Poca storia nella scuola per il ministro Bussetti

Per il ministro Bussetti di storia a scuola ce n’è già troppo poca, è presente in maniera trasversale nelle altre materie, ma poi la materia vera e propria si ferma alla seconda guerra mondiale.

Le parole del ministro dicono il vero, c’è poco da obbiettare, ma bisogna fare comunque qualche precisazione.
L’insegnamento della storia è sempre più limitato, non tanto sul piano formativo, i manuali arrivano agli anni duemila, i programmi si spingono fino a pochi decenni fa, quello che manca, e che stranamente sfugge agli occhi di un Ministro ed ex dirigente scolastico, son le ore dedicate alla materia, e gli insegnanti di storia.

Come ha dichiarato il ministro, il grosso dell’insegnamento della storia è trasversale, presente in altre materie, ma nel dire questo, non propone un incremento delle ore di storia o degli insegnanti, ma al contrario, propone una riforma a costo zero che scaricherebbe su un po’ tutto il corpo docenti, l’onere di insegnare storia e questo tentativo di valorizzare la materia, rischia di avere l’effetto opposto, rischia di mettere a rischio l’intero insegnamento della storia.

Partiamo dal principio, la questione della storia nella scuola è stata sollevata in seguito alla decisione di eliminare la traccia storica dalla prima prova all’esame di maturità, questa notizia ha galvanizzato l’attenzione di molti negli ultimi mesi, tra i tanti, la senatrice a vita Liliana Segre che ha chiesto al ministro di tornare sui propri passi dichiarando “Non rubiamo la storia ai ragazzi: ne hanno un immenso bisogno”.

Ci ho riflettuto molto e personalmente non trovo la rimozione della traccia storica così dannosa e anzi, l’idea di Bussetti, in un certo senso mi piace, e mi piace anche tanto in realtà. Il motivo per cui l’idea di togliere la traccia storica dalla maturità oggi non mi dispiace è perché, stando alle parole del ministro, la sua rimozione porterà progressivamente all’inserimento di maggiori elementi storici nelle altre tracce della prima prova e nelle altre prove della maturità, così da rendere la conoscenza storica un elemento trasversale realmente importante, che accompagnerà in qualche modo tutto l’esame di maturità, praticamente, se è vero che da un lato viene eliminata la traccia storica (che comunque non faceva quasi nessuno), dall’altro lato, praticamente tutte le prove diventano in qualche modo storiche, dal tema scritto alla prova orale, e questo di fatto rende la sorta un cardine per tutte le altre materie.

Si tratterebbe quindi di un uso pratico della storia, che in un certo senso viene valorizzata, perché viene data alla storia una sua utilità un suo ruolo nella scuola, e soprattutto si va a scardinare il concetto che la storia sia solo una successione di nomi e di date fine a se stesse, ma c’è un ma, ed il ma riguarda l’insegnamento stesso della storia.

Perché questo cambio del modo in cui viene insegnata la storia a scuola avvenga realmente è necessaria una riforma dell’intero ordinamento scolastico ed è questa riforma necessaria a preoccuparmi, perché, a detta del ministro, sarebbe una riforma a costo zero, e se da una parte l’intento è quello di integrare l’insegnamento della storia nelle altre materie, il rischio che si corre è che la storia venga ridotta, ancora di più di quanto già non sia, a strumento di supporto (che non è neanche totalmente una cattiva idea, anzi, personalmente sono favorevole ad un diverso modo di insegnare la storia integrandola maggiormente con tutte le altre materie scolastiche) e che questa trasformazione in supporto, rischia di portare ad una progressiva riduzione dell’insegnamento effettivo della storia, questo perché si tratta di una riforma a costo zero e c’è un solo modo per farlo a costo zero, ovvero delegare ad altri insegnanti già presenti nel sistema scolastico.

Ovviamente si tratta solo di supposizioni speculative, non abbiamo bozze di legge, ma solo mezze dichiarazioni molto vaghe, ma da queste dichiarazioni si può andare in due direzioni, e sebbene speri che la strada sia quella positiva, qui voglio soffermarmi soprattutto sull’ipotesi negativa.

Trattandosi di una riforma a costo zero per incrementare l’insegnamento della storia, non stiamo parlando di integrare storia e matematica, storia e fisica, storia e chimica, in un percorso parallelo, perché andare in questa direzione comporterebbe dei costi, tra le ore extrascolastiche che gli insegnanti dovrebbero dedicare ad un maggiore coordinamento, alle ore effettive di insegnamento della storia che dovrebbero essere incrementate. Produrre questo incremento a costo zero può essere fatto in un solo modo, ovvero inglobare l’insegnamento della storia in altri insegnamenti, quindi affidare il compito di contestualizzare storicamente le proprie materie ad insegnanti di matematica, fisica, chimica, e questo, non è un bene per lo studente, e questo, se fatto a costo zero, non è positivo per l’insegnamento e per gli studenti.

Già oggi la storia è insegnata principalmente da insegnanti laureati in lettere e filosofia, che hanno sicuramente un’ampia conoscenza della storia avendo dato, ai tempi dell’università, almeno tre esami di storia tra antica, medievale, moderna e contemporanea, ma non sono laureati in storia, non sono dei “professionisti” di quella materia, sono insegnanti specializzati in altre materie, in altre discipline scolastiche, a cui hanno affibbiato anche la storia in sede di concorso.

Al momento meno di 1/3 degli insegnanti di storia, alle superiori, ha seguito un percorso formativo realmente di carattere storico, e questo influisce molto sul modo di insegnare e di trattare la materia, spesso infatti è marginalizzata in favore dell’altro insegnamento dello stesso insegnante, letteratura negli istituti tecnici o filosofia nei licei, che è specializzato in quell’insegnamento, ed è proprio questa marginalizzazione in favore di altre materie che il più delle volte impedisce agli insegnanti di completare il programma di storia, che sistematicamente viene sacrificato per recuperare il programma di letteratura o di filosofia.

Storia ovviamente non è l’unica materia ad essere insegnata da qualcuno che non ha studiato quella disciplina, ma è quella che viene insegnata peggio perché affiancata ad altri insegnamenti in cui l’insegnante è spesso più addentrato.

Non so esattamente cosa abbia in mente il ministro e come voglia riformare il sistema scolastico per migliorare lo studio della storia senza spendere un soldo, la soluzione più probabile, ipotizzata da molti, sembra essere un rafforzamento dell’insegnamento trasversale, che voglio sperare significhi aumentare la componente storica della letteratura, arte, filosofia, ma anche chimica, fisica, matematica ecc, voglio sperare che significhi andare a contestualizzare maggiormente la scoperta, l’invenzione o la composizione artistica in un preciso momento e contesto storico, anche se, questo è un qualcosa di difficilmente realizzabile a costo zero, a meno che non si voglia abbassare di molto il livello di formazione e fornire agli studenti un infarinatura estremamente superficiale.

Quella contestualizzazione è un qualcosa di molto complesso che non può essere fatta in modo automatico, che non può essere ridotto ad una serie limitata di informazioni di base, quali nomi, date e coordinate geografiche.

Contestualizzare storicamente qualcosa, significa comprendere e nel caso dell’insegnante, far comprendere, cosa è successo e perché è successo, significa definire in che ambiente politico, sociale, culturale è avvenuta una determinata situazione, significa comprendere e far comprendere quali erano gli equilibri, le forze in gioco, e con tutto il rispetto per gli insegnanti, non è un qualcosa che può essere fatto da qualcuno che non ha una buona preparazione storica di fondo, ed un insegnante di chimica, matematica o fisica, non ha quella preparazione.

Per fare un esempio concreto, un un insegnante di chimica o di fisica non sarà mai in grado di contestualizzare efficacemente un personaggio come Marie Curie, in un momento complesso come la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, a meno che non abbia studiato approfonditamente gli equilibri economici, sociali e politici di quel determinato momento storico, e non è in grado di farlo per una questione fisiologica, quelle conoscenze non appartengono al proprio campo di studi, sono aliene alla propria formazione. Perché, per quanto un chimico possa interessarsene sul piano personale (non me ne vogliano i chimici se li uso come esempio), quelle conoscenze non gli servono, non gli serve sapere in che clima lavorava Marie Curie o che ruolo ricoprì durante la prima guerra mondiale. Queste informazioni però, servono allo studente.

Per avere quindi degli insegnanti che siano in grado di insegnare chimica e storia contemporaneamente, in un liceo, in un istituto tecnico o un professionale, bisognerebbe stravolgere completamente l’insegnamento universitario e la formazione stessa degli insegnanti.

Questo tipo di trasformazione richiederebbe riforme importanti e profonde, che stravolgano in maniera radicale l’intero sistema scolastico in italia, dalle elementari alle università, e non è certamente qualcosa di semplice, ne qualcosa che può essere effettuato in poco tempo, e questo perché, con tutto il rispetto per gli insegnanti odierni, nessun insegnante in italia (e probabilmente neanche all’estero), a meno di casi particolari ed estremamente rari, in grado di insegnare bene e contemporaneamente la propria materia e storia.

Parliamoci chiaramente, non riescono a farlo efficacemente gli attuali insegnanti di storia e filosofia che, sistematicamente portano l’attenzione su l’una o l’altra materia, nonostante la forte connessione tra i due insegnamenti, non riescono a farlo efficacemente gli attuali insegnanti di storia e letteratura, che sistematicamente portano l’attenzione su l’una o l’altra materia, nonostante il forte parallelismo tra i due insegnamenti, come potrebbe insegnare bene storia ed un altra materia, un insegnante di chimica, di fisica o di matematica, la cui materia non ha alcun legame diretto con la storia se non nella contestualizzazione del momento in cui sono state fatte determinate scoperte?

Come già detto, l’unico modo è un cambio radicale nella formazione stessa degli insegnanti, ma a questo punto, servirebbero riforme strutturali importanti, e soprattutto costose, e, come abbiamo già detto mille volte ormai, questo non è compatibile con una riforma a costo zero.


Quindi che fare, e soprattutto come fare?

Purtroppo non ho la risposta a questa domanda.

Una cosa però è certa, al momento l’insegnamento della storia nella scuola è sempre più marginale, e a scanso di equivoci, la responsabilità di questa crisi non è del ministro Bussetti, lui è solo l’ultimo di una lunga serie di Ministri dell’Istruzione e innumerevoli passacarte che, negli ultimi trent’anni almeno, hanno spinto sempre di più verso la marginalizzazione di questa materia, allo stesso tempo ci tengo a precisare che le parole di Bussetti evidenziano, sotto certi aspetti, un desiderio di valorizzare questa materia. Quello che sfugge è il come.

L’idea di integrare maggiormente l’insegnamento della storia a quello di altre materie è, sul piano ideale, qualcosa di importantissimo, sul piano pratico però c’è solo un modo per renderlo reale, e questo modo è, non dico l’aumento, ma almeno il mantenimento delle attuali ore di insegnamento di storia. Queste ore però dovrebbero essere assegnate a qualcuno che conosca realmente la materia, qualcuno che non debba condividere l’insegnamento della storia con altri insegnamenti, queste ore dovrebbero andare ovviamente di pari passo al resto dei programmi scolastici e delle altre materie, e richiederebbero un maggiore lavoro di coordinamento degli insegnanti per contestualizzare efficacemente ciò che viene insegnato in tutte le materie.

Non so se il mio pensiero è abbastanza cristallino, ma per non rischiare fraintendimenti cerco di spiegarlo in maniera più chiara possibile.

Per quanto mi riguarda ogni insegnante dovrebbe insegnare un unica materia e dovrebbe avere una conoscenza estremamente ampia di quella materia, una conoscenza che non può essere colmata con qualche esame integrativo, spesso dato fuori piano di studi, solo per avere l’idoneità a partecipare ad un concorso.

Per quanto mi riguarda, l’idoneità all’insegnamento di una materia dovrebbe essere data dal conseguimento della laurea in quella determinata materia, senza strane forzature nel piano di studi.

Idoneità però non significa abilitazione o capacità di insegnare, un corso di laurea non dovrebbe occuparsi di formare insegnanti, ma di formare esperti in una determinata materia. Esperti a cui deve essere insegnato ad insegnare, magari anche nel corso di laurea con dei tirocini o post laurea con percorsi formativi volti a formare effettivamente degli insegnanti.

Nel mio mondo ideale, un laureato in storia, matematica, fisica, ecc dovrebbe poter partecipare ad un concorso che lo inserisca in un percorso formativo per insegnargli ad insegnare, che certifichi l’effettiva capacità di insegnare, inserire la persona nella graduatoria del sistema scolastico, così da avere un insegnante o aspirante insegnante competente nella materia che dovrà insegnare (e solo in quella) e soprattutto in grado di insegnare. Al momento purtroppo non è così che funziona e purtroppo non sono io il ministro dell’istruzione.

Il mio augurio è che in futuro il sistema scolastico possa migliorare efficacemente, e che il ministro dell’Istruzione proponga politiche di investimento sulla scuola, così che gli studenti possano trarre il massimo dal proprio percorso scolastico e dai propri insegnanti, che ricordiamo, essere lì principalmente per gli studenti.

Gli studenti meritano insegnanti sempre più competenti, preparati e adeguati al proprio ruolo, meritano insegnanti presenti, che siano lì per trasmettere qualcosa ai propri studenti, meritano che il fine ultimo della scuola torni ad essere la stimolazione mentale e la fruizione di informazioni, capacità e competenze, e non il banale superamento di interrogazioni ed esami.

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