La battaglia mai esistita che esiste (ma solo per Wikipedia)

Avete mai sentito parlare della battaglia di Menfi, dove le truppe bizantine guidate da Niceforo Foca il Vecchio sconfissero, nientemeno che, l’imperatore carolingio Ludovico II? Se la risposta è sì, c’è da preoccuparsi, perché questa battaglia non è mai esistita. Eppure in questi giorni su Wikipedia è presente una ricca pagina dedicata a questo scontro. Una pagina che descrive la battaglia anche con alcuni particolari, come lo sfondamento dell’ala destra carolingia da parte dei bizantini con l’impiego dei catafratti, i celebri reparti di cavalleria corazzata.250px-BG_BYZ

Una pagina con tanto di antefatti e conseguenze, entrambi per altro piuttosto rispondenti alla realtà, l’unica cosa mai esistita è appunto questa battaglia.

La pagina è stata creata da un utente anonimo e revisionata da diversi utenti registrati. Ammirevoli volontari che hanno adattato la voce allo standard di Wikipedia, senza sapere che il contenuto creato da IP 79.54.68.79 era frutto della fantasia del suo autore.

Il motivo per cui la battaglia è sfuggita al vaglio dei censori è presto detto: la voce è verosimile, fa riferimento a personaggi reali, racconta cose che potrebbero essere realmente accadute. Per di più la voce ha perfino una biografia, in cui è citato un testo famosissimo, la Storia dell’impero bizantino di G.Ostrogorsky la più importante e nota opera sui romani d’oriente (i bizantini continueranno a chiamarsi romani fino al 1453). L’altro testo citato è, invece, un volume del tutto immaginario Bisanzio in Italia nell’età di mezzo (ma il titolo è plausibile no?).

Scovare i vandalismi su Wikipedia è molto facile, capire che è una voce scritta benino è falsa è invece molto complesso. Le chance per farcela sono due: avere una conoscenza tale del periodo da sapere che la battaglia non esiste (ma ben pochi possono vantare una simile preparazione), oppure verificare tramite le fonti, un’attività che difficilmente un volontario che si occupa di Wikipedia a tempo perso si metterebbe a fare.

Ecco perché la voce è sopravvissuta e rischia di continuare a farlo se qualcuno che ha letto quest’articolo non interviene.

L’intelligenza collettiva ha i suoi pregi, ma non è il risultato di una somma quanto, più tosto, di una media. Non ci credete? Basta guardare le preferenze elettorali.

Il problema di Wikipedia, non è tanto e solo il fatto che sia gratuita, ma il fatto che sia anonima. In un’enciclopedia normale o in un articolo scientifico le voci sono firmate e l’autore, per così dire, ci mette la faccia. Ovvero garantisce per quello che ha scritto e si assume la responsabilità dei propri errori. Questo è esattamente quello che non avviene nel caso di 79.54.68.79.

Quest’articolo non vuole, però, sminuire Wikipedia, strumento potentissimo e di comoda consultazione. Io l’ho sempre usata e apprezzata: è una delle più belle creazioni degli ultimi anni. Però Wikipedia non potrà mai essere affidabile al 100%, può servire per farsi un’idea preliminare sulle cose, non per ritenersi degli esperti. Serve per cercare rimandi bibliografici, non per essere citata in lavori seri come tesi di laurea o articoli scientifici.

L’ovvia obiezione è che anche i testi stampati non sono affidabili: verissimo. Come dimostra questo piccolo aneddoto.

C’era uno studioso della storia della Sicilia che trovava in tantissimi testi citato un libro, stampato nel 1911, e titolato “Popolarismo e fascismo in Sicilia”. Ovviamente pensava fosse un testo sui fasci siciliani, movimento politico sorto in Sicilia negli anni Novanta dell’Ottocento che non ha nulla a che fare col fascismo di Mussolini. Questo professore cercò questo libro ovunque, finché un bel giorno scopre il testo “Popolarismo e Nasismo in Sicilia” uscito nel 1911. (Nasismo da Nunzio Nasi, politico del tempo). Qualcuno aveva citato il libro in maniera sbagliata e quella citazione era stata ricopiata in svariate opere senza che nessuno avesse mai visto il libro!

Questa vicenda realmente accaduta (ma di negligenze come questa potrei citarne un’infinità), dimostra che è opportuno diffidare anche dei testi scritti, specie se sono testi di storia.

Ma i libri spesso sono firmati o comunque sappiamo chi li ha scritti. Non è una garanzia di verità, ma almeno possiamo distinguere gli autori che lavorano seriamente dai ciarlatani.

Viviamo in un’epoca in cui tutti si sentono autorizzati a parlare di storia, anche se magari non hanno letto un libro. Una volta un tizio voleva spiegarmi l’Unità d’Italia, tracimando analisi così tranchant e definitive che nessun storico si sognerebbe di azzardare. Alla fine del suo discorso gli chiesi quando era avvenuta l’Unità d’Italia: non sapeva nemmeno il secolo!

Se Wikipedia diventa una palestra per valutare le informazioni può diventare uno strumento eccezionale. Viviamo in un’epoca in cui siamo sommersi dalle informazioni, imparare a capire a quali affidarsi non è cosa da poco. Se i mezzi d’informazione o i politici che mentono fossero subito scoperti semplicemente non esisterebbero. Forse è una delle cose in cui la storia, quella vecchia disciplina ritenuta ormai inutile dai più, potrebbe aiutarci.

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