La vera storia della festa della donna

Avete presente la storiella della fabbrica che andò a fuoco? sappiate che non c’entra nulla con la festa della donna. ma proprio 0, è stata inserita “di prepotenza” negli anni 70/80 per ragioni politiche.

Vi dico (per l’ennesima volta) qualche data, così da tracciare una linea cronologica.

La prima giornata della donna (negli usa) risale al 1905, evento isolato i poche cittadine americane, su iniziativa del movimento socialista e promosso da alcuni attivisti di organizzazioni per i diritti delle donne.

Nel 1909, sempre negli usa, sempre per iniziativa socialista (e promossa da diversi circoli comunisti) si ha la prima giornata “nazionale” della donna (negli USA).

Nel 1911 la giornata diventa “internazionale” seguendo la vocazione internazionalistica del movimento socialista e del partito comunista, in quel momento, in aperta contrapposizione alla politica americana ancora legata alla dottrina Monroe e alla cultura americana fondata sul culto del’uomo bianco, e in cui donne e uomini di altre etnie vi erano “naturalmente” subordinati.

La prima giornata internazionale della donna viene celebrata il 19 marzo, e più che ad una giornata di festa assomigliava ad uno sciopero, in cui c’erano donne in strada con cartelli, bandiere, striscioni, che rivendicano aumenti salariali, maggiori tutele sul lavoro maggiori diritti civili e, in alcuni casi, anche il diritto al voto, tutte cose che all’epoca erano una prerogativa dell’uomo bianco.

Sei giorni dopo questa manifestazione, il 25 marzo 1911, c’è stato il famoso incendio nella fabbrica newyorkese, che costò la vita a 123 donne, diversi uomini, di cui però non è mai fregato nulla a nessuno e, forse questa è la cosa più grave, un numero imprecisato di bambini che al momento dell’incendio si trovavano nell’edificio, e che, ancora oggi, fingiamo di non sapere esattamente perché fossero in quello stabilimento industriale.

Negli anni successivi la giornata della donna viene celebrata a singhiozzo, soprattutto a causa prima guerra mondiale e negli anni della grande guerra la giornata della donna subì alcune trasformazioni, assumendo i connotati di una manifestazione delle donne contro la guerra. Queste manifestazioni si reiterarono e furono riproposte ogni anno per tutti gli anni della guerra, ma coinvolgendo un numero sempre minore di manifestanti e città, arrivando quasi a sul punto di sparire e cadere nel dimenticatoio.

Nel 1917 ci fu un ultimo, estremo tentativo, di mettere fine alla guerra, e in Russia venne organizzata, dal partito comunista una serie di manifestazioni “coordinate” in occasione dell’8 marzo, data simbolo che aveva caratterizzato le manifestazioni contro la guerra negli ultimi anni. Queste manifestazioni videro mobilitarsi in prima linea le donne del popolo, praticamente, madri, mogli, sorelle e figlie dei soldati impegnati al fronte, e al seguito si sarebbero uniti anche numerosi operai, contadini, e altra gente che, per vari altri motivi, non era andata in guerra ma aveva cari in guerra, per manifestare contro quella guerra che stava impoverendo il paese e richiedere a gran voce il ritiro della Russia dalla grande guerra.

Questa manifestazione sarebbe successivamente evoluta nella famosa rivoluzione di febbraio e alla fine, dopo vari passaggi e altre mobilitazioni di diversa natura, la Russia si ritirò dalla grande guerra, ma dal 1918 in poi, la giornata internazionale della donna appare come un lontano ricordo, almeno fino al 1921.

Nel 1921, nel contesto generale dell’internazionale comunista, si decise di far rinascere questa giornata per celebrare contemporaneamente, sia le donne che l’8 marzo 1917 avevano fatto sentire la propria voce alla Russia, sia per celebrare, in senso più ampio la donna e riprendere anche fuori dall’unione sovietica le lotte originali per l’emancipazione femminile. E visto che era superfluo fare due giornate diverse decisero di accorpare tutto alla data più simbolica, quella dell’8 marzo.

Dal 1921 in poi la giornata internazionale della donna sarebbe stata celebrata (nel mondo sovietico) non più il 19 marzo ma l’8 marzo, nel resto del mondo invece… beh, il resto del mondo odiava i comunisti, quindi la festa della donna non si è più celebrata, se non nella forma originale di manifestazione e scioperi, di dimensioni molto contenute, sponsorizzate dai comunisti, che molto spesso portarono all’arresto dei manifestanti, ma questa è un altra storia.

Nel 1975, l’anno internazionale della donna, le Nazioni Unite avrebbero riconosciuto ufficialmente la giornata internazionale della donna che quindi sarebbe uscita definitivamente dall’orbita socialista/comunista/sovietica e divenne la festa della donna così come la conosciamo… più o meno.

In quel periodo, ci troviamo tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80, siamo nel vivo della guerra fredda e negli USA comincia a circolare non poco malcontento nei riguardi di questa giornata, perché la sua storia nobilitava il mondo comunista, e gli USA, non potevano accettare il merito dei comunisti di aver celebrato le donne per più di mezzo secolo, mentre negli usa si era costruita l’immagine della donna quale creatura subordinata all’uomo, di fatto segregata in cucina e ai fornelli, intenta a stirare, lavare, cucinare e prendersi cura della famiglia, mentre le donne sovietiche andavano nello spazio.

Negli stati uniti il divario tra le donne “americane“, generalmente dipinte come casalinghe, e le donne “sovietiche“, che andavano nello spazio, era inaccettabile e per evitare che il movimento femminista americano, che in quegli anni acquisiva sempre maggior forza, consensi e influenza, che in quegli anni si impegnava attivamente nella lotta per l’emancipazione della donna americana quale controparte femminile dell’uomo e non come modello subordinato ad esso, come dicevo, per evitare che il movimento femminista americano potesse spostarsi troppo a “sinistra” e finire nella sfera di influenza “comunista“, proprio negli USA iniziò a circolare il falso storico della giornata della donna nata come “ricorrenza” di un incendio in fabbrica avvenuto in un ipotetico 8 marzo di non si sa bene quale anno precedente la prima guerra mondiale.

Del resto quell’incendio era ben documentato e noto, soprattutto nella grande mela, e viste le fondamenta solide e la veridicità dell’episodio, il racconto si diffuse letteralmente a macchia d’olio, sovrascrivendo per molto tempo, la storia reale che c’è dietro la giornata internazionale della donna, una giornata che già nel 1911 si rifaceva ad idee politiche di emancipazione della donna ed affondava le proprie radici da un lato nel movimento socialista e dall’altro, nel movimento delle suffragette. E anche se l’incendio è vero, e ciò che è successo è drammatico e quella storia non va assolutamente dimenticata, è importante sottolineare che quell’incendio non ha e non ha mai avuto un reale legame con la giornata internazionale della donna, la cui storia, è fortemente legata alle lotte per l’emancipazione della donna, alle manifestazioni per maggiori tutele sul lavoro e innumerevoli battaglie per i diritti civili, promosse da associazioni ed organizzazioni, di varia natura e più o meno vicine al mondo socialista/comunista.

Fonte ONU : http://www.un.org/en/events/womensday/history.shtml

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