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Siamo tutti vittime della storia.

Personalmente credo che nella storia non ci siano vincitori o vinti, e che in fondo siamo tutti vittime della storia, carnefici di noi stessi, distruttori del nostro stesso destino.

In un discorso storico, puntare il dito e colpevolizzare qualcuno, è sbagliato, la storia non fa da giudice ne da giuria, la storia non giudica, e di conseguenza uno “storico” o meglio, uno storiografo, perché il mestiere di storico non esiste, non giudica, o almeno non dovrebbe giudicare, ciò che dovrebbe fare è limitarsi alla ricostruzione critica e puntuale, alla contestualizzazione dei fatti.

Molto spesso mi capita di leggere nei commenti ai miei post, video, ma anche ad altri post su facebook e sotto articoli non miei, discussioni che ricordano molto le dinamiche da stadio, con gente che fa il tifo per l’una o l’altra parte, dimenticando e ignorando quella dimensione di astrazione che dovrebbe avvolgere la storia.

Questa tifoseria diventa particolarmente rumorosa quando il tema storico di fondo, ha dei risvolti politici, e in quel caso, improvvisamente quel tifo da stadio si trasforma nel pubblico di Forum, e facendo da giuria sceglie in maniera arbitraria chi siano i carnefici e chi le vittime. Per quanto mi riguarda, colpevoli, responsabili, carnefici, vittime, sono tutti sulla stessa barca, una barca che appartiene al passato ed è affondata ormai da tempo.

E poco importa se siano passati cinquanta, cento, duecento, mille anni, quegli episodi, su cui i contemporanei si sono già espressi, sono stati ormai consegnati alla storia e dibattere su chi sia il colpevole è, per quanto mi riguarda, una madornale perdita di tempo e soffermarsi soltanto sulla nazionalità e l’orientamento politico di vittime e carnefici, è estremamente degradante per la storia, è un insulto alla storia e alle vittime tutte.

Ciò che andrebbe fatto, quando si affronta una questione storica, anche e soprattutto in una discussione pubblica, è, a mio avviso, una reale ricostruzione storica, una ricostruzione non circoscritta all’episodio in se, ma che contestualizzi l’episodio in un discorso più ampio e di carattere più generale, una ricostruzione che scavi a fondo e vada ad individuare il fattore scatenante di quella dinamica, di quell’episodio, perché capire come si è arrivati ad un determinato episodio è più importante dell’episodio stesso ed ha poco senso fissare dei paletti temporali, perché lo sappiamo che i paletti sono mera illusione, un artificio postumo che non delimita un bel nulla, e ciò che succede in un determinato momento, in realtà è iniziato molto prima di quel momento e termina molto dopo.

L’italia di questo ne è testimone diretta con l’esperienza della guerra civile durante la seconda guerra mondiale, lo scontro tra fascisti e antifascisti non inizia nel settembre del 43 e non finisce nell’agosto maggio del 45, e quello che è successo in Italia è successo in ogni altra guerra della storia, e il più delle volte, una guerra spesso si protrae ben oltre la sua conclusione ufficiale.

Contestualizzare storicamente un avvenimento storico, quale può essere un eccidio, una battaglia, un colpo di stato, un regicidio o un insurrezione, e mi fermo qui ma posso elencare un infinità di altre dinamiche, significa delineare cosa c’è a monte di quell’avvenimento, significa capire quali sono gli equilibri in gioco e quali sono sono i rapporti di forza nella regione, significa capire se c’era del malcontento o se si viveva tutti in armonia fino al giorno prima, e di solito, si scopre che c’era del malcontento, perché, come abbiamo visto sopra, nessun avvenimento storico inizia o termina con uno schiocco di dita, ma si manifesta al culmine di una lunga fermentazione, e, come già detto, spesso si prolunga ben oltre la propria conclusione ufficiale.

Effettuare questa ricostruzione, che ovviamente produce uno scenario molto più complesso e ampio di un banale “queste persone sono morte e queste le hanno ammazzate, quindi i morti sono le vittime e chi le ha ammazzate i carnefici”, la storia è più complessa di così, è più articolata, e non è raro che a morire siano i carnefici. Fare una ricostruzione storica implica una ricerca e raccolta di informazioni su questioni apparentemente lontane dall’episodio in se.

Bisogna partire dal momento in cui quelle persone o chi prima di loro, è sono giunte in quel posto, o quando si è instaurato un determinato equilibrio politico, bisogna chiarire in che condizioni vivevano gli uni e gli altri protagonisti della vicenda e in che ruolo avevano giocato gli uni o gli altri protagonisti della vicenda nel determinare le condizioni di vita della loro controparte.

Solo quando si ha un idea ben chiara e il più possibile completa, di tutto ciò che c’è attorno a questo episodi, solo quando si ha un idea estremamente cristallina delle dinamiche sociali e politiche in cui si inserisce questo episodio, allora, e solo allora, è possibile fare una ricostruzione realmente storica. Se non si ha questa lucidità, se non si ha questa completezza, se non si ha un idea ben precisa del contesto generale in cui quelle forze agiscono, allora non si sta facendo una ricostruzione storica, si sta solo giocando di fantasia, si sta facendo il tifo, e la storia non è uno stadio.

Indipendentemente da cosa uscirà fuori da quella ricostruzione, forse un solo elemento è costante per tutta la storia, parafrasando il poeta britannico Lord Tennyson, “su questo campo di battaglia nessuno vince“, e quel campo di battaglia è un qualsiasi momento della storia. La storia non conosce vincitori e vinti, perché al di la delle motivazioni dei carnefici, motivazioni che in nessun caso giustificano le loro azioni, se queste azioni implicano la morte di qualcun’altro, o della morte delle vittime, che non sono automaticamente assolte da ogni responsabilità perché morte, quando si arriva ad uccidere qualcun altro, c’è poco da fare il tifo e poco da festeggiare per una vittoria, o da rimuginare per una sconfitta, perché hanno già perso tutti, carnefici e vittime.

Molto spesso si dice che la storia è scritta dai vincitori, altri dicono che la nostra storia semplicemente la storia dei vincitori sui vinti, due formulazioni molto simili tra loro, ma anche molto diverse, e per quanto mi riguarda entrambe false allo stesso modo, perché, per quanto mi riguarda, la storia non è scritta dai vincitori, perché semplicemente non credo ci siano dei vincitori. Personalmente credo che siamo tutti vittime della storia, carnefici di noi stessi, e continueremo ad essere vittime finché ci ostineremo a trattare la storia come una partita di calcio, finché continueremo a fare il tifo invece di cercare di capire cosa è successo, cosa sta succedendo e cosa succederà.

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