Miti e leggende degli antichi celti | Intervista all’autrice Katia Bernacci

Qualche settimana fa, Diarkos mi ha contattato offrendomi la possibilità di leggere in anteprima il libro Miti e Leggende degli antichi celti e intervistare l’autrice Katia Bernacci. La collaborazione con Diarkos va avanti ormai da diversi anni e sono sempre molto felice di accettare quando mi propongono dei libri interessanti, e quando mi hanno proposto un libro sugli antichi Celti non ho potuto dire di no, per tante ragioni, molte delle quali estremamente personali.

Ma andiamo con ordine, il mondo celtico ha ispirato fiabe, romanzi, cinema, e senza esitazioni possiamo dire che l’intero panorama fantasy moderno sia immensamente debitore al mondo celtico. E da amante del Fantasy capirete bene quanto io potessi essere eccitato all’idea di mettere le mani su un libro che parla di Celti, dei loro miti e delle loro leggente. Tuttavia, è bene precisare che il moderno mito dei Celti, ciò che crediamo di sapere sui Celti, e la realtà storica dei Celti, ciò che realmente sappiamo su di loro, non sempre coincidono e anzi, spesso sono estremamente distanti.

Apro una parentesi personale, leggendo il suo libro, ho scoperto che la mia conoscenza dei Celti, che sapevo essere limitata, era in realtà anche errata, perché fondata su un’idea dei Celti fortemente influenzata dal mito celtico. Partendo da questa consapevolezza, ho proposto le mie domande a Katia, consapevole che, tra i due poli agli antipodi ci fossero infinite posizioni intermedie.

Veniamo quindi all’intervista, ma prima per chi volesse recuperare il libro di Katia Bernacci, Miti e leggende degli antichi Celti da oggi 1 luglio 2026 è disponibile in libreria e nei principali store on-line, e cliccando sulla copertina del libro qui di seguito potrete acquistarlo su Amazon.

Quando ha iniziato a lavorare a questo libro sugli antichi Celti, aveva già chiaro cosa fossero i Celti e ha iniziato a scriverlo con l’intento di raccontare “i veri Celti”, oppure si è avvicinata ai Celti partendo dal moderno mito celtico, per poi scoprire in corso d’opera che la realtà era diversa da ciò che credeva?

Inizio a rispondere a questa gradita intervista con un ampio sorriso sul volto, perché agli effetti il popolo dei Celti ha, per tutti noi, un’aura molto romantica e lo conosciamo attraverso le rivisitazioni letterarie e cinematografiche. Soprattutto nell’’800, ad esempio, sono state riscritte e reinterpretate vicende del passato di cui si erano già perse le reali dimensioni e abbiamo continuato, perché la rivisitazione e la trasformazione della realtà è una cosa che a noi esseri umani piace in modo particolare. Io sto conducendo una mia particolare ricerca che s’inoltra nel passato per tirare fuori da un lato le tracce minute che il tempo ha disperso e dall’altro, così facendo, cerco di ricostruire anche le pratiche, gli oggetti, il rapporto con il pensiero magico. Da anni mi stavo documentando sui popoli celtici, proprio perché cercavo questo legame con il passato, con i nostri antenati e ho avuto la fortuna di incontrare un editore che mi lascia condurre ricerche che incontrano proprio il mio sentire. Detto questo, un’idea già l’avevo, ma le indagini sistematiche condotte in questi mesi mi hanno aperto una serie di percorsi che non avrei pensato, per fare un esempio su tutti l’estrema tecnicità e raffinatezza dei Celti in alcuni frangenti, come la costruzione, l’arte, l’educazione.

Dando un’occhiata alle altre sue opere, un tema che sembra essere ricorrente è il confine tra storia e mistero, tra realtà e mito. Questo tema, circoscritto agli antichi Celti, lo incontriamo anche nel saggio Miti e Leggende degli antichi Celti. Mi viene quindi quasi spontaneo chiederle quale dei due mondi la affascina di più?

Ho scritto numerosi saggi negli anni, dai templari a Ecate, passando per le formule magiche nei testi antichi, la trasformazione dalla dea Madre alla strega, e per Diarkos un testo sulla storia della stregoneria, sui misteri del Medioevo e adesso “Miti e leggende degli antichi Celti”, in uscita il 1 luglio 2026; è il mio percorso personale, che si snoda proprio tra storia e mistero. Forse mistero è oggi un termine usurato, che cosa significa realmente? Qualcosa che c’è ma non si vede? Che si è perso oppure che non è ancora conosciuto? Per me è una dimensione ambigua e affascinante, che può essere indagata attraverso la storia, i libri, l’analogia e l’esperienza. Alcuni di questi elementi variano enormemente da autore ad autore e mi è impossibile scegliere tra realtà e mito, perché sono strettamente connessi.

C’è un aspetto del mito celtico moderno (quello che nell’immaginario comune è il mondo celtico) che vorrebbe fosse reale?

Nelle fonti antichi viene spesso sottolineano come i Celti fossero legati alla natura, come la preservassero, ecco, forse avrei voluto che questo sentimento fosse più presente in questa nostra epoca sprecona e distruttiva.

Il mondo celtico era qualcosa di immenso e molto più complesso di quanto non si creda, e con il suo libro cerca di dare una panoramica il più possibile ampia ed esaustiva su quel mondo. In un modo o nell’altro però, alla fine qualcosa lasciamo sempre indietro. In questo caso, c’è qualcosa — un aspetto, un tratto, un simbolo, un tema — legato al mondo celtico che ha messo da parte o al quale avrebbe voluto dare più spazio, ma per qualche ragione non ha potuto esplorare e affrontare quanto voleva? Se si, posso chiedere cosa l’ha frenata? 

Nella preparazione di questo libro ho cercato, per quanto possibile, di affrontare gli elementi più rappresentativi della cultura celtica, approfondendo i temi che mi sono più cari, come la magia e la trasposizione letteraria. Mi sarebbe piaciuto prendere più in esame il lato artistico di questi popoli, ma lo spazio non lo consentiva. 

Altro tema ricorrente nella sua produzione, che incontriamo anche in questo saggio, è legato al mondo femminile. Questo suo interesse per il ruolo della donna nasce da una necessità storiografica o da una sua personale sensibilità d’autrice?

Si tratta di un interesse nato con gli anni e con lo studio. Mi sono infatti accorta di quanto manchi una grande parte di visione femminile nella storia. Queste voci sono state spesso cancellate, per i motivi che conosciamo, e in alcuni casi è possibile però estrarre dal passato le vicende, le persone, attraverso la ricostruzione e la ricerca d’archivio, ma non solo, perché alcuni luoghi conservano le tracce di eventi, basta cercare…

Tornando invece ai Celti e restando sul tema della donna nella società. Nel suo libro emerge un ritratto della donna celtica, come di una donna incredibilmente moderna. Una donna che possiede diritti impensabili per la donna romana dell’epoca e dei secoli successivi, penso alla possibilità di divorziare, ereditare, di gestire in autonomia casa e professione. Aspetti che ancora oggi appaiono come traguardi ancora da raggiungere, ma che nella società celtica, erano ordinari.
Alla luce di queste evidenze, ritiene che la società celtica possa essere considerata un vero e proprio “modello di parità ante-litteram”? E come spiega il fatto che, nel passaggio alla civiltà romana e poi medievale, molte di queste libertà siano andate perdute invece di evolversi?

In termini comparativi le fonti antiche e la legislazione di area celtica mostrano agli effetti che le donne godevano di una maggiore autonomia giuridica e sociale rispetto alle coeve società greco‑romane o germaniche. Perché in seguito abbiano perso questi diritti fa parte della storia e delle trasformazioni che avvengono, per vari motivi. Tra questi possiamo sicuramente affermare che la società romana era patriarcale e la donna era sotto la tutela del padre e poi del marito. Alcune delle altre popolazioni, come i Celti, si assoggettarono alle leggi romane e una grossa mano la diede anche il cristianesimo. Piano piano la figura femminile iniziò a mutare, per divenire pericolosa, a volte demoniaca, sfociando nella grande caccia alle streghe tra il ‘400 e il ‘600.

Nel libro definisce i Celti come i “nostri progenitori”, una tesi affascinante per un’epoca in cui siamo alla costante ricerca di radici, ricerca che però spesso si ferma erroneamente di fronte alle mura della civiltà romana. Noi oggi sappiamo che c’era altro prima di roma, altre società, civiltà, sistemi sociali. Nel caso dei Celti, Roma non ha solo conquistato e inglobato, ma ha anche cancellato, soprattutto attraverso la propaganda, dipingendo i celti come barbari impulsivi per legittimare la propria supremazia. In un presente che inizia a mettere in discussione molti i propri modelli ed apre a nuovi orizzonti, in che modo potremmo trarre ispirazione e beneficio, dal recupero del mondo celtico, della sua visione del mondo e della sua società?

è un percorso difficile e pieno di incognite. Ad esempio proprio oggi ho trovato un libro del 1972 (non così antico) in una bancarella, si trattava de “Le mie ricerche”, una sorta di enciclopedia generalista per giovani, dalla quale erano state fatte anche delle dispense che in quegli anni venivano vendute in cartoleria per i temi degli alunni delle elementari e medie. Ebbene, a tutta pagina veniva riportata l’immagine di alcuni oggetti celtici, mentre la didascalia sosteneva “Oggetti dei popoli primitivi meno evoluti culturalmente dei romani”. Fortunatamente oggi la storia si è aperta (o si sta aprendo) alle nuove scoperte, alle apparecchiature, anche a uno studio un po’ meno autoreferenziale. Se poi si possa riuscire a trarre beneficio dal passato, non sembra che questa sia una capacità acquisita; la metterei su un piano forse più emotivo: se non abbiamo una storia, come possiamo sapere chi siamo? 

A questo punto dell’intervista, mi è impossibile non aprire una parentesi sul femminismo moderno. Il suo libro è un saggio storico, ma tocca anche corde contemporanee e molto attuali, che mi spingono ad aprire una parentesi sul suo rapporto con il femminismo, e le sue idee in merito.
Nel suo libro mostra come la società celtica, prima della conquista romana, riconoscesse alle donne un’autorità politica, economica e spirituale, una società fortemente paritaria sotto molti punti di vista, alle cui donne sono riconosciuti diritti e libertà che ancora oggi fatichiamo a raggiungere e in alcuni casi a comprendere. Le chiedo quindi in maniera anche un po’ provocatoria, secondo lei, una società che mette al centro il principio femminile è più capace di evitare le derive violente e gerarchiche che invece caratterizzano tante società a egemonia maschile che hanno plasmato e condizionano tuttora il nostro tempo? Le anticipo che la mia risposta a questa domanda sarebbe un netto sì.

Questa è una domanda complicata. Si tratta di un’utopia che, non avendo mai trovato applicazione concreta, non consente di valutare l’effettiva praticabilità. Sappiamo che presumibilmente vi erano delle società guerriere femminili, le amazzoni, ma ne siamo a conoscenza dalla letteratura e non è provato storicamente. In alcune zone del mondo inoltre ci sono state comunità matrilineari e forse la nostra prima divinità o perlomeno quella più antica, era femminile. Possiamo però essere certi che questo sarebbe un modo per arginare la violenza? Personalmente penso che in una società dove le donne riuscissero ad emergere e arrivare a coprire la stessa percentuale oggi occupata dagli uomini, si potrebbero ridurre le dinamiche di aggressività e dominio, e forse in futuro si riuscirà a dimostrare che un modello basato sul femminile porta proprio a questo, ma oggi rimane un’ipotesi non verificata.

Un’ultima domanda, se potesse scegliere un singolo elemento della società celtica legato al ruolo della donna, da recuperare integralmente e innestare nella nostra società, quale sceglierebbe? E perché?

Tornando al nostro mondo celtico e leggendario, una parte importante veniva ricoperta dalle donne profetesse, dispensatrici di consigli e mediatrici tra i mondi, esattamente come le divinità precedenti, erano depositarie del destino degli uomini. Come sarebbe la nostra società oggi se fosse normale avere delle operatrici magiche addestrate e legalizzate, sciamane addette al congiungimento con la divinità? Forse il nostro mondo sarebbe meno schematico e razionale, ma molto più poetico. Ebbene, si tratta di una provocazione, e per sondare meglio il mondo celtico, oltre a leggere il libro “Miti e leggende degli antichi  Celti”,  vi rimando al podcast che porta lo stesso titolo del libro, disponibile dal 3 luglio sul canale  “Scriptum”, su Spotify.

Qui finisce l’intervista, nei prossimi giorni pubblicherò una guida alla lettura (era in programma per il 1 luglio ma ho preferito dare priorità all’intervista).

Per chi volesse recuperare il libro di Katia da oggi 1 luglio 2026 è disponibile in libreria e nei principali store on-line, e cliccando qui potrete acquistarlo su Amazon