La Battaglia del Nilo

1° agosto 1798 , la flotta francese, forte di tredici vascelli al comando dell’ammiraglio Brueys, è ancorata a pochi chilometri da Alessandria, in una baia delimitata a ovest dalla punta di Abukir e a est dalla foce Rosetta del Nilo.

piano abukir

Le navi sono disposte in fila, a chiudere completamente la baia. Le ciurme a bordo sono ridotte, perché molti sono stati mandati a terra per fare rifornimento di cibo, acqua e vettovaglie.

La campagna d’Egitto è iniziata nel migliore dei modi, con la conquista di Alessandria e la sconfitta delle truppe mamelucche a Il Cairo. Il piano di Napoleone per bloccare le linee commerciali tra India e Inghilterra sta procedendo a gonfie vele.

Ma i preparativi della spedizione fatti a Tolone non passano inosservati agli occhi dell’Ammiragliato inglese. Si teme una possibile invasione dell’Irlanda attraverso lo stretto di Gibilterra o, passando per la Spagna, del Portogallo. Anche Napoli e la Sicilia sono in pericolo.

Così l’ammiraglio della flotta del Mediterraneo, Lord St Vincent, decide di scoprire cosa i francesi hanno in mente. Affida l’incarico al contrammiraglio Horatio Nelson, già distintosi per il suo coraggio e l’abilità marinara nella battaglia di St Vincent, destinandogli tre navi di linea e tre fregate.

Nelson cattura una corvetta francese ma non riesce a scoprire dove sono destinate le truppe di Bonaparte a Tolone. Una terribile tempesta sparpaglia la flotta, costringendo Nelson a effettuare delle riparazioni sull’isola di San Pietro, in Sardegna.

Nel frattempo St Vincent riceve una lettera da parte di Sir Willliam Hamilton, ambasciatore inglese alla corte di Napoli, dove si richiede un intervento della flotta del Mediterraneo per fronteggiare la minaccia francese alle loro Maestà. St Vincent decide di inviare a rinforzo di Nelson altre nove navi di linea al comando di Thomas Troubridge.

La flotta di Nelson è ora forte di dodici vascelli, in quanto le tre fregate sono andate disperse durante la tempesta e non sono più riuscite a raggiungerlo.

Intanto, il 19 maggio 1798, Napoleone assedia per un mese Malta e depreda i tesori dell’ormai morente ordine cavalleresco.

Quando Nelson scopre l’accaduto decide di far rotta su Alessandria, poiché teme che il piano di Napoleone sia quello di interrompere le rotte commerciali tra India e Inghilterra. Non si sbaglia. Ma il destino lo fa arrivare a destinazione qualche ora prima della flotta francese, così da mancarla. Nelson torna subito indietro, non perdendo neanche un minuto di tempo. Se avesse atteso, Brueys e Napoleone stesso gli sarebbero finiti in bocca. Ma così non è stato.

È solo il 28 luglio 1798, quando ha di nuovo portato la flotta a est di Siracusa, che viene informato dell’arrivo di Bonaparte in Egitto e delle sue vittorie ad Alessandria e Il Cairo.

Nelson punta verso l’Egitto una seconda volta, quella buona. Nel pomeriggio del 1° agosto le due flotte si incontrano.

Brueys è nella baia che osserva le dodici navi inglesi puntare dritto su di lui, così, intorno alle cinque di pomeriggio, dà ordine di prepararsi per la battaglia. Lo scontro sta per iniziare.

Sul ponte di comando della Vanguard, la sua ammiraglia, Nelson prende delle scelte pericolose ma vincenti. Decide di affrontare immediatamente il nemico attaccandolo subito e di concentrare i suoi sforzi sull’avanguardia e il centro dello schieramento francese. Per fare ciò, rischia volontariamente di affrontare il fondale insidioso della baia. Infatti nessuno dei comandanti britannici conosce la profondità di quelle acque. La Culloden, comandata da Troubridge, si incaglia quasi subito e non riuscirà a partecipare allo scontro.

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Ma la fortuna sorride a Nelson poiché la flotta nemica è ormeggiata ad ancora singola, lasciando così spazio sufficiente per le navi britanniche di insinuarsi tra quelle francesi. E così fanno.

Cinque navi inglesi penetrano nello schieramento nemico, ancorandosi anch’esse, mentre le altre si posizionano lungo il lato marino. I francesi sono tra due fuochi.

Quello che sorprende è che i cannoni aprono il fuoco solo quando ormai i vascelli sono a un tiro di moschetto. È un errore, questo, che costerà caro a Brueys.

Le ostilità iniziano all’imbrunire. Ben presto è notte e i lampi della battaglia illuminano il cielo della baia. Le urla dei marinai si confondono con lo schianto delle palle di ferro pieno contro le murate di legno delle navi. Le schegge volano ovunque mietendo vittime in entrambi i fronti.

Anche i due ammiragli vengono feriti nel cannoneggiamento. Brueys viene quasi tranciato a metà da un colpo al ventre e insiste per essere lasciato morire sul ponte di comando. Nelson è ferito alla testa e un lembo di pelle gli ricade sull’unico occhio da cui vede, accecandolo. Viene immediatamente portato sottocoperta per essere curato.

Intorno alle nove di sera, l’Orient, la nave ammiraglia francese da 120 cannoni, prende fuoco. I vascelli ancorati nelle vicinanze tentano la fuga per non essere coinvolti nell’incendio. Si crea così tanta confusione che finiscono col farsi fuoco l’uno contro l’altro.

Alle dieci l’Orient esplode lanciando in aria detriti e marinai, che ricadono sui ponti delle navi imponendo il silenzio. Vivan Denon, a circa trenta chilometri di distanza, vede il lampo dell’esplosione e rimane stupefatto dal silenzio irreale che è caduto dopo la terribile deflagrazione.

Dei mille uomini dell’Orient, solo settanta riescono a salvarsi, la battaglia riprende dopo qualche minuto di stupore. La retroguardia francese non riesce ad aiutare il resto della flotta a causa del vento contrario e viene anch’essa bombardata dagli inglesi.

Lo scontro continua per tutta la notte e per il giorno successivo. Il terzo giorno i francesi si arrendono. Delle loro tredici navi di linea, nove sono catturate e due sono state distrutte dalle fiamme. Solo un paio sono riuscite a fuggire in mare aperto. È una sconfitta totale.

Nelson nel frattempo si è ripreso e scrive della vittoria all’Ammiragliato.

L’enorme successo riportato da Nelson, costringe Napoleone a continuare la campagna d’Egitto senza i rifornimenti necessari. Bonaparte, con l’esercito ormai stremato e decimato dalla forte resistenza locale, torna in Francia nel 1799.

Nelson ha così cambiato le regole del combattimento navale, riscrivendone la strategia e imponendo il dominio indiscusso sul mare della Royal Navy.

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