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Le fonti della storia

Le scienze storiche, come qualsiasi altra disciplina scientifica, si basano sul metodo scientifico, che, tuttavia, nel caso della storia, non può avvalersi della componente sperimentale in quanto, per lo storico, o meglio, per lo storiografo, è impossibile fare esperimenti in laboratorio, ne può osservare il fenomeno che intende studiare.

Ma allora, come fa lo storico a verificare le proprie teorie e dimostrare empiricamente la loro veridicità e come può uno storico confutare una teoria errata?

La risposta è semplice, lo fa apportando una leggera modifica al metodo scientifico che de facto gli permette di ovviare all’impossibilità di “sperimentare” in maniera “tradizionale”. Il lavoro dello storico infatti, è un lavoro che si basa principalmente sulla ricerca, l’analisi e la verifica delle fonti.

Le fonti sono i mattoncini fondamentali che permettono allo storico di viaggiare nel tempo e ricostruire avvenimenti e dinamiche del passato più o meno remoto.

Lo storiografo ha accesso a diverse tipologie di fonti, che generalmente sono divise in due macro categorie.

  • Fonti primarie
  • Fonti secondarie

Per fonti primarie si intende tutta una serie di fonti prodotte nel periodo storico che si sta studiando e che non necessariamente hanno finalità storiografiche. Tra le fonti primarie possiamo incontrare documenti, contratti, monete, atti pubblici, documenti privati, registri commerciali, bolle, monumenti, opere d’arte ecc.

Per fonti secondarie invece, si intende una serie di fonti, prodotte in un secondo momento, che generalmente si basano su testimonianze dirette o indirette e sulle fonti primarie. Tra le fonti secondarie possiamo incontrare cronache, ricostruzioni, racconti storici fatti sia da autori contemporanei agli avvenimenti narrati, che postumi, e che quindi.

Lo storiografo, mediante l’analisi e la comparazione delle fonti, primarie e secondarie, produce a sua volta materiale documentario, che arricchisce le fonti disponibili su un determinato periodo e/o avvenimenti, e aumentando i gradi di distanza tra lo storico e l’avvenimento, si avrà un aumento esponenziale delle fonti storiche su un determinato avvenimento storico, che avrà un doppio effetto.

Da un lato, semplificherà la ricerca di fonti, poiché essendo tante, sarà più semplice individuarne, dall’altro, complica la fase di verifica e confutazione, poiché, essendo il loro volume molto elevato, lo storiografo, sarà costretto a selezionare accuratamente le proprie fonti, facendo attenzione a non incorrere in falsi storici o in teorie già confutate.

I falsi storici sono una delle grandi problemi che affliggono la storia contemporanea, in particolare gli ultimi due secoli circa. Sono in parte un effetto indesiderato della proliferazione di documenti e fonti di vario tipo, unite alla massiccia presenza di testimoni diretti degli avvenimenti intervistati dagli storici, e in parte, sono frutto di epoche pregresse in cui c’è stata la volontà di produrre e consapevolmente dei falsi storici, per ragioni tal volta economiche, tal volta politiche.

Nel XIX secolo in particolare, con la riorganizzazione della società e l’ascesa della borghesia, soprattutto in europa, c’è stata una crescente domanda di manufatti antichi, ricercati dai collezionisti borghesi per legare il proprio nome di famiglia, ad un passato in cui quel nome non aristocratico, era stato tenuto apparentemente lontano dalla storia, qualcosa di simile era già accaduto con il mecenatismo rinascimentale, quando, soprattutto in italia, le ricche famiglie mercantili, iniziarono a collezionare testi ed opere d’arte prodotte in quell’epoca ma anche opere dal mondo classico.

La crescente domanda di manufatti e manoscritti antichi, alimentò un florido mercato di falsari che all’occorrenza crearono componimenti poetici, testi antichi, manufatti, oggetti rituali o di tortura, provenienti da un mondo arcaico apparentemente dimenticato, ma che in realtà veniva costruito inseguendo il gusto dei potenziali acquirenti.

Dall’altra parte, nello stesso periodo, vennero prodotte per ragioni politiche, anche numerose opere volte ad insinuare l’esistenza di cospirazioni e congreghe segrete, e tra gli esempi più famosi, vi sono l’ordine dei Rosa Croce, nato quasi per scherzo, facendo il verso alle logge massoniche del tempo, e la congiura dei savi di Sion, una congiura mai realmente esistita, e basata su falsi documenti costruiti ad hoc, per finalità politiche, nell’impero zarista sul finire del XIX secolo.

Oggi gli storici o storiografi, che dir si voglia, hanno accesso a numerose tipologie di fonti, che differire a seconda dell’epoca studiata. Queste fonti sono i residui, i resti, di un tempo ormai perduto, ed è compito dello storico usare questi tasselli, questi mattoncini elementari, per ricostruire, sia pur solo sul piano narrativo, quella che era la società del passato, una società di cui noi non abbiamo e non possiamo avere una reale memoria, ma ne abbiamo conoscenza attraverso la ricostruzione storica. E la grande difficoltà dello storico, sta nel riuscire ad interpretare le fonti a cui ha accesso, posizionandole nel modo più opportuno, e riconoscere le fonti autentiche da quelle false, così da poter ricostruire un passato, il più possibile fedele alla realtà, anche se forse, non potendo viaggiare nel tempo, non saremo mai realmente in grado di comprendere la realtà quotidiana di un tempo che non abbiamo vissuto.

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