Il Natale è una festa Pagana, ecco chi ha inventato il natale.

Il natale è un culto pagano, introdotto nella tradizione cristiana intorno alla metà del IV secolo d.c, ed è un culto nato nel sangue e dalla necessità di creare unità e avvicinare popoli e culture diverse, che partendo da una mitologia arcaica comune o comunque molto simile, potevano più facilmente essere convertite al cristianesimo.

Sono passati quasi XVIII secoli da quando, nel 274, l’Imperatore romano Aureliano, estimatore dei culti orientali, introdusse ufficialmente nella religione romana, e nei suoi rituali, la celebrazione del “Dies Natalis Solis Invicti” da cui, intorno all’IV secolo, Epifanio di Salamina, un vescovo e scrittore greco, vissuto prima dello scisma tra Cattolicesimo Romano e chiesa Copta/Ortodossa, avrebbe osservato che, in alcune città d’oriente, era molto diffuso il culto “pagano” del Solis Invictus, e che questi, nella propria mitologia di fondo, presentava numerose analogie con il mito della nascita del cristo, in quanto la celebrazione del Solis Invictus, ruotava attorno al trionfo della luce sulle tenebre, e alla nascita del dio Aîon, generato dalla vergine Koree.

Epifanio è considerato uno dei padri putativi dell’odierno Natale, e per certi aspetti è effettivamente l’uomo che ha codificato la celebrazione del Natale.

Lo scopo di Epifanio era quello di convertire i pagani al cattolicesimo, e la celebrazione del Solis Invicti era il perfetto cavallo di troia per irrompere nei culti pagani e con questi far lentamente passare i fedeli al culto cristiano. Per almeno tre secoli, sappiamo che i due culti, quello del Natale cristiano e quello pagano, coesistettero.

Dalla testimonianza di Cosma di Gerusalemme, un religioso bizantino, fratello adottivo del più celebre e importante Giovanni Damasceno,(teologo cristiano di famiglia araba che fu un alto funzionario del governo omayyade del califfo Mu‘āwiya b), sappiamo che, nel VII secolo dopo cristo, il culto del Solis Invicti era ancora molto diffuso, e sappiamo che anche che il culto era celebrato sopratutto nella notte, in clandestinità, tra il 24 ed il 25 dicembre.

Ad accorciare le distanze tra il culto pagano e la nascente tradizione cristiana, fu l’imperatore Costantino, che, con un decreto imperiale datato 7 marzo 321, stabiliva che il primo giorno della settimana, dovesse essere di assoluto riposo e che quel giorno venisse dedicato al sole invitto. Secondo la tradizione Cristiana, lo steso Costantino, successivamente si sarebbe convertito al cattolicesimo.

Imperator Constantinus.Omnes iudices urbanaeque plebes et artium officia cunctarum venerabili die solis quiescant. ruri tamen positi agrorum culturae libere licenterque inserviant, quoniam frequenter evenit, ut non alio aptius die frumenta sulcis aut vineae scrobibus commendentur, ne occasione momenti pereat commoditas caelesti provisione concessa.

Codice Giustinianeo 3.12.2

Con questo decreto imperiale Costantino istituiva il giorno del sole, “dies solis”, ovvero quella che è la nostra domenica, questo retaggio è ancora molto evidente nel mondo anglofono in cui, la settimana inizia dalla Domenica e non dal Lunedì, e, il nome del primo giorno della settimana è ancora giorno del sole, “sun day”.

L’introduzione di un giorno di assoluto riposo settimanale, richiamava il giorno di riposo che il signore si prese dopo aver creato l’universo e tutte le creature, giorno di riposo che per i primi cristiani coincideva con il Sabato, il giorno del Signore, ereditato dalla tradizione ebraica ed era posto, secondo il mito, in chiusura della giornata.

Nei secoli successivi i due giorni di riposo si sarebbero sovrapposti, il giorno del signore e il giorno del sole divennero un unica cosa, e il signore divenne il sole, di conseguenza, il giorno della nascita del Sole Invitto, era per derivazione il giorno della nascita del signore Dio ed il Natale del Signore si sovrappose completamente al Natale del sole invitto, che venne quindi totalmente inglobato nella tradizione cristiana.

Quello che noi oggi celebriamo come Natale, è uno esempio eccellente di intreccio culturale, che vede coinvolta la mitologia ebraica, la mitologia cristiana, e la mitologia islamica, oltre alla ritualità pagana romana ed egiziana, insomma, culti, usanze, tradizioni di innumerevoli popoli e culture, che confluiscono insieme, in un solo momento, in cui si celebra un principio comune, il trionfo della luce sulle tenebre, del bene contro il male, ed è importante precisare che tutto ciò, è avvenuto principalmente per ragioni politiche.

Il culto del sole nascente, è un culto primordiale, un culto elementare, presente in qualsiasi mitologia, poiché il sole, nelle civiltà primitive, è visto come fonte di calore, di luce, dove c’è il sole la vita prospera e si tinge di mille colori, nell’oscurità delle caverne la vita è poco, spesso feroce, e priva di colore.

La natura universale di questo culto primordiale è ciò che ha permesso alle varie culture di assorbirle culti analoghi da altre culture e farli propri, permettendo, come aveva intuito Epifanio di Salamina, di trasportare fedeli da una culto all’altro.

Nel mondo romano il culto del Sole Nascente, venne ufficializzato dall’imperatore a Aureliano, ma già in precedenza aveva conosciuto una propria diffusione entro i confini dell’impero in quanto legato al Mitraismo, il culto orientale di Mitra, che sappiamo essersi diffuso a Roma tra il I ed il III secolo, sappiamo inoltre che, nel all’inizio del III secolo, l’imperatore romano Eliogabalo, aveva cercato, senza successo, di imporre il culto di Elagabalus Sol Invictus, identificando quindi, sul modello orientale, la propria figura imperiale, a quella del Dio-Bolide solare di Emesa, in Siria, città natale dell’imperatore. Questo ardito e, col senno di poi, potremmo dire prematuro, tentativo di proclamarsi divinità imperiale, e imporre il culto del sole nascente a roma, ebbe come effetto, una congiura che sarebbe costata la vita ad Eliogabalo, dopo soli 4 anni di impero, nel 222. La morte violenta dell’imperatore, provocò un improvvisa battuta d’arresto per il culto del Solis Invictus, almeno fino all’avvento di Aureliano.

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