La morte di Aldo Moro

Il 9 maggio del 1978 com’è noto, fu ritrovato, nel bagagliaio di una Renault 4 di colore rosso, il corpo senza vita del giurista, allora segretario della Democrazia Cristiana (DC) Aldo Moro.

La morte di Moro ed il ritrovamento del cadavere rappresenta la fine di una lunga prigionia durata 55 giorni, iniziata appunto con con il rapimento di Moro, avvenuto il 16 maggio del 1978, nel quartiere Trionfale nella zona Monte Mario di Roma, non lontano dalla sede della camera dei deputati.

L’automobile su cui viaggiava Moro, una Fiat 130 fu intercettata da un commando delle Brigate Rosse all’incrocio tra via Mario Fiani e via Stresa. In pochi secondi il commando eliminò la scorta, rapì Moro e si dileguò, sparendo nell’ombra.

L’agguato avvenuto a pochissima distanza dalla sede della Camera e soprattutto, i pochi giorni di distanza che corrono ta l’inizio del IV governo guidato da Giulio Andreotti, (11 marzo) ed il rapimento (16 marzo), si presentarono all’epoca e per molto tempo, come un chiaro movente per il rapimento. Si tende tuttavia, in questa visione, si tende a tralasciare un dettaglio, l’automobile utilizzata per il rapimento (la stessa in cui 55 giorni più tardi sarebbe stato ritrovato il corpo senza vita di Moro) fu rubata, nei pressi del quartiere Prati, il 2 marzo, e ciò significa che il rapimento era stato pianificato già da alcune settimane, quando fu nominato il quarto governo Andreotti.

Questa linea di ragionamento tuttavia non fu presa immediatamente in considerazione per via delle lettere scritte da Moro durante la prigionia ed indirizzate ai familiari, dirigenti della DC, e membri del governo, tra cui anche Bettino Craxi, esponente del PSI (partito socialista italiano), unico membro del governo a sostenere la necessità di trattare con i rapitori per la liberazione di Moro.

Le posizioni di Craxi convinsero parti considerevoli della stampa, di una possibbile implicazione di PSI più che del PCI nell’organizzazione del rapimento, dal quale, il partito socialista sarebbe uscito, secondo la stampa, enormemente rafforzato. Di fatto assistiamo negli anni immediatamente successivi al rapimento di Moro, ad una vera e proppria ascesa poolitica del PSI e di Craxi, che sarebbe diventato presidente del consiglio nel 1983.

Queste osservazioni di natura opportunistica misero sistematicamente da parte un altro filone di ragionamento, relativo alla nascita dei governi di solidarietà nazionali, una strategia politica che riusciva a superare il bolocco parlamentare causato dalla sistematica esclusione del PCI (partito comunista italiano), una delle principali forze politiche nell’Italia repubblicana tra il 1948 ed il 1992, a cui, con la “solidarietà nazionale” e l’apertura al dialogo tra la DC e PCI, si dava finalmente voce. Una voce immediatamente zittita dal rapimento di uno dei principali promotori e interlocutori in questo dialogo, ad opera di un organizzazione terroristica che richiedeva, se pur con la forza delle armi, l’ingresso in area di governo del PCI.

Questa enorme contraddizione intrinseca nel rapimento di Moro rappresenta ad oggi una delle pagine più controverse di tutta la vicenda e rende il caso Moro, un mistero degno del miglior romanzo giallo. Le piste seguite dagli inquirenti sono numerose, e ancora di più sono le piste non seguite, sembra quasi che, se bene si stesse cercando Moro in tutta Roma, e non solo, queste ricerche ricerche non fossero reali, è come se lo stessero cercando senza però volerlo trovare, arrivando spesso a pochi metri da lui, ma voltando l’angolo appena prima di incrociarlo.

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