Una vita da Legionario

Qual è la vita del legionario romano? Quali sono le sue mansioni? Come impegna il proprio tempo libero? È difficile da dire, poiché l’Impero Romano ha attraversato quasi mille anni di storia e, inevitabilmente, è mutato nel corso dei secoli.
Ma c’è una peculiarità che caratterizza sia l’esercito romano arcaico sia quello repubblicano che quello imperiale: l’adattabilità. Un elemento, questo, che ai nostri occhi sembra scontato, ma è di fondamentale importanza per capire il successo militare romano. Infatti, rispetto alle altre popolazioni, i romani furono in grado di adattare il loro esercito in base alle caratteristiche del territorio e del nemico. Questa capacità è stata affiancata anche da un’altra particolarità: la disciplina.

Sappiamo come in un esercito questa assuma un ruolo fondamentale, infatti ci vengono subito in mente i famosi guerrieri spartani come esempio del rigore militare. Al contrario pensiamo alle sterminate orde barbariche che combattono individualmente senza badare all’ordine di battaglia.

I romani divennero famosi per la disciplina e le regole ferree che i superiori imponevano ai soldati. Questo ci riconduce alle domande iniziali, che si possono sintetizzare a una sola: come viveva un legionario romano? Per poter rispondere, seguiremo da vicino il soldato semplice Mario.

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La legione in cui Mario milita è in viaggio verso il Nord della Gallia. Il sole non è ancora sorto, ma il nostro soldato e gli altri sette commilitoni con cui divide la tenda sono in piedi. Viene preparato il prandium, pasto fondamentale composto da una zuppa fatta con cereali macinati e del pane. Si accompagna con un bicchiere di vino o di birra. Nel frattempo, il centurione, consegna i rapporti della sua centuria al superiore, il prefetto, per verificare che non ci siano state defezioni o degli incidenti durante la notte.

Mario, finito il pasto, indossa l’equipaggiamento che comprende: armatura (lorica); elmo (cassis); gladio (spada a doppio taglio lunga circa 60 centimetri); cintura (cingulum militiae) da cui pende il pugnale (pugio); scudo (scutum, convesso e rettangolare); lancia (hasta); giavellotto (pilum); tunica (tunica millitaris, di lino o lana a seconda della stagione); calzari (caligae, sandalo con suola borchiata). Per un totale di circa 15 chili.
Così armato, Mario, insieme ai commilitoni, si presenta in formazione per l’ispezione mattutina. Tutto in ordine. Viene dato ordine di smantellare il campo e di mettersi in marcia. Per la prima operazione si impiegano quasi due ore, trascorse le quali i soldati raccolgono i loro oggetti personali e si dispongono per la marcia raggruppandosi ognuno nella propria centuria.
Il bagaglio individuale (sarcina) di Mario è appeso a una struttura di legno a forma di T (furca) e comprende: bisaccia (loculus) per contenere gli oggetti più piccoli; sacca di cuoio (saccus scorteus) dove riporre gli indumenti di ricambio per mantenerli asciutti; martello (malleus); scure (ascia); cesoie (forfex); piccone (dolabra); tazza (patera); borraccia (lagoena); vanga (pala); falce (falx); pentola (ollula). Per un totale di altri 15 chili circa.

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Ogni soldato, dunque, trasporta un carico di circa 30 chili.
«Move!». L’ordine viene impartito al portainsegne (signifer). La legione si mette in marcia.
Per giungere a destinazione mancano solo 24 miglia romane (35,5 chilometri), che possono essere compiute in 5 ore mantenendo un passo veloce (gradus plenus), invece del passo ordinario (gradus militaris).

Finalmente la legione di Mario è arrivata, ma prima di potersi riposare devono montare un nuovo accampamento. Ai soldati vengono distribuiti gli ordini. Alcuni scavano i fossati, altri tagliano gli arbusti che andranno a formare la palizzata, e altri sono adibiti alla costruzione vera e propria. Tra questi ultimi c’è il nostro legionario.

Da notare come la palizzata non sia una vera e propria difesa, ma più che altro una comodità. Infatti è sì una maggiore protezione contro eventuali attacchi, ma permette a un minor numero di soldati di sorvegliare il perimetro dalle torrette di guardia, avendo così anche una migliore visuale. In caso di attacco le porte vengono aperte per permettere alle truppe di uscire e combattere gli assalitori.

La pratica di costruire un accampamento (castrum) alla fine di ogni marcia è l’elemento distintivo dell’esercito romano. Infatti nessun altro esercito si adopererà mai più in questo senso. È talmente importante che, in caso di attacco durante la fase di costruzione, alcuni uomini sono tolti dal combattimento per poter continuare a edificarlo.

Il campo è costruito e le tende fissate secondo uno schema ben preciso. Vengono distribuiti i turni di guardia. Ora è il momento della cena. Questa sera Mario, abile cacciatore, condivide con i commilitoni il frutto della caccia, effettuata dopo lo svolgimento del suo compito.

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Dopo il pasto, Mario si dedica a un po’ di esercizio fisico, mentre gli altri parlano o giocano d’azzardo. Alla fine, raggiunge il suo giaciglio e si addormenta, concludendo così la giornata.

Alla fine della sua carriera, Mario, otterrà un pezzo di terreno da coltivare e in cui vivere con la sua famiglia.
Molte città europee sono nate sulle basi dei castra romani dei quali ancora si possono ammirare i regolari reticoli stradali.

Fonti: Focus Storia Wars, Le legioni di Roma.

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