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Storia e funzione del Carnevale

Il carnevale è la festa della satira e dello scherzo, il giorno in cui cadono le convenzioni sociali e si ribalta l’ordine precostituito della società, ma anche il giorno in cui ci si abbuffa di carne prima di una lunga dieta spirituale.

Il carnevale è una delle mie feste preferite, fin da quando ero bambino, e crescendo ho iniziato ad apprezzarlo sempre di più, non solo per il modo in cui era vissuto, ma anche per la sua storia e per il suo significato più profondo.

Al di la della ricorrenza prettamente religiosa, che segna l’inizio della quaresima, praticamente la versione cristiana del Ramadan islamico, in cui, in teoria, per circa 40 giorni si rinuncia al consumo di carne e di alcolici, ma che nei fatti si riduce a non mangiare carne per meno di un giorno alla settimana, questa festività, in qualche modo legata al martedì grasso sul piano etimologico (carnevale deriva da una locuzione latina che significa eliminare la carne), è in realtà molto più antica del carnevale stesso e dello stesso cristianesimo.

Il carnevale venne riscoperto in italia intorno al XV secolo, o almeno, è in quel periodo che incontriamo i primi riferimenti al carnevale, più o meno così come lo conosciamo oggi, è nel 1400 che questa parola, carnevale, inizia ad essere utilizzata in concomitanza con il martedì grasso e l’inizio della quaresima, e da lì in avanti si sarebbe diffusa in tutta europa e successivamente nel mondo, ma è in italia che per molto tempo, sarà maggiormente radicata.

In realtà, nel XV secolo, il termine carnevale era già in uso in italia da qualche secolo, per indicare alcune festività mascherate, in particolare a Venezia, il termine carnevale, era usato fin dall’XI secolo, per indicare un importante festa cittadina mascherata, festa che sarebbe poi evoluta nel carnevale veneziano, che oggi è una delle celebrazioni del carnevale più iconiche, rappresentative e apprezzate al mondo, ma che, a differenza di altri carnevali, guarda al carnevale in un modo, potremmo dire unico, ed è forse proprio questa unicità che rende il carnevale di venezia così particolare ed apprezzato.

Che cos’è quindi il carnevale vi starete chiedendo? se è non l’ultima grande abbuffata di carne prima della quaresima, cosa rappresenta questa festa? e perché il carnevale di Venezia è così diverso da quello di New Orleans?

Partiamo dal principio, il carnevale, così come molte delle festività e delle ricorrenze del mondo cristiano (e non solo), ha origine nel mondo antico, in epoca greco/romana, e si plasma su di alcune festività e celebrazioni pagana precedenti. Lo stesso è avvenuto anche per il natale e la pasqua e il carnevale, non fa eccezione.

Il motivo di questa sovrapposizione dell’iconografia cristiana al precedente mondo pagano è legato ad una fase transitoria della civiltà, delle tradizioni e della cultura e serviva principalmente a facilitare il passaggio alla nuova cultura, richiamando, nella nuova cultura cristiana, alcuni dei principali modelli tradizionali e quindi, delle principali festività, questa sovrapposizione ha portato, soprattutto in italia ad alcuni fenomeni particolari, come il culto dei santi, di fatto una rielaborazione in chiave cristiana degli antichi pantheon politeistici.

La festività anzi, le festività su cui si basa il carnevale sono numerose e varie, ma tra le tante, le feste dionisiache per il mondo greco ed il loro analogo romano, i saturnali , sono quelle certamente più significative.

Durante le dionisiache e le saturnali, nel mondo antico, si realizzava un totale ribaltamento dell’ordinamento sociale, le convenzioni sociali in quelle giornate venivano sospese e in nome dello scherzo e della dissolutezza, ognuno era libero di dire ciò che voleva e lasciarsi andare ad azioni fuori dal comune.

In queste giornate anche l’ultimo degli ultimi poteva sentirsi un re, mentre i ricchi e potenti, potevano scendere dai loro piedistalli e lasciarsi andare, ai loro più arcani desideri, senza vergogna e senza la necessità di nascondersi.
Per fare un esempio concreto, a Roma, durante i saturnali, gli schiavi erano elevati a padroni ed i padroni servivano gli schiavi, e questo molto spesso si traduceva in feste particolari e piccanti.

Festività di questo tipo, in cui l’ordine sociale viene ribaltato per uno o più giorni, non sono una peculiarità del mondo romano, ne incontriamo infatti in quasi ogni civiltà antica, le incontriamo a Babilonia, in occasione dell’equinozio di primavera, ma anche in India, in Cina, in Giappone, nel mondo germanico e in quello celtico, insomma, ne incontriamo realmente dappertutto, in momenti diversi dell’anno, in epoche diverse e con celebrazioni diverse dal significato diverso.

Il motivo per cui il ribaltamento temporaneo dell’ordinamento sociale e la sospensione di ogni convenzione sociale in alcune giornate di festa, è così presente nel mondo antico, ha ragioni sociologiche e politiche.

Queste feste erano uno strumento di controllo della popolazione, delle masse, e il controllo avveniva fornendo alle masse popolari una sorta di valvola di sfogo che esorcizzasse la realtà permettendogli, per un giorno, di sentirsi liberi e sereni, letteralmente nei panni di qualcun’altro, non è quindi un casa se oltreoceano nel XIX secolo, negli stati uniti e in Brasile, al tramonto della schiavitù, il carnevale sia riuscito a radicarsi ed affermarsi così tanto, da rendere città come New Orleans, sul delta del Mississippi, e Rio, alcune delle capitali mondiali del carnevale.

Rio e New Orleans, hanno in comune un passato travagliato e doloroso e sono realtà urbane molto povere, soprattutto negli anni delle prime celebrazioni del carnevale, ed è in quella grande povertà di città popolate principalmente da contadini, da reietti ed ex schiavi, che questa festa esplode in maniera fragorosa, rumorosa ed estremamente colorata.

Diversamente, realtà storiche come Venezia, molto ricche, potenti e influenti, vedono l’evolversi di un carnevale diametralmente opposto.

Quello veneziano è un carnevale molto più antico, di quello di Rio, di New Orleans o di Viareggio per restare in italia, ed è forse il primo vero carnevale ad introdurre la maschera.

La maschera che copre il volto e rende irriconoscibile chi la indossa, come per i dionisiaci ed i saturnali, ribalta l’ordine sociale, non lo ribalta totalmente però, nel carnevale di Venezia infatti le convenzioni sociali ed il costume rimane invariati, ciò che decade a Venezia è “solo” lo status sociale. Venezia è una città, una repubblica, di mercanti e mercenari, vi sono ricchi e poveri ma vi sono relativamente pochi nobili, e in questa realtà in cui di fatto tutti sono potenzialmente uguali, ma nei fatti non lo sono, eliminare la gerarchia sociale per un giorno, significa rafforzare quella prospettiva di successo che anima gli strati più poveri della società. Indossare una maschera a Venezia significa dimenticarsi per un giorno quanto si è ricchi o poveri e vivere in mezzo agli altri, con la possibilità di interagire con persone altrimenti irraggiungibili. E questo, come per i saturnali romani, molto spesso sfociava in eventi “privati” particolari e piccanti.

Diciamo però che il festino di eyes wide shut anche se non è totalmente rappresentativo della realtà, sotto certi aspetti, ci dice molto su queste feste private.

Il carnevale quindi si dirama storicamente in due filoni e quello che è giunto a noi è soprattutto la sua componente popolare, il carnevale povero, se infatti per le classi agiate il carnevale era sinonimo di feste ad alto contenuto erotico, per la maggior parte della popolazione il carnevale era soprattutto una festa della satira e dello scherzo, la festa che frantumava l’ordine sociale ed è proprio questa la componente che sarebbe sopravvissuta (anche se a Rio e New Orleans la componente erotica è ancora molto presente)

Oggi il carnevale è soprattutto questo, una festa giocosa, allegorica, con un alta, altissima, concentrazione satirica, potremmo quasi dire che il carnevale è la festa della satira per eccellenza e non è così solo oggi, è così da prima che esistesse il carnevale.

La scorsa settimana sono stato al carnevale di Viareggio, ci vado ormai ogni anno da almeno da qualche tempo, e questo carnevale è, dal punto di vista della satira, quello più iconico e significativo, è impossibile non incontrare a Viareggio carri o maschere che fanno il verso agli attuali protagonisti della politica italiana e non.

Di solito c’è molta attenzione all’attualità, soprattutto alla politica interna, quest’anno però ho avuto come l’impressione che questa componente fosse molto depotenziata, praticamente non c’erano carri raffiguranti il volto di Conte, Di Maio e Salvini, e pure per anni membri del governo più noti, opportunamente inseriti in contesti satirici e caricaturali, sono stati i veri protagonisti del carnevale di Viareggio, e il carro, il gioco, lo scherzo, la satira, era un modo per esprimere una critica politica forte, ma con leggerezza, quest’anno però la satira è stata rivolta soprattutto all’estero, e vedeva protagonista Donald Trump, ma di riferimenti alla nostra politica non c’era quasi l’ombra e i pochi che c’erano hanno suscitato una reazione nel pubblico presente, non particolarmente piacevole.

Mi ha colpito particolarmente un episodio di cui sono stato testimone diretto, stava sfilando una maschera raffigurante Mussolini che cavalcava in sella ad un T-Rex, mentre in mano teneva una maschera raffigurante il volto di Matteo Salvini e il titolo della maschera era “sono tornato”.
Questa maschera era satira pura e lanciava un messaggio politico molto forte, soprattutto se si considera che Viareggio si trova in una regione che ha vissuto in modo molto duro la guerra civile ed allo stesso tempo è potuta in qualche modo fiorire a livello urbano durante gli anni del fascismo. Viareggio si trova in una zona d’italia in cui il ricordo il ricordo del fascismo e della guerra civile è molto doloroso, da entrambe le parti, e pure, mai mi sarei aspettato di vedere qualcuno che durante la sfilata di carnevale, urlasse ad una maschera parole poco lusinghiere sulla madre dell’autore e commentasse la maschera dicendo “basta con la politica, siamo qui per divertirci”.

Se siete arrivati fino a questo punto avrete già letto la ricostruzione della storia del carnevale, avrete familiarizzato con il suo ruolo ed il suo senso, la sua missione di ribaltare l’ordine sociale e l’elevazione della satira e sentire gridare ad una maschera satirica, “basta satira”, basta con la politica, a carnevale è stato abbastanza sconcertante. Criticare la satira in una festa che è la massima espressione della satira ed è nata per ragioni politiche, è un po’ come criticare il formaggio in un cheesburgher.

Il carnevale di Viareggio, come manifestazione, ha inizio sul finire del XIX secolo ma è diventato così come lo conosciamo oggi, con grandi carri, sfilate e tanta satira, soltanto nel 1925, e questa data è importantissima, perché ci troviamo nel 1925, all’alba del venennio fascista, pochi mesi dopo il carnevale del 1925 sarebbe stato pubblicato il manifesto degli intellettuali fascisti, ma, nonostante il regime, nonostante il clima autoritario del regime fascista, il carnevale è stato festeggiato e celebrato per tutto il ventennio o almeno fino al 1939, e solo negli anni della guerra e poi della guerra civile non hanno sfilato maschere, ma perché l’italia era in guerra, non per altro.

Persino negli anni più duri del ventennio e della repressione fascista, a carnevale, la satira ha trionfato e tra i carri che sfilavano, in tutta italia, era facile riconoscere le sembianze caricaturali di giganti in carta pesta raffiguranti Benito Mussolini e Vittorio Emanuele.
E qui arriva il dramma, perché se negli anni del regime la satira era tollerata, anche se nel solo giorno di carnevale, per via del ribaltamento dell’ordine sociale concesso in quella giornata, se nel vivo del ventennio fascista, nella parentesi più cupa della storia italiana, a carnevale era comunque possibile prendere in giro Mussolini, le cose oggi sembrano stiano preparandosi ad andare in una direzione totalmente diversamente, la satira è demonizzata sempre più spesso e si viene perseguitati e condannati mediaticamente se si fa satira, e se è drammatico che questo avvenga in giornate ordinarie, il fatto che stia iniziando ad avvenire anche a carnevale è allarmante.

E’ già grave che non si possa quasi scherzare sulla politica, ma se non lo si può fare neanche a carnevale, allora abbiamo un problema, ed è un problema enorme. Se questa è la strada che stiamo intraprendendo allora mi chiedo, in che cosa siamo diversi dalla Russia, dalla Turchia, dalla Korea, o Cina, dove si rischia il carcere se si associa il presidente a Winnie the Pooh, per via della palese somiglianza estetica tra i due?

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