L’economia del Dono – Il saggio sul dono di Marcel Mauss

Essai sur le don. Forme et raison de l’échange dans les sociétés archaïques , meglio noocome “Saggio sul dono. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche” di Marcel Mauss, è un saggio Etnologico considerato uno dei grandi classici della scuola francese e più precisamente, un testo intramontabile sull’economia del Dono.

In questo saggio Mauss propone una “teoria del dono” che avrebbe avuto grande rilievo nella storia dell’antropologia francese (etnologia), questa teoria è il frutto della comparazione di varie ricerche etnologiche compiute sul campo da studiosi come Boas, Malinowski ed altri, che avrebbero fornito a Mauss un ampia gamma di documenti , e soprattutto tanti esempi differenti di una pratica economica molto diffusa sia tra le società arcaiche che tra quelle dotate di un economia più sviluppata e complessa.

L’intero studio è focalizzato sullo scambio di beni il cui valore intrinseco non è considerato un dato rilevante, e , secondo la teoria di Mauss, questo scambio avrebbe avuto un ruolo centrale nella creazione di relazioni sia tra uomini che tra uomini e divinità, e in questo caso un esempio di dono capace di gettare un ponte tra l’uomo e il divino, è rappresentato dal sacrificio rituale, attraverso il cui le società omane, offrono un dono ad una o più divinità.

Secondo Mauss, il dono rappresenta “fatto sociale totale”, vale a dire un che esso è un elemento specifico di una cultura, che pone un individuo in relazione con tutti gli altri appartenenti alla stessa cultura e pertanto, attraverso l’analisi di questo meccanismo, è possibile leggere per estensione le diverse componenti di una data società.

Come dicevamo poco sopra, il meccanismo del dono è diverso da una qualsiasi altra economia basata sul valore dell’oggetto e nel suo saggio Mauss scompone la pratica del dono in tre distinti momenti che si basano su quello che l’autore avrebbe definito un principio della reciprocità”.

Questi tre momenti rappresentano tre azioni, che sono il Dare, ovvero l’atto pratico di eseguire il dono, offrendo un bene, servizio o altro ad un altro individuo, divinità o comunità, nella seconda fase, quella del Ricevere, l’oggetto donato deve essere accettato da chi sta ricevendo il dono e l’accettazione del dono conduce alla terza fase, ovvero quella del Ricambiare, una fase particolare che rappresenta il vero momento di distacco tra l’economia del dono ed un qualsiasi altro tipo di economia basato sull’equivalenza del valore dei beni scambiati

L’obbligo “contrattuale” del ricambiare il dono ricevuto è in realtà un semplice obbligo morale, non vincolante, non perseguibile ne sanzionabile, significa che una volta accettato il dono, nulla vieta al ricevente di non ricambiare, ed è proprio in questo “atto di fiducia verso gli altri” che, secondo Mauss, è possibile rintracciare il vero valore della pratica del dono, ovvero nell’assenza di garanzie per il donatore.

Per evidenziare questa assenza di garanzie Mauss propone nel saggio alcuni interessanti eempi di economia del dono, come il potlatch, osservato e documentato da Boas, esso è una pratica cerimoniale che all’epoca si svolgeva tra alcune tribù di Nativi Americani della costa nordoccidentale del Pacifico, come gli Haida, i Tlingit, i Tsimshian, i Salish, i Nuu-chah-nulth e i Kwakiutl. Durante la cerimonia del Potlatch, individui appartenenti allo stesso status sociale procedono con la distribuzione o la distruzione di beni di grande valore, in questo modo possono affermare pubblicamente il proprio rango o riacquistarlo in caso lo abbiano perso.

Un altro esempio di economia del dono presentato nel saggio è la pratica del Kula, osservata e documentata da Malinowski ed esposta nel saggio Argonauti del Pacifico Occidentale. Il Kula è praticato tra gli abitanti delle isole Trobriand nel pacifico, e la pratica consiste in un apparentemente semplice scambio di collane di conchiglie rosse (soulava), per effettuare questi scambi gli abitanti delle isole Trobriand si imbarcavano in lunghi e pericolosi viaggi in canoa che permettevano loro di giungere in villaggi distanti molti chilometri, senza alcuna garanzia di ritorno o che il loro dono sarebbe stato ricambiato.

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