Quel piccolo nano Francese che crede d’essere lui la storia – Storia Leggera

Forse non avrei dovuto giocare così presto la carta di Waterloo, perché si tratta di una canzone potente, di una canzone completa e di una delle mie canzoni preferite. Dopo Waterloo, dopo la disfatta dell’imperatore è difficile, se non impossibile trovare una canzone altrettanto forte e penetrante, è estremamente difficile trovare un altra canzone che riesca con tanta semplicità a proiettarci in un un altro mondo, in un altra epoca, in un altra realtà che è aliena al nostro tempo, ma alla fine una canzone l’ho trovata, ed è ancora una volta una canzone di Roberto Vecchioni che racconta Napoleone, ma visto e raccontato con occhi diversi, in un altro momento. La scorsa settimana Waterloo ci ha mostrato la caduta di quel piccolo nano francese convinto d’essere lui la storia, il cielo di Austerlitz invece, ci racconta un altra realtà, ci racconta un grande e inaspettato trionfo di Napoleone, visto dalla parte dello sconfitto impero Russo.

Il cielo di Austerlitz ci racconta un momento esatto della storia napoleonica, ci racconta una battaglia in particolare, delle tante battaglie combattute durante le guerre napoleoniche, ci racconta una battaglia che avrebbe segnato in qualche modo l’inizio e la fine dello stesso impero napoleonico, ci racconta la battaglia di Austerlitz combattuta il 2 dicembre del 1805 e che vide l’impero francese scontrarsi contro la terza coalizione antifrancese formata dall’Impero Russo e dal Sacro Romano Impero. È uno scontro epocale, è lo scontro che la storia avrebbe consacrato come la battaglia dei tre imperatori, in cui Napoleone Bonaparte ed il suo esercito, nonostante l’inferiorità numerica, avrebbe sconfitto l’Imperatore del sacro romano impero Francesco II d’Asburgo-Lorena e lo Zar di tutte le russie Alexandr Pavlovič Romanov.

La battaglia di Austerlitz è uno scontro leggendario, è una battaglia che sarebbe entrata nel mito oltre che nella storia ed avrebbe rappresentato un punto di rottura epocale, un punto fisso nella storia dal quale si sarebbe dipanato un nuovo mondo, è uno scontro così maestoso, così sfolgorante che Lev Tolstoj lo avrebbe eletto a cardine del suo romanzo immortale Guerra e Pace, ed è proprio tra le pagine del grande romanzo storico russo che storia, poesia e letteratura si fondono insieme, per spalancare le porte ad un mondo nuovo.

Ciò che ci viene raccontato è un cambiamento epocale, che si mostra apparentemente come la fine dell’antico regime, ad Austerlitz il vecchio mondo sembra giunto alla propria conclusione, i vecchi imperi sembrano destinati a scomparire, l’aristocrazia tradizionale sembra costretta a cedere il passo alla storia, le antiche casate reali, che da generazioni regnavano incontrastate sull’Europa e sul mondo sembrano essere ad un passo dalla fine, quasi costrette a cedere le proprie corone. La battaglia di Austerlitz sembra segna il trionfo assoluto di un nuovo ordine mondiale, un ordine post rivoluzionario in cui un soldato non è più sola e semplice carne da macello, lasciato a morire sotto gli incessanti colpi di artiglieria del nemico, mentre gli ufficiali ed i nobili sono al sicuro nelle retrovie e guardano la battaglia da lontano senza che questa li coinvolga, senza che questa sembri reale, semplicemente muovendo delle pedine di carne ed ossa su un qualche campo di battaglia. Ad Austerlitz gli ufficiali sono sul campo, sono in prima linea, devono essere in prima linea perché si battono contro un nemico che non gioca secondo le regole tradizionali della guerra tra gentiluomini, ma cavalca alla testa del proprio esercito e che combatte al fianco dei propri uomini.

Il Napoleone di Austerliz non è solo un imperatore che assiste alla battaglia, non è solo un generale pianifica la battaglia, ma è anche un soldato come tanti altri, che vive nell’accampamento insieme ad altri soldati e un uomo che cammina tra i propri uomini e parla con loro, li ascolta, vive e ama come loro, il Napoleone di Austerlitz è un comandante che divide il pane ed il vino con i propri uomini, compreso l’ultimo degli stallieri e non soltanto con i propri generali.

Di fronte a questo nemico così potente, così umano, l’antica aristocrazia non può più restare in disparte, non può più restare al sicuro nelle retrovie, non può continuare a giocare alla guerra con le vite dei propri soldati, ma è costretta a scendere dal proprio idilliaco piedistallo, è costretta a lasciare il proprio olimpo personale per scendere e mescolarsi tra gli uomini, tra i soldati. Napoleone nella battaglia di Austerlitz trascina due imperatori nel fango di terriccio umido e sangue, li trascina tra i cadaveri dei soldati ancora caldi, li trascina in quell’inferno terreno che è il campo di battaglia durante gli scontri e lì, quei bambini viziati e capricciosi che giocavano a fare la guerra ma che non avevano mai realmente combattuto, vengono travolti dalla ferocia e dalla furia cieca ed incontrollabile dei soldati bonapartisti.

Ad Austerlitz ancora di più che nella stessa rivoluzione francese, le masse popolari si scontrano contro l’aristocrazia e contro ogni aspettativa, contro ogni logica, nonostante l’enorme inferiorità numerica e il minor numero di cannoni, quell’esercito di contadini armati e non addestrati che costituiva le armate napoleoniche, sarebbe riuscito non solo a vincere, ma a trionfare sul nemico, subendo un numero minimo di perdite tra caduti, feriti e prigionieri rispetto alle perdite del nemico, più numeroso, meglio addestrato e meglio armato. Ad Austerlitz, forse per la prima ed unica volta nella storia, un esercito meno numeroso, meno armato e non addestrato, è riuscito a sconfiggere il nemico sfidandolo in campo aperto, è riuscito a trionfare su un nemico più imponente nello scontro diretto. E pure, per assurdo, la battaglia in cui Napoleone ed il suo esercito sono riusciti a sbaragliare senza troppe difficoltà la terza coalizione, non avrebbe segna la fine definitiva dell’antico regime, la fine dell’opposizione antifrancese, ma l’inizio dei un interminabile serie di campagne militari che avrebbero portato l’Impero Napoleonico al proprio apice e rapidamente alla sua fine.

Dopo Austerlitz, dopo il trionfo bonapartista ad Austerlitz, Napoleone si sentirà onnipotente e si convincerà che il suo esercito è in grado di sconfiggere qualsiasi avversario. Napoleone cadrà vittima del proprio successo e lo stesso esercito napoleonico si convincerà di non poter essere sconfitto. In particolare la guardia imperiale, l’elité dell’esercito bonapartista, cadrà vittima del proprio successo e dell’aura mistica che da Austerlitz in avanti l’avrebbe accolta. Dopo Austerlitz la guardia imperiale diventa qualcosa di leggendario, il cui nome è diventato quasi un impronunciabile sinonimo di morte e sconfitta, e la cui carica è temuta, per la sua invincibilità dalla maggior parte degli eserciti europei. Da Austerlitz in avanti, l’irruzione sul campo di battaglia della guardia imperiale diventa il preludio alla sconfitta, l’atto finale che avrebbe segnato l’ennesimo successo bonapartista.

La guardia imperiale e formata dai veterani che avevano combattuto mille battaglie al fianco di Napoleone ed è infusa simultaneamente da un aura mistica e da un ombra demoniaca. Il potere ed il prestigio di questo corpo scelto sono legati a ragioni puramente strategiche e all’acume militare di Napoleone, il cui intuito lo aveva spinto a giocare la carica della guardia imperiale soltanto come carta finale, l’asso nella manica che avrebbe segnato le sorti della battaglia. La guardia imperiale è scagliata contro il nemico soltanto nelle fasi finali della battaglia, quando il nemico è ormai debole, stanco e quasi completamente privo di difese, in alcuni casi la carta della guardia imperiale è giocato addirittura quando le sorti della battaglia sono già decise e il nemico è già sconfitto. Allora e solo allora, la guardia imperiale può scendere in campo, forte e ancora immacolata, scagliandosi contro un nemico inerme e producendo una carica estremamente efficace e letale. In alcune battaglie la carica della guardia imperiale è totalmente inutile ai fini della vittoria in quella battaglia, poiché il nemico si è già o è prossimo alla ressa, e l’ultima carica appare come un atto di crudele ferocia, un inutile massacro che però è fondamentale per rinforzare l’idea di invincibilità delle forze napoleoniche e in particolare per alimentare il mito della guardia imperiale.

Nella battaglia di Austerlitz ad essere travolti dalla carica imperiale non sono soltanto i soldati del sacro romano impero e dell’impero russo, gli stessi Imperatori verranno travolti, vedendo con i propri occhi l’impossibilità di vincere contro un nemico così potete, feroce e crudele, ed è proprio in quel momento di sconforto e sconfitta, che si dipana la narrazione del cielo di Austerlitz.

Il campo di battaglia è raccontato attraverso gli occhi ed i pensieri di Aleksandr Romanov, l’Imperatore si sente lontano come mai prima d’allora, dal proprio mondo, dalle feste, dalla gloria, dalla sua reggia di Pietroburgo e in quella lontananza, tra le urla altissime dei soldati francesi, riesce a capire di aver trascorso tutta la propria esistenza in un mondo irreale, in un mondo lontano dalla realtà e lontano dal proprio popolo ed è questa consapevolezza che qualche anno più tardi lo avrebbe convinto ad accettare l’aiuto dell’acerrimo nemico di Napoleone, il generale prussiano Carl von Clausewitz, le cui intuizioni avrebbero portato alla riorganizzazione degli eserciti della coalizione e la sconfitta di Napoleone.

Sul campo di battaglia di Austerlitz, quando la battaglia è ormai finita e l’esercito russo è ormai sconfitto, Aleksander si lascia trasportare dai mille pensieri che affollano la propria mente, osserva quel piccolo nano francese chiamato Napoleone Bonaparte ergersi come fosse un gigante tra i cadaveri mentre “meschino come la sua vittoria” conta i morti quasi con cortesia, consapevole della portata epocale di quella vittoria, consapevole di aver inferto un duro colpo all’antico regime e illudendosi che quel colpo fosse un colpo letale, quasi a convinse di essere lui la storia.

Perché in fondo Napoleone è anche questo, è un grande canalizzatore della storia, il cui impero più che la sua vita, avrebbe cambiato per sempre il volto del mondo, inaugurando una nuova epoca nel sangue di milioni di uomini che sarebbero morti per un ideale che non gli apparteneva e per il quale, forse, non erano ancora pronti.

In un mix sfolgorante di storia, musica e letteratura, la Battaglia di Austerlitz, celebrata nel romanzo guerra e pace di Tolstoj è anche il cuore pulsante del brano il cielo di austerlitz di Roberto Vecchioni​.
Austerlitz segna il trionfo del piccolo, grande imperatore, mette in luce il suo acume militare e la sua crudeltà di uomo, Austerlitz è il momento in cui vengono spalancati i cancelli dell’inferno, permettendo ai demoni della guardia imperiale di liberarsi in europa portando l’inferno sulla terra, la battaglia dei tre imperatori segna apparentemente il declino dei vecchi imperi, dei vecchi imperatori e contemporaneamente il passaggio al lato oscuro della forza di Napoleone.

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