Perché i governi devono guardare anche ai mercati finanziari?

Chi dice che siamo sotto attacco dalla finanza, evidentemente non sa che i soldi non crescono sugli alberi e che il loro valore è determinato dai mercati finanziari e l’andamento dei mercati risponde al principio di domanda ed offerta che a sua volta risponde alle esigenze dei consumatori, e indovinate un po, i consumatori siamo noi, significa che il mercato siamo noi.

Ancora una volta un introduzione provocatoria per inquadrare storicamente un tema molto delicato e di grande rilievo, prima di cominciare con l’articolo ci tango a sottolineare che non sono un economista, ne uno storico dell’economia, ma tra i testi che ho consultato, prima di scrivere questo articolo, ci sono numerosi volumi di storia dell’economia, alcuni dei quali particolarmente critici in merito all’attuale sistema economico, in particolare Finanzcapitalismo, la civiltà del denaro in crisi di Luciano Gallino, testo che spiega in maniera molto accurata e meticolosa come la finanza, questo concetto astratto, attraverso i mercati, altro concetto astratto, riesca a creare la ricchezze che da valore al denaro che noi tutti utilizziamo quotidianamente.

  • Perché nella formazione di un governo è necessario valutare anche la reazione dei mercati?
  • Cosa sono i mercati e perché hanno un ruolo così importante nella nostra società da influenzare le decisioni politiche dello stato? 
  • Perché, per non indispettire i mercati, non possiamo fare quello che vogliamo?

Rispondere a queste domande in maniera netta, semplice e immediata, non è facile, il discorso da fare sarebbe davvero immenso, ma questo è un articolo divulgativo di carattere storico, non un saggio accademico di un economista, quindi fingerò di non sapere che il discorso da fare è molto complesso e cercherò di essere il più chiaro possibile.

Il titolo di questo articolo è formato da due frasi che apparentemente si escludono a vicenda “il mercato non esiste” e “il mercato siamo noi” ma che cos’è il mercato? è vero che non esiste? e se non esiste come facciamo noi ad essere il mercato?

In questo dato momento storico il mercato, nella sua accezione più ampia, è un insieme di operatori “finanziari” quali possono essere speculatori, banche, governi, assicurazioni, fondi monetari, fondi speculativi, ma anche semplici risparmiatori, e tutti questi “operatori” intrattengono quotidianamente scambi commerciali, economici e finanziari, di diversa intensità. Se bene infatti apparentemente acquistare un litro di latte al supermercato possa sembrare profondamente diverso dall’acquistare titoli di stato, il meccanismo di base è lo stesso ed entrambe le operazioni contribuiscono a dare valore al denaro che si sta utilizzando, usare del denaro per comprare un litro di latte contribuisce a dare valore alla banconota che si sta utilizzando, banconota che in realtà è priva di qualsiasi valore reale. Per fare un esempio, un grammo di oro vale circa 36 euro, ma le banconote che si utilizzano acquistare quell’oro, hanno un valore materiale di pochi centesimi, e pure quei fogli di carta senza alcun valore, ci permettono di acquistare dell’oro, un metallo prezioso che ha un proprio valore.

In realtà, nulla ha un valore, siamo noi esseri umani che abbiamo attribuito agli oggetti un valore e il denaro è diventato, nel tempo, l’unità di misura per stabilire quel valore, uno strumento di equivalenza che ci permette di intrattenere scambi commerciali, senza dover ricorrere al baratto e di fatto, il sistema economico basato sul denaro, ha permesso di superare, in un certo senso il baratto, creando una corrispondenza di valore tra beni che avevano un proprio valore intrinseco facilmente riconoscibile, e altri beni che apparentemente non avevano alcun valore.

Nel mondo antico era facile determinare il valore di una mucca, di una pecora o di un pollo, come era facile determinare il valore di un una caraffa di vino o di un anfora d’olio o di una cassa di cereali, ma intrattenere scambi commerciali scambiando questi beni poteva essere problematico, vi immaginate un mercante che ca al mercato con sei pecore perché vuole acquistare due mucche convenzionalmente per una mucca servono tre pecore? è abbastanza scomodo, ma trasponiamo l’esempio ai nostri giorni, vi immaginate di andare in un centro commerciale a comprare l’ultimo modello di iPhone, con al seguito 12 maiali vivi?

Al di la dell’immagine surreale e al limite del paradossale di un uomo che scambia 12 maiali per un iphone, capiamo subito che, il commercio basato sul baratto è molto limitato, prendiamo ad esempio un apple store, se questo riesce a vendere 10 iPhone si ritrova ad avere il negozio invaso da 120 maiali, che, oltre ad essere molto ingombranti e difficili da gestire, rappresentano anche un enorme problema logistico nella catena aziendale, perché magari, 100 di quei maiali dovrebbe mandarli alla apple, a Cupertino, e voi riuscite ad immaginare la Silicon Valley invasa da centinaia, migliaia di maiali? e soprattutto riuscite a trovare una ragione, valida, che possa spingere la Apple a produrre iPhone per ricevere maiali in cambio, in questa immagine surreale i dipendenti della Apple verrebbero pagati in maiali che potrebbero scambiare con magari del grano o del pesce o per altre cose, e … non è forse più semplice, usare per gli scambi commerciali, qualcosa di più piccolo, compatto, più facile da trasportare di un maiale?

Nel mondo antico, intorno all’VIII secolo avanti cristo qualcuno intuì il potere dei metalli rari, in particolare oro, argento ed elettro, una lega di oro ed argento con un valore intermedio tra i due metalli. Una piccola curiosità sull’argento, inizialmente il suo valore era superiore a quello dell’oro perché più raro, in seguito però si trovarono, grazie alla fusione, nuovi metodi che permettevano l’estrazione di argento ribaltando così il rapporto di “cambio” tra oro ed argento. Comunque, tornando al denaro, inizialmente si iniziò ad utilizzare questi metalli preziosi, il cui valore variava in base al prezzo, per effettuare scambi commerciali e per semplificare le transazioni, si cercò di creare dei “campioni” di metallo prezioso con un peso standardizzato, circa 10/15 grammi per ogni unità, e questi dischi di oro, argento, elettro, ma anche bronzo, rame, ferro, alluminio e stagno, permisero non solo di semplificare gli scambi commerciali, ma anche di ampliare gli scambi commerciali e questo perché era più semplice accumulare “ricchezza” accumulando metalli preziosi, piuttosto che acquisendo sempre più maiali di cui, dopo un po, non si sapeva cosa farci.

L’invenzione, l’introduzione del denaro è, nel mondo antico, un introduzione estremamente significativa, seconda soltanto alla scoperta del fuoco e forse della ruota, e il suo utilizzo avrebbe determinato la nascita di numerosi lavori che non davano accesso a risorse specifiche. Questa introduzione avrebbe segnato in maniera estremamente significativa l’evoluzione della società umana, e nella sua forma primordiale, in cui la moneta è un oggetto di valore, il cui valore è determinato dal metallo prezioso di cui si compone, totalmente o in parte, avrebbe accompagnato l’economia in tutto il mondo antico e in buona parte del medioevo.

Nel mondo antico, in particolare a Roma, vengono introdotte diverse monete, il cui valore era determinato dalla percentuale di metallo prezioso utilizzato durante il conio, e questa percentuale era identificabile dalla dimensione della moneta. Ogni moneta aveva una propria dimensione e incisioni identificative che permettevano di determinare con un rapido colpo d’occhio la percentuale di metallo prezioso utilizzato e dunque il valore della moneta.

Questo sistema economico sopravvive almeno fino al XII-XIII secolo quando, alcune grandi famiglie di mercanti in europa, e più precisamente in italia, reintrodussero le lettere di cambio, si tratta fondamentalmente di fogli di carta, privi di qualsiasi valore reale, che, una volta firmati e siglati dalle “banche” permettevano la conversione di quel foglio di carta in denaro, in moneta, in metalli preziosi.

Già in epoca romana alcuni prestatori di soldi facevano qualcosa di simile, ma in età medievale l’attività crebbe enormemente e mutò notevolmente rispetto all’età romana.

Questo tipo di servizi era possibile perché le banche, ovvero le grandi famiglie mercantili, garantivano una copertura. Per fare un esempio, un commerciante poteva recarsi al banco del mercante, dare a questi tutto il proprio denaro che veniva registrato e in cambio ricevere una lettera di cambio che, in qualsiasi banco appartenente a quella data famiglia, poteva essere riconvertito in monete, facendo in questo modo al commerciante, un enorme favore, poiché questi non era costretto ad andare in giro tra le città d’europa, portandosi dietro interi bauli pieni d’oro, cosa che, oltre ad essere scomoda, per ovvie ragioni era anche pericolosa.

Ma i banchieri, i mercanti non erano certo dei benefattori e da queste operazioni traevano anch’essi un guadagno, e il loro guadagno stava nel disporre di grandi quantità di denaro che potevano investire per accrescere le proprie ricchezze e ovviamente, più clienti aveva un banco, più oro gestiva e più guadagnava. Sul finire del medioevo le famiglie di mercanti/banchieri aumentano e diventano estremamente ricche e potenti e nel farsi la guerra tra di loro, e visto che molti erano restii ad affidarsi ad una banca perché vi era il rischio che queste banche investissero male il denaro e di conseguenza perdessero il denaro dei propri clienti, i banchieri iniziarono a creare ricchezza per i propri clienti, versare a questi dei piccoli interessi, derivati dagli investimenti.

Questo tipo di attività commerciali avrebbe caratterizzato gli ultimi secoli del medioevo, l’intera età moderna e una primissima parte dell’età contemporanea, rendendo le banche un sistema centrale nella gestione e nell’amministrazione della ricchezza. Col tempo le lettere di cambio divennero sempre più sofisticate e complesse, sempre più difficili da produrre e di conseguenza da falsificare, vennero così create delle lettere di cambio, o meglio, qualcosa di molto simile alla lettera di cambio, a cui era assegnato un valore fisso e di piccola intensità, chiamato carta moneta, fondamentalmente dei fogli di carta in filigrana, la cui copertura era garantita dalla banca che le aveva emesse, queste banche erano molto vicine alle case reali, ai governi e divennero fondamentalmente le banche centrali, ottenendo in breve il monopolio sulla produzione di carta moneta all’interno dei singoli stati e la loro nascita generalmente nel XIX secolo segna l’inizio dell’economia contemporanea.

Il sistema economico contemporaneo si fonda prevalentemente sulla banconota, evoluzione della carta moneta, una moneta cartacea che rappresentava un equivalente valore, quantitativo di metallo prezioso, custodito generalmente negli inaccessibili” caveau delle banche centrali.

All’inizio della storia dell’età contemporanea, il valore della banconota era derivato esclusivamente dalla possibilità di coprire quel valore con le riserve auree di uno stato, tuttavia era lo stato stesso a controllare che si rispettasse questa copertura e non sono pochi i casi in cui, si stampò moneta per un valore superiore a quanto oro vi fosse nelle casse dello stato.

Questi comportamenti sleali e scorretti rischiavano di far crollare il sistema economico e bancario e riportare l’economia al baratto, ma nel XIX secolo, non era più possibile tornare al baratto anche perché esistevano ormai troppe professioni che non potevano essere remunerate con il baratto. Si cercò di creare quindi dei sistemi di controllo basati inizialmente su alcuni cambi fissi, come quello della sterlina, all’epoca la banconota più diffusa al mondo e il cui valore era mantenuto alto dalla limitata disponibilità di sterlina distribuita, questo sistema tuttavia entrò in crisi in diverse occasioni e ci si rese conto che, all’aumentare della ricchezza generale del pianeta, ovvero della quantità di merci e prodotti che circolavano sul pianeta, tra una nazione e l’altra, quel sistema di conversione aurea era destinato a fallire, si cercò quindi una soluzione alternativa e si arrivò, con non poche difficoltà, alla determinazione del valore della moneta in funzione delle attività economiche della nazione che la produceva, insomma, le riserve auree passarono dall’essere il principale elemento per determinare il valore della moneta ad uno dei tanti fattori secondari che ne determinavano il valore, e l’elemento principale divenne, nel tempo, il bilancio e il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo della nazione, detto più semplicemente, l’elemento principale per determinare il valore di una moneta divenne il rapporto tra i soldi che lo stato spendeva e quelli che rientravano attraverso la tassazione e la domanda di moneta, più una moneta era richiesta, più una moneta “rara” più il suo valore era elevato.

Questo significa che, nel mondo contemporaneo, più il valore di una moneta è alto, meno moneta servirà per poter acquistare qualcosa e anzi, in casi di valore molto elevato, servirà, per acquistare un bene, una frazione di quella moneta. Al contrario, se il valore di una moneta è basso, se una moneta è debole, allora servirà tanta moneta per acquistare qualcosa, un esempio in questo di moneta forte e moneta debole può essere fatto con un rapporto tra Euro e Yen Giapponese, in questo momento, per acquistare un’euro, servono circa 126,884381 Yen, e al contrario, per acquistare uno Yen servono 0,0079 euro.

Come possiamo vedere, il valore unitario dello yen è bassissimo in rapporto all’euro la cui storia va detto essere molto più breve di quella dello yen, visto che l’euro ha poco più di vent’anni.

Fatto questo lungo discorso, fatta questa lunga premessa, torniamo alle domande poste all’inizio dell’articolo, e cerchiamo di dare loro una risposta breve e semplice.

Perché nella formazione di un governo è necessario valutare anche la reazione dei mercati?

Perché i mercati determinano il valore della moneta e questa rappresenta il potere d’acquisto del popolo che abita una nazione, perché non avendo il denaro un reale valore, questo deriva dal bilancio dello stato e dalla richiesta sui mercati di banconote di una data nazione e dei titoli di stato emessi da quella nazione, di conseguenza, una politica economica nazionale che non tiene in considerazione i mercati, in una nazione la cui economia è basata sul denaro, può avere l’effetto drammatico di portare ad un crollo del valore della moneta, e una svalutazione rapida di una moneta significa automaticamente la distruzione totale dell’economia del paese perché senza denaro le persone non possono acquistare beni, neanche quelli di prima necessità, e l’economia nazionale retrocede a forme primitive che, in un contesto contemporaneo, sono inattuabili, ricordate l’esempio dei maiali e dell’iPhone fatto all’inizio?

Cosa sono i mercati e perché hanno un ruolo così importante nella nostra società tale da influenzare le decisioni politiche dello stato?

Perché il mercato siamo noi, siamo noi che acquistiamo, produciamo e consumiamo, senza il mercato non ci sono scambi commerciali, non c’è cibo, e senza cibo le persone muoiono.

Perché, per non indispettire i mercati, non possiamo fare quello che vogliamo?

Perché in realtà i mercati non esistono, il loro andamento è determinato, tra le altre cose, dagli interessi economici delle persone oltre che dagli operatori finanziari. In un sistema economico stabile i beni di prima necessità hanno un valore basso e sono accessibili a chiunque e noi siamo liberi di imprecare contro i mercati, ma in assenza di scambi commerciali, di attività commerciali e finanziarie, allora il costo del pane sale alle stelle e se un tozzo di pane stantio costa più di un iPhone di ultima generazione evidentemente qualcosa è andato storto.

 

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Autore dell'articolo: Antonio Coppola

Antonio Coppola
Articolista Freelance, laureato in storia contemporanea specializzando in geopolitica e relazioni internazionali. Appassionato di musica, tecnologia e interessato ad un po tutto quello che accade nel mondo.