Dall’antico al moderno : come sono cambiati i giochi olimpici ?

Come è noto, i giochi Olimpici affondano le proprie radici nel mondo antico, ma come e quanto sono cambiate le “nostre” olimpiadi rispetto a quelle dell’antica Grecia ?

Nel 2012 è stata pubblicata sul blog dell’Historical Journal of Cambridge, un intervista al dottor Chris Carey, docente di greco presso la UCL e presidente della Società ellenica. Nella sua intervista Carey spiega esattamente cosa sappiamo e come abbiamo quelle informazioni sulle olimpiadi degli antichi. Carey sottolinea che queste informazioni ci sono giunte attraverso testi poetici e in prosa, in cui si esaltava il valore degli atleti, e ci informano sulla storia del sito in cui si svolgevano i giochi oltre che sugli eventi, sui vincitori e sulle loro origini.

Uno degli autori più importanti ad aver tramandato la propria testimonianza in merito alle olimpiadi è Pausania, originario dell’Anatolia che visitò il sito di Olympia nel secondo secolo dopo cristo. La testimonianza di Pausania ci offre una ricca e dettagliata presentazione del sito, che hanno trovato conferma grazie ad una serie di scavi archeologici compiuti agli inizi del XIX secolo. Gli scavi hanno rivelato un ampia gamma di testimonianza visive, soprattutto vasi dipinti su cui erano raffigurati i singoli eventi e la composizione dell’intera “manifestazione”.

Partendo da queste informazioni è stato abbastanza semplice poter ricostruire le olimpiadi sul modello classico, se bene con le dovute modifiche dovute al cambiamento o meglio, all’ampliamento dei possibili concorrenti.
Nel mondo classico fa notare Carey nella sua intervista, a gareggiare erano esclusivamente i greci, anche se i giochi erano “internazionali” ma non nel senso che intendiamo noi oggi, potevano infatti prendere parti alle olimpiadi i greci provenienti da qualsiasi parte del mondo, ma solo del mondo greco. Insomma, erano intercontinentali ma non interetnici/interaziali. E in questo senso, vi è un interessante aneddoto raccontato da Erodoto, riguardante Alessandro, figlio di Aminta, re di Macedonia, durante la prima metà del V secolo. Non tutti i greci erano d’accordo sulla “grecità” dei macedoni, ma per Erodoto non vi erano dubbi sull’appartenenza dei macedoni alla cultura greca, e nei suoi scritti dirà :

“Ora che questi discendenti di Perdicca sono greci, come dicono loro stessi, io stesso la possibilità di conoscere e si dimostrerà che nella parte successiva della mia storia. Inoltre, il Hellenodicae che gestisce il concorso in Olympiadetermined che sia così, perché quando Alessandro ha scelto di lottare ed è entrato negli elenchi a tal fine, i greci che erano di correre contro di lui volevano bloccare lui dalla corsa, dicendo che il concorso deve essere per i greci e non per gli stranieri. Alessandro, però, dimostrandosi di essere un Argo, è stata giudicata un greco.”

Erodoto 5.22

Non è chiaro quanto questa storia abbia di vero, ma ciò che è certo è che la concorrenza ai giochi fosse sufficiente a dimostrare la grecità, e in questo caso, l’aneddoto sancirebbe il riconoscimento ufficiale della natura “greca” della Macedonia. Tuttavia, un’altra teoria si presenta in maniera più controversa. Sappiamo per certo che nel primo periodo soltanto i membri dell’elite greca potevano gareggiare. Era infatti necessario molto tempo libero per poter arrivare preparati alle olimpiadi e questa era una prerogativa di chi non aveva la necessità di lavorare per vivere. Questo elitarismo, secondo Carey, è probabilmente un fattore costante che tuttavia, è andato allentandosi nel tempo, e il fatto che ogni città greca avesse una scuola ed una palestra ha fatto sì che l’accesso alle strutture non fosse un grande problema.
Con l’avvento del “periodo romano” è venuta affermandosi anche la natura professionale e a tempo pieno degli atleti, che si è poi tradotta nella costituzione della corporazione degli atleti. Ed è ipotizzabile che, proprio come accade oggi, con il passare del tempo, i più poveri, e non impiegati, avendo a disposizione molto tempo libero, ambendo a migliorare la propria condizione di vita, si riversarono nello sport.
Questa ipotesi secondo Carey è suggerita dal fatto che nel mondo classico, come ancora oggi accade, gli atleti godessero di di enorme prestigio. Alcuni dei primi atleti divennero figure leggendarie e sarebbero stati ricordati per secoli. Ed è ipotizzabile che, anche i grandi atleti del periodo classico, ambissero a diventare leggende, ed essere ricordati per la loro resistenza, impegno e determinazione. Continua Care, facendo notare che, se bene per molti giochi il premio fosse una semplice corona e la gloria, per altri era previsto anche un premio in denaro o la cessione di oggetti di grande valore.

All’Ateniese Panatenee, ad esempio, i vincitori ricevevano numerose grandi anfore d’olio d’oliva ateniense. I vasi erano da soli rappresentavano un importante trofeo, ma non è da dimenticare l’enorme valore del loro contenuto. E proprio come per l’Ateniese Panatenee, anche alle Olimpiadi, e nelle altre città in cui si svolgevano giochi, oltre alle corone e la gloria, venivano offerti ai vincitori, importanti premi in denaro.

A questo punto viene quasi naturale chiedersi, chi pagasse per questi giochi olimpici, erano previsti sponsor o finanziatori di qualche tipo ?

Anche per queste domande, Carey ha una risposta. Specificando da prima che gli atleti provvedevano da soli a tutte le proprie necessità, viaggio, alloggio, cibo, ecc, tuttavia, l’arrivo di atleti e numerosi spettatori nelle città che ospitavano i giochi, si traduceva quasi inevitabilmente in un’importante occasione per le economie locali, di fatto alloggi, cibo e prostitute, dovevano essere acquistabili, sia dagli atleti che dagli spettatori. E che allo stesso tempo, vi fosse un qualche tipo di intrattenimento offerto agli spettatori tra un evento e l’altro.

I giochi olimpici portavano quindi con se grandi interessi economici, e costituivano la base di una fitta rete commerciale, in cui è possibile ipotizzare alcune forme di frode e corruzione, sia da parte degli atleti che dei giudici che dei commercianti. La corruzione, sostiene Carey, non è solo un ipotesi plausibile, e l’occasione per barare corrompere o lasciarsi corrompere, sempre in agguato. Ad Olimpia le autorità erano particolarmente attente nel contrastare truffe e bari, multando chiunque fosse sorpreso a barare, e destinando il denaro alla costruzione di statue in onore di Zeus, il dio protettore di Olimpia, tuttavia, fa sapere Carey, che il linguista Dominic Rathbone, era impegnato nella traduzione di un papiro Greco-romana ritrovato in Egitto, il cui contenuto era un contratto di ingaggio per un atleta, con cui si chiedeva all’atleta di rinunciare ad un incontro per denaro. Questo contratto, specifica Carey, non riguarda le Olimpiadi, ma non è da escludere che qualcosa di analogo potesse accadere in quei prestigiosi giochi.

Fin qui non sembra non esserci grande differenza tra le olimpiadi del mondo antico ed i moderni giochi olimpici, quindi l’intervistatore del Cambridge, chiede se tra gli sport presenti all’epoca ce ne fossero alcuni che oggi potremmo considerare, per qualche motivo, inaccettabili.
Tra i tanti, secondo Carey, forse il “pancrazio” o la “boxe antica” erano i più cruenti, molto simile al nostro wrestling o la nostra boxe, ma per vincere, bisognava infliggere abbastanza dolore al proprio avversario per fargli cedere al suolo, ed inevitabilmente, incidenti mortali erano molto frequenti.

Se si parla di incidenti è impossibile non parlare della forma fisica e della preparazione atletica dei partecipanti. Va detto che la formazione era particolarmente dura. I migliori erano coloro che si dedicavano con tutto il cuore a questo sport.

Plutarco ci racconta una bella storia di un atleta che evitò non solo la distrazione del sesso, ma anche la distrazione di parlare di sesso, il suo nome era Kleitomachos. La sua storia molto probabilmente è stata esagerata, ma ci da comunque molte informazioni circa la percezione della preparazione atletica.

Se bene tutti volessero entrare nel mito diventando campioni olimpici, non tutti potevano, per farlo c’era bisogno di un grande talento, oltre che tanto impegno e dedizione, e per questo, gli atleti dovevano esercitarsi fin da piccoli. Gli eventi per ragazzi sembra siano esistiti fin da quando esistono le olimpiadi, e grazie ad essi poteva iniziare la formazione degli aspiranti campioni olimpici. Sottolinea Carey che è abbastanza difficile fare un vero e proprio confronto tra la preparazione e le capacità degli atleti antichi con quella degli atleti moderni, questo perché gli antichi non erano interessati a tenere dei registri con i vari record, e traguardi raggiunti, non si sa chi fosse il più veloce, il più lunga, il più grande o chi saltasse più lontano. Si preoccupavano solo di vincere e perdere, vincitori e vinti. Contavano le vittorie ma non le specifiche.

L’ intervista si chiude con la domanda “le olimpiadi antiche, erano solo sport ?

Per Carey lo sport non è mai solo di sport. Vincere importava alle città e agli atleti, per gli gli atleti c’era prestigio, ma più che il prestigio, sottolinea Carey, abbiamo buone prove, soprattutto per il periodo classico, che gli atleti di successo potessero utilizzare il prestigio derivato dal successo ai giochi, come punto di partenza per intraprendere la carriera politica. Un buon esempio in questo senso ci arriva da Tucidide (6.16), che ci parla dell’uomo politico Alcibiade, il quale reclamò, il prestigio che il suo trionfo ad Olimpia, aveva portato ad Atene, elevando la città agli occhi dell’intero mondo greco. Il suo trionfo ai giochi si trasformò nella pretesa di influenza politica,

“ateniesi, io ho il diritto di comandare meglio di altri […]”

La cosa più sorprendente di questo passaggio e della dichiarazione di Alcibiade è che questa fu proclamata ad Atene, la città più democratica dell’epoca greca.
Il potere politico derivato dal trionfo ai giochi fu esercitato in numerosi modi, e in numerose città, e in questo senso, Carey ricorda come i tiranni siciliani, erano soliti coniare monete raffiguranti il successo dei propri atleti.

Quest’ultimo elemento, quello dell’importanza politica dei giochi olimpici, sembra essere quello che forse, più di altri, è venuto a mancare nelle moderne competizioni sportive, gli atleti ed i campioni di oggi, al massimo diventano il volto di qualche brand per qualche anno, ma il loro trionfo o non sembra essere più uno strumento di pressione politica, se bene, le moderne olimpiadi ed eventi sportivi, siano stati utilizzati in più di un occasione per riprendere o interrompere relazioni diplomatiche, come nel caso delle olimpiadi del 1936 tenutesi a Berlino, organizzate in quella città, azionale.

Fonte :
Becky Roberts, From the Ancient to the Modern : How have the Olympiac game changed?, Historical Journal of Cambridge, 06 ago 2012

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Autore dell'articolo: Antonio Coppola

Antonio Coppola
Articolista Freelance, laureato in storia contemporanea specializzando in geopolitica e relazioni internazionali. Appassionato di musica, tecnologia e interessato ad un po tutto quello che accade nel mondo.