Una prigione per streghe

Quando sentiamo parlare di cacciatori di streghe, roghi e torture, siamo soliti pensare all’età medievale, anni oscuri di teocrazia cattolica in europa, e pure, la caccia alle streghe ed dei tribunali dell’inquisizione, raggiunsero la piena efficienza tra il XV ed il XVI secolo, e nel caso della stregoneria, superarono abbondantemente anche il XVII secolo.

In questo articolo non voglio ripercorrere la storia della caccia alle streghe, argomento sicuramente molto interessante, sul quale torneremo in altre sedi, qui oggi, voglio soffermarmi su uno dei luoghi in cui la caccia alle streghe fu perpetuata.

Le accuse di stregoneria si diffusero rapidamente in tutta europa (e anche fuori dall’Europa) ed i processi ebbero luogo soprattutto nelle zone periferiche, e nelle aree rurali dell’europa continentale, lontano dalle grandi città ed i centri culturali, ed affermandosi soprattutto -ma non solo- là dove il cattolicesimo romano lasciava il passo a nuove confessioni religiose. Non è un quindi un caso che il periodo di massima attività nella caccia alle streghe coincida con gli anni delle guerre di religione, ed è proprio su una di queste aree che ci soffermeremo in questo articolo, un area rurale nella periferia di Aderdeen, in Scozia , Gran Bretagna. Qui, nel XV secolo fu costruita la cappella di Santa Maria presso la chiesa di San Nicola, inizialmente concepita come un luogo di ritrovo e rifugio per permettere alle donne di pregare, nel 1560 in seguito a riforma protestante e controriforma, la funzione della cappella cambiò drasticamente, trasformandosi da luogo di rifugio a luogo di prigionia.

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Di lì a poco, intorno agli anni novanta del XVI secolo la Scozia sarebbe stata attraversata da una profonda crisi culturale che avrebbe spinto la regione ad una lunga e cruenta caccia alle streghe nel corso della quale, solo nel 1597, furono arrestate e condannate al rogo quasi trenta donne ed un uomo, e complessivamente, sembra ci siano stati, nel corso della grande caccia alle streghe scozzese, più di duemila condanne.

La cappella di Santa Maria giocherà un ruolo centrale in questa drammatica vicenda, e sarà adibita a luogo di detenzione e prigionia sospettate di stregoneria, in attesa della sentenza definitiva, ovvero il rogo. Fu installato Nella cappella un anello di metallo, non più grande di due pollici, presso la parete nord della cappella, la funzione di questo anello è facilmente intuibile, esso serviva ad incatenare i sospettati di stregoneria, in modo che non potessero fuggire. Questo tipo di prigioni solitamente si trovava all’interno di cattedrali, chiese o cappelle, poiché la terra consacrata sembrava bloccare i poteri delle streghe.

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I registri cittadini testimoniano e confermano l’intensa caccia alle streghe avvenuta nell’area, i funzionari della commissione reale, istituita per identificare le streghe, tenevano nota nei propri registri di ogni processo, di ogni condanna, di ogni catena e barile di catrame, insomma, annotavano qualsiasi cosa inerente la caccia alle streghe.

Osservando quei registri emerge un dato particolarmente interessante, la maggior parte degli indagati furono donne, nei registri di Aderdenn un solo uomo, un certo Andrew Mann fu accusato di stregoneria perché aveva guarito l’intera mandria di bestiame di un allevatore, e spesso si lasciava andare a strane danze che lo conducevano nelle campagne, tra le altre accuse contro Mann, quella di aver avuto, per sua stessa ammissione, una lunga storia d’amore con una regina degli elfi, e di essere in grado di evocare Satana. Molto probabilmente alle origini di questi strani comportamenti di Mann ci sarebbe una qualche malattia mentale, come sostenuto anche dal dottor Winfield, ma all’epoca in cui visse, questi sintomi conducevano ad un unica possibile conclusione, la forca per poi bruciare al rogo i loro resti.

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La maggior parte delle accuse di stregoneria venivano da altri membri della comunità, nel solo sito di sepoltura della cappella di Santa Maria, dove si suppone siano stati concentrati i resti dei condannati per stregoneria, riposerebbero almeno duemila cadaveri, la maggior parte dei quali, secondo gli antropologi forensi, sarebbero stati impiccati per poi essere bruciati tra la seconda metà del XVI e la fine del XVII secolo.

La Scozia è una delle regioni in cui la caccia alle streghe si diffuse maggiormente, ma il mondo protestante non è certo l’unico in cui ebbe luogo, processi per stregoneria furono condotti anche in italia, sotto il vessillo della chiesa romana, se pure in misura forse minore. Il dato interessante in ogni caso è legato al tempo, siamo negli anni delle grandi scoperte geografiche, le Americhe, l’Africa, l’Oceania l’Asia, si presentano agli occhi degli europei come un vero e proprio mondo nuovo da scoprire e riscoprire, la fine del medioevo sembra tradursi in un accelerazione delle grandi scoperte scientifiche, e pure, dietro la facciata di una civiltà che si appresta a raggiungere nel giro di qualche secolo, la vetta più alta del suo essere, allo stesso tempo si trascina dietro un retaggio di primitiva barbarie che spingerà l’europa a condannare a morte migliaia di uomini e donne accusati di stregoneria, uomini e donne colpevoli solo di non essere adatti al loro tempo, per le proprie idee, per la propria intelligenza, o peggio ancora, per la loro malattia.

 

 

 

 

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