Junio Valerio Borghese. Il Principe Nero: dalla culla all’esilio

Junio Valerio Borghese è una delle figure più enigmatiche e controverse del Novecento italiano. Per alcuni era, è e rimarrà sempre l’eroico comandante della Xª Flottiglia MAS, ufficiale di valore protagonista di imprese eroiche per conto della marina militare italiana. Per altri, un traditore, criminale di guerra e cospiratore che la notte dell’Immacolata del 1970 tentò di sovvertire l’ordine repubblicano attraverso un colpo di stato sfumato all’ultimo in circostanze mai totalmente chiarite.

In effetti la vita di Borghese è come sospesa tra questi due mondi, tra queste due immagini, che però non sono poi così distanti, borghese è un eroe del fascismo e nemico giurato della democrazia, un concetto che ha sempre ripudiato. Lui rappresenta l’incarnazione di quell’ideale di uomo nuovo sognato dal fascismo, la cui stessa esistenza entrò in crisi con il crollo del regime, e che ebbe fin da subito profonde difficoltà ad integrarsi nella dimensione democratica della Repubblica Italiana nata dopo la seconda guerra mmondiale.

Studiare Borghese oggi non è facile, poiché significa ricostruire la biografia di un uomo plasmato da una visione del mondo ben precisa, quella degli anni 20 e 30, portatore e difensore di privilegi aristocratici in un mondo che progressivamente si lasciava alle spalle i titoli nobiliari. Studiare Borghese significa interrogarsi su un nodo ancora aperto e ben definito dal paradosso della tolleranza di Popper, ovvero la permeabilità e la fragilità delle democrazie occidentali difronte ai disegni e piani eversivi di gruppi organizzati e antidemocratici. Nel caso specifico della storia italiana questo porta l’attenzione ai legami tra parti politiche deviate, criminalità organizzata e poteri occulti, unita ad un radicato e persistente culto dell’autorità che la Repubblica Italiana non è mai riuscito completamente a scardinare.

Senza però addentrarci oltre in analisi strutturali della società e della cultura italiana, che demanderò eventualmente ad altri articoli, in questo, il mio obbiettivo è quello di offrire una ricostruzione monografica il più possibile completa, dalla culla all’esilio, di Junio Valerio Borghese. La narrazione sarà scandita da sette capitoli che seguiranno le varie fasi della vita di Borghese e, parallelamente, le fasi della crisi italiana.

A questo punto una premessa metodologica appare necessaria. La quasi totalità delle fonti su Borghese sono fortemente polarizzate, come anticipato, la memorialistica di destra tende all’agiografia militare e alla minimizzazione politica dall’altro lato, la storiografia progressista si concentra principalmente sulla dimensione eversiva e antidemocratica. Mentre fonti militari, giudiziarie e parlamentari, pur essendo istituzionali, sono segnate da numerosi depistaggi, omissis, documenti mancanti, perduti o ancora riservati, e in generale fortemente contaminati da pressioni politiche. L’incendio dell’Archivio del Ministero dell’Interno del 1972, distrusse parte degli atti relativi al golpe, cito questo episodio poiché tra i più eclatanti di questa vicenda, purtroppo non l’unico.

Quando ho raccolto questo materiale, il mio obbiettivo era quello di scrivere un libro, e non escludo la possibilità di dedicarmi a tale lavoro in futuro, per il momento ho ripiegato su questo articolo, spero non troppo lungo e tedioso, nel quale mi sono sforzato costantemente di confrontare le diverse tradizioni storiografiche, nella speranza che le mie idee personali su questo personaggio, influenzassero il meno possibile la narrazione critica dei fatti.

Capitolo I — Le origini e la formazione (1906-1935)

Junio Valerio Scipione Ghezzo Marcantonio Maria dei principi Borghese nasce a Roma il 6 giugno 1906, si tratta del figlio secondogenito di Livio Borghese e Valeria Maria Alessandra Keun. Suo padre Livio è titolato principe di Sulmona ed è un diplomatico di carriera, anche sua madre Valeria ha origini aristocratiche, dei due, il ramo paterno è quello maggiormente radicato nella tradizione aristocratica italiana e alla curia romana, la famiglia Borghese del ramo Torlonia può infatti annoverare tra i propri ascendenti almeno tre cardinali ed un papa (Paolo V) oltre ad un legame dinastico con i Bonaparte attraverso Paolina, sorella di Napoleone.

L’infanzia di Junio Valerio è segnata dai continui spostamenti dovuti al lavo diplomatico del padre, tra gli incarichi più rilevanti sono documentate permanenze in Cina, Egitto, Spagna, Francia, Gran Bretagna. Questo cosmopolitismo infantile è affiancato da una rigorosa educazione militare che segnerà l’intera vita del futuro ufficiale della regia marina.

Nel 1922, all’età di 14 anni, Junio ha entra alla Regia Accademia Navale di Livorno, da cui uscirà nel 1928 con il grado di guardiamarina. Nonostante le raccomandazioni familiari, la sua carriera procede molto lentamente. Sappiamo di un imbarco sull’incrociatore Trento nel 1929, durante il quale verrà promosso al grado di sottotenente di vascello, sappiamo che partecipa al corso superiore all’Accademia, ma mancano fonti relative all’ammissione, e in fine, nel 1932 è documentato il trasferimento al reparto sommergibili. Nel 1933/34 frequenta il corso di armi subacquee e ottiene i brevetti di palombaro e per il combattimento anfibio grazie a questi e al grado di tenente di vascello ottenuto nel 1935, nel contesto della guerra in Etiopia, otterrà il suo primo comando operativo sui sommergibili Tricheco e Finzi. I rapporti militari dell’epoca lo descrivono come un ufficiale di talento tecnico, attratto dall’ardimento e dall’innovazione, e soprattutto leale al duce e al fascismo, al punto che il futuro vicerè di Etiopia, Rodolfo Graziani, lo elogerà definendolo un autentico modello di italiano fascista.

Capitolo II — La II guerra mondiale e la leggenda della Decima MAS

Con l’inizio della seconda guerra mondiale, la carriera di Borghese, ormai trentacinquenne, inizia a decollare, ottiene inizialmente il comando del sommergibile Vettor Pisani e successivamente, nel 1940, dello Sciré, ed è proprio durante questo comando che compirà le le imprese che lo renderanno celebre dopo la guerra, nel panorama dell’estrema destra radicale.

Due missioni in particolari sono oggi celebrate come grandi ed eroiche imprese, il trasporto di mezzi d’assalto e operatori subacquei nelle missioni di Gibilterra e, ed un’operazione di sabotaggio ad Alessandria condotta nella notte tra il 18 e il 19 dicembre 1941. In quest’occasione i nuotatori della Decima MAS guidati da Luigi Durand de la Penne affondano le corazzate britanniche Valiant e Queen Elizabeth nel porto di Alessandria in Egitto, venendo però catturati. La missione prevedeva in questo caso l’intervento di una squadra di supporto, guidata proprio da Borghese, che tuttavia non intervenne, lasciando i propri compagni prigionieri nelle mani dei soldati britannici. In questa impresa, è importante sottolineare che il ruolo di Borghese è tutt’altro che eroico, abbandona i propri uomini e fugge. Tuttavia, una volta rientrato in Italia, lo Scirè e i sopravvissuti alla missione vennero decorati con la medaglia d’oro e Vittorio Emanuele III gli concederà l’Ordine Militare di Savoia.

In seguito verrà promosso capitano di fregata e il 1 maggio 1943 assumerà il comando della X Flottiglia MAS.

Nell’immaginario collettivo Borghese incarna la figura del “comandante carismatico”, rigido, innovatore, legato ai suoi uomini da un codice di onore militare che trascende la politica. Tuttavia la realtà storica è profondamente diversa. Ad Alessandria abbandona i propri compagni, fugge con lo Scirè e la squadra di supporto che sarebbe dovuta intervenire in caso di problemi, e ottiene un onorificenza del tutto immeritata. Si ritrova comandante della X flottiglia MAS durante il crollo del fascismo e a seguito dell’armistizio dell’8 settembre 1943, nonostante l’ordine di cessare le ostilità contro le forze anglo americane, scelse di disobbedire ai propri superiori, e insieme ai propri uomini, ammainò la bandiera italiana nella base di La Spezia, e innalzò la propria. Gesto che per molti denota la totale mancanza di rispetto per l’autorità, per lo stato Italiano, per la gerarchia militare. Borghese sceglie attivamente di disertare e tradire l’Italia, per schierarsi con i Nazisti.

Capitolo III — L’adesione alla Repubblica Sociale Italian

L’8 settembre 1943, il nuovo capo del governo Pietro Badoglio annuncia all’Italia e agli Italiani l’armistizio e la decisione di non combattere più le forze angloamericane, di fatto l’Italia accetta una resa incondizionata. Non tutti però sono d’accordo con la decisione del Re, del gran consiglio del fascismo e del nuovo capo del governo e così l’Italia si spacca e inizia la guerra civile italiana che sarebbe durata quasi 2 anni, fino al 1945.

Borghese sceglie di schierarsi al fianco della Germania Nazista e della Repubblica Sociale Italiana, senza però aderire al Partito Fascista Repubblicano in quanto riteneva le proprie origini incompatibili con un partito dichiaratamente antimonarchico, ciò nonostante la sua piena e totale lealtà veniva riposta in Mussolini. La Xª MAS diventa così il corpo d’élite della RSI, e verrà impegnata in prima linea, con ampissima libertà d’azione e iniziativa, sul fronte del Garigliano e nelle operazioni antipartigiane.

Secondo Greene e Massignani, nell’estate del 1944, la decima MAS guidata da Borghese raggiunse il massimo dell’intensità nelle azioni antipartigiane, in questo stesso periodo sono documentati i più feroci e brutali rastrellamenti registrati lungo la linea gotica.

Se fino al 1943 Borghese era un ufficiale della regia marina per lo più sconosciuto agli italiani, durante la guerra civile il nome di Borghese divenne celebre sia tra le fila della RSI che tra le fila partigiane. Annoverato come un comandante temuto e rispettato dai propri uomini, e nemico giurato della Resistenza. Finita la guerra, nell’aprile 1945, la Xª MAS si arrende al CLN, che nel frattempo aveva assediato la caserma di piazzale Fiume a Milano. Borghese viene catturato dai partigiani e qui le cose si fanno fumose. Sembra che nei piani del CLN ci fosse la sua esecuzione, tuttavia, varie fonti, tra cui l’ufficiale dell’OSS Peter Tompkins, sostengono che viene salvato dall’esecuzione dagli alleati, in particolare dall’intervento di James Jesus Angleton, che lo fece travestire da soldato americano. Secondo altre versioni invece venne semplicemente arrestato.

Capitolo IV — L’epurazione e la ricostruzione politica (1945-1960)

Nel 1945, dopo la guerra, venne processato per collaborazionismo con i Nazisti e condannato alla pena capitale, poi commutata su richiesta degli alleati in ergastolo e in fine gli venne concessa l’amnistia poiché, per le proprie abilità, esperienza e competenza nella guerra anfibia, in quanto uno dei pochi ufficiali delle forze d’elitè della regia marina italiana ad essere sopravvissuti alla guerra, poteva essere un’importante risorsa nell’imminente guerra contro i comunisti. Già dal 1948 Borghese riemerge nella scena politica post-fascista, nel 1951 viene nominato presidente onorario del Movimento Sociale Italiano, sarà il primo presidente del MSI, e nel 1952 pubblica Decima Flottiglia MAS, in cui racconta, dal proprio punto di vista, le storie della flottiglia. Quel libro, scritto da un veterano ed ex comandante della flottiglia, racconta le eroiche imprese compiute tra il 41 ed il 43, in modo molto evocativo, suggestivo, e soprattutto autocelebrativo, una narrazione che la storiografia moderna considera profondamente distante dalla realtà, e spesso in conflitto con le fonti istituzionali e rapporti ufficiali.

Tornando alla politica, il suo ruolo da presidente del MSI è in realtà molto marginale e principalmente simbolico, così come lo sarà la successiva presidenza di Graziani, rispetto alla segreteria De Marsanich e Michelini e soprattutto alla futura presidenza di De Marsanich. Ma questa è un’altra storia.

Insoddisfatto della propria posizione marginale nel partito, da lui stesso considerato troppo vicino ai valori democratici della repubblica italiana,, Borghese si ritira progressivamente, per poi tornare attivamente in politica solo a metà degli anni 60. Sappiamo poco e nulla di lui tra il 1954 ed il 1963, un’evento significativo tuttavia è la morte di Daria Olsoufiev, moglie di Borghese, avvenuta in un incidente stradale il 4 febbraio 1963. A seguito di questo episodio Borghese torna in politica, e non è ben chiaro in che modo o in base a quali competenze, diventa presidente del Credito Commerciale, banca privata di proprietà di Michele Sindona. Grazie a questo incarico inizierà a tessere una rete di contatti nel mondo dell’alta finanza. Contestualmente rientrerà nel MSI, trovando però un partito molto diverso rispetto al decennio precedente. Borghese considera, lo dirà lui stesso a Viareggio nel 64, il MSI di Giorgio Almirante e De Marsanich, troppo ammorbidito, troppo democratico, ormai lontano dai valori e dagli ideali del fascismo. L’incompatibilità tra Borghese e il MSI a metà degli anni 60 è riconosciuta da entrambe le parti. Per Almirante, Borghese rappresenta il volto di quell’ala intransigente che sogna una restaurazione autoritaria. Nonostante l’incompatibilità Borghese rimane nel MSI per 3 anni prima di allontanarsene nuovamente e definitivamente nel 1967.

Capitolo V — Il Fronte Nazionale e la strategia della tensione

Nel 1967, ormai fuori dall’orbita del MSI, forte di una rinnovata stabilità finanziaria e una rete di contatti influenti nel mondo della politica e della finanza, fonda il Fronte Nazionale, inizialmente un’organizzazione clandestina che raccoglie vecchi camerati, ufficiali in congedo, elementi dei servizi segreti e della criminalità organizzata. Noi oggi sappiamo che il fine di tale movimento era quello di preparare le condizioni per un colpo di Stato, ma all’epoca era visto come un movimento politico marginale, provocatorio, con posizioni radicali ma non pericoloso, perché anticomunista. Il 13 settembre 1968 il Fronte Nazionale viene costituito ufficialmente come partito, ultranazionalista, unitario, conservatore, ultracattolico e anticomunista.

Dietro la facciata però, si muove altro, Borghese stringe rapporti con ufficiali delle forze armate, della polizia, cerca e rafforza contatti oltreoceano e con la massoneria, ma non solo, secondo le rivelazioni dei pentiti cerca contatti anche con Cosa Nostra e altre organizzazioni criminali.

Secondo il sociologo Franco Ferraresi, Borghese, il Fronte Nazionale e il “golpe” fallito del 1970, si collocano nel cuore della “strategia della tensione” di quegli anni e fanno tutti parte di un disegno eversivo. Secondo Ferraresi, il conflitto sociale di quegli anni offrì a Borghese la chance che attendeva dal 45, nei fatti il Fronte si proponeva come un argine contro il terrore rosso.

Capitolo VI — La notte di Tora Tora (7-8 dicembre 1970)

La notte dell’Immacolata del 1970, tra il 7 e l’8 dicembre, il piano eversivo di Borghese entrò nella fase attiva. Secondo la ricostruzione della Commissione parlamentare d’inchiesta (XIII Legislatura, Doc. XXIII n. 64), centinaia di militanti, 187 uomini del Corpo Forestale, unità paracadutiste e reparti di carabinieri mobilitati ricevettero l’ordine di occupare il Ministero dell’Interno, il Ministero della Difesa, la sede RAI e le centrali di telecomunicazione al fine di annunciare alla nazione la fine della Repubblica.

In quegli stessi giorni alla camera un’altra commissione d’inchiesta era alle sue battute finali, la commissione sul Piano Solo, che si sarebbe pronunciata definitivamente appena una settimana più tardi, ma questa è un’altra storia.

Tornando a Borghese e la notte dell’immacolata, secondo le ricostruzioni, alle 01:49, mentre l’operazione era in corso, e procedeva senza ostacoli, arrivò il contrordine. Le armi sottratte all’armeria del Viminale vennero riportate indietro (tranne un mitra) e i reparti rientrano nelle caserme.

Le ragioni dell’annullamento rimangono tutt’ora sconosciute, secondo alcuni il motivo fu per una mancata adesione di ufficiali chiave, altri parlano di pressioni proveniente dagli USA e dalla CIA altri ancora evocano l’intervento di Licio Gelli e della P2, quest’ultimo ha più varianti, secondo alcune sarebbe stato un “golpe spettacolo” per spaventare la classe politica, secondo altri, il golpe era reale, e la P2 trovò un accordo con Cosa Nostra per contrastarlo.

Al di là delle varie teorie speculative, spesso fantasiose, la Commissione parlamentare formula due ipotesi: la prima supponeva che la solidarietà promessa da molti venne a mancare all’ultimo momento; la seconda ipotizza che il golpe fosse concepito fin dall’inizio come un “messaggio ammonitore”, non come un vero tentativo insurrezionale.

Quel che è certo è che il governo tacque per mesi, la notizia trapelò solo il 17 marzo 1971, con un articolo di Paese Sera, e circa un anno più tardi, un enorme incendio all’Archivio del Ministero dell’Interno distrusse gran parte dei documenti e delle prove riguardanti il golpe.

Capitolo VII — Fuga, processo e morte

La storia di Borghese non finisce con il fallimento del golpe. Appena 24 ore dopo l’uscita delll’articolo su Paese Sera, il 18 marzo 1971, il sostituto procuratore Claudio Vitalone firma i mandati di cattura per Borghese, e diversi esponenti del Fronte Nazionale, tuttavia molti, incluso lo stesso Borghese, in quei tre mesi avevano avuto tutto il tempo di fuggire. Nello specifico Borghese fuggì in Spagna dove ottenne la protezione del regime franchista e continuò a gestire e dirigere il Fronte Nazionale che, inizialmente, per motivi non ben definiti, sebbene fosse diretto da eversivi che avevano tentato un colpo di stato, non venne sciolto, ne classificato come organizzazione eversiva. Il processo contro di Borghese e soci, venne istruito con molte difficoltà e ritardi. Tra incendi, ritardi e tentati depistaggi il 14 luglio 1978 venne emessa la prima condanna in primo grado per numerosi congiurati, tuttavia, la sentenza d’appello (27 novembre 1984) assolse tutti gli imputati, poiché gran parte delle prove originali erano andate distrutte e le copie non vennero considerate valide. In fine, il 25 marzo 1986 la Cassazione confermò l’assoluzione, definendo il complotto un “conciliabolo di quattro o cinque sessantenni”.

Nelle inchieste successive, in particolare la Commissione parlamentare sulle stragi e quella sulla P2, svelano la portata reale del piano: coinvolgimento delle mafie, appoggio di settori dei servizi segreti, contatti con la NATO e con ambienti politici e finanziari d’oltre oceano.

Quanto a Borghese, lui morirà a Cadice il 26 agosto 1974, ufficialmente per un attacco cardiaco, tesi mai comprovata e ancora oggi fortemente contestata e oggetto di varie teorie speculative, tra cui l’ipotesi di un avvelenamento. Il suo corpo venne in seguito trasferito in Italia e sepolto a Roma, nella basilica di Santa Maria Maggiore.

Conclusione

La storia di Junio Valerio borghese attraversa gran parte della storia italiana e le sue più grandi fratture. è protagonista dei vari momenti di rottura, come un’energia distruttiva e anti italiana che segna un filo rosso che va dal crollo del fascismo alla stagione del terrore e dei movimenti eversivi.
In ognuna di queste fasi Borghese sceglie costantemente e coscientemente il lato “sbagliato” della storia, quello dell’antidemocrazia, prima disertando dalla Regia Marina per seguire la RSI al servizio dei Nazisti, poi scegliendo di forare lo stato repubblicano tentando un golpe.

Ripercorrere la sua storia, la sua biografia, non è facile, poiché, purtroppo, vi è attorno a lui un doppio livello di mistificazione, da un lato quello autocelebrativo dello stesso Borghese e coltivato da decenni dalla memorialistica dell’estrema destra, dall’altro, una sistemica azione di depistaggio, occultamento e distruzione, accidentale o incidentale che fosse, di prove legate alle sue azioni eversive.

In tutto questo, una domanda rimane sullo sfondo fin dalle prime righe di questo articolo. Quanto le democrazie occidentali sono permeabili ai disegni eversivi di chi vuole abbatterle dall’interno sfruttando quelle libertà, garanzie e lentezze che certi individui vorrebbero eliminare.
La storia di Borghese non offre risposte rassicuranti in quanto mostra un intreccio pericoloso e preoccupante, tutt’altro che disciolto con il fallimento del suo golpe, e forse ancora dormiente, tra apparati deviati dello stato, criminalità e ambienti finanziari. Ma soprattutto, mostra un paese, che a distanza di 50 anni, ancora guarda con diffidenza a minacce propagandate da gruppi eversivi, e si volta dall’altra parte di fronte a chi lo stato sembra interessato a sovvertirlo realmente.
Mostra un paese che ha lasciato agire impunemente un uomo come Borghese, classificando un tentato colpo di stato, che oggi sappiamo coinvolgeva migliaia di persone, ad un banale “conciliabolo di quattro o cinque sessantenni”.

Bibliografia generale

Fonti primarie e istituzionali

  • S. Setta, BORGHESE, Junio Valerio, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 34, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 1988.
  • Atti Parlamentari, Senato della Repubblica / Camera dei Deputati, XIII Legislatura, Doc. XXIII n. 64, Vol. I, Tomo II, Stragi e terrorismo in Italia dal dopoguerra al 1974.
  • Relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2, IX Legislatura, Doc. XXIII n. 2.
  • Sentenza nn. 49/75 e 29/78 della Corte d’Assise di Roma, 14 luglio 1978.

Monografie e saggistica

  • J. Greene, A. Massignani, Il principe nero. Junio Valerio Borghese e la Xª MAS, Mondadori, Milano 2008.
  • S. Setta, L’uomo che voleva essere duce. Vita di Junio Valerio Borghese, Le Lettere, Firenze 2003.
  • F. Ferraresi, Minacce alla democrazia. La destra radicale e la strategia della tensione in Italia nel dopoguerra, Feltrinelli, Milano 1995.
  • F. Mazza, Il Golpe Borghese. Quarto grado di giudizio. La leadership di Gelli, il “golpista” Andreotti, i depistaggi della “Dottrina Maletti”, Luigi Pellegrini Editore, Cosenza 2020.
  • G. De Lutiis, Storia dei servizi segreti in Italia, Editori Riuniti, Roma 1985; ed. aggiornata: I servizi segreti in Italia. Dal fascismo all’intelligence del XXI secolo, Sperling & Kupfer, Milano 2010.
  • R. Canosa, Storia dell’epurazione in Italia: le sanzioni contro il fascismo, 1943-1948, Baldini & Castoldi, Milano 1999.
  • A. Cento Bull, Italian Neofascism. The Strategy of Tension and the Politics of Nonreconciliation, Berghahn Books, New York-Oxford 2007.
  • L. Telese, Cuori neri, Sperling & Kupfer, Milano 2010.

Memorialistica e fonti dirette

  • J. V. Borghese, Decima Flottiglia MAS. Dalle origini all’armistizio, Garzanti, Milano 1950.
  • M. Bordogna (a cura di), Junio Valerio Borghese e la Xª Flottiglia MAS. Dall’8 settembre 1943 al 26 aprile 1945, Ugo Mursia, Milano 2003.
  • S. Nesi, Junio Valerio Borghese. Un principe, un comandante, un italiano, Lo Scarabeo, Bologna 2004.
  • G. Pisanò, Borghese mi ha detto, Milano 1971.

Fonti internazionali e documenti desecretati

  • D. Kisatsky, The United States and the European Right, 1945-1955, Ohio State University Press, 2005.
  • Documento CIA TDCS IN 269597, 1970 (desecretato 2005), CIA Reading Room.
  • Rapporti dell’ambasciatore USA Graham Martin al Dipartimento di Stato, agosto 1970 (desecretati).