Il Sultanato delle donne || Kadinlar saltanati

Con il termine turco “Kadınlar Saltanatı” (Sultanato delle donne), si indica un periodo dell’impero ottomano durato circa 130 anni, tra il sedicesimo ed il diciassettesimo secolo , nel quale le donne del Harem Imperiale del dell’Impero Ottomano esercitato straordinaria influenza politica su questioni di stato, spesso avendo più potere dello stesso imperatore/sultano ottomano.
Molti dei sultani che regnarono in questo periodo erano minorenni e l’amministrazione politica effettiva, fu gestita dalle ed era loro madri, Valide Sultani, o dalle loro mogli, Haseki Sultan.

Nell’immaginario collettivo l’harem, termine derivante dalla parola harim, luogo proibito, era una gabbia dorata dove vi erano segregate donne bellissime alla completa mercé del sultano dell’impero ottomano; un luogo misterioso che nelle leggende veniva descritto come un teatro di lussuria. La realtà era ben diversa, l’harem ottomano, che si trovava fra le stanze del sultano e quello del capo degli eunuchi neri, era una vera e propria corte il cui centro erano gli appartamenti privati della Validé Sultan, la madre del sultano regnante, quella che in occidente viene identificata come la regina madre; l’harem aveva delle regole ben precise che con l’andare del tempo si irrigidirono sempre più.

La storia di questo luogo comincia quando con l’avvento al trono di Maometto il Conquistatore i matrimoni cessarono di essere celebrati e venne creato l’harem imperiale nella quale il sultano poteva scegliere tra le schiave che giungevano da ogni parte del mondo; le giovani arrivate a palazzo venivano educate, alcune di loro divenivano cameriere (kalfa) che servivano la Validè e il sultano altre invece, per la loro bellezza erano messe a disposizione del sovrano. La legge coranica permetteva al re di avere quattro donne (kadin o hatun) oltre che a una favorita e a volte più di una. Coloro che davano un figlio al sultano venivano chiamate Haseki Sultan (Sultan era il titolo che portavano anche le principesse della casa imperiale ottomana come Mihrimah Sultan, figlia di Solimano il Magnifico e della consorte Hürrem Sultan); la legge regolava anche le notti che il sovrano doveva passare con ognuna delle sue consorti ed era severamente vietato che ve ne fossero due nel letto del re; era anche falsa la leggenda che la donna dovesse entrare nel letto dell’uomo strisciando dal fondo; la notizia arriva direttamente dalla parole scritte dalla sultana Hafiza, vedova di Mustafà II:

«L’affermazione che il sultano getta un fazzoletto alla giovane che preferisce è del tutto falsa. Il sultano chiede al capo degli eunuchi neri di chiamare la donna destinata, che le cameriere conducono al bagno, profumano e acconciano elegantemente con abiti adatti alla circostanza. Il sultano manda poi un dono alla ragazza, e poi va nella sua stanza. Non vi è nulla di vero neppure nell’affermazione che la donna va strisciando fino al letto del sultano»

L’harem rimase comunque un simbolo di segregazione delle donne; poteva forse andare meglio a coloro di quelle che erano più vicine al sultano. Vi fu un periodo preciso nella storia dell’impero ottomano in cui le donne furono particolarmente influenti negli affari di stato vuoi perché il sultano era un debosciato o perché ancora minorenne, sta di fatto che per un secolo nel bene e nel male le Haseki e le Validè controllarono il governo di Istanbul. Questo lasso di tempo inspiegabilmente coincise con i regni e le reggenze di Caterina e Maria de Medici in Francia, Maria Stuart, Maria I e Elisabetta II in Inghilterra; viene chiamato il Sultanato delle donne e in genere lo si fa incominciare da quando Alexandra Lisowska passata alla storia come Hürrem Sultan meglio nota come Roxelana riuscì a farsi sposare da Solimano il Magnifico.
Roxelana non fu solo una concubina del sultano, ma fu la donna che riuscì a spezzare la tradizione per cui il sovrano non contraeva matrimonio; divenne moglie di Solimano il Magnifico e lo affiancò negli affari di stato e cercò di preservare il potere in ogni modo possibile; arrivò anche a far giustiziare persone che la ostacolavano tra cui l’amico, cognato del sovrano il gran visir Ibrahim (1536) e Mustafa il primogenito di Solimano che egli ebbe da Mahidevran Sultan, e che sarebbe dovuto essere il successore del padishà.

Hürrem non ebbe mai il totale controllo perché per sua sfortuna ella premorì (1558) al figlio Selim II che successe al padre nel 1566; per questo non ebbe mai il titolo di Validè Sultan. La prima Validè considerata fu la madre di Solimano il Magnifico, Ayse Hafsa Sultan e dopo di lei il titolo passò alla nipote Mihrimah Sultan, figlia di Hürrem e Solimano. Tra il 1566 e il 1578 fu Mihrimah a governare in quanto il fratello ormai sultano si estraniò del tutto dagli affari di stato dedicandosi ai piaceri della vita; nel 1574 Selim II morì e fino al 1578 vi fu una coreggenza di due Validè per il nuovo sultano Murad III. Erano rispettivamente la zia e la madre del giovane sovrano Mihrimah Sultan e Nur Banu Sultan. Ella era verosimilmente un’ebrea e divenne moglie di Selim II quando questi era ancora un principe nel 1545 e diede al marito almeno dieci figli.

Dopo la morte del marito Nur Banu richiamò in fretta il figlio Murad a Istanbul per la successione; era pratica comune nell’impero ottomano che la successione avveniva nominando sultano il membro maschile della famiglia reale più anziano. I sultani per evitare che ciò avvenisse una volta assisi in trono si premuravano di eliminare possibili rivali o pretendenti al trono; in nome della “ragion di stato” il sovrano eliminava tutti i suoi fratelli. E così fece Murad III e subito dopo il figlio Mehmed. A rompere la tradizione come si vedrà sarà Ahmed che risparmierà il suo giovane fratello Mustafa.

Già dal 1565 per Nur Banu si era presentata una rivale, la moglie legale di suo figlio, la giovane Safiyye Sultan con molta probabilità da identificate con la veneziana Cecilia Venier Baffo figlia del prefetto di Corfù, che venne rapita dai tartari per giungere poi nell’harem imperiale.
Nonostante Murad III rimase fedele per molti anni a Safiyye fu costretto per questione dinastica a giacere con altre donne; si dice che alla fine della sua vita il sultano avesse 32 figli.

Dopo la sua morte avvenuta nel 1595 Safiyye tenne nascosta la notizia per qualche giorno per permettere al figlio di raggiungere Istanbul da Manisa dove esercitava la carica di governatore; Mehemed una volta giunto a palazzo fece assassinare i suoi diciannove fratelli e poi diede inizio alle esequie del padre. Nur Banu ormai era morta (1583) e così fu Safiyye Sultan a divenire la nuova Validè; con il figlio adottò la stessa politica che usò con il marito circondandolo di stravizi tanto che il giovane sovrano si disinteressò della politica. I suoi otto anni di regno furono difficili da seguire, ci fu un via vai di nomine e di destituzioni dei ministri a seconda del volere della Validè che si inimicò molte persone. Come suo figlio anche la sua favorita Handan Sultan non ebbe mai alcun potere di sorta; una cambiamento avvenne con la morte di Mehmed III, nel 1603, lasciando il trono al figlio quattordicenne Ahmed I. La prima cosa che fece il giovane sovrano fu quello di ordinare il trasferimento di tutte le donne del padre e della stessa Safiyye nel vecchio palazzo, dove l’anziana sultana morì l’anno successivo; ella non venne compianta, odiata dal popolo, dall’esercito e anche dai Genovesi abitanti in un quartiere di Istanbul, oppressi dalle preferenze per i Veneziani.
Al contrario dei suoi predecessori il nuovo sultano, Ahmed I, non mise a morte il fratello Mustafà, che il padre concepì con un’altra donna, Halime Sultan, in quanto il ragazzo aveva seri problemi psicologici. La nuova Validè, Handan Sultan, fu un personaggio poco significativo, forse anche perché morì presto, nel 1605.

Ahmed I ebbe solo tre consorti: Hadice Mah-firuz, da cui ebbe Osman II, Fatma Haseki, citata in pochissimi documenti e Kösem Mahpeyker, della cui progenie fanno parte i sultani Murad IV e Ibrahim I; viene ricordato come un uomo pio che fece erigere numerosi enti religiosi. Morì a 27 anni nel 1617, e il trono passò al figlio maggiore Osman. Dopo la morte di Handan Sultan il ruolo della Validè rimase vacante fino a quando il nuovo sultano si insediò sul trono; Mah-firuz Sultan non entrò a pieno nel nuovo ruolo in quanto morì nel 1620 poco dopo l’ascesa al trono del figlio Osman II.
La situazione però cambiò prontamente, la favorita del defunto Ahmed I, Kösem Sultan, grazie all’aiuto dei ministri riuscì a detronizzare il figliastro e a porre sul trono il giovane cognato Mustafà I, facendo entrare così in vigore la legge del maggiorascato, ciò l’usanza di eleggere sovrano il membro maschile più anziano della famiglia reale.

Il sultano essendo ancora nella minore età, subì la reggenza della madre Halime Sultan, consorte di Mehemed III e zia di Hadice Mah-firuz; per la prima volta nella storia dell’impero si aveva una reggenza da parte di una donna (naibe-i saltanat).

Madre e figlio impreparati per governare un impero furono manovrati dai funzionari di governo e tre mesi più tardi vennero deposti dal nipote Osman II che rientrò a pieno titolo a governare l’impero. Mustafà e sua madre vennero rinchiusi nel kafes dell’harem; in principio il sultano cercò di accattivarsi i giannizzeri che in un secondo momento fece allontanare da Istanbul; questi prepararono un colpo di stato al palazzo Topkapı e reintegrarono Mustafà I come padishà. La madre Halime rientrò in possesso del titolo di Validè e nominò gran visir Kara Davud Pascià, che catturò Osman II, rinchiusosi in un padiglione di caccia, e lo fece assassinare. Fu il primo sultano turco vittima di una congiura ordita dai suoi sudditi. Il regno di Mustafà anche nel suo secondo mandato fu breve: una anno e sei mesi, dopodiché Kösem Sultan, nel 1623, depose il giovane sovrano e pose sul trono il figlio Murad IV; essendo il figlio ancora minorenne ciò permise a Kösem di esercitare la reggenza per nove anni, fino a quando nel 1632 divenuto maggiorenne Murad cercò di sottrarsi al giogo della madre. Fece rinchiudere i suoi fratelli nel kafes, rapì la moglie di un funzionario per poterlo ricattare e poi quando ritenne di aver raggiunto abbastanza potere cercò di fa fronte alla Validè; questa in seguito cercò di riconciliarsi al figlio, ma nel mentre cominciò a riversare le sue speranze sull’ultimogenito Bayezìd, figlio di Hadice Mah-firuz. Il ragazzo vinse il fratello in un torneo e il sovrano che già lo odiava lo spedì insieme ad un altro fratello, Süleyman al fronte persiano, e qui li fece eliminare. Stessa sorte toccò ad un altro fratello Kasim, assassinato nel 1635; la Validè riuscì a salvare l’ultimo figlio, Ibrahim, che non destò nel sultano alcun tipo di attenzione essendo il ragazzo di indole quieta e semplice.

Murad IV viene ricordato come un grande sultano ma allo stesso tempo un folle, il fatto che tutti i suoi figli erano morti in giovane età, può aver contribuito alla progressiva devianza psichica che si manifestò nel sovrano durante i suoi ultimi anni di vita. Come il padre egli morì a 27 anni nel 1640.
Dopo la morte del figlio Kösem si diresse immediatamente nel kafes dove era tenuto Ibrahim per designarlo nuovo sultano dell’impero ottomano; nei primi anni di regno il giovane si dimostrò buon governante, ma a poco a poco cominciò a manifestare segni di squilibrio e forti depressioni. Ciò probabilmente era anche dovuto al periodo di prigionia nel kafes, la continua paura di attentati e la precaria vita condotta all’ombra dei capricci del fratello, minarono la sua salute mentale.

La Validè si circondò di persone che si arricchirono grazie alle concussioni, ella si preoccupava di accumulare ingenti ricchezze, ma nonostante questo non venne mai giudicata una persona avara: ogni anno visitava le prigioni, pagava le insolvenze dei debitori, regalava corredi di nozze alle ragazze povere che le venivano segnalate e concedeva rendite a orfani e vedove indigenti. Ibrahim I, fu chiamato in seguito il «Pazzo», si disinteressò della politica per dedicarsi ai piaceri e alle follie; nell’harem aveva più consorti: Hatice Turhàn Sultan, madre di Mehemd IV, Sàliha Dilàşùb, madre di Süleyman, Hatice Mu’azzez II, madre di Ahmed, Hümaşah Sultan, detta Telli Haseki, di cui il sultano era talmente innamorato che la sposò legalmente; ciò però non limitava i suoi amplessi, per suo capriccio fece cercare la donna più grassa in Europa, Şivekar Sultan.

Tutto ciò che le sue favorite chiedevano al sultano, egli le accontentava, ma ciò non bastava, le sue consorti credendo che a loro fosse tutto dovuto, giunsero a farsi servire dalle principesse e a rigettare l’obbedienza alla Validè; Kösem Sultan cercò di arginare la negligenza del figlio e per questo fu confinata nella palazzina Iskandar Çelebi a Florya. La situazione andava via via peggiorando, il gran visir Damad Pascià sapeva come tenere sotto il suo giogo il sultano nascondendo la verità sul reale stato del paese e arrivando a legarsi al sovrano attraverso il matrimonio di una delle figlie di questo con il suo favorito Baki Bey. Dopodiché il visir fece firmare a Ibrahim I l’atto per incarcerare il comandante dei giannizzeri; questi in un’assemblea destituirono il sultano che si era rinchiuso nel Palazzo reale minacciando di uccidere i suoi figli.

La Validè venne richiamata dall’esilio, ratificò la destituzione del figlio, ma si rifiutò di dare il suo benestare alla sua esecuzione; il sultano dopo essere stato rinchiuso in un padiglione venne strangolato dai giannizzeri. Dopo la morte di Ibrahim I il suo diretto successore fu il piccolo Mehmed IV figlio di Hatice Turhàn Sultan; di fatto la reggenza venne retta da Kösem Sultan anche se di fatto la Validè era ora la madre del nuovo sultano. La situazione però non migliora, con il passare del tempo all’interno del Palazzo si formano due fazioni alla cui testa vi sono da una parte l’anziana Validè Kösem Mahpeyker e dall’altra la Validè Turhàn Sultan vedova di Ibrahim I; la situazione degenera quando l’anziana reggente decide di destituire il giovane nipote in favore di un altro Süleyman figlio di Sàliha Dilàşùb, un’altra delle consorti di Ibrahim I. Lasciata aperta la porta che collegava gli appartamenti imperiali e il quartiere dei giannizzeri questi si precipitano all’interno per assassinare Mehmet IV, ma la Validè Turhàn avvertita del colpo di stato riuscì ad armare gli eunuchi bianchi piazzati davanti alla camera del sultano.

Dopo il bagno di sangue, gli uomini della giovane Validè hanno la meglio e si precipitano a prendere Kösem che si era rinchiusa in un armadio, ma tradita da un lembo del suo vestito viene trovata, tirata fuori e alla fine dopo molte suppliche all’età di sessantadue anni viene strangolata. Era il 2 settembre 1651; il suo appartamento venne saccheggiato e poi messo a fuoco, il suo corpo trascinato al Vecchio Palazzo rimane esposto per tre giorni per poi essere sepolta vicino al marito il sultano Ahmed I.
Dopo trent’anni di potere di Kösem Sultan, la reggenza passò ufficialmente a Turhàn Sultan; ella era di origine ucraina, nata probabilmente col nome di Nadia, venne rapita dalla propria patria dai tartari e donata alla Validè Kösem che la fece istruire dalla figlia Atike Sultan; venne descritta alta, con occhi azzurri e capelli d’oro. Subito attirò l’attenzione di Ibrahim I da cui subito ebbe un figlio per essere poi mandata insieme a lui nel palazzo di Edirne.

Il periodo di reggenza della nuova Validè non fu sempre agevole dovette affrontare numerose difficoltà causate dal malgoverno degli ultimi anni di reggenza della Validè Kösem; poco a poco Turhàn cominciò a dedicarsi solo alle opere di carità e culturali. Morirà nel 1683 dopo 32 anni nella carica di Validè, il periodo più lungo di tutte le regine madri; si impegnò strenuamente per sistemare i problemi nell’impero ottomano. Il figlio, il sultano Mehmet IV sopravvisse alla madre per dieci anni, venne destituito nel 1687 e si ritirò a Edirne dove morì nel 1693. Dal 1687 al 1695 sul trono ottomano subentrarono altri due figli di Ibrahim I Süleyman III la cui Validè era la madre Sàliha Dilàşùb e Ahmed II la cui madre Hadice Mu’azzez II non fu Validè perché morì nel 1687 prima che il figlio giungesse al trono.

Con la morte di Turhàn Sultan si chiude il periodo denominato “Il Sultanato delle donne”, in cui le donne della famiglia imperiale hanno retto le sorti dell’impero; ci saranno ancora le Validè ma non avranno più voce in capitolo nella vita politica dello stato.

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