto il mondo reclamavano maggiori diritti salariali e sociali, coordinati da sindacati e partiti di sinistra, ed erano osteggiati dai propri datori di lavoro a loro volta appoggiati dai partiti e sindacati di destra.

L’opposizione delle destre alle rivendicazioni dei lavoratori si è manifestata in vario modo, attraverso minacce di licenziamenti in massa, in un epoca in cui il lavoro era poco, i lavoratori tanti, ed essere licenziati in favore di qualcuno che costava meno, lavorava di più e non si lamentava, era all’ordine del giorno. Attraverso l’arresto, in un epoca in cui dichiarare la propria appartenenza a determinate correnti politiche, costituiva un reato, ecc ecc.

che ci piaccia o meno, il primo maggio è una “festività” , anzi, una ricorrenza di sinistra, e non si tratta di una strumentalizzazione politica, ma di un attribuzione storica.

Il primo maggio, la festa dei lavoratori, la giornata internazionale dei lavoratori, spesso oggetto di critiche politiche per il proprio legame (molto forte) con la sinistra. Un legame che ha profonde radici storiche, oltre che politiche, e forse è il caso di presentare più attenzione alla storia che si cela dietro il primo maggio che alle sue rivendicazioni politiche per capire esattamente cosa si celebra e ricorda in questa data.

Approfitto di questa giornata particolare per fare una precisazione sulla giornata internazionale dei lavoratori e comincio con il dire che al di la della politica, questa giornata “celebra” tutti i lavoratori, a prescindere quindi dal proprio orientamento politico (e religioso), ma questo non significa che possiamo ignorare oltre un secolo di storia che questa giornata si porta dietro.

La giornata internazionale del lavoratore è nata in un contesto storico e politico ben definito, è nata in un epoca in cui “la lotta di classe” invocata dai comunisti era qualcosa di molto sentito da operai e contadini e le differenti condizioni sociali dei lavoratori dipendenti, identificati come proletari, rispetto a quella che in genere era identificata come la borghesia, e non necessariamente alta borghesia, ma anche la piccola e media borghesia, erano enormi e si riflettevano sulle condizioni, la qualità, e la speranza di vita.

Il quel preciso contesto storico, nella seconda metà del XIX secolo, il socialismo internazionale prima, ed il comunismo internazionale poi, hanno dato fiato a quel disagio sociale, hanno dato fiato alle richieste dei lavoratori, che, attraverso scioperi e manifestazioni hanno visto un (se pur lieve) miglioramento delle proprie condizioni lavorative e sociali, ed hanno visto riconoscere il proprio ruolo fondamentale nella società, con la nascita della giornata internazionale del lavoratore.

La “sinistra” non ha fatto propria questa giornata, la sinistra internazionale, l’ha creata dal nulla, l’ha costruita mattone dopo mattone, al costo di enormi sacrifici (dei lavoratori) che durante le manifestazioni e scioperi hanno rinunciato ad ore di lavoro retribuite e in alcuni casi hanno messo a rischio il proprio lavoro, la propria dignità, la propria libertà e la propria vita. Manifestare la propria ideologia politica orientata “troppo” a sinistra poteva portare al licenziamento o addirittura all’arresto, scioperare significava rischiare di perdere il lavoro, quando si era fortunati, in alcuni casi (come ad esempio l’italia fascista), scioperare comportava l’arresto, se si scioperava per motivi non graditi al governo o ai suoi “sostenitori e finanziatori”.

I sacrifici di questi uomini, coordinati da partiti e sindacati di sinistra ha costituito la pietra angolare su cui sarebbe stata costruita la giornata internazionale dei lavoratori.

Questa giornata è stata concepita e voluta dal socialismo internazionale, e riconoscere ad esso la paternità di questa celebrazione, non è una questione politica, ma di correttezza storica, e questo perché nell’ultimo secolo e mezzo, mentre i sindacati (di sinistra) coordinavano i lavoratori nei loro scioperi, dall’altra parte, i sindacati (di destra) appoggiati dai partiti politici dello stesso orientamento, nell’interesse dei datori di lavoro, li osteggiavano apertamente.

Quando parliamo del primo maggio non dobbiamo limitarci a pensare alla giornata in cui ci sono concerti in piazza, braciate e sventolano bandiere del PSI, ma dobbiamo tenere presente la storia che c’è dietro questa giornata, e anche se oggi a qualcuno vedere quelle bandiere con la rosa nel pugno può dar fastidio e vorrebbe una festa dei lavoratori senza appartenenze politiche, forse è il caso che ripassi un po’ di storia del XX secolo.

Per oltre un secolo il primo maggio non è stato un giorno di festa, in quella data, per decenni ci sono stati scioperi e manifestazioni di massa, dei lavoratori dipendenti, operai e contadini, coordinati da sindacati e sezioni locali del partito socialista, che richiedevano e reclamavano maggiori diritti sociali, attenuazione delle ore di lavoro, aumenti di salario, assistenza e tutele sul lavoro. tutte richieste che, per essere esaudite, avrebbero incrementato i “costi” dell’azienda e di conseguenza, ridotto i profitti dei proprietari e azionisti.

Per oltre un secolo, i “sindacati” di destra, nell’interesse dei datori di lavoro (che per semplicità chiameremo borghesia), che non volevano rinunciare alla propria posizione di privilegio sociale, appoggiati dai partiti di orientamento a destra a loro volta finanziati dalla stessa borghesia di cui tutelavano gli interessi, si sono opposti con forza e fermezza a questi scioperi e manifestazioni, minacciando licenziamenti in massa e arresti degli scioperanti, in fondo, in anni in cui il lavoro era poco, e i lavoratori tanti, alle imprese non sarebbe servito troppo tempo prima di trovare un rimpiazzo ai lavoratori licenziati che, pur di avere il lavoro, avrebbero accettato condizioni lavorative più sfavorevoli e salari più bassi.

La storia del primo maggio, è una storia di sinistra, in cui i lavoratori dipendenti sono stati impegnati in una lotta sociale contro i datori di lavoro più avidi e senza scrupoli, ed è una storia di scontro politico tra la sinistra, dalla parte dei lavoratori e la destra, dalla parte dei datori di lavoro, in anni in cui le manifestazioni potevano facilmente degenerare in insurrezioni, rivolte e scontri armati, molti dei quali sono stati sedati nel sangue e così è stato per oltre un secolo, a partire dagli anni della rivoluzione industriale, anche se la giornata dei lavoratori è stata “istituita soltanto” nel 1889, (1890 in italia).

E a proposito dell’italia, ricordiamo che in Italia, durante gli anni del regime fascista, questa giornata internazionale venne sospesa e sostituita da una giornata “analoga” ideata dal partito fascista che cadeva il 21 aprile e non il 1 maggio come invece accadeva nel resto del mondo.

E le cose andarono in questo modo almeno fino al 1945, quando, con la nascita delle Nazioni Unite, il primo maggio divenne ufficialmente la giornata internazionale dei lavoratori.

La storia di questa giornata è una storia di rivendicazioni, scioperi e manifestazioni, indette dai sindacati e partiti di sinistra, ed osteggiata dai sindacati e partiti di destra, scioperi e manifestazioni in cui molti uomini persero la vita o la libertà, ed è una storia che non possiamo ignorare per opportunismo politico.

La giornata dei lavoratori è, nell’atto pratico, la “festa” di tutti i lavoratori, a prescindere dal loro orientamento politico e religioso, ma è anche una ricorrenza voluta e creata dalla sinistra socialista, che ha compiuto un enorme sforzo di “democrazia” creando una manifestazione universale che avesse valore non soltanto dai propri sostenitori, ma anche per tutti gli altri, ma da qui al negare il legame tangibile e storico tra la giornata dei lavoratori e la sinistra e fingere che questa giornata non sia nata per i diritti di lavoratori, operai e contadini, il passo è lungo, e se fatto, comporta un’enorme e pericolosa mancanza di rispetto per la storia.
Fingere che la giornata dei lavoratori non sia stata creata dalla sinistra, significa cancellare un pezzo della nostra storia, nel tentativo di distorcerla e piegarla ad interessi politici ben definiti.

Detto questo, buona storia e buon primo maggio a tutti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi