L’Ombelico del mondo

Se non siete membri della Flat Earth Society dovreste sapere che la forma della Terra è, approssimativamente, sferica.  L’ipotesi della Terra sferica fu proposta dai filosofi greci verso il VI secolo a.C. e già nel III a.C. secolo Eratostene riuscì a calcolare la circonferenza terrestre con incredibile precisione.

Da allora l’idea del globo non è stata più messa seriamente in discussione, nemmeno nel Medioevo, contrariamente a un noto pregiudizio diffuso nell’Ottocento. Rimase qualche dubbio solo sulla misura della circonferenza (clamoroso fu il fortunato errore di Colombo che la sottostimò fortemente), fino a quando la spedizione guidata da Magellano tra il 1519 e il 1522 (ma Magellano morirà l’anno prima) riuscì nell’impresa di circumnavigare il pianeta.

Ben prima di individuare la forma sferica, gli uomini si preoccuparono di fissare un centro ideale del pianeta, l’Ombelico del mondo. Questa idea, presente sin dagli albori dalla civiltà, perdurerà ben oltre la scoperta della forma sferica. La necessità di fissare un punto di origine è, infatti, ben più forte della banale constatazione geometrica che la superficie della sfera non ha un centro. Ancora oggi basti guardare un planisfero per costatare come siamo ancora legati all’idea eurocentrica, ma anche cinesi e americani si mettono al centro delle loro mappe.

Avete mai immaginato che il mondo si possa rappresentare anche così?

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Tuttavia l’idea di Ombelico del mondo è molto più forte che semplici considerazioni geografiche, perché è quasi sempre intrinsecamente legata a convinzioni religiose.

Per i greci fu Zeus a trovare l’esatto centro del mondo. Il re degli Dei liberò due aquile agli antipodi, per scoprire dove si sarebbero incontrate. Questo luogo era Delfi e qui sarebbe sorto il più importante santuario dell’antichità, dedicato al dio Apollo. Il luogo dell’incontro è rappresentato da una pietra a forma di cupola che rappresenta l’Omphalos (l’ombelico), cioè l’esatto centro del mondo.

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Omphalos di Delfi

Il santuario di Delfi era legato anche ai celebri responsi dati dal Dio tramite la sua sacerdotessa, la Pizia. La Pizia era scelta tra le vergini del luogo, dopo essersi purificata nella fonte Castalìa e aver bruciato nel tempio foglie di lauro (pianta sacra ad Apollo) e farina d’orzo. La sacerdotessa scendeva nella cella sotterranea (àdyton) e cadeva in una sorta di trance (forse indotta da fumi o sostanze naturali) nel corso della quale la divinità la ispirava. Per accedere alla profezia, i fedeli sacrificavano generalmente un animale e portavano doni in denaro.

Alla Pizia, però, non si poteva chiedere il futuro, ma solo se fosse opportuno intraprendere qualche cosa. I responsi erano spesso molto ambigui e di non facile interpretazione. Celebre è l’episodio di Creso, il re di Lidia, che chiese se fosse opportuno intraprendere una guerra contro i persiani. L’oracolo gli rispose che un grande impero sarebbe crollato e Creso, fiducioso, mosse guerra senza sapere che l’impero destinato a cadere sarebbe stato il suo.

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Tempio di Apollo a Delfi

Dopo le guerre persiane, durante le quali il tempio tenne un atteggiamento ambiguo, il centro di Delfi perse progressivamente d’importanza. Il santuario rimarrà, comunque, attivo fino al 381 d.C., quando Teodosio I ne sancì la chiusura.

Una nuova religione aveva, infatti, preso il posto degli antichi culti: il mondo aveva bisogno di un nuovo centro.

Per gli ebrei il centro del mondo era situato nel tempio di Gerusalemme, dove era custodita l’Arca dell’Alleanza. Con l’avvento della religione cristiana e il declino del paganesimo, l’Omphalos da Delfi troverà una nuova collocazione all’interno della chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme.  In questa città, Santa per le tre grandi religioni monoteiste, gli uomini fisseranno il nuovo centro del mondo. Come Delfi, l’Omphalos di Gerusalemme è un luogo di contatto tra la terra, la divinità e il mondo ctonio (sotterraneo, gli inferi).

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Mappamondo a T

Nel corso del medioevo saranno prodotti diversi splenditi mappamondi tutti con al centro Gerusalemme. I mappae mundi medievali erano molto diversi dalle moderne mappe geografiche, perché avevano uno scopo differente. Non erano un semplice strumento geografico, ma rappresentavano un mondo ideale costruito intorno alle Bibbia e a Cristo. Più che di rappresentazioni del territorio, si tratta di apparati simbolici atti a fornire la chiave cosmologica dell’universo cristianamente inteso. Ne consegue che i luoghi reali si mischiano con luoghi biblici come l’Eden o il monte del Purgatorio. I mappae mundi più grandi, come quello di Ebstorf, furono delle vere e proprie enciclopedie del sapere medioevale.

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Mappamondo di Ebstorf

La tradizione dell’ombelico del mondo non è solo una pratica occidentale. Quasi tutti i popoli cercarono di stabilire il proprio centro ideale. Nel caso di Cusco, l’ombelico corrispondeva addirittura al centro dell’universo oltre che, similmente a Delfi e Gerusalemme, essere il luogo d’incontro tra inferno, paradiso e terra.

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Cusco

 

Cusco (o Cuzco) fu la capitale dell’impero Inca. Il suo nome in lingua quechua è Qusqu che significa ombelico del mondo. Era il punto d’incontro delle quattro grandi regioni in cui era diffuso l’impero. La leggenda ne attribuisce la fondazione a un re leggendario, Manco Capat. Il punto esatto per fondare la città gli era stato fornito dal Dio del sole Inti.

Dopo la conquista da parte di Francisco Pizarro nel 1534, la città rimase un centro cardine per la nuova amministrazione coloniale e fu arricchita da eleganti edifici barocchi. Ma aveva ormai perso il ruolo di centro del mondo.

Spostandosi all’estremo oriente, il monte Kailash è un luogo sacro per almeno quattro religioni. I buddisti la considerano il centro dell’universo, per gli Induisti è la residenza di Shiva e anche i Giainisti e i Bön lo considerano un luogo sacro.

La montagna si trova in Tibet e fa parte della catena dell’Himalaya. Nonostante sia meno alta (6638 metri) e difficile di altre cime tibetane, il Kailash non è mai stato scalato proprio per il suo altissimo valore religioso.  Ogni anno, però, la montagna è meta di pellegrinaggio per migliaia di persone. Percorrere i 52 Km alla base del Kailash è, infatti, considerato di buon auspicio ed è una tradizione vecchia di migliaia di anni.

Monte Kailash

Il centro del mondo può essere posto in cima a un monte altissimo, oppure in un’isola sperduta in mezzo al mare. Se sei un abitante dell’isola di Pasqua la tua isola è l’unica terra emersa che conosci. Non c’è quindi da stupirsi che gli indigeni di Rapa Nui chiamassero la loro isola “Te Pito The Henua” che significa nuovamente ombelico del mondo.

Luoghi lontanissimi e pure così simili perché frutto del pensiero della medesima umanità.  Stesso tentativo di mettere ordine e trovare un centro ideale cui guardare. Il maestro Zen Harada-Roshi diceva “Dovete arrivare a comprende e rendere reale che il centro dell’universo è il vostro Ombelico!”.

In fondo per la fisica non è nemmeno del tutto falso, perché l’universo è in continua espansione e ogni punto potrebbe essere considerato il centro.

Certo, ora sappiamo che siamo un minuscolo pianeta sparso nel cosmo, come ci hanno mostrato le fotografie dallo spazio.

Un piccolo puntino in cui vive una specie che ha coscienza di sé in continua ricerca “di un Centro di Gravità permanente” per dirla alla Battiato.

Chiudiamo in chiave pop. Negli anni 90 l’Ombelico del mondo è legato a una celebre canzone di Jovanotti (a molti sarà la prima cosa venuta in mente leggendo il titolo dell’articolo).  Nel motivetto, semplice ma efficace, c’era lo spirito degli anni 90, quando i muri cadevano e l’ecumenismo e l’europeismo erano obiettivi condivisi. Le paure dell’11 settembre 2011 erano di là da venire e la speranza, ingenua ma genuina pervadeva il vecchio continente.

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Pal Blue Dot

Molte cose sono accadute da allora. Ma guardando la terra da oltre l’orbita di Nettuno, da sei miliardi di Km, come la celebre fotografia Pale Blue Dot fatta da Voyager I, dovremmo riuscire a capire siamo tutti figli dello stesso pianeta. Abbiamo le stesse paure e aspirazioni. La Terra è un enorme ombelico che ci nutre ogni giorno e che viaggia nel cosmo cinto da miliardi di miliardi di stelle. Una piccola sfera da salvare dalle nostre follie.

 

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